L’Italiana in Algeri

Posted by on July 24, 2020

  https://my.mail.ru/mail/viktorlaskin/video/1014/45837.html Teatro Regio di Torino 2000 Conductor Alessandro De Marchi Luciana D’Intino, Juan Diego Florez, Mark S.Doss, Maura Maurizio, Alberto Rinaldi, Alessandro Svab Regia, scene e costumi di Jean-Pierre Ponnelle ripresa da Sonia Frisell Regia tv di Roberto Capanna https://www.raiplay.it/video/2020/07/Litaliana-in-Algeri-Salzburg-Festival-f5fa8e23-fa1e-46b8-9d3a-65ce66546e37.html Cecilia Bartoli, Ildar Abdrazakov, Edgardo Rocha, Alessandro Corbelli, José Coca Loza Philharmonia Chor Wien

 

https://my.mail.ru/mail/viktorlaskin/video/1014/45837.html

Teatro Regio di Torino 2000

Conductor Alessandro De Marchi

Luciana D’Intino, Juan Diego Florez, Mark S.Doss, Maura Maurizio, Alberto Rinaldi, Alessandro Svab

Regia, scene e costumi di Jean-Pierre Ponnelle ripresa da Sonia Frisell
Regia tv di Roberto Capanna

https://www.raiplay.it/video/2020/07/Litaliana-in-Algeri-Salzburg-Festival-f5fa8e23-fa1e-46b8-9d3a-65ce66546e37.html

Cecilia Bartoli, Ildar Abdrazakov, Edgardo Rocha, Alessandro Corbelli, José Coca Loza

Philharmonia Chor Wien
Ensemble Matheus, conducted by Jean-Christophe Spinosi
Regia Mosh Leiser & Patrice Caurier

Rossini Opera Festival 2013

L’ITALIANA IN ALGERI
Music by Gioachino Rossini

Isabella  Anna Goryachova
Mustafà  Alex Esposito
Lindoro  Yijie Shi
Taddeo  Mario Cassi
Elvira  Mariangela Sicilia
Zulma  Raffaella Lupinacci

Coro del Teatro Comunale di Bologna
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

José Ramón Encinar, conductor
Davide Livermore, regia

https://www.teatromassimo.it/teatro-massimo-tv-567/l-italiana-in-algeri.html

Teatro Massimo di Palermo – Novembre 2017

Direttore Gabriele Ferro
Regia Maurizio Scaparro

Mustafà  Simone Alaimo
Elvira  Maria Francesca Mazzara
Zulma  Isabel De Paoli
Haly  Giovanni Romeo
Lindoro  Pietro Adaini
Isabella  Marianna Pizzolato
Taddeo  Vincenzo Taormina

Catania 2012

Regia Michele Mirabella

Conductor Giuseppe La Malfa

Simone Alaimo (Mustafà)
Manuela Custer (Isabella)
Daniele Zanfardino (Lindoro)
Sonia Peruzzo (Elvira)
Clemente Antonio Daliotti (Taddeo)
Loredana Megna (Zulma)
Salvo Todaro (Haly)

Maggio 2019

Alessandro De Marchi direttore d’orchestra
Vittorio Borrelli regia
Claudia Boasso scene
Santuzza Calì costumi
Andrea Anfossi luci
Vladi Spigarolo ripresa luci
Andrea Secchi maestro del coro
Giannandrea Agnoletto maestro al fortepiano
assistenti alla coreografia
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Allestimento Teatro Regio Torino

Isabella Mezzosoprano
Martina Belli

 Lindoro Tenore
Xabier Anduaga

Carlo Lepore
Mustafà Basso
Carlo Lepore

Taddeo Basso
Paolo Bordogna

Elvira Soprano
Sara Blanch

Haly Baritono
Benjamin Cho

Zulma Mezzosoprano
Rosa Bove

COLORI E FANTASIA

PER L’ITALIANA IN ALGERI DI STEFANO VIZIOLI

STAGIONE LIRICA 2020

DELLA FONDAZIONE ARENA DI VERONA
AL TEATRO FILARMONICO

L’Italiana in Algeri, 2018 – ©Imaginarium Creative Studio, Fondazione Teatro Verdi di Pisa

Domenica 23 febbraio alle 15.30, a distanza di 6 anni dall’ultima rappresentazione, torna sul palcoscenic del Teatro Filarmonico L’Italiana in Algeri di Gioachino Rossini, secondo titolo operistico della Stagione Artistica 2020 di Fondazione Arena.
L’allestimento della Fondazione Teatro Verdi di Pisa in coproduzione con la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste ha la regia di Stefano Vizioli, le scene e i costumi del pop artist Ugo Nespolo, i movimenti mimici di Pierluigi Vanelli e le luci di Paolo Mazzon. Sul podio torna il direttore veneziano Francesco Ommassini, già più volte alla guida dei complessi artistici areniani nel repertorio sinfonico e operistico.

