Rigoletto

Posted by on July 30, 2020

https://youtu.be/JIXlbn6JW2Uhttps://metoperafree.brightcove.services/?videoId=6173673740001 Cornell Macneil (Rigoletto) Ileana Cotrubas (Gilda) Plàcido Domingo (Il Duca di Mantova) The Metropolitan Opera Chorus and Orchestra Conductor James Levine Met Novembre 1977 https://www.raiplay.it/video/2020/07/Rigoletto-Circo-Massimo-c6b8c99c-bfe2-4719-b14f-d1ba5e02625d.html Conductor Daniele Gatti  Regia Damiano Michieletto  Iván Ayón Rivas (Duca di Mantova) Roberto Frontali (Rigoletto) Rosa Feola (Gilda) Riccardo Zanellato (Sparafucile) https://www.raiplay.it/video/2020/06/opera—rigoletto-968bfa30-c7a6-44ea-b0ca-81894b4cde51.html   Vizenza La Scola, Leo Nucci, June

https://youtu.be/JIXlbn6JW2Uhttps://metoperafree.brightcove.services/?videoId=6173673740001

Cornell Macneil (Rigoletto)
Ileana Cotrubas (Gilda)
Plàcido Domingo (Il Duca di Mantova)
The Metropolitan Opera Chorus and Orchestra
Conductor James Levine
Met Novembre 1977

https://www.raiplay.it/video/2020/07/Rigoletto-Circo-Massimo-c6b8c99c-bfe2-4719-b14f-d1ba5e02625d.html

Conductor Daniele Gatti

 Regia Damiano Michieletto

 Iván Ayón Rivas (Duca di Mantova)
Roberto Frontali (Rigoletto)
Rosa Feola (Gilda)
Riccardo Zanellato (Sparafucile)

https://www.raiplay.it/video/2020/06/opera—rigoletto-968bfa30-c7a6-44ea-b0ca-81894b4cde51.html

 

Vizenza La Scola, Leo Nucci, June Anderson, Franco de Grandis, Viorica Cortez

Conductor Bruno Bartoletti
Orchestra del Teatro dell’Opera
Coro del Teatro dell’Opera
Chorus Master Paolo Vero
Stage Director Silvia Cassini
Stage Designer Luigi Marchione
Costume Designer Salvatore Rus

https://metoperafree.brightcove.services/?videoId=6154160288001

CONDUCTOR
Michele Mariotti

PRODUCTION
Michael Mayer

SET DESIGNER
Christine Jones

COSTUME DESIGNER
Susan Hilferty

LIGHTING DESIGNER
Kevin Adams

CHOREOGRAPHER
Steven Hoggett

The Duke
Piotr Beczala

Borsa
Alexander Lewis

Countess Ceprano
Emalie Savoy

Rigoletto
Zˇ eljko Lu ˇci ´c

Marullo
Jeff Mattsey

Count Ceprano
David Crawford

Monterone
Robert Pomakov

Sparafucile
Štefan Kocán

Gilda
Diana Damrau

Giovanna
Maria Zifchak

A Page
Catherine Choi

Guard
Earle Patriarco

Maddalena
Oksana Volkova

http://www.teatromassimo.it/teatro-massimo-tv-567/rigoletto.html

Direttore Stefano Ranzani
Regia John Turturro
Coordinatrice del progetto registico Cecilia Ligorio
Regista collaboratore Benedetto Sicca
Scene Francesco Frigeri
Costumi Marco Piemontese
Luci Alessandro Carletti
Coreografia Giuseppe Bonanno
Assistente alle scene Alessia Colosso
Assistente ai costumi Sara Marcucci
Orchestra e Coro del Teatro Massimo

Nuovo allestimento del Teatro Massimo in coproduzione con il Teatro Regio di Torino, l’Opéra de Wallonie Liège e la Shaanxi Opera House

Il Duca di MantovaIvan
Ayon Rivas (13, 16, 18, 20)
Stefan Pop (14, 17, 19, 21)

Rigoletto
George Petean (13, 17, 19, 21)
Leo Nucci (18, 20)
Amartuvshin Enkhbat (14, 16)

Gilda
Maria Grazia Schiavo (13, 17)
Ruth Iniesta (14, 16, 18, 19, 20, 21)

Sparafucile
Luca Tittoto
MaddalenaMartina Belli
GiovannaCarlotta Vichi

Conte di Monterone
Sergio Bologna

Marullo
Paolo Orecchia

Matteo Borsa
Massimiliano Chiarolla

Il Conte di Ceprano
Giuseppe Toia

Contessa di Ceprano
Adriana Calì

Usciere di corte
Antonio Barbagallo (13, 17, 19, 21)
Gianfranco Giordano (14, 16, 18, 20)

Paggio della Duchessa
Emanuela Sgarlata

Gilda – Nino Machaidze
Rigoletto – Leo Nucci
The Duke – Francesco Demuro

#IoRestoaCasa #IoRestoaCasa #IoRestoaCasa #IoRestoaCasa #IoRestoaCasa #IoRestoaCasa #IoRestoaCasa #IoRestoaCasa

Buona visione e buon ascolto Good vision and good listening Gute Sicht und gutes Zuhören Boa visão e boa audição Bonne vision et bonne écoute Buena visión y buena escucha Хорошее зрение и хорошее слушание رؤية جيدة واستماع جيد 良好的视野和良好的倾听 अच्छी दृष्टि और अच्छा सुनना

Tra gli automobilisti denunciati per essersi spostati senza motivo, uno, alla vista di un posto di controllo dei Carabinieri, ha tentato la fuga. L’automobilista è stato inseguito dai militari e quando è stato raggiunto, ha avuto un malore ed è stato trasportato al Pronto Soccorso per accertamenti. L’uomo, italiano è stato denunciato per inosservanza dei provvedimenti.

Tra gli episodi riscontrati durante i controlli, i carabinieri del Comando Provinciale di Bologna segnalano: una comitiva di minorenni che si era allontanata da una comunità per fare una ‘scampagnata fuori porta’; un’impiegata che ha violato la quarantena fiduciaria; un operaio che è uscito dal comune di residenza per andare a sporgere una querela non urgente in una Stazione dei Carabinieri di Bologna; un gruppetto di amici, poco più che maggiorenni, che erano andati a giocare a calcetto al parco. Nello stesso parco, i carabinieri hanno denunciato anche un pensionato che stava assistendo alla partita di calcetto, seduto sulle sponde di un fiume, in compagnia della sua canna da pesca;

Un cittadino poi è stato denunciato per non aver rispettato la distanza di sicurezza mentre si trovava all’interno di una stazione dei Carabinieri: ha ignorato diversi avvisi da parte dei militari che lo invitavano a rispettare la normativa in vigore. Infine, denuncia anche per tre pensionati che giocavano a briscola in una strada di Bologna.

Pubblicato da Elio Crociani su Domenica 17 marzo 2019

Rigoletto, Opera del Capodanno di Rimini

Nell’ambito degli eventi di “Rimini, il capodanno più lungo del Mondo”, ad inaugurare il 2020 dal palcoscenico del Teatro Galli, sarà quest’anno “Rigoletto”, melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave tratto dal dramma storico “Il re si diverte” (Le roi s’amuse) di Victor Hugo. Musica di Giuseppe Verdi.

La Prima rappresentazione si terrà mercoledì 1 gennaio nel consueto orario pomeridiano delle 17,00 e le due repliche si terranno venerdì 3 e sabato 4 gennaio alle ore 20,00.

L’Opera è un nuovo allestimento prodotto dal Coro Lirico città di Rimini Amintore Galli APS in collaborazione con: Kansai Nikikai Public Interest Corporated Association di Osaka e Oles-Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento; ha il patrocinio e il contributo del Comune di Rimini.

Con la regia di Paolo Panizza, Rigoletto è diretta dal Maestro concertatore Massimo Taddia, con l’Orchestra della Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna e il Coro Lirico città di Rimini Amintore Galli preparato dal M° Matteo Salvemini. Con la partecipazione della Compagnia Teatrale “RDL Ragazzi del Lago”, direttore Carlo Tedeschi, coreografa Annamaria Bianchini.

L’opera è sottotitolata.

Rappresentata per la prima volta a Venezia presso il Teatro La Fenice l’11 marzo 1851, Rigoletto è la prima delle opere della “trilogia popolare” di Verdi (Rigoletto, La Traviata, il Trovatore) cosi definita perché di grande successo e diffusione. Fra i tre capolavori della ‘trilogia’, ha per protagonista il carattere più complesso e sfaccettato, il buffone Rigoletto, capace di passare dallo scherno indegno nei confronti di un padre cui hanno violentato la figlia (Monterone) all’amore paterno e ossessivo nei confronti della figlia propria. Fa il buffone alla corte di un libertino Duca di Mantova, godendo probabilmente di vantaggi, ma odia quell’ambiente dissoluto e “dannato”. Nasconde, infatti, alla figlia il proprio lavoro, per vergogna e per proteggerla. A nulla purtroppo servirà, perché il destino, tanto caro a Verdi, diventerà il vero protagonista di questa vicenda e stritolerà Rigoletto con l’avverarsi della maledizione scagliata contro di lui da Monterone, il padre deriso. Un destino che è una sorta di karma ante litteram; un destino che, se sfidato, può essere ancora più atroce e la vendetta di Rigoletto si ritorcerà infatti tutta contro di lui.

“La collaborazione del Coro Amintore Galli con due interessanti realtà artistiche: Kansai Nikikai Public Interest Corporated Association di Osaka e Oles-Orchestra Sinfonica di Lecce e del Salento, da cui ha avuto origine questa nuova coproduzione, ha l’obiettivo primario di allargare i reciproci orizzonti artistici. – Spiega Claudia Corbelli presidente del Coro – Uno scambio culturale trasversale può favorire per ciascuno dei soggetti coinvolti un arricchimento non indifferente, sia dal punto di vista artistico che dal punto di vista organizzativo. Gli allestimenti operistici, come tutti ben sanno, hanno costi molto elevati e l’unione di più realtà artistiche permette una ottimizzazione delle risorse finalizzata a mantenere alto lo standard proposto al pubblico. Rigoletto dopo Rimini verrà allestito in Giappone, a Osaka. Non da ultimo, le collaborazioni permettono a ciascuno di ampliare il proprio raggio di visibilità. In questi ultimi anni, grazie alle coproduzioni, il Coro si è esibito in importanti kermesse liriche e su importanti palcoscenici del mondo, ultima prestigiosa performance quella del Cultural Palace di Amman in Giordania in Occasione dell’Opera Festival, con ‘Il Barbiere di Siviglia” di Rossini.

“Ho cercato di dare allo spettacolo un taglio molto cinematografico, – spiega il regista Paolo Panizza – con piani diversi anche nella scena, pensata e costruita proprio con l’intento di raccontare nel modo migliore possibile quest’avvincente storia nel rispetto della musica e del libretto. Ma, pur nella linea della “tradizione” popolare e di costume, mi sono preso alcune libertà. Ad esempio, preferisco vedere la deformità di Rigoletto più nella sua morale che nel fisico e per questo gli faccio usare e poi dismettere una gobba solo nel primo quadro, come arnese del proprio mestiere, restituendogli poi un’umanità più vicina a noi e non dettata dall’obsoleto concetto di brutto fisico/brutto morale; la casa dove Rigoletto tiene rinchiusa la figlia Gilda preferisco vederla come una “gabbia dorata” per il suo unico amore, una sorta di giardino incantato violato poi dal Duca/lupo. Lupo che, sul finale del primo atto, faccio rientrare, perché anch’esso, per un momento, torna umano… E lo dice Verdi all’inizio del secondo atto con le parole del Duca stesso: “Ella mi fu rapita! E quando, o ciel… ne’ brevi istanti, prima che il mio presagio interno sull’orma corsa ancora mi spingesse! Schiuso era l’uscio!… la magion deserta! E dove ora sarà quell’angiol caro?… colei che poté prima in questo core destar la fiamma di costanti affetti?… colei sì pura, al cui modesto accento quasi tratto a virtù talor mi credo!… “. Egli non sa ancora che Gilda si trova ora proprio nel suo palazzo… E quando si vedranno per Gilda sarà forse una lieta sorpresa, ma assai breve, perché il lupo, come si sa, perde solo il pelo…

Personaggi e interpreti:

Il Duca di Mantova è interpretato dal tenore Carmine Riccio, Rigoletto, buffone di Corte, è il baritono Andrea Zese, Gilda, figlia di Rigoletto è interpretata dal soprano Giulia Della Peruta nelle recite dell’1 e del 4 e dal soprano Ayako Suo nella recita del 3 gennaio. Il sicario Sparafucile, è interpretato dal basso Paolo Battaglia, mentre Maddalena, sorella di Sparafucile è il contralto Antonella Colaianni. Giovanna, custode di Gilda, è il mezzosoprano Elisa Luzi che presta la voce anche alla Contessa di Ceprano. Nel ruolo del Conte di Monterone c’è il baritono Gaetano Triscari, mentre il cavaliere Marullo è il baritono Giuseppe Esposito, il cortigiano Matteo Borsa è il tenore Roberto Carli, il conte di Ceprano è interpretato dal basso Luca Gallo, il soprano Ilenia Tosatto è un paggio della Duchessa e Riccardo Lasi, basso, interpreta un usciere di corte.

Cavalieri, dame, paggi, alabardieri sono interpretati dal Coro Lirico Città di Rimini Amintore –Galli.

L’ingresso è a pagamento. Il costo dei biglietti va dai 10 ai 75 Euro.

Biglietteria adiacente Uffici URP in Piazza Cavour 31 Rimini, dal 10 dicembre con orario continuato dal lunedì alla domenica dalle 11 alle 19.

