Aida

Posted by on July 28, 2020

Piazza Plebiscito 2020 Jonas Kaufmann Anna Pirozzi Anita Rachvelishvili Claudio Sgura RobertoTagliavini FabrizioBeggi Conductor Michele Mariotti https://www.raiplay.it/video/2020/06/Aida-Teatro-San-Carlo-ec452dab-a31d-407e-bb30-bceda3cc28ad.html Direttore Nicola Luisotti Maestro del Coro Salvatore Caputo Direttore del Corpo di Ballo Alessandra Panzavolta Regia Franco Dragone Aida Lucrecia Garcia Radames Jorge De Leòn Amneris Ekaterina Semenchuk Amonasro Marco Vratogna Ramfis Ferruccio Furlanetto Il Re d’Egitto Carlo

Piazza Plebiscito 2020

Jonas Kaufmann
Anna Pirozzi
Anita Rachvelishvili
Claudio Sgura
RobertoTagliavini
FabrizioBeggi

Conductor Michele Mariotti

https://www.raiplay.it/video/2020/06/Aida-Teatro-San-Carlo-ec452dab-a31d-407e-bb30-bceda3cc28ad.html

Direttore Nicola Luisotti
Maestro del Coro Salvatore Caputo
Direttore del Corpo di Ballo Alessandra Panzavolta
Regia Franco Dragone

Aida Lucrecia Garcia
Radames Jorge De Leòn
Amneris Ekaterina Semenchuk
Amonasro Marco Vratogna
Ramfis Ferruccio Furlanetto
Il Re d’Egitto Carlo Cigni
Una Sacerdotessa Valeria Sepe
Il Messaggero Massimiliano Chiarolla

Conductor Riccardo Chailly

La Scala 2006

Roberto Alagna Radamès
Violeta Urmana Aida
Ildiko Komlosi  Amneris
Marco Spotti The Pharaoh
Giorgio Giuseppini Ramfis
Carlo Guelfi Amonasro

Teatro La Fenice Stagione 2018/ 2019

Giuseppe Verdi da Aida, Marcia trionfale

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice
Direttore Riccardo Frizza

Regia Mauro Bolognini, ripresa da Bepi Morassi
Scene Mario Ceroli
Costumi Aldo Buti
Light designer Fabio Barettin
Coreografo  Giovanni Di Cicco
Nuovo Balletto di Toscana

riprese Oxymore production

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The Metropolitan Opera House 1985

Conductor James Levine

AIDA
Leontyne Price

AMNERIS
Fiorenza Cossotto

RADAMÈS
James McCracken

AMONASRO
Simon Estes

RAMFIS
John Macurdy

Festival Verdi 2012

Maestro concertatore e direttore
ANTONINO FOGLIANI

Regia
JOSEPH FRANCONI LEE
from ALBERTO FASSINI

Scene e costumi
MAURO CAROSI

Coreografie
MARTA FERRI

Luci
GUIDO LEVI

Maestro del coro
MARTINO FAGGIANI

ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Allestimento del Teatro Regio di Parma
in coproduzione con I Teatri di Reggio Emilia e con Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena

Conductor
ALAIN ALTINOGLU / SAMUEL JEAN (23 & 31.05, 02.06)

Regia STATHIS LIVATHINOS
Set design ALEXANDER POLZIN
Costumes ANDREA SCHMIDT-FUTTERER
Lighting ALEKOS ANASTASIOU
Choreography OTTO PICHLER
Chorus master MARTINO FAGGIANI

Aida
ADINA AARON
MONICA ZANETTIN (17, 20, 26, 31/5 & 4/6)

Radamès
ANDREA CARÈ
GASTON RIVERO* (17, 20, 26, 31/5 & 4/6)

Amneris
NORA GUBISCH
KSENIA DUDNIKOVA (17, 20, 26, 31/5 & 4/6)

Amonasro
DIMITRIS TILIAKOS
GIOVANNI MEONI (17, 20, 26, 31/5 & 4/6)

Ramfis
GIACOMO PRESTIA
MIKA KARES (17, 20, 23, 26, 31/5 & 4/6)

Il Re
ENRICO IORI

Una sacerdotessa
TAMARA BANJESEVIC

Un messaggero
JULIAN HUBBARD

La Monnaie Symphony Orchestra and Chorus

PRODUCTION
La Monnaie / De Munt (2017)
WITH THE SUPPORT OF BNP Paribas Fortis

SUSANNA BRACHINI (Aida)
MARIANA PENTCHEVA (Amneris)
WALTER FRACCARO (Radames)
ALBERTO GAZALE (Amonasro)

Direttore ANTONINO FOGLIANI

Regia JOSEPH FRANCONI LEE

Stagione Lirica 2012

 

L’Aida verdiana in un omaggio alla grande tradizione.
9 agosto 2019
Aida

Libretto di Antonio Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi
Direttore Francesco Ivan Ciampa
Regia Gianfranco De Bosio
Coreografia Susanna Egri
Luci Paolo Mazzon

Personaggi e interpreti
Il Re Krzystof Baczyk
Amneris Violeta Urmana
Aida Maria Josè Siri
Radames Samuele Simoncini
Ramfis Marko Mimica
Amonasro Badral Chuluunaatar
Un messaggero Francesco Pittari
Sacerdotessa Yao Bo Hui
Primi ballerini leana Andreoudi
Mick Zeni
Alessandro Macario

Orchestra, coro, ballo e tecnici dell’Arena di Verona
Maestro del coro Vito Lombardi
Coordinatore ballo Gaetano Petrosino

Direttore allestimenti scenici Michele

AIDA

di Giuseppe Verdi

Arena di Verona

23 giugno 2018 – ore 21.00

Prima rappresentazione

Sabato 23 giugno alle ore 21.00 debutta, come da tradizione, il secondo titolo del 96° Arena di Verona Opera Festival 2018: Aida di Giuseppe Verdi, nella grandiosa messa in scena firmata da Franco Zeffirelli.

L’opera regina dell’Arena è in cartellone per 16 serate fino al 1 settembre nell’imponente allestimento ideato nel 2002 dal grande regista e scenografo fiorentino, con i ricchi costumi di Anna Anni e le coreografie originali di Vladimir Vasiliev. Un Egitto d’oro e tessuti preziosi fa da cornice a un cast prestigioso di cantanti internazionali e giovani promesse della lirica. Domani sera dirige i complessi artistici areniani l’apprezzato maestro valenciano Jordi Bernàcer.

Dalla fatidica data del 10 agosto 1913, che ha dato il via al Festival lirico areniano, si sono svolte ben 683 recite di Aida, che si conferma il titolo più seguito e rappresentato all’Arena di Verona. E se 105 anni fa portare quest’opera nell’anfiteatro era stato un azzardo, oggi l’Opera Festival sarebbe impensabile senza questo capolavoro di Giuseppe Verdi su libretto di Antonio Ghislanzoni, che la tradizione vuole come seconda data del cartellone estivo e serata conclusiva a coronamento dello stesso.

Il 96° Arena di Verona Opera Festival 2018 ripropone in scena Aida in una produzione molto amata dal pubblico, che è stata riferimento degli anni 2002-2006 e vanta due apprezzatissime riprese nel 2010 e nel 2015. La mano è quella di Franco Zeffirelli, che ricrea un antico Egitto magnificente e multicolore grazie anche ai costumi ideati da Anna Anni, in uno spazio scenico dominato da una grande piramide dorata, espressamente concepita per gli ampi spazi areniani. Questo allestimento-colossal, insieme a Turandot sempre in cartellone quest’estate, rende omaggio al maestro fiorentino in occasione del suo 95° compleanno.