Repliche:

martedì 25 febbraio ore 19.00;
giovedì 27 febbraio ore 20.00;
domenica 1 marzo ore 15.30.

Rossini compone L’Italiana in Algeri nel 1813 in meno di tre settimane su commissione di Giovanni Gallo, impresario del Teatro San Benedetto di Venezia. Dati i tempi stretti sceglie come libretto quello già esistente scritto da Angelo Anelli per l’opera del napoletano Luigi Mosca e andata in scena alla Scala nel 1808: il testo attinge a quel filone di soggetti turcheschi che si basava su numerose costanti narrative, espressione di un gusto per le turqueries vivo in Europa nei balletti di corte, nelle arti figurative e nella musica già nel Settecento, oltre che probabilmente su un fatto di cronaca del 1805. Rossini chiede quindi qualche revisione del libretto per meglio farlo aderire alla sua idea musicale e al suo concetto di “comicità”: se nei pezzi d’assieme si arriva a momenti di «follia organizzata e completa», come dirà un ammiratore d’eccezione come Stendhal a proposito del grande concertato finale del primo atto, nei pezzi solistici il compositore guarda anche al registro serio e sentimentale per bilanciare il lato comico-farsesco dell’opera e dare maggiore autenticità ai personaggi principali.
La vicenda racconta del Bey Mustafà che, stanco della moglie Elvira, decide di ripudiarla per darla in sposa a Lindoro, il suo schiavo italiano; nel contempo ordina al capitano dei corsari, Haly, di trovargli una donna italiana per il suo harem. Proprio in quel momento fa naufragio nei pressi di Algeri una nave veneziana che reca a bordo la bellissima italiana Isabella, partita alla ricerca dell’amato Lindoro. L’opera si snoda quindi tra le astuzie e le arti seduttive che la donna metterà in atto per sfuggire alle grinfie del Bey e fare ritorno in patria con Lindoro e gli schiavi italiani.
La prima ha luogo il 22 maggio 1813 e viene accolta con grande entusiasmo, tanto che andrà in scena al Teatro San Benedetto di Venezia per oltre un mese per poi riscuotere unanime successo in tutta Italia. Da quel debutto, l’opera non è più uscita dal repertorio ed è oggi uno dei titoli rossiniani più rappresentati al mondo.
L’opera del compositore di Pesaro è stata messa in scena al Filarmonico per la prima volta nel 1816 e successivamente solo nel 1988, nel 1998, e infine nel 2014.
Stefano Vizioli, regista con oltre trent’anni di consolidata carriera, intende semplificare e mettere a nudo quel meccanismo di follia «che fa dell’Italiana in Algeri uno dei capolavori assoluti dell’opera comica (non solo) rossiniana. Tagliare più che aggiungere, arrivare al cuore delle situazioni. Perché nella perfetta struttura architettonica di quest’opera si chiude tutto un capitolo storico e culturale che Rossini riassume prima di avviarsi a nuove forme di partecipazione intellettiva. L’Italiana è il trionfo dell’ambiguità: sul palcoscenico non ci sono più maschere stereotipate, e non ci sono ancora psicologie ben definite. Ma la scena è catalizzata dai personaggi, dai caratteri, dai colori dell’anima. E intorno a loro una grande ariosità per permettere alla musica di “volare”: bastano pochi elementi di scena, che alludano alle diverse situazioni.
Allusione e fantasia, dunque: quasi a suggerire allo spettatore il coinvolgimento di una partecipazione attiva che richiede di interpretare lo spettacolo nelle diverse valenze di una sottile ambiguità».
La regia dello spettacolo, ricca di cromie e fantasia, si sposa quindi alla perfezione con il lavoro di Ugo Nespolo, che cura scene e costumi di una produzione dal gusto provocatorio, ma anche dolcemente infantile, impreziosita dalle luci dell’areniano Paolo Mazzon. Ne scaturisce uno spettacolo frizzante e dinamico che, come ha dichiarato lo stesso regista, si propone di «divertire perché la semplicità e l’allegria sono per un regista le cose più difficili da realizzare in palcoscenico, e il controllo del gioco scenico dei numerosi pezzi d’insieme richiede una sorta di “pazzia lucida”: lavorare con il Rossini comico, nelle su polifonie gestuali e testuali, è come entrare nei meccanismi di un raffinatissimo orologio svizzero, dove infinitesimali particelle servono alla funzionalità del tutto, e se una sola non funziona l’intero meccanismo va a rotoli».