I biglietti saranno acquistabili anche online sul portale vivaticket

Per Info: corogallirimini.it

Pagina Facebook Rimini all’Opera

Pubblicato da Elio Crociani su Domenica 17 marzo 2019

TCBO: RIGOLETTO FIRMATO DA PIZZECH RIVISTO E RIPROPOSTO A BOLOGNA E IN TOURNÉE IN GIAPPONE

In scena a Bologna dal 19 al 30 marzo 2019

In tournée in Giappone dal 15 al 23 giugno 2019

Sul podio Matteo Beltrami; nel cast Alberto Gazale, Stefan Pop, Lara Lagni e Desirée Rancatore

«Come gli eroi della tragedia greca anche Rigoletto è vittima del suo stesso disegno e non può fare nulla per modificare la situazione. La vendetta, tanto evocata e desiderata, cade su di lui, trasformandolo nell’eroe tragico di una modernità sorprendente, assoluta». È Rigoletto di Giuseppe Verdi secondo il regista Alessio Pizzech, che firmò l’allestimento dell’opera per il Teatro Comunale di Bologna nel 2016 e che adesso lo ripropone in una versione rivista e con costumi completamente rinnovati, sempre al Comunale, da martedì 19 marzo (ore 20) con repliche fino al 30 marzo, e in tournée in Giappone con i complessi del TCBO dal 15 al 23 giugno. A guidare l’Orchestra e il Coro del Teatro è chiamato il direttore d’orchestra Matteo Beltrami, Direttore musicale del Teatro Coccia di Novara dal 2016, per la prima volta ospite del teatro felsineo. Daranno voce ai ruoli principali Alberto Gazale (Rigoletto), Stefan Pop (il Duca di Mantova), Lara Lagni (Gilda) sostituita da Desirée Rancatore per la recita del 21 marzo.

«In questa edizione rivista – prosegue il regista – la deformità di Rigoletto è fisica. A causa di una malformazione il protagonista è impossibilitato ad usare un braccio, che viene coperto da un elemento decorativo con cui per tutta l’opera egli gioca, esibendo e nascondendo questa deformità, facendola diventare il centro di uno spettacolo crudele e circense. In realtà l’emergere di questa deformità fisica, che rende difficilissimo per lui compiere anche gesti come accarezzare, baciare, portare qualcosa o abbottonarsi, rivela il dolore interiore vissuto da Rigoletto».

Tratto dal dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo e rappresentato per la prima volta alla Fenice di Venezia nel 1851, Rigoletto incappò nella censura austriaca per le tinte fosche con cui tratteggia la corte di Mantova del XVI secolo tra stupri, loschi bassifondi, prostitute e sicari.

Le scene dello spettacolo sono di Davide Amadei, i costumi di Carla Ricotti, le luci sono firmate da Claudio Schmid – riprese da Daniele Naldi – e i movimenti coreografici sono realizzati da Isa Traversi. Il Coro del TCBO è preparato da Alberto Malazzi.

Completano il cast vocale Abramo Rosalen (Sparafucile), Anastasia Boldyreva (Maddalena), Laura Cherici (Giovanna), Nicolò Ceriani (Conte di Monterone), Abraham García González (Marullo), Rosolino Claudio Cardile (Matteo Borsa), Simone Marchesini (Conte di Ceprano), Aloisa Aisemberg (Contessa di Ceprano), Chiara Notarnicola (Un paggio) e Gianluca Monti (Un usciere di corte). Sul palcoscenico saranno impegnati anche gli attori della Scuola di Teatro di Bologna “Alessandra Galante Garrone”.

Lo spettacolo è realizzato grazie al contributo di Automobili Lamborghini, che sceglie di sostenere per la quarta stagione consecutiva il Teatro Comunale, dopo l’Attila inaugurale del 2016, la Lucia di Lammermoor del 2017 e La bohème che ha aperto il cartellone 2018.

La Prima di martedì 19 marzo ore 20.00 sarà preceduta, alle 19.15 in Rotonda Gluck, da un breve incontro sull’opera con il critico musicale di «Avvenire» Pierachille Dolfini – che ha curato le note al programma di sala dello spettacolo – e con il Sovrintendente del Teatro Comunale Fulvio Macciardi.

I biglietti del Rigoletto (da 120 a 10 euro) sono in vendita sul sito tcbo.it e presso la biglietteria del Teatro Comunale di Bologna. Eventuali biglietti invenduti saranno disponibili il giorno dello spettacolo al 50% del costo.

Insieme al Barbiere di Siviglia, Rigoletto è una delle due produzioni che il Teatro Comunale di Bologna porterà in tournée in Giappone a giugno: l’opera di Verdi sarà in scena alla Civic Hall di Nagoya il 15 giugno, alla Biwako Hall di Otsu il 18 giugno, alla Bunkamura Orchard Hall di Tokyo il 21 e il 23 giugno. La tournée è realizzata in collaborazione con la società Concert Doors Co. Ltd., che dal 1996 ha organizzato circa cinquanta tournée in Giappone insieme a teatri italiani ed europei.

Rigoletto

Melodramma in tre atti

Libretto di Francesco Maria Piave da Le Roi s’amuse di Victor Hugo

Musica di Giuseppe Verdi

Direttore Matteo Beltrami

Regia Alessio Pizzech

Maestro del Coro Alberto Malazzi

Scene Davide Amadei

Costumi Carla Ricotti

Luci Claudio Schmid

Ripresa luci Daniele Naldi

Assistente alla regia Valentina Brunetti

Movimenti coreografici Isa Traversi

Personaggi e interpreti

Rigoletto Alberto Gazale

Il duca di Mantova Stefan Pop

Gilda Lara Lagni / Désirée Rancatore*

Sparafucile Abramo Rosalen

Maddalena Anastasia Boldyreva

Giovanna Laura Cherici

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 25 gennaio 2018

RIGOLETTO

INAUGURA LA STAGIONE LIRICA 2018

Per festeggiare i 50 anni di carriera, Leo Nucci torna al Teatro Regio a interpretare uno dei ruoli più amati nello storico allestimento di Pier Luigi Samaritani con la regia di Elisabetta Brusa. Francesco Ivan Ciampa, sul podio dell’Orchestra dell’Opera Italiana e del Coro del Teatro Regio di Parma, dirige il cast con protagonisti Stefan Pop, Jessica Nuccio, Giacomo Prestia, Rossana Rinaldi.

Teatro Regio di Parma

12, 14, 16, 19, 20, 21 gennaio 2018

Rigoletto di Giuseppe Verdi inaugura la Stagione Lirica 2018 del Teatro Regio di Parma venerdì 12 gennaio 2018 alle ore 20.00 (repliche 14, 16, 19, 20, 21 gennaio 2018), nell’allestimento realizzato nel 1987 e divenuto un classico che raccoglie applausi nei Teatri di tutto il mondo. Nell’atmosfera ideata dalla sensibile maestria di Pier Luigi Samaritani che ne firmò scene e costumi, si muoverà il dramma del protagonista interpretato da Leo Nucci, “il” Rigoletto, che festeggia al Teatro Regio 50 anni di carriera e che ha dato vita a questo ruolo in oltre cinquecento recite, incarnandolo ogni volta, in forma espressiva ed artistica unica, vivendo la tragica e dolorosa storia del buffone di corte, colpito ed irriso nel suo sentimento più profondo e caro: quello di padre.

Sarà Elisabetta Brusa a firmare la regia, ricordando Pier Luigi Samaritani di cui ė stata allieva, con le luci di Andrea Borelli. In scena Stefan Pop (Il Duca), Leo Nucci (Rigoletto), Jessica Nuccio (Gilda), Giacomo Prestia (Sparafucile), Rossana Rinaldi (Maddalena), Carlotta Vichi (Giovanna), Carlo Cigni (Conte di Monterone), Enrico Marabelli (Marullo), Pietro Picone (Matteo Borsa), Daniele Terenzi (Conte di Ceprano), Lavi Shahar (Contessa di Ceprano, Un paggio). Dirige Francesco Ivan Ciampa, sul podio dell’Orchestra dell’Opera Italiana e del Coro del Teatro Regio di Parma preparato da Martino Faggiani. Nelle recite in programma il 16, 19 e 21 gennaio saranno protagonisti Alessandro Scotto di Luzio (Il Duca), Daniela Cappiello (Gilda), George Andguladze (Sparafucile), Veta Pilipenko (Maddalena). Nelle recite del 19 e 21 gennaio il ruolo di Rigoletto sarà interpretato da Amartuvshin Enkhbat.

Rappresentato per la prima volta al Teatro La Fenice di Venezia l’11 marzo 1851, prima opera della cosiddetta “trilogia popolare”, Rigoletto giunse sulla scena dopo un lungo travaglio, colpito dai divieti della censura, come già il dramma di Hugo Le roi s’amuse a cui s’ispira il libretto di Piave. Verdi vide subito nell’opera di Hugo “il più gran soggetto e forse il più gran dramma de’ tempi moderni” e, al fine di aggirare i divieti della censura, acconsentì a numerosi aggiustamenti, trasponendo l’azione nella cinquecentesca corte di Mantova e facendo divenire il re Francesco I di Francia un più anonimo Duca. Venuta finalmente alla luce, l’opera incontrò subito il favore del pubblico che ancora oggi non può resistere alla forza dirompente che scaturiwce dal perfetto connubio di ricchezza melodica e potenza d’azione. Attorno al tema dell’amore paterno e alla figura del gobbo buffone, ma triste e rancoroso, descritto in tutto lo spessore tragico della sua condizione umana, Verdi costruisce un progetto musicale e drammaturgico di inarrivabile potenza che rompe gli schemi delle convenzioni operistiche e pone le premesse per l’evoluzione del melodramma nella seconda metà dell’Ottocento.

“Mettere in scena un’opera lirica – scrive la regista Elisabetta Brusa – vuol dire oggi confrontarsi con tanti interrogativi che incominciano con il chiedersi cosa sia la tradizione e cosa sia la modernità e come oggi, all’interno dei mille cambiamenti in corso, sia meglio procedere per non disperdere quel fuoco che alimenta ogni opera e che, personalmente, identifico con la capacità della lirica di creare continui e profondi affetti tra il palcoscenico e la sala. Al di là della potenza delle partiture e delle sonorità delle orchestre e delle voci, complici di questa antica alchimia sono anche gli allestimenti e il più “moderno” concetto di messa in scena. Ora, credo che il nostro Rigoletto possieda tutti questi elementi”.

“Dentro all’ombra e alla dissoluzione in cui si muove la corte del duca di Mantova – prosegue la regista – affiorerà allora per contrasto una luce: la capacità di amare di Gilda, solida e affascinante figura di fanciulla che, grazie all’amore, si trasforma in donna/persona. Sottile linea di speranza di cui vogliamo nutrirci e che il teatro con la solidità della sua tradizione, capace però sempre di accogliere gli umori della modernità, può contribuire a diffondere, come faro di questo mare/mondo in tempesta”.

“In questi cinquant’anni la mia interpretazione di Rigoletto è cambiata nel capire e approfondire continuamente grazie a una passione assoluta per l’opera. – racconta Leo Nucci. Il debutto nel ruolo del buffone verdiano, il 10 maggio 1973, è avvenuto con mia moglie incinta, adesso siamo nonni di due nipoti: la vita cambia e se l’interprete si spoglia di se stesso e cerca il più possibile di vivere il personaggio, quello che si accumula dentro di tutto questo vissuto diventa spontaneamente ciò che cambia un’interpretazione dopo tanti anni”.

“A Genova, prima della recita di debutto, ho chiesto al regista, il grande Rolando Panerai, 94 anni, di poter avere una certa libertà interpretativa pur mantenendo la linea registica che mi aveva chiesto. Mi ha risposto di fare tranquillamente ciò che sentivo. Ecco, quello che ho avvertito dentro alla prima è diverso da quello che avevo sentito alla generale, e così alla successiva e poi ancora, sarà ogni volta differente. Se all’inizio mettevo solo la voce ora mi rendo conto che è aver vissuto e assorbito la parola scenica a fare la differenza. È la parola scenica a dare la vita e dà la possibilità di reinventarti sulla base dell’esperienza che ci si è fatta. Tra l’altro Rigoletto è un personaggio talmente profondo che dà la possibilità ogni volta di rinnovarlo semplicemente mettendo tutto se stesso senza sovrapporre intellettualismi: a quel punto sì che l’esperienza accumulata viene fuori tutta”.

L’opera sarà presentata martedì 9 gennaio 2018 alle ore 17.00 al Ridotto del Teatro Regio di Parma, con ingresso libero, nell’incontro Prima che si alzi il sipario. Lo storico della musica Giuseppe Martini metterà in luce gli aspetti salienti dell’opera con l’esecuzione dal vivo di alcuni brani interpretati dal soprano Baek Hyejong, dal tenore Shin Dong Min, dal contralto Maddalena Erica Cortese, dal baritono Lee Hasuk del Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma, accompagnati al pianoforte da Park Eunhye e coordinati da Donatella Saccardi.

Prima del debutto, Rigoletto si svela in anteprima al pubblico degli Under 30 in occasione della prova antegenerale, lunedì 8 gennaio 2018 alle ore 20.00, in una serata esclusiva dedicata ai giovani, da condividere con gli amici in abito da sera. I biglietti, al prezzo speciale di € 5, sono in vendita presso la biglietteria del Teatro Regio di Parma e online su teatroregioparma.it

La prova generale, dedicata al pubblico delle associazioni e delle scuole, si terrà mercoledì 10 gennaio 2018 alle ore 15.30. I biglietti saranno in vendita martedì 9 gennaio a partire dalle ore 10.30 presso la Biglietteria del Teatro Regio di Parma, al prezzo di €10,00 per il pubblico e di € 5,00 per le associazioni che hanno aderito al progetto di Promozione culturale e che hanno già ricevuto conferma alla propria adesione. Le scuole che vogliano prendere parte alle prove antegenerali possono prenotare inviando una mail a educational@teatroregioparma.it o telefonando al numero 0521 203949.

