Verdi Requiem

Posted by on April 10, 2020

Soprano DIMITRA THEODOSSIOU Mezzosoprano SONIA GANASSI Tenore FRANCESCO MELI Basso RICCARDO ZANELLATO Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma Direttore Yuri Temirkanov Maestro del Coro Martino Faggiani Fabio Luisi, conductor Christian Spuck, choreographer and stage director Krassimira Stoyanova, soprano Veronica Simeoni, mezzo-soprano Francesco Meli, tenor Georg Zeppenfeld, bass Ballett Zürich Philharmonia Zürich Chor und

Soprano DIMITRA THEODOSSIOU
Mezzosoprano SONIA GANASSI
Tenore FRANCESCO MELI
Basso RICCARDO ZANELLATO
Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma
Direttore Yuri Temirkanov
Maestro del Coro Martino Faggiani

Fabio Luisi, conductor
Christian Spuck, choreographer and stage director

Krassimira Stoyanova, soprano
Veronica Simeoni, mezzo-soprano
Francesco Meli, tenor
Georg Zeppenfeld, bass

Ballett Zürich
Philharmonia Zürich
Chor und Zusatzchor der Oper Zürich

Concerto di Pasqua 2011 Orvieto

Direttore Zubin Mehta
Orchestra Maggio Musicale Fiorentino

soprano Kristin Lewis
mezzosoprano Elena Maximova
tenore Massimiliano Pisapia
basso Roberto Scandiuzzi

Direttore Coro Piero Monti

Michele Crider
Luciana D’Intino
Vincenzo La Scola
Miguel Angel Sabatini

Milan La Scala Chorus

Riccardo Muti
Orchestra della Scala Milano

1995.9.15 Tokyo

 Japan Live

#Concerto “Requiem” di Giuseppe Verdi in ricordo delle 309 vittime del #terremoto della città de L’#Aquila. Basilica di Santa Maria in Aracoeli#Orchestra del Conservatorio Nicola Sala di #Benevento.

Pubblicato da Conservatorio Statale di Musica di Benevento su Sabato 2 novembre 2019

Homenaje a Montserrat Caballé
Requiem de Verdi  Sabado 17 de noviembre de 2018

Ainoha Arteta, soprano
Anna Larsson, mezzosoprano
Nikolai Schukoff, tenor
Alexander Vinogradov, bajo

Orquestra i Cor del Gran Teatre del Liceu, amb la participació de la Polifònica de Puig Reig.
Direcció Josep Pons

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 24 marzo 2011

 

 

4 comments on “Verdi Requiem

  1. BLoggione

    Il Requiem di Verdi per non dimenticare L’Aquila.

    “Che la musica e il canto siano forieri della rinascita della città”. Così recita il riconoscimento donato dal Cav, Andrea Rinaldi, a nome del Coro dell’Opera di Parma di cui è presidente,
    all’amministrazione comunale della città De L’Aquila nella persona del delegato del Sindaco, Giancarlo Della Pelle, e dedicato in particolare alle 309 vittime del terribile terremoto che nel 2009
    portò devastazione e dolore nella provincia abruzzese. Nel decennale del sisma la musica, intesa come grande veicolo di comunicazione fra i popoli, è stata protagonista di un evento in grado di parlare universalmente portando un messaggio di speranza e di umanità. Due le cornici scelte per questa occasione: la Basilica di Santa Maria in Aracoeli a Roma, una delle più belle chiese al mondo, e successivamente la Basilica appena restaurata di San Silvestro della città De L’Aquila.
    Strumento perfetto dell’evento il Coro dell’Opera di Parma con la direzione del M° Massimo Fiocchi Malaspina, e i solisti, il soprano Federica Vitali, il mezzosoprano Anna Maria Chiuri, il tenore Hector Mendoza Lopez e il basso Mirco Palazzi con l’Orchestra del Conservatorio Nicola Sala di Benevento diretti dal M° Jacopo Sipari di Pescasseroli. Un coro imponente è protagonista assoluto di una delle pagine più importanti della sacralità universale, il Requiem di Verdi composto dal grande maestro di Busseto nel 1874 per omaggiare Alessandro Manzoni, uno dei massimi protagonisti del Romanticismo italiano e del Risorgimento, scomparso l’anno precedente, e di cui Verdi intendeva perseguire la strada tracciata nelle sue opere. Quello di Verdi è il primo, e con grande anticipo, di tutti i Requiem del 900; una grande metafora, un atto di fede nella musica a cui è affidata la richiesta di salvezza, ma anche una pagina laica perché nel suo Requiem il bussetano mette innanzitutto la voce dell’uomo. E il Dies Irae è un uragano che illumina l’intera partitura con una forza interpretativa che il Coro dell’Opera di Parma esprime regalando un sentimento e un’emozione nel colore bronzeo della massa del suono. La trasparenza ritmica del contrappunto del coro, la struttura scenica dei vari numeri negli stacchi di tempo creano una tridimensionalità del suono che come un muro si abbatte sul pubblico. Valido anche l’esempio dei solisti nelle varie sezioni, dal Mors stupebit del basso Mirco Palazzi, all’Ingemisco del tenore Mendoza Lopez, al Recordare delle voci sopranili e mezzosopranili di Federica Vitali e Anna Maria Chiuri supportate dalla bacchetta espressiva del maestro direttore sull’organico dell’ottima Orchestra del Conservatorio Nicola Sala di Benevento. Successo strepitoso per tutti.