Grandissime voci da tutto il mondo e direttori d’orchestra di prestigio rendono l’esperienza di Aida sempre nuova e irrinunciabile. Torna infatti all’Arena di Verona, questa volta nei panni della schiava etiope Aida Anna Pirozzi, con Yusif Eyvazov nel condottiero Radamès; la rivale Amneris è interpretata da Violeta Urmana, mentre il re degli Etiopi Amonasro da Luca Salsi. Come sacerdote Ramfis ritroviamo Vitalij Kowalijow, quindi nei panni del Re egizio Romano Dal Zovo. Infine, completano il cast il Messaggero di Antonello Ceron e la Sacerdotessa di Francesca Tiburzi.

Nel titolo sono impegnati a pieno regime tutti i complessi artistici – l’Orchestra, il Coro istruito da Vito Lombardi, il Ballo preparato da Gaetano Petrosino, un grande numero di figuranti – e tecnici dell’Arena di Verona. Per l’occasione viene inoltre ripresa l’originaria coreografia di Vladimir Vasiliev per oltre 50 danzatori, guidati da Beatrice Carbone nel personaggio di Akmen appositamente creato da Zeffirelli per questo allestimento, e dai primi ballerini Petra Conti e Gabriele Corrado.

Una curiosità: in occasione della prima rappresentazione di Aida, e poi per tutte le serate in cartellone per il Festival 2018, prima dell’inizio dello spettacolo un fascio di luce inquadrerà a sorpresa una coppia seduta sulle gradinate che, “protagonista per una notte”, avrà la possibilità di assistere allo spettacolo da una posizione privilegiata vicina al palcoscenico.

23 giugno 2018 (ore 21.00)
AIDA
Opera in quattro atti
Libretto di Antonio Ghislanzoni
Musica di Giuseppe Verdi
Direttore Jordi Bernàcer
Regia e Scene Franco Zeffirelli
Costumi Anna Anni
Coreografia Vladimir Vasiliev

Personaggi e interpreti
Il Re Romano Dal Zovo
Amneris Violeta Urmana
Aida Anna Pirozzi
Radamès Yusif Eyvazov
Ramfis Vitalij Kowaljow
Amonasro Luca Salsi
Un messaggero Antonello Ceron
Sacerdotessa Francesca Tiburzi
Primi ballerini Beatrice Carbone
Petra Conti
Gabriele Corrado

ORCHESTRA, CORO, BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA

Maestro del Coro Vito Lombardi
Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino
Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese

Durata: I e II atto 90’39” – intervallo – III atto e IV atto 70’39”

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 28 dicembre 2017

AIDA, la gatta e il destino…

Lunedì 1 gennaio ore 17,30 – mercoledì 3 gennaio ore 20,30

Sala dell’Anfiteatro Palacongressi di Rimini

Rimini. Nell’ambito degli eventi de “Il capodanno più lungo del Mondo”, l’opera lirica inaugura ‘trionfalmente’ il 2018. Lunedì 1 gennaio alle ore 17,30 con replica mercoledì 3 gennaio alle ore 20,30 nella sala dell’Anfiteatro del Palacongressi di Rimini va in scena Aida, melodramma in quattro atti su Libretto di Antonio Ghislanzoni, da una versione francese in prosa di Camille du Locle di un soggetto di Auguste Mariette, musica di Giuseppe Verdi.

L’Opera, allestita dall’associazione Coro Lirico città di Rimini Amintore Galli con il patrocinio e il contributo del Comune di Rimini, avrà la regia di Paolo Panizza, con L’Orchestra Sinfonica G. Rossini di Pesaro e il Coro Lirico città di Rimini Amintore Galli preparato dal M° Matteo Salvemini, diretti dal Maestro concertatore Massimo Taddia.

“La scelta di rappresentare Aida – spiega Claudia Corbelli presidente del Coro Lirico Amintore Galli – nasce all’interno di un progetto artistico a cui collaborano prestigiosi partner: L’Orchestra Sinfonica G. Rossini di Pesaro, ente riconosciuto dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e dalla Regione Marche, Opera Line, società di produzione e noleggio allestimenti lirici, sinfonici e cameristici di Bologna e la Fondazione Teatro Borgatti di Cento. Un sodalizio importante che vede il Coro Lirico Amintore Galli e la città di Rimini ancora una volta impegnati in coproduzioni operistiche che hanno l’obiettivo di creare sinergie tra realtà riconosciute come eccellenze territoriali, ottimizzare le risorse, dare al prodotto operistico una fruizione di più ampio respiro, allargare il raggio comunicazionale di ciascuna realtà su un bacino più vasto, ottenere una maggiore attenzione da parte di tutto il settore lirico e, auspichiamo, iniziare un percorso di collaborazione in prospettiva anche futura. Rimini apre il 2018 con la prima assoluta dell’Opera che sarà successivamente rappresentata anche al Teatro Rossini di Pesaro e a Cento in una grande arena estiva.

Aida è un’opera con un passato importante, fra storia e leggenda, commissionata a Verdi dal Viceré d’Egitto in occasione delle celebrazioni per l’apertura del Canale di Suez avvenuta nel 1870.

Fu rappresentata per la prima volta il 24 Dicembre 1871 al Teatro Nazionale del Cairo (inaugurato pochi mesi prima con il Rigoletto) ottenendo da subito un enorme successo, quello stesso che si protrae ancora oggi facendo di Aida una delle Opere liriche più famose e più rappresentate al mondo. Ambientata in Egitto al tempo dei faraoni, come i poemi epici parla di guerra, di amore e di morte e lo fa con l’enfasi che si addice alle grandi epopee che raggiunge la massima espressione nella famosissima marcia trionfale del secondo atto con le trombe della vittoria e l’esercito parato al cospetto del re. È un’opera, Aida, che alterna ai ben noti momenti di fasto esteriore, quadri più intimi dedicati ai sentimenti e alle passioni che animano ciascun personaggio, dalle prime battute fino all’epilogo che vede i protagonisti andare incontro con coraggio e fierezza al proprio terribile destino.

Note di regia, a cura di Paolo Panizza.

“E’ sempre una sfida allestire questo capolavoro, tanto più avendo fama “Aida” di essere un’opera necessariamente spettacolare nell’utilizzo di grandi masse e scenografie, oltre all’abitudine di associarla agli spettacoli eseguiti in grandi arene all’aperto dove questi aspetti possono essere esaltati ed enfatizzati ai massimi livelli. A mio parere, condividendo anche le opinioni di grandi maestri del teatro, quest’opera è basata soprattutto su una vicenda intimista, facente perno su Aida, Amneris e Radamès. L’ambientazione nell’Egitto antico pretende naturalmente dei chiari riferimenti “esotici”, richiamando nel nostro immaginario quell’antico Egitto su cui tutti abbiamo, almeno per una volta, fantasticato.