Sabato 20 gennaio 2018, il Gran Caffè del Teatro sarà aperto al pubblico a partire dalle ore 19.00 per l’Aperitivo all’Opera: un’occasione per ritrovarsi e trascorrere in compagnia i momenti che precedono lo spettacolo (aperitivo buffet al costo di €10,00).

Per informazioni: Biglietteria del Teatro Regio di Parma tel. 0521 203999 biglietteria@teatroregioparma.it teatroregioparma.it

Promozioni e agevolazioni sono riservate a Under30, famiglie, lavoratori in stato di disoccupazione, cassa integrazione, mobilità, giovani e docenti che usufruiscono del Bonus Cultura 18App e della Carta del Docente, abbonati al Teatro Carlo Felice di Genova, gruppi composti da più di 20 persone.

Il programma completo della Stagione 2017-2018 del Teatro Regio di Parma è disponibile su teatroregioparma.it

La Stagione 2017-2018 del Teatro Regio di Parma è realizzata con il sostegno di Comune di Parma, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione Emilia Romagna. Major partner Fondazione Cariparma, Main partners Chiesi, Crédit Agricole Cariparma. Il Teatro Regio di Parma è sostenuto anche da Camera di Commercio di Parma, Fondazione Monte Parma, Ascom, “Parma, io ci sto!” Main sponsor Iren, Barilla, Cedacri. Advisor AGFM. Sponsor tecnici Step, MacroCoop, Errea. La traviata è realizzata in collaborazione con Comune di Busseto, Concorso Internazionale Voci Verdiane “Città di Busseto”. ParmaDanza è realizzata con il sostegno di CePIM e in collaborazione con ATER Associazione Teatrale dell’Emilia-Romagna. La Stagione concertistica è realizzata in collaborazione con Società dei Concerti di Parma, Arci Caos. “Il Piccolo Principe” è realizzato con il sostegno di Parmalat. “Hänsel e Gretel” è realizzato in coproduzione con Fondazione Arturo Toscanini, Assicom. La Stagione è realizzata in collaborazione con Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma, Liceo Artistico Statale “Paolo Toschi”, Liceo Musicale Attilio Bertolucci, Teatro Carlo Felice di Genova, Teatro La Fenice di Venezia, Teatro Comunale di Bologna, Opera Europa.

Teatro Regio di Parma

venerdì 12 gennaio 2018, ore 20.00 Abb. Opera A

domenica 14 gennaio 2018, ore 15.30 Abb. Opera D

martedì 16 gennaio 2018, ore 20.00 Abb. Opera B

venerdì 19 gennaio 2018, ore 20.00 fuori abbonamento

sabato 20 gennaio 2018, ore 20.00 Abb. Opera C

domenica 21 gennaio 2018, ore 17.00 fuori abbonamento

Durata complessiva 3 ore e 10 minuti compresi due intervalli

In occasione dei 50 anni di carriera di Leo Nucci

RIGOLETTO

Melodramma in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave dal dramma Le roi s’amuse di Victor Hugo

Musica

GIUSEPPE VERDI

Personaggi
Interpreti principali

Il Duca
STEFAN POP
ALESSANDRO SCOTTO DI LUZIO (16, 19, 21)

Rigoletto
LEO NUCCI
AMARTUVSHIN ENKHBAT (19, 21)

Gilda
JESSICA NUCCIO
DANIELA CAPPIELLO (16, 19, 21)

Sparafucile
GIACOMO PRESTIA
GEORGE ANDGULADZE (16, 19, 21)

Maddalena
ROSSANA RINALDI
VETA PILIPENKO (16, 19, 21)

Giovanna
CARLOTTA VICHI

Conte di Monterone
CARLO CIGNI

Marullo
ENRICO MARABELLI

Matteo Borsa
GIOVANNI PALMIA

Conte di Ceprano
DANIELE TERENZI

Contessa di Ceprano
ARIANNA MANGANELLO

Un paggio

Un usciere
ARIANNA MANGANELLO

TAE JEONG HWANG

DANIELE CUSARI (16, 19, 21)

Maestro concertatore e direttore

FRANCESCO IVAN CIAMPA

Regia

ELISABETTA BRUSA ricordando PIER LUIGI SAMARITANI

Scene e costumi

PIER LUIGI SAMARITANI

Luci

ANDREA BORELLI

Maestro del coro

MARTINO FAGGIANi

ORCHESTRA DELL’OPERA ITALIANA

CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA

Allestimento del Teatro Regio di Parma

Spettacolo con sopratitoli

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 3 agosto 2017

LEO NUCCI PROTAGONISTA
NELL’ULTIMA RAPPRESENTAZIONE DI RIGOLETTO
PER L’ARENA DI VERONA OPERA FESTIVAL 2017

GIOVEDÌ 27 LUGLIO 2017, ORE 21.00

Rigoletto di Giuseppe Verdi torna sul palco dell’Arena di Verona giovedì 27 luglio alle ore 21.00 con la quinta ed ultima rappresentazione per la 95a edizione dell’Opera Festival 2017. Eccezionalmente interpreta il ruolo del protagonista il grande Leo Nucci, Rigoletto per eccellenza del panorama operistico internazionale e quest’anno festeggiato in tutto il mondo per il suo 75° compleanno.

La regia è di Ivo Guerra, le scene di Raffaele Del Savio ed i costumi di Carla Galleri; sul podio Julian Kovatchev. Il titolo vede impegnati l’Orchestra, il Coro preparato da Vito Lombardi ed i Tecnici dell’Arena di Verona insieme a numerose comparse.

Per l’ultima recita della stagione 2017 si confermano in scena voci di richiamo internazionale, a partire dal già citato baritono Leo Nucci che torna a calcare le scene areniane per la 113ma volta dal 1977, 48ma nei panni di Rigoletto. Accanto a lui il tenore Gianluca Terranova come Duca di Mantova e il soprano Jessica Nuccio in Gilda. Si confermano il basso Andrea Mastroni come Sparafucile e il mezzosoprano Anna Malavasi nel ruolo della sorella Maddalena.

Completano il cast: Alice Marini in Giovanna, Nicolò Ceriani nel Conte di Monterone, Marco Camastra come Marullo, Francesco Pittari in Matteo Borsa, Dario Giorgelè nel Conte di Ceprano; ritroviamo poi la voce di Marina Ogii per la Contessa di Ceprano, di Omar Kamata per l’Usciere di corte e di Lara Lagni nel Paggio della Duchessa.

Rigoletto è un titolo molto amato del repertorio areniano: in Arena, infatti, viene messo in scena la prima volta nel 1928, per tornare poi in cartellone per altre 15 stagioni fino ad oggi in 10 differenti allestimenti. Nella classifica delle opere più rappresentate nell’anfiteatro si posiziona al settimo posto, con oltre 100 rappresentazioni.

La lettura che il regista Ivo Guerra offre al pubblico è fedele al libretto e alle indicazioni della partitura, e prende ispirazione dalla prima rappresentazione areniana di Rigoletto del 1928, come omaggio alle grandiose messe in scene dei primi festival lirici. L’allestimento debutta nel 2003 con grande successo, tanto da essere poi ripreso nel 2004, nel 2008 e nel 2013, in occasione del Festival del Centenario dell’Arena di Verona. La messa in scena si può definire elegantemente tradizionale, con elementi di modernità identificabili soprattutto nel movimento attoriale e nel trucco quasi espressionista dei figuranti; una scelta evidenziata sia dalla scenografia, per lo più pittorica, ad opera di Raffaele Del Savio che finemente riproduce sulle gradinate areniane l’aspetto rinascimentale della città di Mantova, sia dai ricercati costumi cinquecenteschi ricreati da Carla Galleri.

The Theatre of Henning Brockhaus

Conductor Zubin Mehta
Regia Henning Brockhaus
Set design Ezio Toffolutti
Costumes Patricia Toffolutti
Lighting design Sergio Rossi
Choreography Valentina Escobar

Opera di Firenze 2105/2016
Allestimento Teatro Regio di Parma

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 8 novembre 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 6 dicembre 2011

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 24 marzo 2011

Alberto Ramella/SYNC

Pubblicato da Elio Crociani su Lunedì 11 aprile 2011

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 22 luglio 2011

19 comments on “Rigoletto

  1. BLoggione

    Leo Nucci festeggia cinquant’anni di carriera con “Rigoletto” a Parma.

    Un’ovazione interminabile del pubblico e i festeggiamenti dei cantanti e del coro del Regio di Parma sul palcoscenico accompagnano Leo Nucci al termine del secondo atto dopo il bis della “vendetta”, divenuto ormai da anni un’immancabile consuetudine nelle recite di “Rigoletto”, uno dei più grandi cavalli di battaglia di questo baritono eccezionale giunto alla soglia di settantasei meravigliosi anni (li compirà il prossimo 16 aprile) e che per la cinquecentotrentatreesima recita ha vestito i panni del buffone della corte di Mantova. Un legame questo che intreccia le vite dell’uomo Nucci con l’uomo Rigoletto con una tale intensità da chiedersi dove inizia il percorso dell’artista che come una seconda pelle porta con sé il peso di un personaggio tanto ingombrante nella sua magnificenza. In occasione dei cinquant’anni di carriera di Leo Nucci il Teatro Regio di Parma ha inaugurato la stagione 2018 con “Rigoletto”, una delle più grandi creazioni del teatro moderno in cui Verdi apre le porte del grottesco a un buffone di corte vissuto fra il dualismo della bruttezza fisica e l’intensità della passione sentimentale. Un ruolo in cui Nucci si è sempre calato perfettamente fin dalla prima recita del 1973 a Legnago, e che col tempo ha vissuto e assorbito senza compiacersi del suo bel timbro, ma con un approfondimento della parola scenica che gli ha permesso ogni volta di rinnovarsi frugando nelle pieghe più segrete del personaggio, fin dalle prime battute della conversazione con un fraseggio analitico, ricco e sfumato nella spontanea comunicativa. Ed ecco che emerge un Rigoletto splendido nella sua debolezza e nella sua insicurezza, che si guarda costantemente alle spalle nell’incontro con Sparafucile dove un’atmosfera misteriosa nelle sonorità ovattate esprime la potenza drammatica con un impasto timbrico implacabile nel ritmo. E la bacchetta di Francesco Ivan Ciampa sull’organico dell’orchestra dell’Opera Italiana riesce a coniugare l’affettuoso lirismo di Gilda (brava Jessica Nuccio) con la scontrosità sommessa di Rigoletto (Nucci). Altrettanto magnifica è la scena di Rigoletto nel mutevole gioco dei sentimenti nell’invettiva ai cortigiani con una vendetta che punta sulla forza dell’accento e non del volume, con un’orchestra che si avvita in un vortice sonoro sempre più avvolgente. Rigoletto, Borsa, Marullo, Ceprano, ognuno di loro spicca ma si integrano perfettamente in un quadro dove la conversazione salottiera contrasta con gli accenti lividi pervasi da una progressiva inquietudine. E ancora l’irrequietezza del Quartetto si esalta nella linea musicale fino alla tempesta dalla gamma sonora inesauribile dove emerge un coro, quello del Regio di Parma diretto da Martino Faggiani, di ineguagliabile bellezza, fino alle ultime desolate battute del vaneggiare accanto a Gilda morente, una Jessica Nuccio ricca di sfumature nella morbida dolcezza di un canto giovane fluido e controllato, dalla trasparenza espressiva del “Caro nome”, all’amarezza trattenuta di “Tutte le feste al tempio”. Molto bravo è Giacomo Prestìa nel disegnare uno Sparafucile profondo nell’impasto timbrico nella ferrea implacabilità del ritmo insieme a una Rossana Rinaldi che crea una Maddalena sicura nel canto e rigogliosa nel timbro. Poi c’è il duca impersonato da Stefan Pop che crea un momento imbarazzante nell’immediatezza di “Questa o quella”. Poco sensuale, solo più predatorio, con un “Parmi veder le lacrime” che passa nell’indifferenza. Migliora nell’ultimo atto nella scena del Quartetto dove tiene bene il ritmo. Omogeneo è il cast in generale; bravo Carlo Cigni nelle vesti del maledicente Monterone, Carlotta Vichi (Giovanna), Enrico Marabelli (Marullo), Giovanni Palmia (Matteo Borsa), e ancora Daniele Terenzi(conte di Ceprano), la di lui moglie Arianna Manganello che veste anche il duplice ruolo del paggio e infine Tae Jeong Hwang è l’usciere. Da sottolineare la bravura del coro del Regio diretto da Martino Faggiani. Il tutto rivive nella magica atmosfera di una Mantova rinascimentale opulenta e sfarzosa con lo stesso allestimento che vide la regia di Pier Luigi Samaritani nel 1987, oggi ripresa da Elisabetta Brusa.

    Parma, 20 gennaio 2018.

    Claudia Mambelli.