    Roma 2, novembre – L’Aquila 3 novembre 2019.
    Claudia Mambelli.

  2. Michele Donati

    IL REQUIEM DI VERDI INCANTA BOLOGNA NELLA SERA DEL VENERDI SANTO

    La serata del Venerd Santo pu essere unottima occasione di riflessione non solo per i cattolici, ma anche per tutti i non credenti. Il rito della Via Crucis denso di potentissimi significati simbolici riguardanti lumanit intera: il cammino di sofferenza, sacrificio, responsabilit (che parola contemporanea!) intrapreso da Cristo sul sentiero che porta al Golgota rappresenta la vicenda del misero consorzio umano in tutte le sue sfaccettature. Se si pu credere o meno ad una gloriosa resurrezione redentrice (e chi scrive di un marcato scetticismo), non si pu fare a meno di riconoscere la verit della morte di un uomo chiamato Ges, emblema prima che realt assoluta. Attraverso la narrazione di questa crudele condanna a morte e del calvario che la precede, la cultura occidentale raggiunge il proprio vertice di narrazione mitica ed epica: Morto Dio / morto io, dice un fulminante distico di Giorgio Caproni, e luomo si trova allo specchio, nudo e desolato. Osservate lespressione di Cristo negli Ecce Homo (sono numerosi) di Antonello di Messina: chinque di noi pu riconoscere la tragedia di s stesso e del mondo in quegli occhi scavati e tumefatti di uomo vero. Il sangue che cola dalle tempie una condanna allingiustizia e allemarginazione, le labbra distorte dal dolore sono amareggiate nella contemplazione dle mistero pi certo e devastante: la morte. Agli occhi di un credente il Gologta appare come la base per un rilancio dellumanit. Per un ateo questa brulla collina il simbolo delle nostre miserie, e Cristo che trasporta la croce non destinato a risorgere, bens a ripercorrere in eterno, come Sisifo, questa salita. Laccettazione della vita sta sostanzialmente nellaccettazione della sua inevitabile fine. Non sempre purtroppo si riesce a giungere a compromessi.
    Una premessa del genere era necessaria per introdurre il Requiem di Verdi eseguito proprio venerd 29 al Teatro Manzoni di Bologna. Da anni nella stagione sinfonica del Comunale il Venerd Santo dedicato alla riproposizione di un titolo a tema: per fare un esempio, due anni fa ascoltai il Requiem di Mozart, mentre lanno scorso fu la volta della Matthaupassion di Bach. Unusanza assolutamente degna di plauso, poich fonde riflessione con intrattenimento dalta qualit: un teatro che voglia conservare anche una funzione civile deve procedere senzaltro di questo passo. Questanno, che come tutti sanno segna un compleanno importante per il Giuseppe nazionale, si scelto appunto il Requiem composto in memoria di Alessandro Manzoni. Un Requiem, secondo la mia visione, ateo: il dialogo delluomo con Dio si fa infatti ricerca di Dio, disperata perch definitiva. Nel Libera Me conclusivo il soprano canta una splendida melodia in pianissimo, mentre il coro continua una severa fuga: non c risposta alla disperazione, la voce che si spalanca suona come una ferita non rimarginabile. Dramma esistenziale: per ritornare a Caproni (poeta fra laltro esperto di musica e probabilmente amante di questopera verdiana), ci si accorge che probabilmente Dio non s nascosto, / Dio s suicidato.
    Andando nel particolare dellesecuzione bolognese, posso dire di aver ascoltato un Requiem straordinario. La bacchetta di Michele Mariotti, sempre pi grande erede della gloriosa tradizione italiana, scorre impetuosa lungo la stremante e sublime partitura, e i momenti indimenticabili sono numerosi: un Dies irae elettrico e apocalittico, staccato in un tempo mozzafiato, un Recordare levigato con delicatezza canoviana, un Lacrimosa da pelle doca con i violini che si contorcevano in un preziosissimo lamento. Il finale, con quellistante di sacro e pregnante silenzio, la bacchetta ancora in aria, che vale il prezzo non di uno, ma di due biglietti, prima dello scatenarsi del pubblico in un entusiastico applauso. Ad aiutare Mariotti, quattro solisti di indiscusso valore: Tatiana Serjan (che ha sostituito allultimo lindisposta Radostina Nikolaeva), Veronica Simeoni, Aquiles Machado, Sergey Artamonov. Tutti sentitamente coinvolti nel realizzare una prova intensissima. Eccellente il coro, preparato da Andrea Faidutti.
    Al termine, un pubblico da grandi occasioni ha tributato una lunga ovazione al Maestro Mariotti e agli altri artisti.