Da qui parte la mia lettura dell’opera, privilegiare questa intimità e lavorare più sui simboli che non su una facile ma sterile spettacolarizzazione. Scenograficamente la scelta si baserà su chiari e tradizionali elementi che si rifanno a quel preciso periodo storico, utilizzando diversi obelischi di varie altezze, statue delle divinità e richiami simbolici ai colori dei geroglifici sia nelle scene sia nei costumi. Questi ultimi, curati da Mirella Ranzani, saranno fedeli a questa mia linea interpretativa, un richiamo all’Egitto che ci si aspetta senza mai essere banali o, peggio ancora “da cartolina”, ma raffinati ed eleganti, ognuno tagliato ai diversi ruoli presenti nell’opera: la casta sacerdotale, i ministri e capitani, il Faraone e sua figlia, gli schiavi etiopi, il popolo egiziano. La storia sarà raccontata da una divinità danzante che rappresenta Bastet, una divinità egizia che era rappresentata con le sembianze di gatta, tra le più importanti e venerate all’epoca. Insieme con una seconda ballerina e al ruolo particolare che assumerà l’arpa, presente sulla scena, esse saranno una sorta di tre parche, tessitrici dell’intera vicenda. La scenografia sarà modulabile e arricchita nei e dai diversi spazi in cui si andranno a eseguire le recite previste: Rimini (1 e 3 gennaio 2018), Pesaro (19 gennaio 2018) e Cento (23 giugno 2018).

Lo spazio del Palacongressi è assolutamente particolare: un anfiteatro con un ridotto palcoscenico che necessita di un adattamento ad hoc, personalizzato. Di qui la sfida di cui parlavo all’inizio, ma con il vantaggio di potere mettere maggiormente in evidenza i solisti e l’intimità dell’intreccio, unitamente all’altro grande protagonista dell’opera: il coro! A Rimini esso canterà le parti interne a vista del pubblico, come una sorta di “coro greco”, un unico immenso corifeo testimone e giudice delle appassionanti vicende umane di questo capolavoro.”
Trama:
Radamés, un valoroso comandante militare egiziano, viene incaricato di contrastare l’invasione dell’esercito nemico etiope. Egli è anche il futuro erede al trono egiziano essendo “promesso” alla figlia del faraone, Amneris, ma è segretamente innamorato di Aida, la figlia del re etiope che è stata fatta schiava e portata in Egitto, dove però nessuno conosce la sua vera identità. Aida ricambia i sentimenti di Radamés pur combattuta fra questo amore e l’affetto per il suo popolo. Il padre di Aida, anch’egli fatto prigioniero, spia un incontro dei due innamorati durante il quale Radamés confida ad Aida il luogo dal quale l’esercito egiziano attaccherà quello etiope. Proprio a questo punto, Amneris e il sacerdote sorprendono Radamés che, resosi conto di aver involontariamente tradito la sua patria, si costituisce e viene condannato a essere sepolto vivo. Nonostante le suppliche che Amneris, ancora innamorata dell’uomo, rivolge al gran sacerdote che ha potere di vita e di morte, Radamés scende nel suo sepolcro per affrontare il suo destino. Qui trova Aida che non lo abbandona e, coraggiosamente, si fa seppellire insieme a lui.

Personaggi e interpreti:

AIDA (soprano) France Dariz – RADAMÉS (tenore) Sebastian Ferrada – AMONASRO (baritono) Andrea Zese – AMNERIS (mezzosoprano) Marina Ogii – RE D’EGITTO (basso) Juliusz Loranzi – RAMFIS (basso) Paolo Battaglia – UNA SACERDOTESSA (soprano) Chiara Mazzei – UN MESSAGGERO (tenore) Paolo Gabellini – BASTET (ballerina) Arianna Ilardi – Ballerina solista Sara Fabbri

I biglietti come ogni anno sono in vendita in piazza Cavour 31 (a partire dal 6 dicembre) tutti i giorni (domeniche comprese) con orario continuato dalle ore 11,00 alle 19,00

Fanno eccezione: 25 dicembre chiuso – 26 dicembre aperto dalle 16,00 alle 19,00 – 31 dicembre aperto dalle 11,00 alle 18,00 – 1 gennaio aperto al Palacongressi dalle 15,00 e il 3 gennaio dalle 11,00 alle 13,00 in piazza Cavour e dalle 18,00 al Palacongressi.

Costo biglietti Prima e Replica: da Euro 15,00 a Euro 60,00

TCBO: Aida torna in scena al Comunale dopo 16 anni
con la regia avveniristica firmata da Francesco Micheli e con Frédéric Chaslin sul podio
Bologna, Teatro Comunale, 12 – 22 novembre 2017

Una delle opere più amate di Giuseppe Verdi, Aida, torna al Comunale – dal 12 al 22 novembre – nell’applauditissimo spettacolo coprodotto con il Macerata Opera Festival e andato in scena nel cinquantesimo dello Sferisterio nel 2014 e ancora la scorsa estate. La regia è firmata da Francesco Micheli, le scene sono di Edoardo Sanchi, i disegni di Francesca Ballarini, i costumi di Silvia Aymonino e le coreografie di Monica Casadei, interpretate dalla Compagnia Artemis Danza. Sul podio dell’Orchestra del teatro felsineo Frédéric Chaslin, già apprezzato protagonista delle stagioni operistiche e sinfoniche bolognesi; il Coro del Teatro Comunale di Bologna è guidato da Andrea Faidutti. La recita di Aida del 12 novembre sarà registrata e trasmessa in differita da Rai Radio3.

