Don Giovanni

Posted by on July 19, 2020

https://metoperafree.brightcove.services/?videoId=6166927540001 CONDUCTOR Fabio Luisi REGIA Michael Grandage SET & COSTUME DESIGNER Christopher Oram LIGHTING DESIGNER Paule Constable CHOREOGRAPHER Ben Wright Leporello Luca Pisaroni Donna Anna Marina Rebeka Don Giovanni Mariusz Kwiecien The Commendatore Stefan Kocán ˇ Don Ottavio Ramón Vargas Donna Elvira Barbara Frittoli Zerlina Mojca Erdmann Masetto Joshua Bloom Harpsichord continuo Fabio Luisi Mandolin

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CONDUCTOR
Fabio Luisi

REGIA
Michael Grandage

SET & COSTUME DESIGNER
Christopher Oram

LIGHTING DESIGNER
Paule Constable

CHOREOGRAPHER
Ben Wright

Leporello
Luca Pisaroni

Donna Anna
Marina Rebeka

Don Giovanni
Mariusz Kwiecien

The Commendatore
Stefan Kocán ˇ

Don Ottavio
Ramón Vargas

Donna Elvira
Barbara Frittoli

Zerlina
Mojca Erdmann

Masetto
Joshua Bloom

Harpsichord continuo
Fabio Luisi

Mandolin solo
Joyce Rasmussen Balint

Regia, Scene, Costumi Franco Zeffirelli

Conductor Nino Sanzogno
Orchestra  Teatro di San Carlo di Napoli
Chorus  Teatro di San Carlo di Napoli

Don Giovanni  Mario Petri
Donna Anna  Orietta Moscucci
Don Ottavio  Luigi Alva
Donna Elvira  Ilva Ligabue
Leoporello  Sesto Bruscantini
Il Commendatore  Franco Calabrese
Masetto  Ferruccio Mazzoli
Zerlina  Graziella Sciutti

Macerata Opera Festival 2020 #biancocoraggio
Gli appuntamenti per tre settimane di festival allo Sferisterio

Accanto alle opere, gli appuntamenti di Palco Reverse, la danza e gli attesi crossover con Melozzi/Anastasio, Paoli/Rea, il Montelago Celtic Festival e Cristicchi in collaborazione con Musicultura Festival

“Bia. Un passo nuovo, una parola appropriata” di ToTEAM è il progetto vincitore del Concorso Macerata Opera 4.0 per progetti di teatro musicale contemporaneo under35

La Notte dell’Opera si trasforma al plurale e presenta i progetti selezionati grazie al sostegno di Banco Marchigiano Credito Cooperativo Italiano, Comune di Macerata e Confcommercio Marche Centrali

Procede speditamente la rimodulazione del Macerata Opera Festival 2020 #biancocoraggio che si svolgerà allo Sferisterio dal 18 luglio al 9 agosto. Completano il cartellone operistico alcuni attesi appuntamenti del festival come gli spettacoli della rassegna Palco Reverse, i concerti crossover e la danza. Il programma, approvato dal CdA, si svolgerà avendo per linee guida tre elementi insostituibili: la salute e la sicurezza di pubblico, artisti e maestranze, la sostenibilità e congruità economica dell’investimento e la qualità tecnico-artistica della proposta.

Per la serata inaugurale di sabato 18 luglio andrà in scena allo Sferisterio Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart diretto da Francesco Lanzillotta. Per questo, l’Associazione Arena Sferisterio desidera ringraziare José Miguel Pérez-Sierra – previsto originariamente alla guida dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana per Don Giovanni – che ha lasciato la bacchetta al direttore musicale del festival; Pérez-Sierra sarà a Macerata per l’edizione 2021. Lo spettacolo è firmato dal regista Davide Livermore che, dopo i successi al Teatro alla Scala e sui maggiori palcoscenici internazionali, debutta a Macerata con una coproduzione con il festival francese delle Chorégies d’Orange, dove il capolavoro mozartiano è andato in scena nell’estate del 2019 e che sarà ripensato e riorganizzato per gli spazi dello Sferisterio anche alla luce delle nuove normative di sicurezza. Nel ruolo del protagonista ci sarà Mattia Olivieri, Leporello sarà Tommaso Barea, Donna Anna Karen Gardeazabal, mentre Donna Elvira e Don Ottavio saranno rispettivamente Valentina Mastrangelo e Giovanni Sala, i due giovani cantanti “adottati” artisticamente dal festival maceratese e presenti in ogni edizione del triennio, che debutteranno i rispettivi personaggi. Completano il cast Alessandro Spina (Commendatore), Gaetano Triscari (Masetto) e Lavinia Bini (Zerlina). Alle già annunciate quattro recite di Don Giovanni, se ne aggiungono altre due; questo il calendario definitivo: 18, 24, 26 e 31 luglio, 2 e 8 agosto.

