Così fan tutte

Posted by on July 9, 2020

  https://metoperafree.brightcove.services/?videoId=6168928596001 CONDUCTOR James Levine REGIA Lesley Koenig SET & COSTUME DESIGNER Michael Yeargan LIGHTING DESIGNER Duane Schuler STAGE DIRECTOR Robin Guarino Ferrando Matthew Polenzani Guglielmo Rodion Pogossov Don Alfonso Maurizio Muraro Fiordiligi Susanna Phillips Dorabella Isabel Leonard Despina Danielle de Niese Cello Continuo David Heiss Harpsichord Continuo Howard Watkins Nuova produzione basata sullo spettacolo

 

https://metoperafree.brightcove.services/?videoId=6168928596001

CONDUCTOR
James Levine

REGIA
Lesley Koenig

SET & COSTUME DESIGNER
Michael Yeargan

LIGHTING DESIGNER
Duane Schuler

STAGE DIRECTOR
Robin Guarino

Ferrando
Matthew Polenzani

Guglielmo
Rodion Pogossov

Don Alfonso
Maurizio Muraro

Fiordiligi
Susanna Phillips

Dorabella
Isabel Leonard

Despina
Danielle de Niese

Cello Continuo
David Heiss

Harpsichord Continuo
Howard Watkins

Nuova produzione basata sullo spettacolo del Festival di Salisburgo

Direttore Daniel Barenboim, Karl Heinz Steffens (dal 3 luglio)
Regia e scene Claus Guth
Scene Christian Schmidt
Costumi Anna Sofie Tuma
Luci Marco Filibeck

 Maria Bengtsson, Katija Dragojevic, Adam Plachetka
Konstantin Shushakov, Rolando Villazón,
Peter Sonn, Serena Malfi, Michele Pertusi

Pubblicato da Elio Crociani su Lunedì 27 febbraio 2017

Così fan tutte: quando Mozart parla dell’uomo all’uomo

Regia di Giorgio Ferrara, Carla Delfrate alla guida della Cherubini
Teatro Alighieri, venerdì 3 (ore 20.30) e domenica 5 marzo (ore 15.30)

La Stagione d’Opera del Teatro Alighieri si chiude all’insegna di Mozart e Da Ponte con il Così fan tutte in scena venerdì 3 (ore 20.30) e domenica 5 marzo (ore 15.30). Sul palco dell’Alighieri arriva l’allestimento – frutto della coproduzione con Festival di Spoleto, Teatro Coccia di Novara e Fondazione I Teatri di Piacenza – per la regia di Giorgio Ferrara, con scene e costumi dei premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo. L’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini – protagonista di tutti i titoli della stagione ravennate – sarà diretta da Carla Delfrate. Gli interpreti sono Arianna Vendittelli (Fiordiligi), Lucia Cirillo (Dorabella), Thomas Tatzl (Guglielmo), Giorgio Misseri (Ferrando), Lavinia Bini (Despina) e Carlo Lepore (Don Alfonso), insieme al Coro del Teatro Municipale di Piacenza, preparato da Corrado Casati. Firma le luci Daniele Nannuzzi.

Composta nel 1790 su un soggetto del tutto originale, a differenza delle altre due opere di Mozart e Da Ponte (Don Giovanni e Le nozze di Figaro), Così fan tutte miscela il registro buffo e quello serio, con una morale, sostiene Carla Delfrate, decisamente malinconica. “La beffa alla base dell’opera – sottolinea infatti la direttrice d’orchestra – è un pretesto per riflettere sull’uomo e sulle sue reazioni alle vicende della vita. Nel Così fan tutte gli eventi sono molto caricati, è inverosimile che le due donne non riconoscano i loro fidanzati solo perché sono travestiti da albanesi. È un gioco teatrale e non bisogna assolutamente lasciarsi prendere dal realismo, perché tutto quello che succede è irreale e improbabile, ma dà lo spunto a Da Ponte e Mozart per riflettere sulle reazioni umane e così parlare all’uomo dell’uomo”. E la riflessione va in una direzione ben precisa: “Mozart e Da Ponte insinuano nello spettatore il dubbio che forse le coppie scambiate avrebbero funzionato meglio delle coppie reali. Infatti dal punto di vista strettamente musicale, Fiordiligi, primo soprano, sarebbe più adatta col tenore, come era nel cliché dell’opera settecentesca, e Dorabella, secondo soprano, è più logico abbinarla col basso-baritono Guglielmo. I duetti d’amore, non a caso, avvengono tra le coppie ‘sbagliate’: le coppie ‘giuste’, i fidanzati ufficiali, non cantano mai insieme, se non nei quintetti dell’addio all’inizio dell’opera e poi nel finale ultimo. Quindi, la morale finale di Don Alfonso ‘fortunato l’uomo che prende / ogni cosa pel buon verso’ e si fa guidare dalla ragione, un omaggio alla filosofia illuministica, è una riflessione malinconica sul fatto che la vita vera va dove deve andare, ma forse la vita della finzione sarebbe stata quella più giusta”.