Aida è l’opera che più di tutte porta con sé un immaginario spettacolare carico di stereotipi: l’antico Egitto da cartolina, la grandiosità degli apparati scenografici, una certa ridondanza complessiva che tuttavia non obbliga a una lettura oleografica ma suggerisce soluzioni simboliche: «perché è anche una fra le opere più intime e toccanti – spiega Francesco Micheli – e lasciandosi guidare dai colori della partitura e dalle architetture della drammaturgia si può far rivivere la vicenda non solo nel dettaglio orientaleggiante di massa, ma anche nella proiezione gigantesca di colori, forme e nessi di significato che ciascun personaggio canta e recita per noi: moderni geroglifici, cibernetiche icone che codificano la vicenda venendo disegnati non nella minuzia di un’osservazione ravvicinata, ma nell’immanente enormità della scena».
Un’Aida esteriormente “contemporanea” ma negli intenti soprattutto narrativa, simbolica, metaforica e «fiduciosa nel potere del mezzo tecnologico – aggiunge Micheli – che s’intreccia con rinnovata fedeltà all’invenzione verdiana il cui orientalismo ebbe come cornice alcuni eventi del secondo Ottocento rivoluzionari, modernissimi e iper-tecnologici a loro volta, come l’apertura del Canale di Suez».
L’allestimento, salutato sia nel 2014 sia nel 2017 molto favorevolmente dalla critica che ne ha lodato, fra l’altro, l’eleganza e la concentrazione con cui accompagna l’ascolto, è stato ulteriormente perfezionato entro un percorso di riflessione e maturazione «ed è cresciuto – continua il regista – lavorando ulteriormente sulle parole scritte e sui simboli che si fanno scenografia e, in generale, considerando il risultato di tre anni fa come un punto di partenza, dal quale agire per incrementare ulteriormente l’intensità espressiva, focalizzando ancor più l’azione sulla similitudine tra tablet odierno e tavoletta dello scriba egizio che racconta e scrive la storia».
La superficie e le dimensioni con cui vengono realizzate queste metafore visive e narrative riporta al tema, ineludibile nell’Aida, della dimensione monumentale «che rispettiamo pienamente – conclude Micheli – facendo un uso spettacolare delle proiezioni ma senza dimenticare che uno dei principali obiettivi di Verdi era quello di interpretare il transeunte, di spiegarci che “sic transit gloria mundi”, descrivendo il personaggio di Radamès dapprima come un divo intoccabile e poi, nel giro di un atto, come un traditore, benché, suo malgrado, arrestato e condannato a morte. Tutto il suo trionfo svanisce in un soffio. L’overdose di sfarzo e ricchezza non l’abbiamo realizzata con elefanti e portantine ma con simboli, “icone”, più leggeri ma al contempo più icastici, tendendo a rispecchiare una realtà: quella dell’uomo che combatte tutta la vita per il potere e la fama ma poi non ha più nulla e resta solo, solo come Aida, donna che vive un dramma di solitudine».
A Bologna la protagonista femminile è Monica Zanettin, che si avvicenda con Anna Lucrezia García, subentrata a Stefanna Kybalova che per motivi di salute ha dovuto rinunciare alla produzione. Nel ruolo di Radamès si alternano Carlo Ventre e Antonello Palombi; si anticipa che, a causa dell’attuale indisposizione del tenore uruguaiano, la recita del 12 novembre sarà sostenuta da Palombi. Nei panni di Amneris sono impegnate Nino Surguladze e Cristina Melis, in quelli del padre di Aida Amonasro Dario Solari e Stefano Meo, in quelli di Ramfis Enrico Iori e Antonio Di Matteo. Completano il cast Beth Hagermann (Gran Sacerdotessa), Luca Dall’Amico (il Re) e Cristiano Olivieri (Messaggero).Lo spettacolo è realizzato grazie al contributo dell’Associazione Amici del Teatro Comunale di Bologna e con il sostegno del Gruppo Hera, che intende così confermare il suo impegno a fianco di una delle più importanti eccellenze culturali espresse dal proprio territorio di riferimento. I biglietti dell’opera (da 125 a 10 euro) sono in vendita sul sito Tcbo.it e presso la biglietteria del Teatro Comunale di Bologna. Eventuali biglietti invenduti saranno disponibili da un’ora e mezza prima dell’inizio di ogni spettacolo al 50% del costo.In occasione di Aida, durante la quale non verranno trasmessi i sopratitoli poiché interferirebbero con la scenografia, il pubblico potrà comunque seguire il libretto dell’opera, sincronizzato con lo spettacolo, direttamente sul proprio smartphone (Apple, Android e Windows Phone), scaricando gratuitamente l’applicazione “Lyri Live”.
“Lyri” è stata pensata appositamente per i teatri e non interferisce con la visione dello spettacolo grazie allo sfondo nero e all’azzeramento automatico della luminosità con un limitatissimo consumo di batteria. Si consiglia al pubblico di scaricare l’applicazione prima di recarsi in Teatro. Nelle serate di spettacolo, all’interno del Teatro sarà disponibile una rete Wi-Fi dedicata collegandosi alla quale, dopo aver aperto l’applicazione, sarà visualizzato il libretto dell’opera in lingua italiana.
Nata nel 2015, “Lyri” è già stata utilizzata in vari teatri e festival tra cui il Teatro Alighieri di Ravenna, le Settimane Musicali al Teatro Olimpico di Vicenza, il Festival Verdi di Parma, il Teatro La Fenice di Venezia, il Festival Puccini di Torre del Lago, l’Opera Hedeland a Copenaghen.
Aida segna anche il debutto della sinergia tra Teatro Comunale di Bologna e “Scuderia|Future Food Urban CooLab” di piazza Verdi 2, un ambizioso progetto che fonde ristorazione di alta qualità e innovazione tra startup, eventi e laboratori aperti alla comunità. Il 12 novembre, in occasione della prima dell’opera, il Foyer Respighi del Teatro e l’ingresso della Scuderia saranno uniti da un simbolico tappeto rosso, a sancire una collaborazione che valorizza due aspetti che caratterizzano il territorio bolognese: l’amore per la cultura e per la musica e ’attenzione alle eccellenze e alle innovazioni nel settore agro-alimentare.
AIDA
Musica di Giuseppe Verdi
Opera in quattro parti
Libretto di Antonio Ghislanzoni

In coproduzione con il Macerata Opera Festival
Direttore Frédéric Chaslin
Regia Francesco Micheli
Scene Edoardo Sanchi
Costumi Silvia Aymonino
Luci Fabio Barettin
riprese da Daniele Naldi
Coreografie Monica Casadei
Maestro del Coro Andrea Faidutti
Disegni Francesca Ballarini
Assistente alla regia Valentina Brunetti
Assistente alle scene Carla Conti Guglia
Assistente ai costumi Hannah Gelesz

Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna
Compagnia di ballo Artemis Danza

Bambine allieve di Arabesque, Scuola di danza classica, contemporanea e moderna – Bologna

Produzione TCBO con Associazione Arena Sferisterio – Macerata Opera Festival
Personaggi e interpreti
Il Re Luca Dall’Amico
Amneris Nino Surguladze (12, 15, 19, 21/11) Cristina Melis (14, 16, 18, 22/11)
Aida Monica Zanettin (12, 15, 19, 21/11) Anna Lucrezia García (14, 16, 18, 22/11)
Radamès Carlo Ventre (12*, 15, 19, 21/11) Antonello Palombi (14, 16, 18, 22/11)
Ramfis Enrico Iori (12, 15, 19, 21/11) Antonio Di Matteo (14, 16, 18, 22/11)
Amonasro Dario Solari (12, 15, 19, 21/11) Stefano Meo (14, 16, 18, 22/11)
Gran Sacerdotessa Beth Hagermann
Messaggero Cristiano Olivieri

Bambine danzatrici: Giulia Algisi, Matilde Avoni, Elan Belletti, Marta Bernardi, Diana Bonicelli, Sara Borriello, Gaia Cinelli, Margherita Forni, Emma Iacovaccio, Alessandra Lauro, Beatrice Pasi, Sofia Ruggeri, Poerava Dalbagno, Lucia Mannino.
*Si informa il gentile pubblico che, a causa dell’attuale indisposizione di Carlo Ventre, la recita del 12 novembre ore 20:00 sarà sostenuta da Antonello Palombi.
Date
Domenica 12 novembre 2017, ore 20:00
Martedì 14 novembre 2017, ore 18:00
Mercoledì 15 novembre 2017, ore 20:00
Giovedì 16 novembre 2017, ore 20:00
Sabato 18 novembre 2017, ore 20:00
Domenica 19 novembre 2017, ore 15:30
Martedì 21 novembre 2017, ore 20:00
Mercoledì 22 novembre 2017, ore 18:00

AIDA

di Giuseppe Verdi

edizione storica 1913

Arena di Verona

28 luglio (prima rappresentazione) – ore 21.00

3, 6, 8, 13, 16, 20, 24, 27 agosto 2017 – ore 20.45

Venerdì 28 luglio alle ore 21.00 Aida di Giuseppe Verdi torna sul palcoscenico dell’Arena di Verona per il 95° Opera Festival 2017, nell’edizione storica ispirata alla prima messa in scena del 1913 che ha dato vita al Festival lirico.

L’opera è in scena per 9 serate fino al 27 agosto, come da tradizione a conclusione del Festival, nell’allestimento curato dal regista Gianfranco de Bosio e arricchito dalle coreografie di Susanna Egri; sul podio, a dirigere un cast internazionale, vediamo alternarsi due apprezzati direttori noti al pubblico areniano: Andrea Battistoni (28/7 – 3, 6, 8, 13, 16, 20/8) e Julian Kovatchev (24, 27/8).

Il titolo vede impegnati l’Orchestra, il Coro preparato da Vito Lombardi, il Corpo di ballo coordinato da Gaetano Petrosino ed i Tecnici dell’Arena di Verona, insieme a un gran numero di corifee e figuranti.