La leggerezza, l’ironia e il divertimento che permeano l’opera rossiniana sono stati certamente il punto di partenza per Ugo Nespolo, artista di fama internazionale che, a proposito di Rossini, racconta: «Mi piace molto per quell’ironia, quel gioco, quel senso di fiaba che caratterizzano i suoi lavori comici, e quindi mi sono molto divertito a disegnare le scene per L’Italiana in Algeri, un’opera pazza, assolutamente svitata, sia linguisticamente che musicalmente». Il suo approccio all’arte è dunque quello dell’eclettismo ispirato alle avanguardie storiche come il futurismo. «Cosa facevano quegli artisti? Cercavano di occupare gli spazi del mondo, cioè di portare l’arte fuori dagli studi, di uscire dall’autoreferenzialità». E la musica non può che
rientrare in questo processo creativo: «Al piano superiore del mio atelier abbiamo una sala musica dove ogni giorno c’è gente che suona. La musica è connaturata con il mio lavoro. (…) L’artista per me ha ancora questo compito, se un compito lo deve avere: di far parlare della cultura, di diffonderla, di praticarla e di portarla in giro. Un compito che certo riguarda anche l’opera lirica, con tutti i limiti che ormai ha anche la cultura musicale nella nostro Paese, con le potenzialità dei teatri sempre più ridotte, con il progressivo invecchiamento del pubblico e la difficoltà di avvicinare i giovani. Bisogna adoperarsi per riportare le persone a teatro, per far capire che, oltre a essere un patrimonio nazionale, l’opera è soprattutto patrimonio culturale, che la musica dei grandi compositori è una ricchezza. Forse anche trasformando il modo di fare opera. Ecco, spero che quel poco che facciamo Stefano Vizioli e io, rivivificare l’opera col colore e col movimento, possa essere un piccolo passo in questa direzione».
Torna sul podio del Teatro Filarmonico Francesco Ommassini, frequentatore esperto e attento del repertorio rossiniano, alla guida di un cast eterogeneo di assoluto livello.
Carlo Lepore (23, 25/02 – 1/03) e Alessandro Abis (27/02) daranno voce all’arrogante Mustafà, Daniela Cappiello sarà Elvira, mentre il giovane soprano russo Vasilisa Berzhanskaya (23/02 – 1/03) in alternanza a Chiara Tirotta (25, 27/02) daranno voce ad Isabella. Lo schiavo italiano Lindoro sarà interpretato da Francesco Brito, mentre nel ruolo del compagno Taddeo vedremo Biagio Pizzuti (23/02 – 1/03) e Salvatore Salvaggio (25, 27/02); la serva Zulma sarà Irene Molinari, ed infine il capitano Haly sarà il basso coreano Dongho Kim.

La produzione vede impegnati l’Orchestra, il Coro maschile e i Tecnici dell’Arena di Verona.

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 16 agosto 2013

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 25 gennaio 2013

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 30 giugno 2011

Pubblicato da Elio Crociani su Lunedì 7 maggio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 30 giugno 2011

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 11 maggio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 11 maggio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 10 maggio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 10 maggio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Domenica 17 luglio 2011

Pubblicato da Elio Crociani su Domenica 17 luglio 2011

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 30 giugno 2011

3 comments on “L’Italiana in Algeri

  1. Michele Donati

    L’ITALIANA IN PESARO: IL ROF APRE CON UNA COLORATISSIMA “FOLLIA ORGANIZZATA”