Per creare un contesto adatto a questa interpretazione Giorgio Ferrara ha richiesto a Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo – premi Oscar nel 2005 per The Aviator di Scorsese, nel 2008 per Sweeney Todd di Tim Burton e nel 2012 per Hugo Cabret sempre di Scorsese – un cielo gonfio di nuvole incombenti, che rimane sia nelle ambientazioni esterne che in quelle interne, una specie di minaccia costante che ha i colori pastello profusi dal Tiepolo nei suoi affreschi. La collocazione della vicenda in una città del Mediterraneo, Napoli, è evocata da palazzi dalle grandi finestre dalle persiane verdi; gli interni richiamano il Settecento attraverso i mobili e un grande lampadario per il salotto dove avviene il finto matrimonio. È sulla caratterizzazione psicologica dei personaggi che Ferrara ha indirizzato le scelte registiche, fedeli a una geometria severa per la quale ciascuno ha la sua parte con ‘misura’: “Despina non è la camerierina pruriginosa ma una signora consapevole, una donna che sa il fatto suo, vestita di nero, come la locandiera del Goldoni; Ferrando e Guglielmo non ‘i classici ufficiali del re’, ma sono rivestiti di una parvenza di eroicità, con corazze d’oro e qualche turcheria”.

Mozart, ricorda infine Carla Delfrate, “è un compositore fondamentale per la crescita e lo sviluppo di un musicista, per tutta la sua vita”. Non a caso, dopo tredici anni di esperienza, è ora anche per l’Orchestra Cherubini (fondata nel 2004 da Riccardo Muti e di cui Carla Delfrate è da sempre segretario artistico), dopo Così fan tutte e Le nozze di Figaro, rappresentate a Spoleto nel 2015 e nel 2016, di completare la trilogia dapontiana con Don Giovanni, che inaugurerà la prossima edizione del Festival dei Due Mondi di Spoleto e sarà in scena al Teatro Alighieri nella stagione 2017-2018, sempre per la regia di Giorgio Ferrara.

Info e prevendite: tel. 0544 249244 – teatroalighieri.org
Biglietti da 14 a 45 euro. Speciale giovani: under 14 5 euro; 14/18 anni 50% tariffe ridotte.

Carlo Cofano

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 2 maggio 2013

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 7 maggio 2013

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 7 maggio 2013

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 7 maggio 2013

Pubblicato da Elio Crociani su Mercoledì 15 febbraio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 22 luglio 2011

Pubblicato da Elio Crociani su Domenica 27 febbraio 2011

Pubblicato da Elio Crociani su Sabato 22 gennaio 2011

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 28 febbraio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 28 febbraio 2012