Repliche: 3, 6, 8, 13, 16, 20, 24, 27 agosto, ore 20.45

Il titolo, che dal suo esordio nel 1913 sul palcoscenico areniano conta ormai oltre 670 recite, è l’opera simbolo dell’Arena di Verona: dopo aver strizzato l’occhio alla modernità, Aida ora va in scena nella produzione che più fa riferimento alla tradizione ed è stata applaudita da milioni di spettatori in ben 20 stagioni. Realizzato da Gianfranco de Bosio nel 1982 grazie allo studio dei bozzetti per le scene originali di Ettore Fagiuoli, l’allestimento trasforma l’anfiteatro nell’Egitto dell’immaginario collettivo, con obelischi, palme, templi e sfingi, in mezzo ai quali si dipana la vicenda senza tempo tra la bella schiava etiope che dà il nome all’opera e il valoroso guerriero egizio Radamès. Un successo che da 104 anni crea sul palcoscenico più grande del mondo una magia immortale ricca di esoticità, grazie all’alchimia tra la musica di Giuseppe Verdi e il libretto di Antonio Ghislanzoni che ancora oggi sa coinvolgere lo spettatore con i grandi temi dell’umanità: amore, fedeltà alla patria, onore, morte e redenzione.

A completamento della messa in scena, le coreografie di Susanna Egri create ex novo nel 1982, dal momento che di queste non restava alcuna nota storica dal 1913. Grazie ad uno studio assiduo e a ricerche accurate durate un anno intero, ne è derivato un lavoro coreografico minuzioso che suggerisce il gusto ottocentesco del contesto compositivo dell’opera e, nel contempo, pone l’accento sull’innovazione che il balletto ha vissuto agli inizi del Novecento, sfruttando sapientemente le notevoli dimensioni del palcoscenico areniano.

In scena per il Festival lirico 2017 vediamo alternarsi voci nuove per l’Arena e applauditi interpreti che già diverse volte hanno affrontato il teatro all’aperto. Sotto la direzione musicale di Andrea Battistoni e, per due serate, di Julian Kovatchev, nel ruolo del titolo vediamo il ritorno di Monica Zanettin (28/7 – 3/8), Hui He (6, 24, 27/8) e Maria José Siri (16, 20/8), mentre fa il suo debutto in Arena Cellia Costea (8, 13/8); nella rivale Amneris troviamo per la prima volta sul palco dell’anfiteatro Olesya Petrova (28/7 – 3, 6/8), cui fanno seguito le apprezzate Marianne Cornetti (8, 13/8), Giovanna Casolla (16, 20, 24/8) e Anastasia Boldyreva (27/8). Come Radamès debuttano in Arena Gaston Rivero (28/7 – 3/8) e Hovhannes Ayvazyan (6, 8, 13, 24, 27/8), a cui si alterna Walter Fraccaro (16, 20/8), accanto all’Amonasro di Ambrogio Maestri (28/7 – 3, 6/8) e Carlos Almaguer (8, 13, 16, 20, 24, 27/8).

Completano il cast: Il Re di Ugo Guagliardo (28/7 – 3, 6, 20, 24, 27/8) e George Andguladze (8, 13, 16/8) alla loro prima areniana; Ramfis di Rafał Siwek (28/7 – 3, 6, 13, 20/8) e Deyan Vatchkov (8, 16, 24, 27/8); Un messaggero di Paolo Antognetti (28/7 – 3, 6, 8, 13, 16/8) e Antonello Ceron (20, 24, 27/8), e la voce della Sacerdotessa di Marina Ogii (28/7 – 3, 6/8), Tamta Tarieli (8, 13, 16/8) ed Elena Borin (20, 24, 27/8).

Nel ruolo danzato della Sacerdotessa nel I atto e della Schiava nella celebre scena del Trionfo del II atto vedremo alternarsi le prime ballerine Petra Conti ed Alessia Gelmetti, accanto ai primi ballerini Davit Galstyan, Alberto Ballester (28/7 – 3, 6, 8, 13, 16, 27/8) ed Alessandro Staiano (20, 24/8).

Pubblicato da Elio Crociani su Lunedì 8 aprile 2013

Pubblicato da Elio Crociani su Lunedì 8 aprile 2013

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 17 gennaio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 16 febbraio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 17 gennaio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 17 gennaio 2012

PRESSPHOTOTEATRO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO , 74°MMF AIDAOpera in quattro attiMusicaGiuseppe…

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 10 maggio 2011

PRESSPHOTOTEATRO DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO , 74°MMF AIDAOpera in quattro attiMusicaGiuseppe…

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 10 maggio 2011

Aida  Adina Aaron
Amneris  Kate Aldrich
Radames  Scott Piper
Ramfis  Enrico Giuseppe Iori
Amonasro Giuseppe Garra
Prima ballerina  Carla Fracci
orchestra e coro della fondazione Toscanini
direttore d’orchestra Massimiliano Stefanelli
Regia Franco Zeffirelli
Teatro Comunale di Busseto nel centenario verdiano

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 10 giugno 2011

 Luciano Pavarotti, Margret Price, Kurt Rydl, Simon Estes, Stefania Toczyska, Kevin Langan

Conductor Garcia Navarro
Regia Sam Wanamaker

TV Director Brian Large
2004

7 comments on “Aida

  1. BLoggione

    Quando l’Arena chiama Verdi.
    Aida , omaggio alla grande tradizione.

    Nella novantasettesima edizione di Verona Opera Festival, Verdi si riconferma re indiscusso del palcoscenico areniano con tre titoli di successo assicurato, Aida , La Traviata , Il trovatore che insieme alla Carmen di Bizet, alla Tosca di Puccini e ai Carmina burana di Orff compongono un programma in grado di esportare l’immagine di Verona nel mondo con un autentico omaggio alla tradizione operistica. La celebre Aida del 1913, ricostruita da Gianfranco De Bosio sulla base dei bozzetti di Ettore Fagiuoli, è un classico delle stagioni areniane che comunque con un linguaggio scenico misurato in senso architettonico e decorativo si presenta con un mix tra il fiabesco e il realismo nelle suggestioni di un fascinoso allestimento dove l’eleganza e la raffinatezza rinnovano la magia di un’opera che, nonostante sia divenuta popolare per le sue espressioni scenografiche e musicali, rivela comunque la maturità verdiana in un’intima levigatezza di sottolineature psicologiche. La bacchetta autorevole di Francesco Ivan Ciampa sul podio dell’orchestra veronese va alla ricerca di un colore denso, steso su larghe pennellate che si dipanano su un elemento drammatico grazie allo spiccato dinamismo che regge l’intero arco narrativo, conferendo una lettura di forte impatto servita dall’imponente coro dell’Arena diretto da Vito Lombardi che ben risponde alla grande forza comunicativa e all’asciuttezza timbrica della lettura fatta. Peccato però che non tutti gli interpreti di questa recita si incastonino nella prova di grande livello offerta da Ciampa. Una perla mancata è il Radames di Samuele Simoncini, illustre sconosciuto il cui nome non compare in alcun programma di sala, che all’ultimo istante per incanto sale sul palcoscenico areniano sostituendo il previsto Fabio Sartori. E Simoncini, ahimè, delude per l’emissione sfocata e per un’apertura di suono nel tentativo di mascherare un’avvertibile debolezza nella “Celeste Aida” da dimenticare, escluso l’acuto finale che scatena l’applauso del grande pubblico, il quale in una serata di routine non si accorge di quanto le sorti di un’aria fin troppo nota non si creino solo con un acuto squillante e niente più. Fortunatamente sulla scena compaiono anche due signore di collaudata fama, anche se un po’ usurate dal tempo. Maria José Siri ancora in buona forma, nonostante una discontinuità nel gioco dei registri vocali che a tratti risultano opachi e privi di fuoco. Ma la classe non è acqua e la signora Siri ben si difende portando a casa un’Aida dignitosa. Uguale sorte è destinata a Violeta Urmana voce più sopranile che mai per un’Amneris poco timbrata e dall’accento non sufficientemente imperioso per reggere la scena del giudizio in cui appare stanca, mentre il coro dei sacerdoti “ministri di morte” emerge da abissi misteriosi. L’orchestra ha un ritmo incalzante il cui crescendo di tensione con un’Amneris diversa avrebbe segnato un momento elettrizzante.
    Amonasro è interpretato da Badral Chuluunbaatar che, pur non dotato di una voce enorme, mantiene un certo equilibrio nella vocalità che resta però mille miglia lontano dalla dinamica del fraseggio e dall’articolazione della parola. Alla resa dei conti son le voci di Marko Mimica (Ramfis) e Krzystof Baczyk (Il Re) a esprimersi più che dignitosamente. Completano il cast il messaggero di Francesco Pittari e la sacerdotessa di Yao Bo Hui. Bellissime le coreografie di Susanna Egri che fanno risaltare il corpo di ballo dell’Arena e i primi ballerini Eleana Andreoudi, Mick Zeni e Alessandro Macario nella soluzione del trionfo filtrato attraverso la magia del gusto figurativo e di una sensibilità musicale eccellenti nella regia di Gianfranco De Bosio con le luci suggestive di Paolo Mazzon.