  2. BLoggione

    A Verona il mito di “Rigoletto” rivive nel nome di Leo Nucci

    E’ un trionfo annunciato all’Arena di Verona per il grande Leo Nucci interprete dell’ultima recita di “Rigoletto” del Festival 2017 giunto alla sua 95^ edizione. Ed è una delle serate più intense di questa stagione dove il pubblico dei melomani tributa al celebre baritono bolognese un applauso scrosciante che non lascia scampo al bis della “vendetta”, un ulteriore regalo di un’interpretazione d’annata di un grande cantante che festeggia quest’anno 75 anni raccontati senza stanchezza, a dispetto di un tempo inesorabile che comunque non scalfisce la sua personalità perchè Rigoletto gli è cucito addosso come una seconda pelle,come un alter ego di se stesso dove Nucci scava nel solco profondo della parola in un fraseggio ricco, sfumato, espressivo che recepiamo nonostante gli spazi enormi che dividono il palcoscenico dal pubblico. Ed è un immedesimarsi autentico nel ruolo del buffone di corte, mitico protagonista di quella che è definita la prima opera della famosa trilogia popolare, insieme a “La Traviata” e a “Il trovatore” nella parabola artistica del giovane Verdi. C’è una bella densità strumentale nei complessi dell’arena veronese diretti con impegno e cura nei dettagli da Julian Kovatchev , primo fa tutti l’incontro fra Rigoletto e Sparafucile, alias Andrea Mastroni che con estrema efficacia rende il passo a Nucci nel fascino perverso di un facile omicidio. E poi c’è il duetto con l’amata figlia Gilda interpretata dalla giovane Jessica Nuccio, leggera vocalità per gli spazi areniani che in una serata un po’ ventosa possono tradire; comunque espressiva nel trasformare la fanciullesca innocenza in una donna innamorata tradita da un destino che non le lascia scampo. E ancora stupenda la varietà di colori e di pesi sonori in “Cortigiani, vil razza dannata”, una pagina che insieme alla “vendetta” compone il clou di “Rigoletto” per il minuzioso approfondimento dell’accento che evidenzia il suo essere debole e insicuro che si guarda costantemente alle spalle. L’atmosfera si dilata in un’incisività canora per poi raccogliersi compatta e sfumata in una successiva mobilità componendo un quadro ritmico di estrema efficacia. L’esuberanza tenorile di Gianluca Terranova, dopo l’iniziale incertezza di “Questa o quella”, prende terreno con grande spavalderia in corso d’opera, soprattutto nel carattere della Canzone. Anna Malavasi completa il Quartetto con l’interpretazione di una Maddalena appropriata nella vocalità mezzosopranile molto musicale. Infine il cast omogeneo si compone di Nicolò Ceriani, Monterone di buon effetto; Alice Marini, avida Giovanna; e ancora Marco Camastra, Marullo; Francesco Pittari, Borsa; Dario Giorgelé, conte di Ceprano,e la di lui consorte interpretata da Marina Ogli. Infine Omar Kamata , usciere di corte e Lara Lagni, paggio della duchessa. C’è una bella pagina corale nel “Rigoletto”. Il “Zitti, zitti” dei cortigiani che rapiscono Gilda. Ne è protagonista il coro dell’arena diretto da Vito Lombardi che ben si distingue anche nell’ampia gamma di sonorità della tempesta concertata con chiarezza timbrica e grande atmosfera. Ultima, ma certo non per demerito, è l’elegante regia di Ivo Guerra con le scene raffinate di Raffaele Del Savio che ritraggono la Mantova rinascimentale insieme ai costumi ricercati di Carla Galleri, completando un affresco che vive nel rispetto di una tradizione classica.

    Verona, 27 luglio 2017 .

    Claudia Mambelli.

  3. admin

    Rigoletto a Fano e Ancona nel nuovo progetto pilota della Regione Marche.

    Chi nellopera lirica vede soprattutto in questi ultimi tempi il teatro e considera il canto solo come mezzo di espressione dei personaggi, indubbiamente in questo secondo titolo del Fortuna Opera Festival di Fano, coprodotto col Teatro delle Muse di Ancona, pu trovare nella regia del sudafricano Alessandro Talevi il tentativo di una trasgressione che si rispecchia nel degrado del mondo in cui gravitano i personaggi di Rigoletto, forse la pi popolare delle opere del repertorio verdiano e certamente una delle pi frequentate della tradizione esecutiva, che a Fano si identifica come una sorta di progetto pilota fortemente voluto dalla regione marchigiana in relazione allo sviluppo di una rete lirica regionale e nazionale. Un unico impianto scenografico, che ricorda un cantiere in disarmo di una periferia urbana non identificata, ben si addice al sottobosco di una criminalit organizzata dove i protagonisti da angiporto si muovono ospiti di una discoteca popolata da giovani donne ammiccanti in abiti succinti e laminati nellimmortalare la festa offerta dal duca di Mantova, mentre negli atti successivi lo stesso quadro rappresenter la casa di Rigoletto e infine, molto ben appropriata, la taverna di Sparafucile dove si consumer lazione delittuosa nei confronti
    di Gilda. Borchie metalliche e quantaltro compongono i costumi di Manuel Pedretti ben integrati nellambientazione di Talevi. Ma la vera novit della serata lintensa lettura che Francesco Ivan Ciampa fa di questo Rigoletto con lOrchestra Filarmonica Marchigiana e lorganico Sinfonico Rossini uniti nel raccontare la tensione drammatica di un discorso privo di ogni facile effetto, che coniuga con estrema finezza un approccio teatrale e una fluidit musicale ricca di sottili pulsazioni soprattutto nella sezione degli archi, e una bella ricerca di sfumature nel bravissimo coro Mezio Agostini del Teatro della Fortuna di Fano unitamente al Coro Marchigiano Bellini magistralmente diretti da Carlo Morganti e Mirca Rosciani. Intenso lincontro Rigoletto-Sparafucile in cui Ciampa definisce un colore notturno sfumato traendo il massimo della potenza drammatica nellimpasto timbrico di un Rigoletto, Mauro Bonfanti inquieto e insicuro che si guarda costantemente alle spalle. Bravo Bonfanti, nonostante la vocalit un po chiara, nellesprimere un canto morbido che diventa scontro nelle pagine coi cortigiani del secondo atto con accenti di progressiva inquietudine. Altrettanto intenso Carlo Malinverno uno Sparafucile che fraseggia molto bene, sempre insidioso nel bel tono profondo tipico dellaccento verdiano. Gianluca Terranova un duca di Mantova di spontanea irruenza che ben esprime il carattere predatorio dalla Ballata alla Canzone ben eseguita, intenso nel Parmi veder le lacrime, pi circoscritto in Questa o quella che subito allinizio pecca di unapertura vocale inadeguata. Non convince fino in fondo Laura Giordano, una Gilda leggera, esile e poco espressiva nel percorso iniziale di una vocina piccola che per fortunatamente cresce fino a creare unespressivit di toccante semplicit. Mariana Pentcheva una procace Maddalena. E tutti gli altri componenti del cast sono adeguati. Giampiero Cicino un buon Monterone, e ancora Lara Rotili Giovanna, Giacomo Medici Marullo, Roberto Gattei il conte di Ceprano e la di lui consorte Olga Maria Salati. Infine Gilberto Mulargia impersona Matteo Borsa, Gianni Paci lusciere di corte e Valentina Chiari veste i panni del paggio.Il successo assicurato per tutti.

    Fano, febbraio 2014.

    Claudia Mambelli.

  4. admin

    E la ola dellArena colora il sempreverde Rigoletto di Leo Nucci.

    Non ci si fa mancare nulla alla prima del Rigoletto che, insieme agli altri titoli Aida,
    Nabucco, Trovatore e Traviata, celebrano i cento anni di storia dellArena di Verona e contemporaneamente il bicentenario verdiano portando in auge le opere-cult del Peppino nazionale, osannato in ogni teatro e in ogni manifestazione lirica che si rispetti. E allora via con questo Rigoletto che ancora oggi ci stupisce per la sua originalit e per lazione incalzante con cui si succedono gli eventi senza nulla togliere allambientazione e ai personaggi stessi. E ci si inchina di fronte allinimitabile colore caldo e alla spontanea umanit che trasudano nellinterpretazione di Leo Nucci che vive le vicende del gobbo come una seconda pelle cucita addosso. Perch Rigoletto suo, colorato da un fraseggio ricco, rotondo e sfumato fino al ripiegamento espressivo di un sussurro, per poi esplodere nella comunicativa plateale della vendetta bissata a furor di popolo in
    una gara di vibrante precisione e di intensit emotiva. E un vero miracolo della natura questo signore della lirica che, nonostante la non pi tenera et, sfoggia un temperamento invidiabile e un canto perfettamente saldo, compatto e intriso di sottigliezze e increspature espressive che nellincontro con Sparafucile-Mastroni disegnano un fascino perverso nellintuizione di un facile omicidio ai danni del duca, sottolineato dalla melodia in sordina del violoncello e del contrabbasso.

    Sono momenti intensi, di una bellezza intrinseca che per lorchestrazione di Riccardo Frizza sullorganico orchestrale del teatro veronese coglie con mano a tratti lenta, e tendenzialmente uniforme, senza alcun guizzo interpretativo nella prima parte; per poi sottolineare unespressivit narrativa al ripiegamento lirico e a una sensualit pi sfumata nei successivi atti. Lintero cast sembra rispondere in maniera omogenea, a partire dalla Gilda di Alexandra Kurzak che vibra nel trepidante trasporto amoroso del duetto col duca, e che restituisce al Caro nome la genuina atmosfera di un sogno sospeso ad occhi aperti, senza per raggiungere quellessenza dinamica impulsiva che ci aspetteremmo da una donna che attribuisce allamore un significato cos alto a tal punto da sacrificargli la vita stessa. La predatoria sensualit del duca ben descritta da uno spavaldo Saimir Pirgu che forse gonfia un tantino certe espansioni, ma ha dalla sua un bel fraseggio
    istintivo e motivato che si uniforma a un accento nobile dal colore espressivo e intenso. Il suo Ned ei potea soccorrerti si abbandona a un canto assorto, e il Parmi vedere le lacrime rivela una musicalit fluida, mentre la Ballata raccontata con leleganza di un timbro brunito e caldo. Anna Malavasi una Maddalena bella e giovane, rigogliosa nel timbro musicalissimo e sicura nel canto pieno e vibrante che ben figura nel Quartetto e nella scena della tempesta,insieme allo Sparafucile eccellente di Andrea Mastroni. Di forte tempra vocale anche il Monterone di Abramo Rosalen, mentre completano lo stuolo perfetto dei comprimari Marco Camastra (Marullo), Saverio Fiore (Borsa), Francesca Micarelli e Dario Giorgel , rispettivi contessa e conte di Ceprano, e infine Milena Josipovic Giovanna. Per ultimo, ma non certo per importanza, il coro veronese diretto da
    Armando Tasso che d prova di grande intensit nella scena della tempesta, magnificamente mimato a bocca chiusa dalle voci maschili, e nel Zitti,zitti dei cortigiani che rapiscono Gilda. Il tutto nella composta regia di Ivo Guerra e nel tradizionalissimo impianto scenografico di Raffaele Del Savio che ci riporta a una Mantova datata dove non mancano i riferimenti agli affreschi di Palazzo Te, dietro cui si stagliano le imponenti mura del Palazzo Ducale; quelle stesse mura che nellestenuante montaggio che ne segue ( unora circa) suscitano una reazione del pubblico prima stizzita, poi sempre pi divertita fino a degenerare in una ola collettiva che abbraccia larena tutta, dalle gradinate alla platea, tribuna stampa compresa, fino a coinvolgere i professori dorchestra che, senza perdere laplomb naturale, suggeriscono una ola da stadio perfettamente musicale.

    Verona, 9 agosto 2013.

    Claudia Mambelli.

  5. Mariapina Mascolo

    Direzione di Carlo Rizzari nella messa in scena contemporanea
    Rigoletto vestito di nuovo per la regia di Krief al Petruzzelli

    Al di l del gusto contemporaneo, con Rigoletto, per la regia di Denis Krief e la direzione del M Carlo Rizzari, il Teatro Petruzzelli presenta la novit di una programmazione ampliata a una decina di recite, supportate da un vasto cast di interpreti. Si tratta in gran parte di giovani cantanti sotto i trentanni, reclutati (in ordine alfabetico: David Cervera, Emanuele Cordaro, Sofia Janelidze, Sofia Mchedlishvili, Fabrizio Paesano, Alessandro Scotto di Luzio, Mariangela Sicilia, Marianna Vinci) in base al progetto Opera Nuova e selezionati sulla base di un call for proposals che ha raccolto 170 proposte e di audizioni con partecipazioni da Paesi Europei e anche da Stati Uniti, Russia, Georgia, Corea e Cina. Ottima anche la possibilit offerta dal progetto operaweb (realizzato in collaborazione con Telecom Italia) di trasmettere in diretta via streaming tutto lo spettacolo. Ritornando alla messa in scena della prima, stato scelto un professionista per il ruolo del protagonista, Rigoletto, interpretato magistralmente e con grande generosit dal baritono Stefano Antonucci, che ha dato unitariet mantenendo un livello artisticamente elevato per lintera rappresentazione, in cui non sono mancate alcune asincronie tra coro e orchestra. Antonucci sar nuovamente in teatro nelle recite dell8 e 10 giugno, alternato al baritono Yanni Yannissis (7 e 9 giugno), La direzione, molto acuta e di grande intelligenza, del M Carlo Rizzari (dal 2006 assistente musicale di Antonio Pappano) purtroppo non sembra essere stata seguita in ogni sottigliezza dagli interpreti, con risultati a volte spaesanti. Forse con pi prove si sarebbe arrivati a risultati straordinari, comunque va un plauso ai giovani interpreti che hanno tenuto con bravura la scena. Nel ruolo del Duca di Mantova ha convinto il tenore Fabrizio Paesano (a cui si alterna sul palcoscenico Alessandro Scotto di Luzio), come pure grande apprezzamento ha riscosso la Gilda del soprano Mariangela Sicilia (ruolo ricoperto pure da Sofia Mchedlishvili). Gli altri personaggi sono interpretati da: Sparafucile dai bassi Emanuele Cordaro e David Cervera, Maddalena dai mezzosoprani Marianna Vinci e Sofia Janelidze. Completano il cast: Olga Podgornaya/Giovanna, Gianfranco Cappelluti/Conte di Monterone, Antonio Muserra/Marullo, Raffaele Pastore/Matteo Borsa, Rocco Cavalluzzi/il Conte di Ceprano, Teresa Caricola/la Contessa di Ceprano, Carlo Provenzano/lUsciere e Caterina Daniele/il Paggio. Dulcis in fundo: ha provocato unaltalenante risposta, tra entusiasmo dei modernisti e delusione dei melomani pi tradizionalisti, la realistica regia di Krief, che andato ben oltre la lezione di Visconti, per primo a mettere in ciabatte la Traviata interpretata dalla Callas. Qui, volendo essere pi realista del re la corte del Duca di Mantova sembrava essere ideologicamente ancora pi disinibita di quanto il linguaggio, pur sempre ottocentesco di Piave, potesse concedere allimmaginazione. Certo, la storiaccia di cui parla il Rigoletto terribile e non ci sono n gesti, n parole, che possono descriverla realisticamente senza lasciare il segno nello spettatore. E il femminicidio sembra incredibile ma ancora drammaticamente un problema dei nostri giorni. Bisogna allora interrogarsi su un campo pi vasto: il significato del rapporto tra pubblico contemporaneo e lopera, oltre che sul prodotto finale da proporre a teatro. Se si pensasse di dover trovare una mediazione tra il gusto dellepoca in cui stato scritto il Rigoletto e quello degli spettatori contemporanei, evidente che molte cose resterebbero non espresse o non viste sulla scena. Per altri versi, far apparire la verit e la realt nuda il compito dellartista dei nostri giorni, altrimenti si cadrebbe nel manierismo. Oppure bisognerebbe tornare alla messa in scena tradizionale, anche solo perch il melodramma in Italia rappresenta un patrimonio culturale di cui si deve tramandare il mestiere. Terza via: proporre in un cartellone qualche opera in forma tradizionale e qualche altra con approccio moderno (ma questa una scelta di indirizzo che riguarda la Fondazione Petruzzelli). Sicuramente ricche di idee sono state le scene di Krief (che anche architetto e si vede), come elegantissimi i costumi e suadente il disegno luci (che ha permesso molti cambi di scena a costo zero).
    Info: fondazionepetruzzelli.it

    Mariapina Mascolo

  6. attilia tartagni

    SOTTO LA MASCHERA DI RIGOLETTO CE IL RETAGGIO DI OGNI UOMO, IL PIANTO.