5 comments on “Così fan tutte

  1. micheledonati

    IL COSI FAN TUTTE DI MOZART TRIONFA AL COMUNALE DI BOLOGNA

    Lelemento comune che salta subito allocchio nella trilogia dapontiana di Mozart la presenza del travestimento. Travestimenti, tutta via, dimpronta diversa gli uni dagli altri: se nelle Nozze trionfa lambiguit e la maschera sta fra gioco ed inganno, nel Don Giovanni essa strumento di una corsa sfrenata verso la vitalit, centrifuga. Claustrofobica, invece, la mascherata di Cos fan tutte: Ferrando e Guglielmo assistono, imprigionati nelle finte fattezze dei principi albanesi, allo sgretolarsi dei loro rapporti e delle loro certezze. E appunto questo elemento, che voglio dire centripeto per contrapposizione al Don Giovanni, a rendere Cos fan tutte unopera senza via duscita, la pi amara delle composizioni mozartiane. Don Alfonso il cinico rappresentante del disincanto: A noi ti vieta il vero appena giunto,/o caro immaginar dice Leopardi nella canzone Ad Angelo Mai. E pare che per Guglielmo e Ferrando sia giunto il momento di abbandonare il caro immaginar, quello delle fenici iniziali, per confrontarsi col vero, la consapevolezza che cos fan tutte. Nemmeno un personaggio come Despina, a prima vista simpatico, si salva da questo naufragio delle certezze, anzi anche pi nichilista e pragmatica del filosofo Alfonso: una spalla degnissima nel suo piano, non poco voyeristico, di empirismo sessuale.
    La produzione andata in scena negli scorsi giorni al Teatro Comunale di Bologna ha potuto avvalersi di una compagnia musicale allaltezza di unopera talmente complessa, ma lo stesso non si pu dire della realizzazione scenica, affidata a Daniele Abbado, che ha dimostrato tutti i suoi ventanni det (e forse qualcuno di pi), essendo stata realizzata nel 1994 per il Teatro Lirico di Cagliari. Daniele Abbado sceglie una lettura senza troppi sussulti psicologici, poco approfondita. Il pubblico ride spesso, e giustamente, perch i gags sono anche riusciti: ma credo, per quello che ho scritto qui sopra, che Cos fan tutte non sia unopera divertente in senso stretto. Non dovrebbe generare riso, perch dietro la patina frizzante e spiritosa si cela linquietudine, ed in questa inquietudine detta con un sorriso tirato che sta la genialit di Mozart e Da Ponte. Inoltre non convince il gioco di interazione con la platea, la duplicazione di quinte e controquinte, di sipari che saprono e si chiudono: il travestimento non vuol sempre dire teatro nel teatro, sicuramente non nel Cos, anche se Abbado, con la cooperazione delle scene di Luigi Perego (autore anche dei costumi) pare prediligere questa via.
    Se, quindi, non soddisfa pienamente la componente visiva, che ha per il merito di non disturbare, entusiasma il versante musicale. Bench qualcuno riesca ancora a storcere il naso, io dico tranquillamente che Michele Mariotti va ormai collocato fra i pi importanti direttori dopera italiani di oggi, sicuramente al primo posto fra i pi giovani. I violini nellintroduzione del duetto fra Dorabella e Fiordiligi Ah guarda sorella io li ho sentiti suonare cos bene solo sotto le preziosissime guide del compianto Claudio Abbado. Non poco. Perfetta poi la sinergia che Mariotti riesce a creare fra buca e palco: non un direttore con manie di protagonismo, sa sempre calibrare volume e agogica non gi per aiutare il canto (in tal caso sarebbe una limitazione), quanto per valorizzarlo. E sempre interessante ascoltare una direzione di Mariotti perch il Maestro fa affiorare dalla partitura i minimi particolari, a volte sepolti. Non si sente mai la crosta della tradizione, e si ha il piacere di confrontarsi con una lettura personale ma rispettosissima dellautore.
    Eccellente anche la compagnia di canto, a cominciare da Yolanda Auyanet, splendida Fiordiligi. Il timbro cremoso, con una gran variet di armonici a impreziosire unemissione sempre sul fiato, ma non sacrificata. Agilit senza nessuna sbavatura, registro acuto saldo e gravi (finalmente!) udibili. A sorprendermi la sua sorella Anna Goryachova, che nelle vesti di Dorabella mi convince per la prima volta (quasi) del tutto: sentita nel 2012 nella Matilde di Shabran e nel 2013 nellItaliana in Algeri (Pesaro, ROF), la Goryachova in Mozart pare trovarsi pi a suo agio, e anche dove negli anni passati incontrava le maggiori difficolt (registro grave) ora rivela capacit che fanno ben sperare. Ancora un po legnose certe agilit, specie quando devono trovare sfogo in una nota pi acuta. A chiudere il terzetto femminile c la vispa Despina di Giuseppina Bridelli, lei s con un registro grave un po carente ma comunque brava nel compensare con brio ed eleganza, mai eccedente come invece altre Despine del passato. Buono anche lassortimento maschile, che trova in Simone Alberghini la propria punta di diamante. Alberghini (Guglielmo) un eccellente baritono; dal bel timbro brunito, ottimamente fornito in tutti i registri, attentissimo a un fraseggio il pi vario possibile, ogni volta che lho ascoltato non ha mai deluso. Merita un applauso per la dedizione e limpegno, e per le doti canore che gli permettono di delineare personaggi sempre credibili, come il suo Guglielmo ora beffeggiatore ora beffato. Il compare Dmtry Korchak (Ferrando) ha pure lui un bel timbro, ma pare non gestire ottimamente lemissione, soprattutto nelle zone acute dove il fiato non trova subito la giusta posizione. Errori clamorosi comunque non ce ne sono, anzi la sua prova di buonissimo livello. A tessere le fila Nicola Ulivieri, Don Alfonso che, come Ferrando, qualche difficolt in acuto la dimostra, ma che se la cava a dir poco egregiamente in tutti gli altri ambiti, in una parte che di arie non ne canta ma impegna pi di tutte per la necessit di variare gli accenti e di ben porgere la parola.
    Teatro tutto esaurito ad ogni replica e trionfi per la Auyanet e Mariotti. Il teatro chiama con una produzione eccellente e il pubblico risponde: sarebbe bello facessero sempre cos tutti.