    Compie 200 anni litaliana in Algeri, e il Rossini Opera Festival di Pesaro non si lasciato sfuggire loccasione per offrire ai propri spettatori un nuovo allestimento della celebre opera. Un allestimento che, se ha convinto per quanto riguarda certe componenti, per certe altre ha deluso. LItaliana in Algeri unopera difficile, non solo dal punto di vista squisitamente musicale: il libretto variopinto e surreale di Angelo Anelli la rende un rompicapo per qualsiasi regista, che deve riuscire a non impantanarsi nelle solite gag trite e ritrite. Penso che nellItaliana sia molto importante valorizzare il senso di assoluta libert immaginifica con cui Rossini ha deciso di intonare il singolare libretto. Si tratta di unopera in cui il ritmo non deve calare nemmeno per unistante: fin dallinizio dellOverture il compositore ci trasporta, con leggerezza, in una dimensione onirica in cui il tempo ha lincedere ora sospeso di un pizzicato darchi, ora vorticoso di un crescendo. Il regista cui il ROF ha affidata questa nuova produzione Davide Livermore, che lanno scorso aveva centrato lo spettacolo-capolavoro con un bellissimo Ciro in Babilonia. Per lItaliana non parler certo di capolavoro, visto che laggettivo pi calzante a quanto fatto fatto da Livermore carino. Il regista ha virato verso uninterpretazione molto pop dellopera rossiniana, riempiendo il palcoscenico di luci colorate, proiezioni animate, vestendo i personaggi con costumi appariscenti (talora svenstendoli), facendoli esprimere con fumetti. Lidea non brutta: effettivamente lItaliana in Algeri unopera dove leccesso coloristico e dei caratteri gioca un ruolo di primo piano, unopera buffa indiavolata, di unesuberanza folle. Lo spettacolo, poi, pensato per gli spettatori dellintero teatro: dal loggione si pu vedere che i cantanti recitano anche dietro una barriera, invisibili ai fortunati della platea. Da apprezzare, quindi, la cura dei dettagli. Da apprezzare meno certe animazioni durante loverture, in stile riassunto delle puntate precedenti dei cartoni animati: coerentissime con lidea registica, ma in s francamente un po fastidiose e per il mio gusto bambinesche, laddove lirrazionalit del capolavoro di Rossini non infantile ma adulta e direi pure felliniana (anche se per Fellini potrebbe essere benissimo adoperato il termine rossiniano). In ogni caso lopera scorre bene fino alla fine, si ride e, nella seconda met del secondo atto, si riflette, perch i Pappataci sono italiani cos volutamente stereotipati da risultare inquietanti. Nel gesticolare del coro riconosciamo latteggiamento di molti che conosciamo, finanche di politici, e le corna fatte dietro a Mustaf che giura fanno venire in mente un nome che non c bisogno di scrivere qui perch compare gi abbastanza nei documenti dei tribunali.
    Abbastanza buono il livello musicale: dove spiccava su tutti il Mustaf di Alex Esposito. Il basso, eccellente nelle note gravi come in quelle acute, faceva del Bey dAlgeri un personaggio cafone e sopra le righe. Era insomma perfetto, dimostrandosi notevole pure nelle ardue colorature. Come attore, poi, un mattatore.
    Veramente molto bravo Yijie Shi, tenore dal bel timbro chiaro e sicuro nella tessitura proibitiva di Lindoro. Ha risolto molto bene la difficilissima scena che lo vede protagonista nel primo atto, distinguendosi anche nel duetto con Mustaf e nel terzetto dei Pappataci, il momento migliore della serata. Corretti il Taddeo di Mario Cassi, purtroppo di non grandissimo spessore come buffo, e Davide Luciano come Haly. Per ultima del cast tengo la protagonista Anna Goryachova, autrice di una prova dimenticabile, ma non pessima. La bella russa la ricordiamo come sfocato Edoardo nella Matilde di Shabran: questanno pare un po migliorata, specialmente nella maniera di sostenere il registro grave. Per il carisma manca ed questo, non tanto il volume piccolo (in Rossini non serve un vocione da Arena di Verona) a far storcere il naso.
    Discutibile, e infatti discussa, anche la direzione di Jos Ramn Encinar, in questo o quel punto (allinizio del concertato che conclude il primo atto) soverchiante e voci, carente di quella brillantezza frizzante che Rossini aveva profuso a piene mani.
    Nel complesso una bella serata di intrattenimento a teatro, accolta calorosamente da un pubblico in vena di generosit per tutti gli interpreti (escluso, come gi detto, il Maestro Encinar). Destate non fa male!