    Rigoletto, rispettando la cronologia con cui Giuseppe Verdi compose le tre opere della Trilogia popolare, ha aperto la rassegna al Teatro Alighieri di Ravenna il 9 novembre con repliche il 13 e il 16 novembre. La regista Cristina Mazzavillani Muti ne ha fatto una lettura caravaggesca molto interessante, rischiarando loscurit della corte degli intrighi (scene di Italo Grassi) con lo sfarzo dei costumi di Alessandro Lai ispirati a Vermeer e giocando sul labile confine fra la luce e lombra. La verit intima dei personaggi si rivela soltanto quando entrano nel fascio di luce opera del light design Vincent Longuemare. Camuffarsi il destino di chi vive a corte, proprio come fa Rigoletto che indossa una maschera ironica per nascondere il pianto che lo accompagna da quando nacque deforme e in seguito, quando la sorte lo priv della compagna. Stagliati contro loscurit delle scatole sceniche oscure, i personaggi si cesellano psicologicamente nella fusione di parole e musica e visivamente in una sorta di grottesca espressivit. Il personaggio del buffone che Verdi aveva tratto dal romanzo Le roi samuse ha una forza psicologica inedita incuneata su percorsi vocali che trascendono i moduli operistici tradizionali. Lo vediamo nella scena strategica in cui Rigoletto cerca la figlia rapita muovendosi fra i cortigiani che considera spregevoli parassiti, nascondendo dapprima langoscia dietro a uno stupido motivetto e passando quindi ai toni forti di Cortigiani vil razza dannata, poi alla supplica di Miei signori e infine allesplosione della Vendetta. Rigoletto, presentato alla Fenice di Venezia nel 1851, a causa della censura austriaca era stato costretto a spostare lazione da un reame al ducato di Mantova, modificato il titolo La maledizione e perfino il personaggio deforme era stato contestato, ma Verdi lo lasci comera, quel buffone esternamente difforme e ridicolo, internamente appassionato e pieno damore che gli avrebbe ispirato alcune innovazioni stilistiche ripetute anche nelle opere successive, come assoggettare le regole del recitativo declamato alle esigenze espressive del personaggio. Lopera, costellata di momenti stupendi e considerata da Verdi la sua pi riuscita, ha provocato applausi a scena aperta che sono esplosi nellultimo atto, quando il Duca canta la celebre romanza di seduzione Bella figlia dellamore. Quello finale un vertice espressivo insuperabile. Infuria una tempesta che appartiene agli elementi quanto allintimit dei personaggi e c un concertato che fa di quattro modi distinti di sentire un unico fluire armonico. Sembra che proprio questo mix insuperabile di materiali musicali e psicologici abbia convinto lo scrittore Hugo ad abbandonare ogni contesa sul soggetto che non intendeva cedere a Verdi, avendo finalmente compreso la grandezza del linguaggio operistico. Fra gli interpreti eccelle il soprano Rosa Feola, incantevole e vibrante Gilda dal canto cristallino e dal sicuro temperamento teatrale. Il baritono Francesco Landolfi un Rigoletto efficace ed espressivo, talvolta davvero toccante. Giordano Luc ha un bel timbro di voce, ma non sempre raggiunge lobiettivo; Clara Calanna delinea superficialmente il personaggio, non privo di spessore, di Maddalena. Completano lo staff il discontinuo Luca DallAmico (Sparafucile), i bravi Isabel De Paoli (Giovanna) e Donato di Gioia (Marullo), Giorgio Trucco, Claudio Levantino, Antonella Carpenito e Yelizaveta Milovzorova e Daniel Giulianini che, fasciato in un abito da esposizione, lancia la sua scolpita Maledizione. Ottimi il Coro Lirico Terre Verdiane di Piacenza diretto dal M Corrado Casati e lOrchestra Giovanile Cherubini autorevolmente diretta dal M Nicola Pszkowski, con il cammeo della banda diretta dal ravennate Nicola Rivani. Il Rigoletto, fra le tre opere della Trilogia, certamente quella che ha soddisfatto il gusto del pubblico pi tradizionale non essendo molto condizionata dalle moderne tecnologie, fra cui si annovera anche la spazializzazione del suono.

    A.Tartagni 10.11.2012

  7. admin

    Al Festival Verdi di Parma in scena Rigoletto

    Ogni volta unemozione diversa; non c niente di uguale che possa ripetersi senza stimolare un sentimento intenso nel riascoltare la vicenda del buffone di corte, quel Rigoletto che Leo Nucci ha fatto suo in tutti questi anni, come una seconda pelle cucita addosso con intelligenza appassionata, con il calore e la disperata umanit messi a nudo tanto da trasformarlo in un personaggio gigantesco, uno dei pi espressivi che il teatro lirico abbia mai conosciuto. Sullo sfondo di una maledizione e di un destino avverso, che accompagneranno il successivo teatro verdiano, la figura paterna di Rigoletto acquisisce uninquietante connotazione sottolineata dal conflitto col mondo corrotto della corte di Mantova e in primis del duca prepotente, riconoscibile in Vincenzo I Gonzaga. Cos il Teatro Regio di Parma ancora una volta testimone di un grande evento che apre il sofferto Festival Verdi del 2012 riconciliando la citt stessa di Parma col suo teatro grazie a un titolo eccellente della produzione verdiana degli anni 50, primo della famosa trilogia popolare che si completa con Il Trovatore e La Traviata, affermando il genio drammatico del Peppino nazionale senza precedenti. Protagonista indiscusso Leo Nucci un grande che, pur manifestando qualche asperit legata alle inclemenze anagrafiche a cui nessuno sfugge, sfoggia ugualmente un colore vocale complice di un timbro pieno, declinato nella struggente tenerezza paterna sfumata in un ineguagliabile gioco di chiaroscuri dellaccento; espressivo nella propria spontanea comunicativa, splendido protagonista che fa suo quel tragico buffone con un canto amaro e vibrante, quasi come un soliloquio, sulla propria sconfitta fino al tagliente vindice avrai che precede lesplosione di una vendetta stilettata con incalzante concitazione fino al bis acclamato dal pubblico. E lemozione di quel cortigiani, vil razza dannata raccontato con gran portamento e professionalit unica coinvolge tanto da far dimenticare quel lieve vibrato che comincia ad affiorare di tanto in tanto, ma che scompare di fronte allumanit sofferente dellultimo vaneggiare accanto a Gilda morente. Un interprete ineguagliabile Nucci che ancora una volta dimostra il suo particolare legame alla citt di Parma con la sua presenza a un Festival tenuto in bilico fino allultimo dagli eventi generalizzati alla crisi in cui si dibattono i teatri oggi. E proprio col Rigoletto del 1986 firmato da Pier Luigi Samaritani, in cui il celebre baritono bolognese era gi un acclamato interprete, oggi a distanza di ventisei anni si ripete quel miracolo che ci fa capire quanto il grande teatro lirico sia importante per la nostra cultura. Accanto a Leo Nucci, Jessica Pratt una splendida Gilda nella piena maturit di donna che allontana il clich di una giovane ingenua e semplice; una Gilda ricca di sfumature nella morbida dolcezza di un canto appoggiato da una linea di alta scuola; intensa nel coniugare laffettuoso lirismo del Caro nome che la lega a un padre scontrosamente sommesso; espressivamente trattenuta nellamarezza di Tutte le feste al tempio. Piero Pretti un duca vivace, fin troppo in questo contesto; non gode di un canto particolarmente elegante. E comunque istintivo, e sono giuste le note della Ballata raccontate con una certa incisivit daccento. Pi difficile invece il controllo del fiato nella scrittura scorbutica di Parmi veder le lacrime, ma complessivamente supera bene il cinico gallismo del duca di Mantova. Insieme a Gilda, Rigoletto e Maddalena danno vita a un quartetto che armonizza e fonde quattro stati danimo in un gioco collettivo che la concertazione intensa di Francesco Ivan Ciampa sullorganico della Filarmonica Toscanini aiuta a sottolineare conenfasi appropriata ad ogni parola.
    E soprattutto nel magistrale coro Zitti, zitti e nella tempesta dove il vento mimato dalle voci maschili, c una ricerca di intense sfumature nellimpasto timbrico che il bravo Martino Faggiani coglie con sottigliezza psicologica. Non particolarmente apprezzabile lo Sparafucile di Felipe Bou, ma complessivamente positivo linsieme dei personaggi minori; da Alessandro Busi che presta una maschera di forte spicco al conte di Ceprano, al Marullo di Valdis Jansons; la Maddalena di Barbara Di Castri, e ancora la Giovanna di Alisa Dilecta, e infine George Andguladze nelle vesti di Monterone. Elisabetta Brusa, nel segno della grande tradizione, rispetta la regia intensa, spesso buia, comunque raffinata di Pier Luigi Samaritani che cura scene e costumi rischiarati dalle luci di Andrea Borelli.

    Parma, Festival Verdi, ottobre 2012.
    Claudia Mambelli.

  8. clauio listanti

    L’opera verdiana ha chiuso la 44.ma stagione lirica di tradizione della cittadina marchigiana
    Successo a Jesi per un Rigoletto essenziale ma trascinante
    Nel collaudato allestimento di Massimo Gasparon

    Una bella edizione di Rigoletto di Giuseppe Verdi ha chiuso la 44.ma Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi di Jesi.

    L’impressione immediata che abbiamo avuto quella relativa al valore musicale e teatrale dell’opera verdiana, un capolavoro che sempre vitale e coinvolgente nonostante i suoi 160 di vita (11 marzo 1851. Venezia La Fenice)

    Quella creata da Verdi assieme al suo (forse) pi grande librettista, Francesco Maria Piave, una drammaturgia di grandissimo spessore che riesce a compendiare ed esaltare l’originale di Victor Hugo, Le Roi s’amuse, del quale vengono focalizzati tutti gli elementi principali della tragedia con una magistrale sintesi che coinvolge l’ascoltatore/spettatore in maniera decisamente straordinaria.

    Non nostro compito fare un’analisi approfondita dell’opera ma vogliamo prendere ad esempio la scena iniaziale, la prima del primo atto, dove in circa 20 minuti Verdi e Piave riescono a presentare l’ambiente ed i personaggi che saranno il motore dell’azione che si svilupper nel corso dell’opera conducendo al tragico finale.

    Dopo le fosche tinte del breve preludio che prepara l’ascoltatore al nucleo del dramma, si apre il sipario su una festa rinascimentale. La musica gioiosa e frivola, ci fa capire lo spirito di quella corte; subito viene esposta l’anima libertina del Duca di Mantova con Rigoletto che ci appare come ‘animatore’ indiscusso della festa, poi bruscamente interrotta dal Conte di Monterone giunto a protestare per la seduzione della figlia. Ai lazzi di Rigoletto risponde con una ‘maledizione’ che, poi, sar l’elemento che condizioner tutta la trama.

    L’allestiento creato da Massimo Gasparon, che ha curato anche regia e luci, stato il frutto della collaborazione tra la Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi, l’ Associazione Arena Sferisterio di Macerata, i Teatri del Circuito Lirico Lombardo ed Teatro dell’Aquila di Fermo. Tale forma di coproduzione senz’altro una strada da seguire per ottimizzare le risorse delle varie istituzioni partecipanti e questo Rigoletto ne prova ulteriormente la validit.

    La realizzazione scenica prevedeva un palco girevole che consentiva in pochi secondi il mutare della scena secondo quanto previsto dal libretto. In essa erano ben presenti richiami allo sfarzo dell’archiettura rinascimentale di Mantova, citt dove l’opera ambientata, ma una scena anche molto funzionale soprattutto in quei punti dove Verdi propone una scena ‘bivalente’ come nella seconda scena del primo atto, il vicolo percorso da Rigoletto prima di entrare nella propria casa e, in special modo, nel terzo atto con la stamberga di Sparafucile e Maddalena e l’esterno della zona prospicente il Mincio con Rigoletto e Gilda che osservano quanto avviene all’interno, cornice ideale per una delle parti pi straordinarie della partitura, il quartetto cantato da questi personaggi.