    Michele Donati

  2. Mariapina Mascolo

    Giochi di crociera per la regia di Davide Livermore

    In scena al Petruzzelli Cos fan tutte, o il gioco dellamore

    Versione crocieristica per il Cos fan tutte di Mozart, andato in scena nel Politeama barese per la Fondazione Petruzzelli con tutto il glamour anni Cinquanta reso possibile dalla visionaria capacit di Davide Livermore, un regista che ha il dono di rendere avvicinabili alla sensibilit contemporanea opere di gran repertorio, soprattutto del buffo, svincolandole dallimpostazione registica tradizionale. Questo non sempre auspicabile (dipende dai gusti e dal livello di lettura della tradizione), comunque seguendo una regia di Livermore si ha la certezza di divertirsi per il ritmo del senso dello spettacolo. Per il principio della complementariet, la direzione del M Roberto Abbado, lesecuzione dellOrchestra del Teatro Petruzzelli stata improntata a unaurea classicit, resa ancora pi brillante da uninterpretazione che valorizza la partitura, impreziosita dagli interventi impeccabili del Coro diretto dal M Franco Sebastiani. La particolarit di questo allestimento, la messa in scena navale del dramma giocoso stata realizzata da Santi Centineo, con i costumi spiritosi firmati da Giusy Giustino e il suggestivo disegno luci di Giuseppe Ruggiero. Contemporanea, ma non troppo, lambientazione su unimbarcazione (sebbene da crociera), in realt ripropone un topos noto della letteratura operistica settecentesca: la navigazione in pieno mare in tempesta. Tutta lopera ambientata sullo scenario delle onde mare di altura, riproponendo perfino il beccheggio della nave. Poche opere dellepoca non presentano, inoltre, una tempesta in pieno plot narrativo e neanche nel Cos fan tutte pu mancare allora il vesuvio fumante e i faraglioni di Capri al sole, che lasciano il posto a fulmini e rivesci di pioggia diluvianti, in concomitanza con limbrogliarsi della vicenda, fino al ritorno del sereno. Nel contesto, si muovono parallele – due soprano versatili per questo repertorio – le sorelle Fiordiligi/Anna Kasyan (di scena la prima e nelle repliche del 10 e 14 maggio, sostituita da Elena Monti l8 e il 12 maggio) e Dorabella/Anna Bonitatibus. Ad affiancarle, due interpreti maschili, il baritono Mario Cassi/Guglielmo e il tenore Yijie Shi/Ferrando, che si contendono non solo il cuore delle fanciulle, ma anche la presenza in scena. Ma, come preannunciava il direttore Roberto Abbado, il deus ex machina sembra essere un Don Alfonso particolarmente in vena, interpretato dal basso Paolo Bordogna, a cui fa da controcanto una spregiudicata Despina, riletta spiritosamente dal soprano Vernica Cangemi.

    Info: fondazionepetruzzelli.it

    Mariapina Mascolo

  3. Giosetta Guerra

    Cos fan tutte di Mozart al Teatro Lauro Rossi di Macerata
    (24 luglio 2011, prima)

    (coproduzione col Teatro delle Muse di Ancona)