    Michele Donati

  2. Michele Donati

    LITALIANA IN ALGERI DI ROSSINI ALLALIGHIERI DI RAVENNA

    Rossini un compositore estremamente popolare. Il Figaro qua, Figaro l del Barbiere di Siviglia si situa nellimmaginario collettivo, cos come il finale del Guglielmo Tell ha accompagnato per molti anni gli italiani al termine delle trasmissioni Rai. Popolare, per, non significa semplice: la vocalit nelle partiture del pesarese sottoposta a sforzi spesso sovrumani, e lorchestra non si limita ad accompagnare il canto, ma riveste un ruolo molto pi marcato. Non per niente il piccolo Gioachino veniva soprannominato proprio per questo il Tedeschino, con uno stile pi vicino a Mozart o Haydn piuttosto che agli illustri maestri di scuola italiana. LItaliana in Algeri naturalmente non si allontana dai classici stilemi rossiniani, si pu anzi definire codice per le successive opere buffe del compositore: andata in scena a Venezia lo stesso giorno della nascita di Wagner, fu per Rossini il primo lavoro di questo genere a ottenere successo. Vero che allanno precedente risalgono le divertenti farse, sempre per la citt delle calli, ma appunto di farse trattasi, e non di opera buffa in senso stretto. A rimanere positivamente impressionato dalla nuova opera rossiniana fu, come noto, Stendhal, che defin la vicenda di Lindoro, Mustaf e Isabella un follia organizzata. Osservazione assai felice, a mio avviso, poich ritengo lintero corpus comico del Cigno di Pesaro, ma lItaliana in modo particolare, un concentrato di surrealismo ante litteram. Il non sense allinizio dell800 era qualcosa di estremaente ardito, ma il capolavoro rossiniano ne straordinariamente ricolmo. Ne risulta un capolavoro assoluto, esilarante e straniante, sereno come un chiaro studio di nuvole di Constable, scoppiettante. Rossiniano. Per tali caratteristiche, proprie di questa e poche altre opere, trovo indovinati anche gli allestimenti scenici eccessivi, densi di colore e gestualit vivaci, che avvicinano lo spettacolo ad un mondo felliniano assolutamente coerente con la poetica di Rossini. Daltronde la Romagna una terra di profonde suggestioni oniriche. Questa convinzione mi ha fatto apprezzare lallestimento del Teatro Alighieri di Ravenna, firmato Pier Luigi Pizzi e ripreso da Paolo Panizza. Uno spettacolo godibilissimo, senza pretese intellettualistiche che sarebbero state davvero inadatte al repertorio in questione. Le gags fanno sorridere (alcune mosse di esplicita derivazione sessuale potevano per essere risparmiate, non perch volgari, ma perch pretestuose) e la scenografia stimola felicemente locchio. A essere, e in maniera grave, sotto tono in questa produzione ravennate dellItaliana in Algeri, purtroppo il lato musicale, a cominciare dal direttore Francesco Pasquetti. Davvero troppo pesante per essere vera la sua bacchetta. La sua direzione si distungue per lo scollamento fra pezzo e pezzo, determinando discontinuit anche allinterno delle diverse sezioni del medesimo. Ottima, tuttavia, lOrchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano, specialmente gli archi, e fra essi i violoncelli in particolare. La compagnia id canto risultava complessivamente insufficiente. Su tutti emergeva il bravo Davide Luciano, senza problema alcuno nel cantare correttamente la parte e contemporaneamente dar vita a uno scaltro Taddeo. Buona anche la prova di Teresa Iervolino, protagonista nelle vesti contraltili di Isabella. Ha voce piccola (e il Direttore Pasqualetti non laiuta, con un volume troppo elevato) e gli acuti sono invero pallidi, ma almeno sa tenersi salda nel registro medio-grave, dove invece sono abituato a sentire le cose peggiori. Probabilmente ci che le manca la personalit sulla scena, ma essendo giovane rimedier con gli anni e lesperienza. Da notare che entrambi gli artisti sono risultati vincitori nella categoria Esordienti del Concorso As.Li.Co.
    Inspiegabile (sotto il profilo musicale, perch scenicamente era perfetto) il successo riscosso da Abramo Rosalen, Mustaf dal timbro poco originale. I suoi problemi, che gi si manifestano parzialmente nel registro acuto, si fanno peccato grave nella coloratura, gonfia daria e spinta con la gola al massimo. Nulla di pi scorretto e fastidioso: le fioriture dovrebbero essere naturali e lemissione non sforzata. Anche il Lindoro di Enea Scala non ha soddisfatto: note alte strozzate in gola, quando dovrebbero sgusciare facilmente dopo aver rimbalzato in maschera. Non ho riconosciuto nemmeno una qualche parvenza di fraseggio, ma sarebbe bastata una correttezza tecnica che non ho purtroppo udito. Mirko Quarello era un pessimo Haly, Sonia Ciani unElvira un poco migliore. Al termine della recita di domenica pomeriggio il successo stato entusiastico. Non so, tuttavia, quanto criticamente giustificato, avendo sentito con le mie orecchie, al termine dellaria di Lindoro, una signora dietro di me esclamare entusiasta: Bello, bel baritono. Il tenore contraltino rossiniano quanto ci possa essere di pi lontano dalla voce baritonale