    Per quanto rigurda i costumi stata scelta la realizzazione ‘mista’ con i personaggi principali in costume ottocentesco, soluzione ormai fin troppo abusata, ed i cortigiani in costume rinascimentale ad evidendenziarne con efficacia il contesto nel quale inserita l’azione di questo capolavoro del melodramma. Nelle scene di carattere ‘cortigiano’ Rigoletto vestiva i panni di Pulcinella, sembianze che lo allontanavano dallo stereotipo del buffone di corte della tradizione collocandolo in un ambito, forse, pi universale senza nulla togliere all’anima della tragedia.

    I movimenti erano ben curati per una visione d’insieme del tutto inerente al dramma rappresentato. Con un solo aspetto non siamo d’accordo con Gasparon; nel finale quando Rigoletto capisce di essere stato beffato scoprendo il corpo di Gilda morta; il tutto avviene in concomitanza di temporale e fulmini, una sorta di naturale ‘flash’ che momentaneamente illumina il volto della ragazza; la musica sottolinea inequivocabilmente questo momento altamente drammatico, una visione agghiacciante, una sorta di thrilling come diremo oggi, che smonta in pochi secondi le velleit di vendetta di Rigoletto. La regia purtroppo l’ha trascurato compromettendone l’effetto teatrale.

    Per quanto riguarda la compagnia di canto gli organizzatori hanno puntato su giovani molto promettenti tra i quali spiccava il Rigoletto di Simone Piazzola, baritono dalla voce calda e suadente completamente a suo agio con la vocalit che Verdi ha impresso a questo personaggio, piena di pathos e amore paterno nei colloqui con la figlia trascinante ed eroico nei momenti di collera.

    Accanto a lui una deliziosa Irina Dubrovskaya, cantante siberiana che ci ha dato una Gilda a tutto tondo, non il ‘sopranino’ leggero che la tradizione ci ha abituato ad ascoltare ma un vero e proprio ‘lirico’ dalla voce consistente per nulla in difficolt con gli abbellimenti della conclusione del primo atto e sempre efficace nei momenti che l’hanno vista protagonista fino al tragico epilogo finale.

    Per quanto rigurda il Duca di Mantova, Shalva Mukeria ha fornito una prova senz’altro soddisfacente nonostante abbia mostrato alcune difficolt di emissione nei passaggi tra il registro centrale e quello acuto, difetto purtroppo piuttosto comune a molti tenori di oggi. La sua interpretazione stata comunque in linea sia con il personaggio sia con l’impostazione registica volta ad esaltare gli elementi frivoli del Duca.

    Completavano il cast Eugeniy Stanimirov uno Sparafucile dalle buone note gravi, ed Alessandra Palomba appariscente Maddalena. Poi Veronica Senserini (Giovanna), Pasquale Amato (Monterone), Mirko Quarello (Marullo), Saverio Pugliese (Matteo Borsa), Marian Reste (Ceprano), Miriam Artiaco (Contessa di Ceprano), Bianca Tognocchi (Paggio) e Gianni Paci (Usciere), tutti hann dato il giusto contributo alla riuscita dello spettacolo.

    Giampaolo Maria Bisanti alla guida dell’ Orchestra Filarmonica Marchigiana ha fornito una prestazione che cresciuta di intensit con il procedere del dramma. Dopo qualche imprecisone iniziale la sua interpretazione ha focalizzato molto bene lo spirito verdiano. Il pubblico entusista, alla fine del secondo atto, ha chiesto a gran voce il bis di ‘Si vendetta..’ ed il direttore ha esaudito questo desiderio. Da parte nostra lo ringraziamo perch ha rinnovato quello spirito ottocentesco del quale Rigoletto uno dei frutti pi smaglianti. Completava l’esecuzione il Coro Lirico Marchigiano.

    Vogliamo concludere il resoconto di questa recita che il 25 novembre ha inaugurato con grande successo la Stagione Lirica di Tradizione di Jesi, mettendo in risalto tutto quanto questa citt fa per la Musica e per la Cultura.

    Sono i numeri che parlano: dai primi di settembre ad oggi, sia nell’ambito del Festival Pergolesi Spontini sia in quello della Stagione Lirica di Tradizione, sono stati presentati sei spettacoli, Salustia, Olimpiade, Serva Padrona, Lo frate ‘nnamorato, Elisir d’amore e Rigoletto.

    Per una piccola realt come Jesi, cittadina sicuramente importante ma non capoluogo di provincia, ci sembra un risultato del tutto eccezionale. Ci basti pensare che un’istituzione come l’Opera di Roma (solo per esempio perch il fenomeno diffuso in tutta Italia) nel corso di un anno ne produce solo sette, nonostante abbia a disposizione delle numerose e ben preparate maestranze ed importanti finanziamenti pubblici.

    Tutte le produzioni jesine che abbiamo citato sono state di eccellente livello a dimostrazione delle validit delle scelte artistiche operate dagli organizzatori; un esempio quello di Jesi da tenere in alta considerazione anche per altre realt nazionali.

    Claudio Listanti
    claudio.listanti@voceditalia.it

  9. Giosetta Guerra

    Jesi Teatro Pergolesi

    Rigoletto di Verdi

    Le roi samuse e i giovani artisti emozionano

    (27 nov. 2011)

    Di Giosetta Guerra

    Sul palcoscenico del Teatro Pergolesi di Jesi la scenografia di Massimo Gasparon usata lestate scorsa allo Sferisterio di Macerata non d la profondit degli ambienti, ma crea maggior intimit. La vicenda, ambientata nel carnevale di Venezia, ne riporta fantasmagoria e magnificenza con lo scintillante cromatismo dei bellissimi costumi ideati da Gasparon e con larmoniosa distribuzione delle masse.
    Il cast, formato da giovani allaltezza dei ruoli, era sostenuto dallOrchestra Filarmonica Marchigiana, sempre presente ma mai invadente, diretta dal bravo maestro Giampaolo Maria Bisanti.
    La rivelazione della serata stata il giovane baritono Simone Piazzola. Dotato di bella cavata di voce, imponente ma non pesante, di grande volume ed estensione e ricca di colori, il baritono canta in maschera con suoni alti, rotondi e ben proiettati, fa uso della messa di voce con fiati sospesi e tenuti, esegue bene il canto a fior di labbra e quello irruento a voce piena, mantenendo una linea di canto morbidissima specialmente nei duetti con Gilda. Scenicamente credibile per il gesto e linterpretazione intensa, lo era di meno per laspetto troppo giovane.
    Ci ha convinto anche la Gilda della giovanissima Irina Dubroskaya, che, dopo un inizio un po in sordina e con dizione poco chiara, fa sfoggio di una vocalit limpida, agile, primaverile, di acuti trasparenti e luminosi, di emissione fluida e canto in maschera, canta benissimo laria Caro nome, con modulazioni sensibilissime e con le dinamiche vocali richieste e nel duetto Tutte le feste al tempio, oltre al bel legato e alla buona tecnica di canto, emerge la variet dei cristalli della sua voce.
    Nel ruolo del Duca di Mantova Shalva Mukeria elargisce con generosit una voce chiara, estesa e solida, dallo squillo sicuro; il suono, stretto nella zona media, si ammorbidisce nel canto a mezza voce e diventa luminoso nel registro acuto, il tenore porge con vigore e potenza una voce dagli acuti taglienti e sovracuti svettanti sopra unorchestra pompante nel rapimento di Gilda, laccento incisivo e la dizione chiara; la padronanza scenica e la facilit demissione conferiscono credibilit e comunicativa al personaggio.
    Il basso Eugeniy Stanimirov Iossifov (Sparafucile) esibisce bella voce scura, morbida, con gravi consistenti e tenuti a lungo; Pasquale Amato (Monterone) ha un mezzo vocale scuro ampio e sonoro; Saverio Pugliese (Matteo Borsa) un tenore chiaro.
    Veronica Senserini (Giovanna) usa bene una voce dai suoni scuri, rotondi e tenuti; il mezzosoprano Alessandra Palomba (Maddalena) canta con voce offuscata senza spessore n volume; debolino il soprano Miriam Artiaco (Contessa di Ceprano).
    Gli altri: i baritoni Mirko Quarello (Marullo) e Marian Reste (Il Conte di Ceprano) e il soprano Bianca Tognocchi (paggio).
    Bravo scenicamente e vocalmente il Coro Lirico Marchigiano V. Bellini, ben preparato e diretto da David Crescenzi.

  10. Giosetta Guerra

    Rigoletto di Verdi allArena Sferisterio di Macerata.
    (23 luglio 2011, prima)

    ARMONIA e COLORE nellallestimento di Massimo Gasparon

    Le roi samuse et le public aussi
    nonostante linterruzione per pioggia allingresso di Sparafucile.
    (La recita stata ripresa alle ore 23 con la frase di Rigoletto Quel vecchio maledivami.)

    La semplicit pu essere originale? Per me s, perch lidea conta pi della quantit del materiale usato. Massimo Gasparon, responsabile di scene, costumi e regia per lopera Rigoletto, ha ideato un modulo architettonico a forma di prisma a base triangolare, che, girando su se stesso, mostrava sulle sue facce laterali i tre ambienti: il Palazzo Ducale affrescato con dipinti del Tiepolo, la facciata della casa di Rigoletto con un grande portale in pietra bianca e linterno ligneo della casa dove si trovava Gilda. Ambientata durante il carnevale di Venezia, nellopera domina il colore che tinge le forme morbide ed elaborate dei bellissimi costumi in un intreccio cromatico non discordante ma armoniosamente avvolgente. La visione dinsieme completata dallattenta direzione registica di Gasparon, che ha escogitato soluzioni suggestive nel disporre le masse corali, e dallo splendido disegno luci di Sergio Rossi.
    La rivelazione della serata stata il giovane direttore dorchestra Andrea Battistoni, che a soli 24 anni ha gi un nutrito curriculum e soprattutto una spiccata abilit di entrare nel cuore della partitura e di restituire, alla guida dellOrchestra Regionale delle Marche, la leggerezza delle goliardate del Duca, lintensit nellenunciazione delle frasi melodiche, il tormentoso flusso sonoro della vendetta e il ricamo di note delle scene damore.
    Ma ci ha piacevolmente convinto anche il tenore Ismael Jordi, un bel giovanotto sensuale e appassionato nel ruolo del Duca di Mantova, ma anche un artista che sa cantare. Il tenore porge bene una voce chiara, inizialmente un po freddina (Questa o quella), ma poi elargita con generosit, grazie alla facilit demissione, alla padronanza del registro acuto e sovracuto, alla morbidezza della linea di canto, alla buona la gestione del fiato e delle mezze voci, allestensione e al bel timbro alla Florez (aria del II atto Ella mi fu rapita e cabaletta Possente amor mi chiama).
    Il baritono Giovanni Meoni (Rigoletto) ha subito esibito una vocalit solida, di bel colore e di bella pasta (S, vendetta), stato in grado di tenere lunghi fiati (“Voi maledetti”) e di piegare la voce alla morbidezza del canto (“Deh, non parlare al misero”), la linea di canto risultata ampia e linterpretazione intensa, tuttavia alla fine non uscito il dramma, il baritono canta bene, ma il canto un po monocorde, perch manca lo scavo psicologico.
    Alla pastosit del canto di Rigoletto (Veglia, o donna, questo fiore) risponde la freschezza di Gilda (Quanto affetto, quali cure), un dialogo di rara suggestione, cantato perfettamente da Meoni e dalla Rancatore.
    Una scintillante e melodiosa Dsire Rancatore ha interpretato Gilda, applaudita per il brillio dei trilli e dei gorgheggi, per i suoni rotondi, la messa di voce e i fiati lunghissimi del Caro nome, per la capacit di filare mantenendo il suono sonoro, come nellaria pi drammatica del II atto Tutte le feste al tempio, per la duttilit e lestensione acuta della voce. Il basso Alberto Rota, nel duplice ruolo di Monterone e di Sparafucile, ha esibito voce ampia e di bel colore, gravi consistenti e tenuti a lungo. Annunziata Vestri (Giovanna) ha usato bene una buona voce di mezzosoprano. Gli altri: Tiziana Carraro (Maddalena), Lucio Mauti (Marullo), Enrico Cossuta (Matteo Borsa), William Corr (Il Conte di Ceprano), Antonio Barbagallo (un usciere di corte), Silvia Giannetti (un paggio della Duchessa). Presente e attivo in tutti gli atti il Coro Lirico Marchigiano V. Bellini, ottimo per la scioltezza scenica e la duttilit vocale, preparato e diretto da David Crescenzi.
    Giosetta Guerra

    Storia e curiosit

    Rigoletto debutt al Teatro La Fenice di Venezia l11 marzo 1851 con Teresa Brambilla (Gilda), Felice Varesi (Rigoletto) e Raffaele Mirate (Duca di Mantova).
    Il Duca di Mantova fu un ruolo caro anche al tenore marchigiano Mario Tiberini che lo interpret tra il 1855 e il 1857 nelle Antille e negli Stati Uniti e lo cant poi a Barcellona (1859) con Angiolina Ortolani che spos nello stesso anno, a Napoli (1861-62), a Firenze (1862), a Madrid (1868-69) Il tenore, accattivante nei pezzi di grazia e di sentimento, nei pezzi di forza ha trovato il modo di farsi applaudire senza far spreco inutile di voce.

    (Da: Giosetta Guerra – Mario Tiberini, tenore).