    Michele Donati

  3. Giosetta Guerra

    Festival Verdi 2011

    Parma – Teatro Farnese

    MESSA DA REQUIEM capolavoro di musica sacra di Giuseppe Verdi
    8 ottobre 2011

    Di Giosetta Guerra

    La recita dei premiati
    Francesco Meli salva la replica

    Il Coro e lOrchestra del Teatro Regio di Parma, diretti rispettivamente dal M Martino Faggiani e dal M Yuri Temirkanov, e quattro solisti del calibro di Francesco Meli, Dimitra Theodossiou, Sonia Ganassi, Riccardo Zanellato hanno eseguito la Messa da Requiem (meglio dire Messa di Requiem) di Verdi in un teatro splendido di Parma solitamente riservato alle visite turistiche per la sua particolarit, il Teatro Farnese.

    Situato al primo piano del Palazzo della Pilotta, il Teatro Farnese nacque nel 1619 per volont di Ranuccio I, duca di Parma e Piacenza e fu inaugurato nel 1628, in occasione delle nozze tra Margherita de’ Medici e il duca Odoardo, con lo spettacolo allegorico-mitologico “Mercurio e Marte” (musiche di Claudio Monteverdi su testo di Claudio Achillini). Progettato dall’architetto ferrarese Giovan Battista Aleotti detto l’Argenta, il teatro fu costruito con materiali leggeri come il legno e lo stucco, che furono poi dipinti, nella vecchia “Sala d’arme”, un grande “salone” con pianta ad U, circondata da quattordici gradoni che potevano ospitare oltre tremila spettatori. Dati i costi e la complessit degli allestimenti scenici, il teatro fu utilizzato solo nove volte, lultima nel 1732, poi il degrado e loblio fino alla semi distruzione delle parti lignee e di gran parte delle statue in stucco a causa dei bombardamenti del 1944. Fu ricostruito nel 1956 secondo il disegno originario, ma le parti lignee, in origine completamente decorate, furono lasciate grezze.

    Ma torniamo alla serata.
    Lambiente molto suggestivo, il colore e il calore della struttura lignea, accarezzati dal dialogo iniziale in pianissimo delle due sezioni del coro (maschile e femminile) sottolineato dalla delicatezza degli archi e di un violoncello in sordina e lalternarsi delle voci soliste nel Kirie creano un coinvolgimento viscerale che durer fino alla fine. Poi la polverizzazione del silenzio con lesplosione del Dier irae, straordinaria e desolante rappresentazione della vita offesa, con un vigore quasi violento martellato dalle percussioni, seguito da un rallentando fino al pianissimo, esplosione che si ripete nel Sanctus e si ritrae nel suono sommesso dellorchestra e del canto a mezza voce di coro e solisti nellinvocazione dellAgnus Dei, per approdare nella vetta della grande pagina del Libera me Domine (che Verdi aveva gi composto per il finale di quella Messa di Requiem collettiva per la morte di Rossini mai presentata al pubblico), perorazione cantata da un soprano ispirato e sussurrata dal coro sopra un suono orchestrale coinvolgente.