    Michele Donati

  3. admin

    Eleganza e divertimento nellItaliana in Algeri di Ravenna.

    Una perfezione del genere buffo. Cos Sthendal, rossinista per sua stessa definizione, giudic LItaliana in Algeri, una vera e propria follia musicale composta prodigiosamente in poco meno di un mese da un Rossini appena ventunenne che, con virtuosismo paradossale e trascinante realismo comico, seppe intrecciare su uno sfondo ricco di esotismi, la vicenda, pare realmente accaduta, di una seducente signora milanese, tale Antonietta Frapolli, catturata dai corsari nel lontano 1805 e confluita nellharem del bey di Algeri Mustaf-Ibrahim, dalle cui grinfie fortunosamente riusc a scappare, probabilmente grazie alla magnanimit del sultano stesso desideroso di liberarsi dell insopportabile occidentale. Fu un Rossini straordinariamente intuitivo ad adottare il libretto di Angelo Anelli, su cui aveva precedentemente lavorato Luigi Mosca, portando sulla scena lirica una sequenza di intrighi e situazioni esilaranti dove due mondi lontanissimi venivano a confronto cogliendo una gaiezza liberatoria di grande respiro. Secondo titolo della stagione lirica ravennate del 2013, LItaliana in Algeri approda felicemente sul palcoscenico del Teatro Alighieri con leleganza e la raffinatezza firmate da P.L. Pizzi nei costumi e nella regia che Paolo Panizza, ventanni dopo, riprende con grande intelligenza facendoci riscoprire un oriente bello, solare, pulito, raccontato con gran gusto nel perfetto equilibrio dei registri sentimentale, buffo ed serio, tipici dei melodrammi del pesarese. Linvenzione musicale e lo slancio ritmico di Rossini conoscono nellorchestrazione di Francesco Pasqualetti un aspetto decisamente piacevole, ricco di verve nel colorire con variet e leggerezza i diversi momenti teatrali raccontati con ritmo narrativo dinamico,sfumato e con una cifra interpretativa ben riconoscibile sullorganico dei Pomeriggi Musicali di Milano. Non ci sono voci particolarmente sorprendenti, ma tutte orientate su un peso omogeneo, dove talvolta facile riscoprire qualche imperfezione. Sul
    piano della fantasia interpretativa vince Abramo Rosalen, phisique du role eccezionale, di volta in volta fatuo, vanesio e appassionato Mustaf , colorito da un bel fraseggio, leggermente in difficolt
    nelle micidiali terzine della seconda aria, ma ritmicamente a posto. Davide Luciano,vincitore della categoria esordienti del Concorso As.Li.Co., disegna un Taddeo duttile e fantasioso nella linea di canto timbrata e morbida. LItaliana risponde al nome di Teresa Iervolino, lei pure vincitrice del premio As.Li.Co.; temperamentosa ed espressiva nellinterpretazione, seducente nelle variet daccento, con qualche problema nel registro acuto, comunque intensa nel declinare la vivacit imperiosa del personaggio nella pagina eroica per eccellenza, quel Pensa alla patria che anima di sentimenti risorgimentali lopera in dirittura darrivo. Non a tutti pu piacere il timbro particolare di
    Enea Scala, ma sono indubbie la sua musicalit fluida e la coloratura tipica rossiniana unite a un fraseggio ricco di verve e di finezze daccento, nonostante qualche forzatura nel Languir per una bella. Corretta ma impersonale lElvira di Sonia Ciani, come pure la Zulma di Alessia Nadin, mentre Mirko Quadrello Haly. Si comporta bene il coro del Circuito Lirico Lombardo diretto da Diego Maccagnola. Piacevoli infine sono i movimenti coreografici di Isa Traversi.

    Ravenna, febbraio 2013.
    Claudia Mambelli.

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