  11. admin

    … quel Rigoletto nato in origine dalla penna di Victor Hugo, prima opera della cosiddetta trilogia popolare, il pi grande dramma dei tempi moderni come lo definiva Verdi, anchesso vittima della censura che aveva trasformato la figura di Francesco I di Francia in un anonimo Duca di Mantova (riconoscibile in realt in Vincenzo I Gonzaga); capolavoro di un Verdi giovane ma gi maturo nel ricercare nel gioco fra luce e ombra quellintreccio fra il grottesco e il sublime nellaspetto teatralmente affascinante che avvolgeva il buffone di corte. Unopera particolare, caratterizzata dalla rapidit in cui si succedono gli eventi. (E tutto un sol giorno cangiare pot) osserva amaramente Rigoletto dopo aver confortato la figlia Gilda disonorata dal Duca. Unopera che Massimo Gasparon trasporta dalla Mantova rinascimentale alla Venezia del Tiepolo, il cui esplicito riferimento vive nelle decorazioni che adornano il palazzo del duca, un apparato girevole dietro il quale si cela la casa di Rigoletto e nel contempo la locanda di Sparafucile dove si consumer la tragedia finale. Le sapienti luci di Sergio Rossi giocano sul carnevale veneziano su cui spicca la figura un Rigoletto-Pulcinella che, come abito da lavoro alla corte del duca indossa un bianco camicione, la mezza maschera e il naso adunco, tipiche caratteristiche della maschera partenopea. Dietro tutto questo si cela un buffone di
    corte, malinconico superstite di un tempo che pi non , beffato e beffatore, che non conoscer la fortuna delle maschere della commedia dellarte e che, chiuso nella rabbia cieca del rimpianto e del rimorso doloroso, vivr la pi tragica e crudele realt della vita. Sul podio dellorganico Regionale delle Marche il giovane Andrea Battistoni lascia limpronta di una sua lettura interpretativa attenta allinteriorit psicologica dei personaggi, enfatizzando con tempi rallentati i momenti pi lirici in netto contrasto con le impennate drammatiche; nel tratteggiare lincontro notturno tra Rigoletto e Sparafucile in cui la melodia del violoncello e il contrabbasso in sordina emergono sui pizzicati degli archi nellintreccio cupo che i due dipanano con sottile luce sinistra; e nel clima scavato di Quel vecchio maledivami assumendo una funzione narrativa che si ripiega nella sensualit pi sfumata di un impasto sonoro vibrante. Giovanni Meoni un Rigoletto dal timbro morbido, pieno, ricco di un bel colore nel gioco struggente di Miei signori pietade con una spontaneit di canto che ben si lega al fraseggio articolato, mai banale, del suo Piangi, fanciulla piangi, forte nellaccesa Vendetta dei cortigiani, vil razza dannata, tutti maschere tragiche dellanimo umano. Desire Rancatore una Gilda deliziosa nellaspetto fisico e nel canto luminoso nel registro centrale che soffre leggermente negli acuti ma che comunque appare intriso di un vero abbandono nellevoluzione psicologica che si compie nei tre atti: dal Caro nome che tutto un trillo, alla malinconica nostalgia di Tutte le feste al tempio delineate con fraseggio mobilissimo ricco di chiaroscuri. Leterno gallismo del Duca di Mantova felicemente appagato nelle sue innumerevoli avventure, conosce il nome di Ismael Jordi, piacevole tenore dallaccento non particolarmente
    squillante, ma che comunque sfoggia una bella vocalit omogenea che,consona a un timbro morbido nelle prime battute del duetto con Gilda e nella Canzone del terzo atto, gioca sulla sensualit di un guascone solare e sulla spontaneit di un giovane per giunta di bellaspetto nella sua eleganza innata. Una Maddalena affascinante risponde al nome di Tiziana Carraro che valorizza il suo personaggio nel Quartetto e nella scena della tempesta magnificamente risolta dal coro maschile diretto da David Crescenzi. Alberto Rota veste il doppio ruolo di Sparafucile e di Monterone, ben calato nellintensa figura del sicario che con la spada si confronta nel Pari siamo con la lingua beffarda di Rigoletto. Completano il cast Annunziata Vestri nel ruolo di Giovanna; Lucio Mauti Marullo, Enrico Cossutta (Borsa), William Corr (Conte di Ceprano) e di nuovoTiziana Carraro la Contessa di Ceprano. Infine Antonio Barbagallo e Silvia Riannetti sono rispettivamente lusciere di corte e il paggio della duchessa.

    Macerata, agosto 2011.
    Claudia Mambelli.

  12. Daniele Rubboli

    Al Comunale di Forl
    TRIONFALE RIGOLETTO
    SESSANTOTTOANNI DOPO

    L’ultima volta che a Forl era andato in scena un “Rigoletto” fu il 4 febbraio 1943 con il mitico baritono Mario Basiola e il soprano Dina Mannucci. E fino a ieri c’era ancora chi narrava come … il nonno favoleggiasse di quella indimenticabile recita.
    Da sabato 30 aprile 2011, tutta Forl racconta, con entusiasmo di un altro “Rigoletto” magistralmente interpretato da Giulio Boschetti, autorevolissimo giovane baritono di Perugia che negli ultimi cinque anni ha intrapreso un’intensa e acclamata carriera internazionale. In grado di sfoggiare una grana baritonale “antica”, Boschetti ha dato anima al buffone verdiano con un canto appassionato e dai toni variegati come oggi raramente si ascolta, capace di delicati sussurri e di splendidi imperiosi acuti.
    Con lui, autentica rivelazione, il giovane soprano bolognese Arianna Ballotta che ha meritato autentiche ovazioni a scena aperta per la voce lunare che ha dato a Gilda una dimensione umana sincera e palpabile, sfoggiando contemporaneamente una sicurezza tecnica di grande maturit.
    Chiamato all’ultimo momento per coprire il ruolo del Duca di Mantova, dopo ben due defezioni, il tenore Luigi Battistoni ha debuttato questo difficile ruolo trovando anche momenti molto felici (soprattutto nel terzo atto) e meritando l’approvazione del pubblico che gremiva il teatro come non era mai accaduto da due anni a questa parte.
    Una risposta della citt all’intelligente promozione culturale dell’Associazione Forl per Giuseppe Verdi presieduta da Giovanni Basini, in collaborazione con il Comune del capoluogo romagnolo e con l’Associazione Bruno Maderna che ha messo a disposizione la propria orchestra la quale, passata da alcuni anni al repertorio operistico, sta dimostrandosi di grande spessore professionale.
    Diretta dall’ottimo e ormai navigatissimo Marco Berdondini di Faenza, musicista attentissimo alle esigenze del palcoscenico, l’orchestra Maderna si fatta ammirare in una performance trascinante che ben ha creato momenti di intensa emozione.
    E di emozioni stato ricco questo spettacolo con la regia di Daniele Rubboli – responsabile anche del casting – che ha voluto coinvolgere come preziose comparse i ragazzi e le ragazze del Palio di Forlimpopoli che hanno dato spezie a questo “Rigoletto” dove Rubboli ha voluto si materializzasse anche la “maledizione”, nera presenza incombente, affidata alla bravissima danzatrice Corinna De Paoli di Pavia, sorella di Isabel De Paoli, mezzosoprano, che nel primo tempo ha tratteg- giato una Giovanna da manuale, e poi si trasformata in una sensualissima Maddalena ritagliandosi un meritato successo personale, anche per la bellezza della sua morbida e suadente vocalit.
    Altre due “rarit” hanno fatto l’eccellenza di questa produzione.
    La statura artistica dei due bassi: Gianluca Lentini (Sparafucile), un giovanissimo in costante miglioramento; e Mattia Denti (Monterone) di vigorosa e virile autorit.
    E ancora il livello professionale e vocale di chi ha coperto con grande efficacia e padronanza della scena i ruoli minori: Monica Boschetti (Contessa di Ceprano e Paggio), Daniele Girometti (Ceprano) – entrambi di Rimini – ; Roberto Natale ( Borsa) e Diego Bellini (Marullo).
    Il Coro San Rocco di Bologna, preparato da Maria Luce Munari ha confermato la propria vocazione all’impegno nei melodrammi, mentre le scenografie originali quanto essenziali, sono state firmate da Daniela Popovic, artista russa adottata dalla Romagna dove vive a Predappio.
    Con questo “Rigoletto”, salutato alla fine da interminabili ovazioni e chiamate del pubblico, ha debuttato nella sua citt come aiuto-regista, l’architetto forlivese Filippo Tadolini il cui impegno teatrale lo porter presto a grandi soddisfazioni professionali sulle scene della musica e della prosa.

    N.P.C.

  13. Attilia Tartagni

    AL TEATRO LA FENICE DI VENEZIA RIGOLETTO E SEMPRE GRANDE, NONOSTANTE LATTUALIZZAZIONE FORZATA.

    Il 27 marzo andato in scena per la centotrentunesima volta nel ventitreesimo allestimento Rigoletto al Teatro Fenice di Venezia dove debutt l’11.03.1851. Il poderoso dai toni veristi greco Dimitri Platanias vestiva i panni (contemporanei) del buffone di corte maledetto da Monterone per averlo burlato divertendo la corte . La maledizione lo colpisce insieme alla figlia inducendolo a divenire mandante di un omicidio. Un giallo a tinte fosche conclude la vicenda in cui si intrecciano il disagio del buffone, l’arroganza del potente, la bassezza della corte e sentimenti preziosi come l’amore filiale contrapposto allo sbocciare del primo innamoramento, il tutto narrato dalla strepitosa tessitura musicale dello spartito. Rigoletto ha i recitativi Pari siamo e Della vendetta alfin giunge l’istante a cui si legano arie di elevata temperatura emotiva e drammatica fino alla incalzante sequenza della Vendetta inutilmente mitigata dalle richieste di perdono della figlia colpevole di amare chi non lo merita. Rigoletto, uomo dal corpo deforme contrapposto al Duca bello e potente che lo esorta a divertire con F ch’io rida, buffon.ed egli necessariamente deve Sforzarmi deggio e farlo, perci odia il padrone interpretato dall’inglese Eric Cutler. Il Duca un signorotto dedito agli intrighi di corte, seduttore compulsivo forse per noia. Il tenore inglese partito in sordina, poi via via pi investito nella parte ha dato il meglio nell’ultimo atto senza tuttavia mai eccellere. Verdi ne immortal la scarsa considerazione per l’altro sesso nell’aria La donna mobile e l’improvviso invaghirsi per una nuova gonnella nella canzone Bella figlia dell’amore dedicata a Maddalena, sorella di Sparafucile. Il delicato soprano russo Ekaterina Sadovnikova, incarna sia fisicamente che vocalmente la giovane e ingenua Gilda intenta a ricamare fantasie amorose con Caro nome e costretta a maturare in fretta attraverso l’umiliazione di un possesso precipitoso, peraltro incapace di distoglierla da quell’amore fatale che la porter a sacrificare la propria giovane vita. Intorno ai tre protagonisti, una fitta schiera di bravi comprimari: il basso Sparafucile Gianluca Buratto, Monterone Alberto Rota,. Marullo Armando Gabba, Matteo Borsa Iorio Zennaro. Una Maddalena vocalmente poco incisiva ma adeguata alla parte ha sfoderato le armi della passione e della piet femminile- Claudio Marino Moretti ha ben diretto il Coro che anche in quest’opera verdiana ha limportante compito di configurare il popolo dei cortigiani, contesto umano povero e superficiale di cui si circonda il Duca. Tratta da Le roi s’amuse di Victor Hugo, l’opera fu fortissimamente voluta da Verdi che, affidando il libretto a Francesco Maria Piave, ne cambi la contestualizzazione per le pressioni politiche ricevute. Fu ostacolata anche dall’autore che per tutelarsi si rivolse alla giustizia, poi secondo leggenda ascoltando il quartetto del terzo atto si convinse che quella musica arrivava ad esprimere i sentimenti contestuali di quattro personaggi, cosa impossibile per la letteratura e si arrese. Regia e coreografie si sono avvalse di strutture mobili e convertibili di desolata essenzialit come di moda oggi, arricchite peraltro dal fitto movimento di cantanti e comparse con sequenze piuttosto ardite di accoppiamenti abbozzati e sospensioni in aria dei corpi femminili quasi fossero trofei di caccia. Inquietante apparso il duetto d’amore fra Gilda e il Duca affacciati a un’apertura sopraelevata senza parapetto, eseguito fisicamente rigidi per non cadere di sotto. Nell’ultimo atto i personaggi sono soli con il loro dramma e la scenografia scompare quasi totalmente, lasciando al posto della taverna un’unica porta (l’ultimo varco?) nella concezione assai disadorna del regista Daniele Abbado. Forse una questione di risparmio. Non a caso all’avvio dello spettacolo stato ringraziato il ministro per avere concesso il F.U.S. Sta di fatto che con queste moderne contestualizzazioni il melodramma viene spogliato del fascino che deriva proprio dai contesti storici e bisogna movimentare la scena con accorgimenti come gli effetti-luce, qui create ad hoc da Valerio Alfieri. Nella splendida cornice del teatro La Fenice perfettamente ristrutturato il giovane venezuelano Diego Matheuz di derivazione sinfonica ha diretto con passione, enfatizzando alcuni passaggi e dimostrando che la lirica un terreno che gli congeniale. Qualcuno lo propone perfino alla direzione artistica del Teatro veneziano. Sarebbe una bella soddisfazione per un musicista formatosi nel progetto ABREU, creato per togliere i giovani venezuelani dalla strada attraverso lo strumento delleducazione musicale.

    Attilia Tartagni 1 aprile 2011

  14. Daniele Rubboli

    Caro Elio
    molti mi hanno scritto, d’accordo con il mio commento al terribile Rigoletto in Tv, dicendomi se non fosse stato il caso di farlo interpretare a LEO NUCCI.