    Verona, 9 agosto 2019.
    Claudia Mambelli.

  2. BLoggione

    “Aida” nell’edizione storica del 1913, regina dell’Arena.

    L’Arena di Verona è da sempre sinonimo di spettacoli di qualità e soprattutto di forte impatto scenografico nel rispetto degli spazi enormi che offrono la possibilità di eventi in una cornice suggestiva come pochi altri teatri all’aperto possono eguagliare. Sul palcoscenico veronese anno dopo anno si sono alternate tradizione e modernità in un connubio di emozioni e sentimenti senza tempo, ma fra tutte le opere in cartellone una in particolare merita un occhio di riguardo in quanto regina dell’Arena, perché “Aida” sprigiona una magia unica grazie agli allestimenti “faraonici” che la distinguono. Il gioco di parole ci porta inevitabilmente a questo capolavoro della maturità verdiana che prende spunto nel 1870 da un soggetto egiziano dell’egittologo francese Auguste Mariette e che Verdi elaborò con grande abilità e leggerezza creando un’opera indimenticabile per l’atmosfera vissuta dai protagonisti in una religiosità arcaica, e per l’uso di cromatismi contrastanti nella coloritura esotica di alcuni passi di cui il terzo atto è prodigo nella magnifica suggestione della scena sulle rive del Nilo. L’edizione storica del 1913 che porta la firma di Gianfranco De Bosio, con le coreografie di Susanna Egri e la direzione degli allestimenti scenici di Giuseppe De Filippi Venezia, ritorna quest’anno sul grande palcoscenico areniano regalandoci un emozionante ritorno alla tradizione per eccellenza, in antitesi alla fantasiosa esplosività di Carlos Padrissa e de La Fura Dels Baus protagonisti della versione più rinnovata di “Aida”. La teatralità delle due primedonne Aida e Amneris, rivive nell’interpretazione di Monica Zanettin, Aida sicura, vibrante e musicalissima che costruisce un personaggio vero, eloquente e appassionato nel terzo atto, pieno di calore e di verità drammatica nella scena finale, come del resto accaduto precedentemente nel concitato duetto con Amneris, Olesya Petrova di forte impatto vocale che riesce ad essere insinuante e a rendere la passione che la divora, e la doppiezza con cui sa ricercare la conferma ai propri gelosi sospetti con un fraseggio che, se anche non troppo fantasioso, è comunque ancorato alla logica drammatica della situazione teatrale; e la bacchetta del giovane Andrea Battistoni le accompagna rendendo, con grande espressività sull’organico dell’orchestra areniana , la ricchezza di piani sonori e la serrata continuità narrativa che ne caratterizzano la direzione evidenziando alcune preziosità timbriche di rara bellezza. Ambrogio Maestri è un Amonasro con un colore e un legato da vero baritono verdiano che esplode nella forza impressionante di uno dei più incisivi “Dei Faraoni tu sei la schiava”. E’ bravo anche Ugo Guagliardo nelle vesti del re. Non convince invece fino in fondo il Radames di Gaston Rivero che apre con una “Celeste Aida” da dimenticare , un biglietto da visita veramente sprecato. Si riscatterà in corso d’opera con un discreto duetto con la Zanettin nel terzo atto, e nella scena del giudizio finale con la Petrova. Nell’insieme il cast esprime una certa omogeneità anche nei ruoli di Ramfis, Rafal Siwek; del messaggero Paolo Antognetti; e della sacerdotessa Marina Ogli. Bravo come sempre il coro diretto da Vito Lombardi, particolarmente intenso nel giudizio dei sacerdoti. Di grande impatto visivo e di eleganza raffinata è il corpo di ballo dell’Arena coordinato da Gaetano Petrosino nella deliziosa performance dei negretti e nella successiva marcia trionfale, un classico senza tempo che caratterizza questo capolavoro.

    Verona, 3 agosto 2017.

    Claudia Mambelli.

  3. admin

    Verona: Aida, quando la classe non acqua.

    Archiviata la discussa produzione artistica nel segno del rinnovamento operato dalla Fura dels Baus che ha inaugurato con Aida il Festival del Centenario Areniano, ritorna nelle successive repliche, fino alla chiusura della stagione estiva 2013, lAida pi classica delle celebrate edizioni nella rievocazione storica del 1913 con la regia di Gianfranco De Bosio; quellAida che parla di un universo reso affascinante dai suoi esotismi che affondano nelle radici di un Egitto millenario intriso di verit drammatica e di intensit emotiva in unatmosfera permeata di religiosit arcaica.

    Quella Aida avvolta in un colore notturno che nel terzo atto offre un carattere ricco di seduzione unico e che nella scena maestosa e imponente del trionfo sottolinea lo sfarzo tra il potere politico e quello religioso, mentre sullo sfondo si compie la tragedia tra Amneris, figlia del faraone, insieme diabolica e disarmata nella sua fragilit di donna innamorata del generale Radames, a sua volta perdutamente invaghito della schiava etiope Aida, in un intreccio in cui odio, amore e vendetta si fondono in un gioco delle parti contrastanti, risolutive negli argini di una scrittura consapevole e meditata. Sul podio dellorchestra dellArena di Verona Daniel Oren, con mano esperta e collaudata fa rivivere una drammaticit di impressionante forza comunicativa che sfuma dalla vitalit pi accesa al sensuale abbandono sfiorando la libert intrisa di una fantastica immaginazione. Nello splendido duetto Amneris-Aida in cui le due voci femminili per eccellenza, Fiorenza Cedolins e Violeta Urmana si misurano in uno scontro spietato dove, ago della bilancia un altrettanto valido CarloVentre, un Radames che coniuga la timbrica calda con un fraseggio incisivo e spontaneo, di spessore robusto. Brava la Cedolins che sottolinea il lato lirico accarezzato da una malinconia intimista di grande effetto in Patria mia e nei Cieli azzurri. Forte lesperienza di Violeta Urmana nellesprimere unAmneris di tutto rispetto, forse un po sbrigativa in alcune situazioni, comunque espressiva nel colore delle frasi pi impervie. Pi difficile da interpretare lAmonasro di Alberto Mastromarino che pare accusare uno sforzo evidente nella linea vocale alla continua ricerca di ampiezza. Il cast, omogeneo nel livello pi che buono, si completa con le voci intense di Carli Cigni (il Re), di Orlin Anastassov (Ramfis), di Antonella Trevisan (la sacerdotessa), e di Antonello Ceron (il messaggero). Ottima la prestazione del coro areniano magistralmente sorretto da Armando Tasso e ultimo, ma non certo per demeriti, il corpo di ballo con le coreografie storiche di Susanna Egri. E quando la classe non acqua, Aida segna un altro grande successo.