    Il piacere si ripete
    La LUCE di Pier Luigi Pizzi

    Limpatto col biancore assoluto dellimpianto scenico ancor pi coinvolgente di quello avuto al Teatro delle Muse di Ancona; grazie alle dimensioni ridotte del Teatro Lauro Rossi di Macerata: la luce, guidata dalla mano esperta di Vincenzo Ramponi, si irradia per tutto il teatro e ingloba gli spettatori che hanno a pochi metri di distanza i protagonisti in palcoscenico e in coristi in fondo alla platea. Full immersion nellazione e pieno godimento visivo e uditivo.
    Per la scena Pier Luigi Pizzi ha ricostruito una spiaggetta privata davanti ad unelegante villetta bianca con scala esterna e grande terrazza e solarium al piano superiore, situata sopra un alto scoglio bianco, sospeso tra cielo e mare (fusi in una luce bianca); al centro ha posizionato un moscone di legno bianco.
    Sulla morbida coltre sabbiosa due baldi giovani, Guglielmo (amante di Fiordiligi) e Ferrando (amante di Dorabella), danno sfogo alla loro giovent, in contrasto con la compostezza di Don Alfonso, guardati, ammirati e sostenuti dalle due fresche e ammiccanti padrone di casa, nonch sorelle, sotto lo sguardo vigile della cameriera Despina.
    Per i costumi Pizzi ha sposato lantico col moderno: gli uomini con codino e cappello a tre punte indossano abiti chiari classici, tradizionali anche i costumi dei travestimenti di Despina, le due sorelle hanno abiti attuali rigorosamente bianchi o neri secondo lo stato danimo, dalla linea semplice e molto curati nei particolari, Despina ha un grembiule grigio sopra un vestito color sabbia.
    La regia di Pizzi, nel rispetto della simmetria a volte speculare delle coppie nelle scene dinsieme, un sortilegio di piccole finezze, atte a sottolineare laspetto giocoso e trasgressivo della vicenda, ma anche i tormenti della tentazione, del dubbio, del cedimento. Chi non li ha provati?
    Sul versante musicale la delicata filigrana del tessuto strumentale, attenta ai cambiamenti dumore nel groviglio di sentimenti contrastanti, permeata di una certa ironia, ma sempre portatrice della sublime aura leggera e amorosa tipica della musica mozartiana, stata ottimizzata dallOrchestra Regionale delle Marche diretta dal M Riccardo Frizza, che ha dato una lettura frizzante alla ricca tavolozza di emozioni, accompagnandola perfino col canto.
    Le voci femminili erano le stesse di Ancona: molto brave nei loro ruoli il soprano Carmela Remigio (voce limpida e agile nei trilli e negli slanci, timbrata negli sbalzi e negli affondi, grintosa e di spessore in zona acuta, abile nel canto sfumato e di coloratura) per una Fiordiligi fresca, scintillante e sentimentale, il mezzosoprano georgiano Katevan Kemoklidze (con la capacit di alleggerire e modulare un grande mezzo vocale bello nel timbro e di certo spessore) per una temperamentosa Dorabella musicale e spigliata, il soprano napoletano Giacinta Nicotra (sciolta pi nel canto che nelle pronuncia) per una Despina sfiziosa e trasformista, molto attratta dallidea di quel metallo. Le due aristocratiche sorelle ferraresi cantano molto insieme incantevoli duetti in unatmosfera sospesa determinata dalla musica e dal canto sul fil di seta.
    I ruoli maschili hanno avuto altri interpreti: il bravo basso marchigiano Andrea Concetti dotato di bel colore e notevole peso vocale si cala con padronanza scenica e vocale nel ruolo pi che collaudato di Don Alfonso, il tenore argentino Juan Francisco Gatell dal bel colore chiaro, deciso nelle progressioni acute, melodioso e musicale nel canto a mezza voce, affronta con slancio e accento convincente lardua tessitura di Ferrando, il baritono tedesco (con vibratino) Andreas Wolf un Guglielmo giovane e ardito.

    Tutti bravissimi attori.
    Vedi anche recensione pi dettagliata della recita del 23 gennaio 2011 qui sotto, pubblicata anchre il 01 Febbraio 2011 su gliamicidellamusica.net)

    Giosetta Guerra

  4. Giosetta Guerra

    Ancona-Teatro delle Muse
    COS? FAN TUTTE di Mozart
    (domenica 23 gennaio 2011)

    Nuovo allestimento Fondazione Teatro delle Muse in coproduzione
    con Sferisterio Opera Festival, che la proporr la prossima estate.

    Tutto sospeso in unatmosfera di poesia e deterea bellezza.