    NO

    Purtroppo no. Leo Nucci sarebbe stato un ottimo Rigoletto, ma non avrebbe coinvolto tante TV del resto del mondo. Infatti Nucci, che canti Rigoletto, normale. Domingo invece il mostro da mettere in prima pagina, colui che crea l’evento. Se avessero potuto avrebbero dato il ruolo di Rigoletto alla Freni o alla Kabaiwanska! Quindi il fine dell’operazione in TV, che avrebbe concesso, con quello che hanno speso, 2 anni di stagioni d’opera con 3 titoli a stagione, al Teatro Comunale di Forl o a quello di Faenza o Cesena, e ce ne sarebbero ancora avanzati per 27 con certi, stata solo un’operazione commereciale senza NESSUN interesse per la Musica di Verdi e per gli spettatori i quali, ritenuti per lo piu’ imbecilli, avrebbero comunque bevuto questo intruglio da strega di Biancaneve, attratti dal Monstrum.
    E’ proprio vero: le “troie”. con rispetto per le scrofe, hanno conquistato il mondo!

    Daniele Rubboli

  15. admin

    Carissimo Crociani

    io ho sempre e rinnovate difficolt a inserirmi su BLOGGIONE. Tu mi chiedi del RIGOLETTO IN TV e io ti rispondo qui, tra le cronache del BUON GUSTO, perch quello stato un esempio di CATTIVO GUSTO. Come ho spiegato nelle ultime mie 18 omelie da Cervia a Chiavari e da Lucca a Milano, riscuotendo lunghi e calorosi applausi, e come hanno scritto altri illuminati e coraggiosi colleghi dell’editoria musicale, Amici della Musica compresi, quel Rigoletto ha offeso tutti.
    Intanto stato presentato con una raffica di balle che non saltano neppure i cavalli. Prima volta del Rigoletto in un film, prima volta di Domingo baritono. Grandi film su Rigoletto, opera integrali, vennero fatti negli Anni ’40 con Beniamino Gigli, e Anni ’80 con un reegista vero, Ponnelle, e un cast credibile: Pavarotti, Gruberova, Wixell.Girato a Mantova e per alcuni esterni a Grazzano Visconti.Direzione di Chailly. Un film di gran lunga superiore a questa bufala televisiva autentico falso d’autore ad uso e consumo della civilt sempre piu’ barbara e quindi ignorante, in cui viviamo. Una civilt che ha scambiato la tv – un elettrodomestico da usare se e quando serve – per il Vangelo del nostro tempo. Domingo da un po’ che prova a cantare da baritono e lo aveva fatto anche due mesi prima della messa in onda del film, alla Scala, con un modesto Simon Boccanegra dove il Paolo di Massimo Cavalletti, baritono autentico e… giovane, lo ha surclassato. In tv a) non si sentiva la musica di Verdi b) Domingo era un vecchio tenore che cantava nel ruolo del baritono tentando di restare alla storia come Caruso che cant, in scena, da basso per salvare l’afonia di Colline, e Del Monaco che ha inciso pagine del Barbiere come Figaro. Come Rigoletto Domingo, che come dice il suo nome non ha mai avuto acuti (do – mingo, che in spagnolo significo: niente do)aveva solo la mschera, giustamente tragica per la gran fatica che ha fatto.c) Gilda era bellina e con voce graziosa, ma inespressiva come un bicchier d’acqua quando non si ha sete, d) Grigolo piace solo al suo agente onnipotente, Dradi, che per lo fa sempre cantare con il microfono (musical o melodramma) come Bocelli, perch la voce non ha armonici per superare l’orchestra in un teatro di media grandezza.Bellino, ma neppure musicalissimo.e)Il povero Ruggero Raimondi, ex basso passato ai ruoli di baritono, alle prese con una partitura da basso profondo, ha fatto pena, soprattutto a chi lo ricorda giovane e straordinario come nel film Don Giovanni di Losey.f) eccellente solo il Monterone di Montresor. velo pietoso su Maddalena, seducente come una cacca di cane in strada.
    Bellissime le luci. Straordinaria la scenografia.
    Ma cosa volete farci, sono oramai anch’io… all’ antica. Amo, nell’opera lirica, la musica e le giuste voci.

    Daniele Rubboli

    PS
    Per rifarvi le orecchi venite al Rigoletto al Comunale di Forl, sabato 30 aprile 2011!!!!!

  16. Claudia Mambelli

    Bologna ospita Leo Nucci Un baritono per caso.

    E la sontuosa Sala dei Carracci dove campeggia un Guercino originale a fare da cornice a Un baritono per caso, il libro firmato da Achille Mascheroni con la collaborazione straordinaria del soprano Adriana Anelli, e realizzato dalleditore Azzali di Parma, che racconta la vita del celebre baritono bolognese Leo Nucci. A presentarlo a un folto pubblico intervenuto Francesca Frascari, figlia di Franco Frascari presidente del Circolo lirico delloratorio San Rocco di Bologna, dove la manifestazione ha avuto un suo epilogo canoro con uninedita coppia della lirica: Leo Nucci e il soprano Monica delli Carri accompagnati al piano da Paola Molinari che hanno dato vita ad alcune delle pi belle pagine operistiche a corollario di questa testimonianza di affetto che Achille Mascheroni ha reso con Un baritono per caso: un testo particolare nella sua stesura, che esula dal tradizionale schema linguistico suddiviso generalmente in capitoli, per percorrere la vita artistica e privata del celebre Nucci attraverso un inusuale itinerario artistico che si snoda come una vera e propria opera, con un prologo, una sinfonia, una prima scena, una seconda e una terza scena con un epilogo, il tutto corredato da citazioni di brani dopera e da una serie di bellissime foto scattate nel corso della sua brillante carriera che annovera altres unintensa aneddotica brillante. Una vera chicca per melomani Ma quel che pi colpisce in Un baritono per caso al di l del personaggio Nucci, luomo Nucci con tutto il suo bagaglio di umanit di anti-divo estremamente legato alle sue origini, alla sua terra natale cos spesso citata nei suoi ricordi famigliari pi intensi. E Nucci, artista e uomo osannato da un pubblico cosmopolita, testimone lui stesso in prima persona di un evento mai accaduto nella storia della Scala avvenuto in questi giorni dove sta ultimando le recite di quel celebrato Rigolettoche lo ha reso famoso in tutto il mondo. Nella scena della Vendetta legata ai Cortigiani vil razza dannataha suscitato un tale delirio di applausi, con richiesta di bis che del resto la Scala non concede mai, da coinvolgere nellentusiasmo lorganico stesso del teatro, orchestra e coro in piedi ad applaudirlo a scena aperta. Questo Leo Nucci in tutta la sua espressivit: un uomo intenso, un uomo buono che non ama interpretare i ruoli cattivi della lirica, un uomo che devolve parte del suo operato a scopo benefico, non ultimo il suo impegno coi giovani allievi della scuola del Regio di Parma, come ricorda nella sua bellissima testimonianza lamico Paolo Zoppi, alias Falstaff del celebre Club dei 27di Parma i cui componenti portano ciascuno il nome di unopera verdiana. Zoppi sottolinea con sottile arguzia la versatilit del baritono bolognese per caso, visto in veste di ciclista e di cercatore di funghi nella sua vita privata; ma ne dichiara anche e soprattutto limportanza artistica con particolare riferimento a unonorificenza rara, quella del Cavalierato di Verdi conferitagli quasi un decennio fa dai 27 che hanno la prerogativa e il grande merito di divulgare il nome di Verdi nelle scuole fra i giovani. E ancora Nucci alla ribalta, protagonista intenso dei ruoli verdiani della sera per quella sua umanit cos espressiva che lo rende ineguagliabile: dal gi citato Rigoletto al Simon Boccanegra per non parlare di quel Macbeth ricco di uninteriorit e di uno spessore tali da rendere magnificamente con quel suo colore brunito acquisito sempre pi negli ultimi anni. Sono tanti gli amici che intervengono a tesserne le lodi, fra tutti Fausto Ferrari, testimone affettuoso del Premio Rovere doro conferito a Nucci in coppia con la moglie Adriana Anelli; e poi la volta della vedova del compianto direttore dorchestra Francesco Molinari Pradelli; tutti per questo grande artista che ha il dovere di regalarci ancora tante emozioni, come quella che segue la presentazione del libro quando sul palcoscenico della sala dei Carracci sale in coppia con Monica delli Carri e, dopo unapertura con Aprile di Leoncavallo, esplode in quel bellissimo duetto Udiste fra il Conte di Luna e Leonora del Trovatore verdiano, suo cavallo di battaglia, con tutta la veemenza passionale che compete al personaggio ricco di ombreggiature nella vocalit vellutata dove il timbro omogeneo e di bella estensione si unisce a un controllo del fiato ineguagliabile e a un fraseggio intensamente espressivo. Dal canto suo Monica delli Carri sottolinea con Mira dacerbe lacrimeuna Leonora forte di una notevole estensione nella brunita consistenza di un colore vocale valorizzato da un temperamento intenso, capace di accenti notevoli. Quella stessa drammaticit che le riscopriamo nella Maddalena appassionata nello slancio e nella disperazione della Mamma morta dellAndrea Chnier di Giordano, mentre Nucci dipana un Grard da manuale per la facilit di un registro acuto nitido, ben timbrato, unito a un fraseggio intenso, espressivo a tal punto da permettergli una raffigurazione ammirevole. E poi di nuovo insieme con la Vendetta di un Rigoletto sensazionale in cui il canto di Nucci si staglia amaro e vibrante, ricco di unespressivit impetuosa e incalzante che trascina con tutta la sua forza la Gilda temperamentosa di Monica delli Carri, corposa nel registro centrale e in quegli acuti che avevamo gi apprezzato nelle vesti di Fidelia nellaria ricca di emotivit Addio mio dolce amor dalEdgar di Puccini.Particolarmente apprezzato lintervento dellattrice di prosa Carla Galletti nella lettura del Prologo e dellEpilogo.
    Bologna, 10 febbraio 2010.

    Claudia Mambelli.

  17. UGG Boots

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    Bernice Franklin

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  18. Attilia Tartagni

    Premiato a Ravenna con La stella di Galla Placidia il baritono Leo Nucci.
    Il 23 dicembre scorso nella Sala Rossa del Pala De Andr il baritono Leo Nucci ha ricevuto dal Vice Sindaco di Ravenna Giannantonio Mingozzi e dal presidente di Ravenna Eventi Geremia Moschini la Stella di Galla Placidia per il progetto culturale Opera lirica per i ragazzi destinato a diffondere la conoscenza dellopera e del belcanto fra gli studenti della scuola media. I ragazzi imparano a vivere lopera recitando e mimando i cantanti e infine la portano in scena con trovate registiche e scenografie create sinergicamente dai docenti della Scuola Media Don Minzoni, anima delliniziativa la professoressa di musica Bendazzi. Il 24 maggio scorso al Teatro Alighieri i ragazzi hanno eseguito lElisir dAmore in una memorabile versione con Nucci e Pavarotti. Leo Nucci, con la generosit che lo contraddistingue, ha eseguito sul palco accompagnato dal pianista ravennate Mirko Maltoni e affiancato dal soprano Emanuela Tesch, alcuni brani dal Rigoletto, dimostrando ancora una volta se mai ce ne fosse bisogno che egli non soltanto il migliore interprete di Rigoletto vivente, ma gli bastano poche note di un pianoforte per trasformarsi in Rigoletto. La parte gli congeniale e la vive fino allultima fibra del suo essere, mentre si scaglia adirato contro i cortigiani e mentre si butta in ginocchio, orgogliosamente intento a gridare Vendetta, tremenda vendetta, quando ancora non conosce il disegno che il destino sta tramando ai suoi danni. Tutto si sveler nellultimo quadro, poco prima di scoprire la figlia in colui che ha fatto sopprimere credendolo il duca, quando si abbatter sul corpo ormai esanime di Gilda gridando, stavolta disperatamente Ah, la maledizione!. Il 27 gennaio 2008 Nucci ha celebrato a Piacenza la sua quattrocentesima replica del Rigoletto ma ogni volta che intona quel grido di padre offeso mortalmente nel suo unico affetto vitale, ogni volta che grida Vendetta per difendere lonore della figlia come se fosse la prima volta. Sulla scena dimentica di essere Leo Nucci e diventa Rigoletto, il vecchio deforme obbligato a indossare la maschera del giullare e a divertire il duca libertino e i cortigiani che disprezza, il buffone umiliato che diventa vindice di ingiustizie proprie e altrui (No, vecchio ti sbagli, un vindice avrai). Qualche anno fa Leo Nucci fu ospite graditissimo dellAssociazione Amici della Lirica di Forl e anche in quelloccasione esegu Cortigiani, vil razza dannata e la vendetta dal Rigoletto. Insomma, gli anni passano, le recite si moltiplicano e Leo Nucci sempre pi calato nel personaggio verdiano che non finisce di arricchire vocalmente, dandogli vita sui palcoscenici di tutto il mondo nella sua sfaccettata umanit. Chiss se Giuseppe Verdi, vedendolo in scena, si ostinerebbe a ritenere Felice Varesi, il primo Rigoletto, il migliore interprete possibile per unopera che pone il baritono in una posizione di privilegio, quale baricentro e motore di tutto ci che accade sulla scena. Che sia un momento importante per Leo Nucci lo dice il fatto che per i suoi sessantasette anni si regalato un volume, affidando le proprie memorie ad Achille Mascheroni. Ha pubblicato con Azzali Editore il volume darte dal titolo Un baritono per caso dove certamente ricorder che per cantare lopera ha lasciato un lavoro modesto ma sicuro, da cui lo consolava unicamente appartenere a un coro lirico. Corredato di pi di 100 fotografie di scena a colori e con CD di un concerto incorporato, il libro sar presentato con un fitto calendario di appuntamenti nei maggiori teatri italiani. Personalmente mi auguro venga presentato anche a Ravenna per la gioia dei tantissimi ammiratori di Leo Nucci e mia in particolare, che me ne sono fatta promotrice con il Vice Sindaco.

    Attilia Tartagni 26.12.2009

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