    Verona, 29 agosto 2013.

    Claudia Mambelli.

  4. admin

    Successi e incertezze nellAida di Parma.

    La chiave di lettura di Aida st nel terzo atto dove unimpalpabile trama di intima e levigata finezza coglie le sottigliezze psicologiche dei protagonisti che scoprono le proprie passioni umane in una realt fatta di tensione drammatica e di intensit emotiva. Cos la favola che affonda le radici nellantico Egitto di Auguste Mariette recuperato poi da Ghislanzoni, al di l della spettacolarit scenografica che lha resa popolare grazie a un cromatismo esotico un po di maniera, di importazione francese stile grand-opra, viene dipanata da un Verdi sessantenne che canta lultimo canto della giovinezza attraverso un groviglio di passioni e di conflitti che i protagonisti scoprono man mano, superando la religiosit arcaica con la sublimazione degli affetti e il superamento degli affanni. Ed proprio il terzo atto di Aida a far conoscere il meglio del giovane cast presentato dal Teatro Regio di Parma che, in coproduzione coi Teatri di Reggio Emilia e del Comunale Pavarotti di Modena, portano in scena in questa stagione 2012 il capolavoro verdiano per eccellenza rispolverando lallestimento del 2005 firmato da Joseph Franconi Lee da unidea di Alberto Fassini.
    In unepoca di travestimenti fasulli e di rivisitazioni fuori tempo e luogo, ben venga la grande tradizione di Franconi Lee che viene rispettata fino in fondo con le belle scene di Mauro Carosi che firma anche gli splendidi costumi assecondando un elegante cromatismo bl e oro. Particolarmente suggestiva la scena lungo le rive del Nilo, ma non mancano altri momenti canonici di rilievo, compreso il troppo ridondante affollato trionfo di Radames sulle truppe etiopi, e il boudoir di Amneris e delle schiave. Con una bacchetta che non fa certo del coinvolgimento emotivo una bandiera, Antonino Fogliani sul podio dellorganico orchestrale del Regio di Parma preserva una linearit che polarizza lattenzione sui grandi temi esotici senza pregiudicare comunque una tenuta narrativa coinvolgente. Unevidente disparit contraddistingue gli interpreti di questo giovane cast che si alterna a quello titolare dellopera composto da Susanna Branchini, Walter Fraccaro, Mariana Pentcheva e Alberto Gazale. Degna di attenzione la personalit affascinante di Tiziana Caruso, sensuale nel costruire labbandono sentimentale, intensa nel raccontare la propria passione per Radames, anche se un po forzata in alcuni passaggi; e favorita da una fisicit prorompente , ottimo biglietto da visita per una presenza scenica di grande effetto, avvolta in un abito rosso arricchito da gioielli. In coppia con Vittorio Vitelli, Amonasro di tempra forte e ruvida, ben costruito nel timbro pieno e solido suffragato da un accento intenso, danno vita a un terzo atto ricco di belle increspature scandite da una serrata continuit drammatica. Qualche difficolt appartiene al piagnucoloso Radames di Ji Myung Hoon (ma quanti orientali popolano i teatri lirici italiani) alle prese con una dizione ingestibile per lui, che sbaglia di primo colpo quel classico che Celeste Aida, ma che compenser il brutto momento iniziale lasciando un buon ricordo nellultimo atto intriso di sofferta emozione. Imbarazzante lAmeris di Junhua Hao, incolore ed estremamente a disagio con una voce troppo poco timbrata e priva di quellaccento imperioso che caratterizza la diabolica principessa egizia. E un Amneris che fatica a reggere il confronto con unAida agguerrita, quasi fosse il rovescio della medaglia, e ancor meno inaccettabile nella scena del giudizio coi sacerdoti.
    Il cast si completa con la bella vocalit della sacerdotessa, tale Yu Guanqun ; Il Re appartiene al bravo Carlo Malinverno, mentre George Andguladze un Ramfis leggermente sfocato. Infine il messaggero interpretato da Cosimo Vassallo. Dulcis in fundo una menzione a parte merita la compagine corale diretta da Martino Faggiani, sempre calibrata e perfettamente calata nel ruolo che le compete. Dunque c qualche successo personale, c anche qualche incertezza, ma alla resa dei conti il Regio di Parma merita di pi perch ci ha abituati ad avere molto di pi.

    Parma, gennaio 2012.
    Claudia Mambelli.

    Recensione mandata in onda su Radio Milano Tv lunedi 30 gennaio 2012 ore 10.

  5. admin

    Il colore prezioso di Aida inaugura il Maggio Fiorentino.

    E la sabbia del deserto, e non la tomba, a soffocare Aida e Radames nellintensa e intimista interpretazione che la regia di Ferzan Ozpetek d a questa prestigiosa edizione dellopera verdiana che inaugura il 74 Festival del Maggio Musicale Fiorentino. Perch la sabbia del deserto e il riferimento allantica tomba del Re Antioco I di Commagene nella regione di Nemrut in Turchia sono gli elementi fondamentali su cui punta lobiettivo il regista di origine turca Ozpetek, omaggiando cos la sua terra di origine. Ma il vero colpo di scena di questo capolavoro, scritto da Verdi per il teatro del Cairo con la complicit dellegittologo francese Auguste Mariette, che racconta la suggestione di una realt drammatica intrisa di intensit emotiva sullo sfondo di una
    religiosit arcaica, il colore prezioso che la mano elegante e raffinata di Zubin Mehta sa distribuire sullorganico dellorchestra del Maggio Fiorentino: dal Preludio misterioso costruito su tenui trasparenze che si intrecciano a un accento vibrante, allopulenza e alla maestosit dei piani sonori che giocano sul velluto di un suono soffice e pastoso, fino alla drammatica solennit dei sacerdoti, creando quel dualismo vissuto fra limponenza e la sensualeggiante morbidezza che riassumono la peculiarit dellopera. E un grande cast a sottolineare il cromatismo lussureggiante di questAida raccontata con introspezione psicologica dai suoi protagonisti: lei, Aida, splendida Hui He che dipana con estrema lucidit il groviglio di passioni, divisa fra lamor di patria e il contrastato amore per Radames, con accento struggente ricco di un timbro affascinante nei bellissimi chiaroscuri di Numi piet. E ancora di una grandezza unica nel duetto con la diabolica e imperiosa Amneris, una Luciana DIntino di spessore intenso e di forte drammaticit nel sostenere le frasi pi impervie, dal formidabile Ritorna vincitor a un Radames vive elettrizzante. E altrettanto efficace il terzo
    atto, splendido nellabbandono sentimentale di Hui He che cesella Oh patria mia in un gioco di incantata sensualit e struggente nostalgia; altrettanto eloquente nel dialogo col padre Amonasro, un Ambrogio Maestri che sfoggia un legato da vero baritono verdiano nelle foreste imbalsamate e che esplode con forza impressionante nellincisivo Dei Faraoni tu sei la schiava. E infine a confronto con Radames, un Marco Berti che coniuga irruenza e sensualit in un canto spontaneo e di forte comunicativa, che ci regala un bellissimo squillo nel Sacerdote io resto a te facendoci dimenticare una Celeste Aida non proprio perfetta. Insieme Hui He e Marco Berti compongono i Cieli azzurri in un affascinante gioco emozionale. Di gran classe Luciana DIntino emerge nel drammatico confronto coi sacerdoti nella scena del giudizio nella sua diabolicit disarmata e fragile.
    Il cast si completa col bravo Roberto Tagliavini nelle vesti del Re, lineguagliabile Giacomo Presta nel ruolo di Ramfis, con laltrettanto valida Caterina Di Tonno nelle vesti della sacerdotessa e col messaggero di Saverio Fiore. Le masse corali del Maggio Fiorentino dirette da Piero Monti siglano momenti indimenticabili, dalla sontuosit della marcia trionfale alla maestosit dei sacerdoti. E le coreografie di Francesco Ventriglia unitamente allessenzialit scenografica di Dante Ferretti e ai bei costumi di Alessandro Lai creano un mix di grande impatto visivo completato dallallestimento di Italo Grassi.