Il trovatore di Giuseppe Verdi (25 luglio e 1 agosto) sarà eseguito in forma di concerto e sul podio salirà Vincenzo Milletarì, giovanissimo talento, perfezionatosi con Riccardo Muti e Fabio Luisi. Protagonisti vocali alcuni fra i più interessanti interpreti del panorama internazionale: Luciano Ganci (Manrico), Roberta Mantegna (Leonora, al debutto dopo aver interpretato la versione in francese al festival Verdi di Parma), Sonia Ganassi (Azucena) e Massimo Cavalletti (Il conte di Luna) e ancora Davide Giangregorio (Ferrando) e Fiammetta Tofoni (Ines).
Con la FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana, nelle due produzioni ci sarà, come sempre, il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” diretto da Martino Faggiani.

Accanto a questi titoli operistici, una serie di altri appuntamenti sempre allo Sferisterio che completano il programma #biancocoraggio 2020.

Nel 2019 è nata la rassegna Palco Reverse per vivere e conoscere lo Sferisterio da un nuovo punto di vista con artisti e pubblico, posizionati insieme sul palcoscenico e con i palchi e il cielo a fare da scenografia. Dopo il successo raccolto, il programma di Palco Reverse 2020 è ancora più ricco, con tre appuntamenti creati appositamente per lo spazio e il tema #biancocoraggio, legati a doppio filo con la programmazione operistica: l’autore e interprete Massimiliano Finazzer Flory (mercoledì 22 luglio), la regista e attrice Laura Morante (mercoledì 29 luglio) e la scrittrice e drammaturga Michela Murgia (mercoledì 5 agosto).
In Verdi legge Verdi Massimiliano Finazzer Flory (mercoledì 22 luglio) offre una chiave interpretativa originale, scegliendo di esplorare la biografia del compositore di Busseto dando voce allo stesso Verdi con una selezione di lettere dedicate all’Italia, alla musica, alla politica, all’arte e a tre “autori preferiti”, Dante, Manzoni e Shakespeare. Di Verdi è nota soprattutto la musica dietro alla quale c’è anche un assiduo lettore che comunica principalmente per lettera e che verrà evocato nella sua complessità di rapporto coi sentimenti e coi testi. In scena con lui alcuni cantanti del festival, accompagnati dal vivo al pianoforte.
Laura Morante in Madame Tosca (mercoledì 29 luglio) diventerà Sarah Bernhardt, l’attrice a cui Victorien Sardou dedicò il celebre dramma trasformato in libretto da Illica e Giacosa messo in musica da Puccini. Sarah Bernhardt è la voce narrante di Madame Tosca: l’attrice, ormai costretta su una sedia per via di un incidente in palcoscenico, rilegge il ruolo di Tosca e ricorda le vicende personali che hanno ispirato il dramma. La realtà e la finzione finiscono per mescolarsi in un gioco di specchi che rafforza la leggenda del personaggio con il respiro del cuore pulsante di una donna esistita per davvero, evocando anche una terza complessa e indimenticabile artista indissolubilmente legata al capolavoro pucciniano: Maria Callas. In scena con Laura Morante ci sarà Mimosa Campironi, attrice e musicista, coautrice del testo e impegnata al pianoforte nell’esecuzione dei brani da lei stessa composti per questo melologo. Madame Tosca è un progetto realizzato in collaborazione con la Casa Musicale Sonzogno.
Michela Murgia arriva allo Sferisterio da melomane e riscrive il Don Giovanni di Mozart (5 agosto) mantenendo inalterati i personaggi principali del libretto di Da Ponte: ritroviamo quindi, oltre al noto protagonista libertino e bugiardo, anche il suo incauto servo Leporello e il serioso Don Ottavio a ricalcare gli stereotipi, ancora presenti nel mondo contemporaneo, dell’“essere maschio”. L’universo femminile è invece incarnato da tre donne molto diverse tra loro, quasi a rappresentare tre archetipi comportamentali: Donna Anna, esempio di rigore morale e ossequio delle tradizioni; Donna Elvira, tradita e costantemente beffata da Don Giovanni ma illusoriamente convinta di poterlo redimere, e Zerlina, donna curiosa che armata di malizia che si affaccia al mondo con comportamenti frivoli e infantili. A coadiuvare il flusso di coscienza, la musica di Wolfgang Amadeus Mozart, eseguita da un solo strumento, legato alle Marche, la fisarmonica e affidata a Giancarlo Palena. Don Giovanni è un progetto realizzato in collaborazione con la Società dei Concerti di Parma.