    Di Giosetta Guerra

    Un fluttuante telo bianco, al posto del classico sipario, cade tirato gi da Don Alfonso e la scena sillumina dimmenso. Unerma spiaggia sospesa tra cielo e mar, sopra un alto scoglio che da tanta parte dell’ultimo orizzonte il guardo esclude e lascia pensare a interminati spazi di l da quello, pervasa da unesplosione di biancore. Da un lato una casa bianca con scala e grande terrazza e un solarium al piano superiore, dallaltro un moscone di legno bianco. Mirando la suggestiva scena, sovrumani silenzi e profondissima quete io nel pensier mi fingo, ove per poco il cor non si spaura e naufragar m’ dolce in questo mare di luce. (Leopardi: LInfinito).
    Sulla morbida coltre sabbiosa due giovani baldanzosi, Guglielmo (amante di Fiordiligi) e Ferrando (amante di Dorabella), corrono, saltano, si denudano, si distendono, fanno ginnastica, leggono il giornale, agilmente si arrampicano sugli scogli e sulla ringhiera nera del terrazzo. Compostamente si fa avanti Don Alfonso con un ombrello rosso in mano. Gli uomini hanno il codino, abiti depoca chiari e un cappello a tre punte. Le tre grandi porte-finestre si spalancano sulla terrazza e ne escono le due sorelle Dorabella e Fiodiligi (asciugandosi con lasciugamano i lunghi capelli neri), con leggeri abiti bianchi lunghi stile impero e la cameriera Despina con un grembiule grigio sopra un vestito color sabbia. I quattro amanti sprizzano freschezza e trasgressione da tutti i pori: si baciano per le scale, sulla spiaggia, simulano amplessi, si abbracciano e, quando lo fanno a coppie ravvicinate, spesso le mani di ognuno diventano troppo lunghe per toccatine furtive dellaltra amante. Dopo la partenza (finta) dei due maschietti per la guerra, le due donne si vestono a lutto (bellissimi abiti neri lunghi della stessa foggia, con corpetto rifinito in vita con grandi becchi a centine, profilato in bianco quello di Dorabella) e si coprono capo e viso con grandi veli neri. Ma poi indossano bellissimi abiti da sposa bianchi per andare a nozze coi nuovi amori. I giovani sono scalzi, il vecchio no.
    Niente servitori in scena e anche il coro non fisicamente presente. Per aumentare la quasi immaterialit di questo allestimento (tutto morbido, la sabbia annulla i rumori, i piedi scalzi), il flusso sonoro del bravo Coro Bellini, preparato da David Crescenzi, giunge da fuori campo.
    Pier Luigi Pizzi, ideatore di regia, scene, costumi, gioca di finezza nella cura dei dettagli e accentua con estremo garbo la comicit (Dorabella in nero si butta dietro le spalle il ciondolo di Ferrando per far posto a quello del nuovo amante, poi si rintana con lui e riesce in abito bianco-il lutto finito; Fiordiligi pure si rintana col nuovo arrivato, torna fuori scarmigliata ma ancora in nero perch andata in bianco); Pizzi rispetta la geometria musicale con la simmetria a volte speculare delle coppie nelle scene dinsieme. Regia squisita, scenografia originale e luminosissima, costumi di uneleganza sobria e raffinata: una delicatezza sublime pervade la scena, anche nei quadretti spiritosi. Bravo Pizzi. Bravo anche Vincenzo Ramponi, autore delle luci.
    Cos fan tutte, lopera mozartiana destinata ai palati pi fini, presenta una nutrita tavolozza di colori, per delineare un groviglio indistinto di sentimenti contrastanti provati dai personaggi nellarco di un sola giornata ricca di imprevisti. Il libretto scritto con accuratezza da Da Ponte punta il dito contro le donne, ma oggi ci fa sorridere, la musica di Mozart raffinata e di assoluta bellezza, a volte impalpabile, a volte sottilmente ironica o burlesca (caratteri determinati dalle voci degli strumenti), ricca di melodie ben strutturate, incantevoli concertati, duetti, terzetti, quartetti, quintetti, sestetti, con una linea musicale dolcissima a sostegno della lunghezza e della lentezza della narrazione.
    Con garbo e discrezione, lOrchestra Filarmonica Marchigiana, vanto della nostra Regione per lalto livello raggiunto, riesce a mantenere costante quellaura leggera e amorosa della musica mozartiana, che non sfugge allattenzione del bravo direttore Daniel Kawka, il quale, oltre a rispettare la leggera filigrana del tessuto strumentale, d rilievo ai differenti timbri strumentali per caratterizzare i personaggi: loboe, dal timbro nasale, per il vecchio e cinico Don Alfonso, i clarinetti sensuali e voluttuosi per le due donne disposte allavventura, i violini e le viole per i sospiri e i singhiozzi (penetrante la lievissima brezza dei violini nel canto delladdio agli amanti delle due donne), i flauti e i fagotti per le pene e gli affanni e i corni (bravissimi) per i richiami scherzosi.
    Le convenzioni dellopera buffa e quelle dellopera seria si ritrovano nel carattere dei protagonisti: Fiordiligi e Ferrando sono figli dellopera seria, agli altri riservato un linguaggio musicale pi vicino alla tradizione comica. Le difficili e arcinote arie solistiche, parodie del grande stile tragico, assolutamente scoperte, richiedono doti vocali e stile ineccepibili. Comunque lopera, imbastita pi sui pezzi dinsieme che sui pezzi chiusi, va considerata globalmente.
    Nellallestimento anconetano le voci sono affiatatissime e melodiose, restituiscono unatmosfera costantemente sospesa, tuttavia le voci femminili prevalgono per qualit su quelle maschili.
    Le due sorelle agiscono e cantano quasi sempre in tandem incantevoli duetti o si sostengono psicologicamente nei preziosi quartetti coi due giovani amanti o negli intriganti sestetti, ma hanno anche delle arie di rara bellezza. I quattro cantano spesso distesi.
    Il soprano Carmela Remigio una Fiordiligi fresca e sentimentale. La voce bella, il suono rotondo, la dizione corretta, lemissione accurata nei giochi chiaroscurali, nelle ascensioni fiorite, nel canto sfumato e di coloratura, incisiva nellaccento, agile e timbrata negli sbalzi, presenta estensione del registro vocale, melodiosa linea di canto e facilit a piegare la sua splendida voce di soprano alle leggiadrie del canto mozartiano.
    Nellaria del primo atto Come scoglio affronta molto bene gli affondi morbidi, gli squilli, la variet delle dinamiche, anche se la voce non ha il peso e la duttilit di quella di Margaret Price, che sto ascoltando ora alla Barcaccia nella commemorazione della sua scomparsa.
    Nel duetto con Ferrando dellatto secondo Fra gli amplessi, lei luminosa e pulita, lui canta molto bene con fantastici piegamenti della voce ma con un suono piuttosto schiacciato.
    Nellaria del secondo atto Ei parte, accompagnato dalla voce calda del corno, esprime i tormenti della sua situazione con un intenso canto a mezza voce, acuti luminosi, lunghi trilli con messa di voce, suoni armoniosi, emissione fluida. Brava.
    Il mezzosoprano georgiano Katevan Kemoklidze, molto musicale nella parte della spigliata e volubile Dorabella, sfoggia un consistente corpo vocale con giusti appoggi nella zona grave, bel colore, emissione sicura ed accento incisivo. Nellallegro agitato dellaria del 1 atto Smanie implacabili la voce vibrante e presenta sonorit ricche. Nellaria del 2 atto amore un ladroncello il suono si fa morbido e sensuale, la voce piena e screziata, molto mozartiana, si arricchisce di colori e di armonici.
    Il soprano napoletano Giacinta Nicotra delinea una Despina sfiziosa, come la musica stessa richiede, un personaggio multiforme e attratto dall idea di quel metallo. Ha una bella voce di soprano brillante, limpida ed acuta, fresca e scintillante, corretta messa di voce ed appropriata verve scenica.
    Il tenore palermitano Paolo Fanale affronta con buona tecnica lardua tessitura del sentimentale Ferrando, fraseggia con delicatezza e conosce luso delle mezze voci, sa accentare con vigore, alleggerire e sfumare il suono in soavi filati. Affronta laria Unaura amorosa con le dovute morbidezze e graduali espansioni acute e discese alle note basse e la cavatina Tradito, schernito con bella cavata e buona tenuta del suono, ma la voce appare sempre stranamente impastata e con risonanze nasali poco piacevoli.
    Nel ruolo del pratico e baldanzoso Guglielmo, laustriaco Markus Werba esibisce una voce di baritono chiaro, ma di buon peso e intonazione non sempre perfetta. Affronta laria Donne mie la fate a tanti (A. II sc. VIII) (ricorda laria di Leporello Voglio fare il gentiluomo) con dinamismo vocale e gestuale, timbro non bellissimo ma buona tecnica.
    Don Alfonso interpretato con precisione nel canto e nel gesto dal baritono inglese William Shimell, che vanta un bel colore brunito e un notevole peso vocale da perfezionale nella gestione e nello stile che poco rifinito, da perfezionare anche la dizione.
    Uno spettacolo ben fatto.