    La lettura di Yuri Temirkanov, il maestro di San Pietroburgo, rientra nel calore e nelle linee smussate del teatro con tempi musicali distesi e rigorosi; lOrchestra di cinquanta elementi e il Coro (37 maschi e 30 femmine preparati da Martino Faggiani, impressionante il suono denso, pieno, cupo dei bassi) del Teatro Regio di Parma rispondono con la nota professionalit.

    Per la parte vocale un vivo ringraziamento va rivolto al tenore Francesco Meli che tra due recite di Un ballo in maschera ha sostituito Roberto Aronica indisposto. Ed ha trionfato anche qui. La sua voce si espande con pulizia e lucentezza e le sue soavissime mezze voci sono sonore anche in un teatro che non ha unacustica ideale, laccurato modo di porgere ed ovviamente la qualit del mezzo vocale gli danno sicurezza sia nella melodiosit del canto sfumato sia nellesuberanza del canto a piena voce.

    La voce del basso Riccardo Zanellato (che ha ritrovato una forma fisica splendida) talmente bella che ne vorresti sentire di pi: calda, rotonda, ampia, ferma nella tenuta del suono, morbida nellemissione, note gravi di grande rilievo, ottima la tecnica di canto, ma un pizzico di volume in pi non avrebbe guastato.

    Sonia Ganassi musicista raffinata e brava fraseggiatrice, leccellente tecnica di canto le consente di gestire bene una vocalit luminosa nei suoni acuti e negli slanci, sensibile nei pianissimi e nelle ottime modulazioni, un po cupa nella zona media, ma sicura nei gravi.

    Dimitra Theodossiou, eletta questanno Regina del Melodramma, si distinta per la melodiosit del suono, lunghissimi fiati, filati celestiali, delicati pianissimi e possenti acuti a voce piena. A lei il compito di chiudere col Libera me domine, tra le ovazioni del pubblico per tutti gli artisti.

    Incredibile ma vero: Theodossiou, Ganassi, Meli, Zanellato, Faggiani, Coro hanno avuto il Premio Tiberini.

  4. admin

    Lo splendore del Farnese per il Requiem di Verdi: due capolavori dellarte insieme a Parma.

    E il coro, il prestigioso coro del Teatro Regio di Parma sorretto dalla mitica mano di Martino Faggiani , il vero protagonista del Requiem di Verdi, autentico affresco musicale che abbraccia felicemente la composizione liturgica con un accorto travestimento operistico con unalternanza armonica nellantico stile a cappella e la moderna polifonia sinfonica che fa del Dies Irae la pi esaltante pagina intrisa di una desolante rappresentazione della vita umana offesa. E un degno esempio della religiosit musicale classico-romantica che nella sontuosa cornice del Teatro Farnese, riportato agli antichi splendori,acquisisce un ulteriore valore reso ancor pi efficacemente dallermetica esecuzione di Yuri Temirkanov sul podio della compagine orchestrale del Teatro Regio di Parma. Il Requiem unopera che prende forma nel tempo intercorso fra la morte di Rossini, come omaggio da tributare al pesarese scomparso nel novembre del 1868 con un collettivo
    che raccoglieva undici musicisti tutti italiani, e la successiva morte di Alessandro Manzoni, a cui Verdi si sentiva interiormente legato. Sar il Libera me, Domine, composto dal genio di Busseto, a confluire nel Requiem con tutta lintensit in una sorta di olocausto alla memoria di un grande romanziere senza tempo. Ne scaturisce un affresco di rara musicalit che nelle parti di cui composto, dalle intense pagine corali del gi citato Dies Irae, al Tuba mirum e al Sanctus in una splendida fuga a due cori in cui la musica elabora disperazione e salvezza fino al mistero della morte; alla prestigiosa vocalit dei quattro solisti, un Francesco Meli angelicato nellIngemisco, e ancora la brava Dimitra Theodossiou nel Libera me, Domine finale, e infine le altre due voci, quella di Sonia Ganassi e di Riccardo Zanellato,pi difficili da recepire negli spazi enormi del Farnese che fa disperdere lacustica, sprigiona una solennit preziosa nelleloquenza di un suono solenne
    che abbraccia lanimo di chi ascolta. E la direzione di Yuri Temirkanov, che cesella nei piani e nei pianissimi le sfumature pi intense, anche se ci fa intravedere solo in lontananza la granitica passionalit verdiana, ci regala momenti sublimi di rara bellezza nella melodica interpretativa di unopera ricca di unespressivit legata allevoluzione umana di un grande nel suo immenso cammino.

    Parma, Festival Verdi. Ottobre 2011.

    Claudia Mambelli.

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