    Firenze, maggio 2011.
    Claudia Mambelli.

  6. admin

    Il trionfo delloro nellAida di Zeffirelli.

    Una grandiosa piramide in tubi di metallo dorato, che ruotando su se stessa scopre diverse angolazioni su cui si svolge lazione, prima la reggia, poi il tempio con la mitica effigie di Ramsete II in un gioco di suggestioni arcaiche, compone lazione visiva dellAida firmata da Franco Zeffirelli per larena veronese; lopera verdiana per eccellenza divenuta popolare per quelle sue esplosioni legate agli effetti scenografici di grande richiamo, ma non per questo avulsa dalle
    sottolineature psicologiche e dalla verit drammatica dei personaggi testimoni-chiave di una complessa vicenda che affonda le radici nellantico Egitto. E unAida dorata, ridondante di idoli colossali, di sfingi illuminate a giorno e di un intricato sventolio di vessilli colorati che nella scena del trionfo soffre di uno spazio privo di profondit limitato a una pedana orizzontale su cui i protagonisti corrono in un andirivieni affrettato che rende meno persuasive anche le mitiche danze.
    Saranno i due atti conclusivi ,valorizzati da una maggiore sobriet nei raffinati giochi di luce vissuti in unatmosfera permeata di intensit emotive, a scolpire la profondit espressiva degli interpreti nel groviglio di passioni e di conflitti che la storia intreccia col tragico destino di due donne innamorate entrambe dello stesso uomo; da un lato la schiava etiope preda del nemico e della passione, dallaltro una regina diabolica e disarmata, imperiosa e fragile; e sopra di loro il nume dominatore, la sacra Iside evocata fin dallinizio. Due donne a confronto: Lucrezia Garcia e Trichina Vaughn rispettivamente Aida e Amneris che si misurano in un duetto Fu la sorte dellarmi di forte drammaticit in cui la Vaughn riesce a essere insinuante nello scoppio passionale che la divora con un timbro espressivo sottolineato da una robustezza facilitata nelle zone pi impervie e, pur peccando di un fraseggio non troppo fantasioso, gioca su una sua espressivit intensa, ancor pi evidenziata nella scena coi sacerdoti Ohim morir mi sento, corposa nel suono ricco di vibrazioni passionali. Non le da meno lAida di Lucrezia Garcia che sostituisce allultimo istante Kristin Lewis giocando la carta di una vocalit intensa, ricca di sfumature soprattutto nelle bellissime arcate dei Cieli azzurri con una carica di straordinaria comunicativa e di sincerit nellaccento intenso di Patria mia. Imponente Ambrogio Maestri, forte non solo della presenza scenica, ma anche di una corposit nel timbro pieno e nellautorevolezza daccento per esprimere la ruvida energia di Amonasro. Interessanti anche le vocalit dei due bassi, Carlo Striuli che impersona il re , mentre Marco Spotti veste i panni di Ramfis. Non convince appieno Carlo Ventre per il canto troppo aperto e stentoreo nellapertura di Celeste Aida. Migliorer in corso dopera regalandoci insieme alla Garcia un bel finale nella Fatal pietra e con O terra addio lasciano un ricordo pieno di morbidi abbandoni. La compagine corale dellarena veronese diretta da Giovanni Andreoli scolpisce un momento intenso nella scena del Giudizio. Completano il cast il messaggero di Angelo Casertano e la sacerdotessa di Antonella Trevisan. Daniel Oren offre una direzione compatta, precisa, ricca di un colore orchestrale denso, a tratti drammatico, ma anche capace di pennellate suggestive che creano un forte dinamismo nellintero arco narrativo di una lettura particolarmente espressiva.

    Verona, 15/08/2010.
    Claudia Mambelli.j

  7. admin

    Settima di Aida allArena di Verona

    Serata di addii, di debutti e di rientri per la settima recita di Aida
    all88 Festival dellArena di Verona. Il russo Vitalij Kovaliov
    (Ramphis) salutava il pubblico offrendo una solida prestazione nel
    ruolo e facendo ricordare limpasto vocale dei bassi dei bei tempi
    andati. Voce che ci piacerebbe risentire presto a Verona.
    Altrettanto non si pu dire del debuttante compaesano Sergey Murzaev che ha privilegiato laspetto stentoreo di Amonasro, tralasciando le parecchie nuances previste dalla partitura verdiana.
    Una esecuzione che in sintesi potremmo definire monocorde.
    Rientrava il soprano Amarilli Nizza nel ruolo del titolo, reduce dallinaugurazione del Festival Pucciniano a Torri del Lago, dove ha portato in scena Madama Butterfly. Il soprano milanese non cessa di stupire recita dopo recita, e a memoria duomo, abbiamo dovuto tornare indietro di parecchi lustri per ricordare unAida di tale levatura, forse paragonabile a quella di una Maria Chiara in stato di grazia, per non dover rivangare i ricordi di una Leyla Gencer degli anni Sessanta. Ascoltare la sua aria del terzo atto, cos cesellata in ogni nota, in ogni passaggio del fraseggio, fino allascesa al do acuto, che rimasto lass a brillare come una stella lucente, fatto che rimarr sicuramente nella memoria dei dodicimila spettatori che assistevano alla recita e alla cui ovazione si sono aggiunti i professori dellorchestra areniana ed il direttore Daniel Oren, che hanno per alcuni secondi abbandonato lo strumento per tributare ad Amarilli Nizza anche il loro riconoscimento. In ottimo stato di forma anche il tenore Piero Giuliacci, sicuramente molto meno sotto pressione e meno
    affaticato di altre serate. Il duetto finale, complice un Oren
    ispiratissimo, mirabile scandagliatore della partitura verdiana, ha
    raggiunto quei vertici di poesia che sicuramente erano nelle intenzioni del Cigno di Busseto. (Gianni Villani)

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