  5. Claudio Listanti

    Recensione dello spettacolo
    Un ‘Cosi’ fan tutte’ elegante e coinvolgente
    Con la direzione d’orchestra di Fabio Maestri e la regia di Paolo Donati

    Molto ben riuscita stata la rappresentazione di Cos fan tutte di Wolfgang Amadeus Mozart andata in scena a Narni nell’ambito di Opera InCanto 2010 che con questa realizzazione mozartiana ha confermato la sua straordinaria tradizione di proposte musicali e teatrali sempre di grande interesse.

    L’ Associazione In Canto, come la quasi totalit delle istituzioni culturali italiane deve fare i conti con la drammatica crisi che sta sconvolgendo tutto il settore ma, ancora una volta, ci ha dimostrato che con la competenza, la professionalit e la passione si possono superare momenti di crisi come questo per sperare in un futuro che tutti ci auguriamo roseo e pieno di soddisfazioni.

    Per raggiungere questi confortanti risultati l’Associazione ha messo in campo, anche questa volta, le proprie risorse artistiche interne, pi esattamente il direttore d’orchestra Fabio Maestri che anche uno dei consiglieri dell’associazione ed il suo Presidente Paolo Donati, che ha curato la regia. Insieme ci hanno regalato un Cos fan tutte molto ben curato in tutte le sue componenti, felicemente omogeneo, per una perfetta simbiosi tra esecuzione musicale e parte visiva, regia, scene e costumi.

    Iniziamo la nostra analisi partendo dalla realizzazione scenica che Paolo Donati ha costruito operando un cambio di epoca, posticipandola dal 1789-1790, anni della composzione dell’opera, al 1914, trovando per queste due differenti epoche un comune denominatore, quello di essere due momenti storici che hanno determinato uno sconvolgimento nella societ europea che videro la fine del dominio dell’Aristocrazia nel primo e, nel secondo, quella della cosiddetta Bella Epoque.

    Questo cambio di epoca, come affermato anche dallo stesso Donati nella presentazione contenuta nel programma di sala, consente allo spettacolo un avvicinamento con il nostro tempo considerando il fatto che nella memoria di molti italiani sono ancora ben presenti ricordi familiari della Grande Guerra, rendendo cos la vicenda, seppur rimasta intatta nei contenuti e nella drammaturgia, pi vivibile.

    Per quanto riguarda pi strettamente la regia Paolo Donati ha voluto mettere in evidenza quella ambiguit che la partitura mozartiana contiene, per un’opera dove non sempre ben chiaro quale la sistemazione ideale della due coppie se quella Fiordiligi-Gugliemo e Dorabella-Ferrando che vediamo all’inizio piuttosto che quella a composizione invertita che il gioco della trama ci propone. Il tutto si giovava di una scena molto semplice costruita con mobili ed attrezzi dell’epoca realizzata con una sorta di felice trovarobato abbinata a dei costumi molto eleganti ed efficaci curati da Aurora Ghielmini. Molto azzeccati anche i movimenti scenici di tutti i personaggi per una regia avvincente che consentiva di seguire tutto lo svolgimento della trama.

    Il direttore d’orchestra Fabio Maestri ha plasmato una direzione intensa, a volte trascinante, che ha consentito una simbiosi perfetta tra musica e scena permettendo allo spettacolo di assumere una non comune unitariet in tutte le sue diverse componenti. Maestri musicista abile e di lunga e provata esperienza nel campo dell’opera lirica, tutti elementi che gli hanno consentito di interpretare al meglio il capolavoro mozartiano, una partitura che nasconde numerose insidie soprattutto perch, della trilogia Mozart-Da Ponte , forse, quella meno autosufficiente, vale a dire che nonostante sia un capolavoro indiscusso, una esecuzione inadeguata e senza smalto ne compromette, pi di ogni altra, la godibilit.

    E’ stata una esecuzione musicale molto curata la cui validit apparsa evidente gi dall’Ouverture condotta con tempi splendidamente serrati cos come di grande presa sono stati i due grandiosi finali d’atto, ognuno di essi straordinaria conclusione di una ideale parabola scenico-musicale nelle quali il filo narrativo non mai risultato sfocato.

    Tale peculiarit stata ottenuta grazie anche alla estrema cura nei recitativi e nell’ appropriato accompagnamento delle arie, mai perdendo di vista l’espressivit e lo svolgimento drammatico. Ovviamente per realizzare una esecuzione cos omogenea ci vuole una compagnia di canto altrettanto omogenea e ben preparata, come si dimostrata quella che abbiamo ascoltato al Teatro Comunale Giuseppe Manini di Narni il 7 novembre.

    Federica Giansanti (Fiordiligi), Elisabetta Pallucchi (Dorabella), Giulio Boschetti (Guglielmo), Mario Alves (Ferrando) hanno dato vita, scenicamente e musicalmente, alle coppie ‘double face’ di amanti in cerca di identit mentre Francesca Bruni ci ha dato una Despina deliziosa, elegante e pungente con Roberto Abbondanza che ha messo a disposizione del ruolo di Don Alfonso la sua non comune esperienza per parti di questo tipo.

    L’ Orchestra in Canto ed il Complesso vocale in Canto hanno contribuito alla riuscita dell’esecuzione ricordando anche la realizzazione e l’accompagnamento dei recitativi da parte di Gabriele Catalucci che ha utilizzato per l’esecuzione, come di consueto, un fortepiano originale carr Clementi & Co. London 1827. Inoltre, strumento ed esecutore, erano collocati sul palcoscenico contribuendo cos a rafforzare quella simbiosi tra scena e musica della quale abbiamo parlato prima.

    Il pubblico accorso numeroso a teatro ha dimostrato di gradire questa ulteriore proposta di OperaInCanto che, ancora una volta, ha dato prova di essere una istituzione molto ben guidata ma anche di essere un irrinunciabile punto di riferimento per il territorio nel quale nata ed agisce cos come una realt molto stimolante nel panorama musicale nazionale.

    Claudio Listanti
    claudio.listanti@voceditalia.it

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