Il palcoscenico dello Sferisterio ospiterà quindi alcuni appuntamenti crossover.
…MaC’eraTa…nta Voglia di Musica (domenica 19 luglio) con Enrico Melozzi che, dopo aver conquistato Macerata lo scorso anno con i 100 Cellos, torna con le sua Orchestra Clandestina e un ospite d’eccezione come il rapper Anastasio.
Gino Paoli e Danilo Rea (martedì 4 agosto) saranno protagonisti di una serata a base di voce e pianoforte, che vedrà duettare insieme uno fra i più grandi interpreti della canzone d’autore italiana e uno fra i più lirici e creativi pianisti di oggi. Uno spettacolo unico, in cui il repertorio varia di serata in serata, veleggiando nel mare dell’improvvisazione grazie alle esperte mani di Rea e al desiderio di sperimentazione che da sempre accompagna Paoli.
Per il weekend conclusivo due collaborazioni con altrettante manifestazioni marchigiane di fama nazionale: la prima col Montelago Celtic Festival (venerdì 7 agosto), la seconda con Musicultura Festival (domenica 9 agosto). Atmosfere e suoni folk caratterizzano Suonar Lontano, spettacolo pensato da Michele e Maurizio Serafini con Luciano Monceri, che porterà allo Sferisterio alcuni dei più importanti musicisti italiani dediti a questo repertorio, al termine di una giornata interamente dedicata in città agli appassionati del Montelago Celtic Festival. Per l’ultima serata allo Sferisterio, in collaborazione con Musicultura Festival, arriva Simone Cristicchi, cantautore, scrittore, attore, presentatore radiofonico, il cui spirito eclettico è caratterizzato da una raffinata ironia capace di cogliere i dettagli più piccoli di ogni storia e trasformarli in un racconto lirico. Simone Cristicchi – dopo 6 anni di successi teatrali, con oltre 300.000 spettatori, sold out ripetuti, e un Festival di Sanremo 2019 che lo ha visto protagonista pluripremiato – torna in concerto in concomitanza con la pubblicazione dell’album (Sony Music) “Abbi cura di me”, prima raccolta dei suoi più noti e amati brani.

Le disposizioni e normative di sicurezza attuali, oltre che il lungo periodo di quarantena, rendono purtroppo inattuabili le proposte di danza che erano state annunciate – il 21 luglio Don Juan (nuova creazione firmata da Johan Inger) e il 4 agosto il Gala con l’étoile Svetlana Zakharova – e che sono state riprogrammate nei prossimi festival, così come Tosca che andrà in scena nel 2022.
Il Macerata Opera Festival non rinuncia però a un tipo di spettacolo che ha il movimento corporeo e la musica in primo piano: per questo ha scelto Meraviglia di Alessandro Pietrolini (martedì 28 luglio), molto adatto ai grandi spazi dello Sferisterio e già acclamato dalle più grandi platee del mondo. Basato su acrobazie aeree, macchine sceniche ed elementi di “nouveau cirque”, Meraviglia propone un immaginifico e romantico itinerario fra luoghi fantastici e bizzarre creature sospese nell’aria.

Nei giorni scorsi la giuria – composta da Barbara Minghetti, Paolo Cantù, Fabrizio Grifasi, Francesco Lanzillotta, Emanuele Masi, Luciano Messi, Stefania Monteverde, Velia Papa, Marco Sinopoli – ha scelto, fra i quattro arrivati alla selezione finale, il progetto vincitore del concorso Macerata Opera 4.0 per progetti di teatro musicale contemporaneo ideati da artisti under35 (in totale erano sedici quelli pervenuti e ammessi): si tratta di Bia. Un passo nuovo, una parola appropriata, presentato da Antonio Smaldone di ToTeAM, con Davide Gasparro (regia e drammaturgia), Marco Benetti (musica), Stefano Zullo (scene e costumi), Riccardo Olivier (coreografia), Paolo Vitale (light designer). Lo spettacolo (24 luglio, luogo da definire) è stato così descritto dagli autori di ToTEAM: «Una sensibilità eco-sistemica, più forte nei più giovani, pretende responsabilità da ognuno. Si percepisce necessario un drastico cambio di rotta per altri ritmi di vita, un altro abitare il pianeta: la genesi di un’altra cultura dell’essere umano. L’incipit è l’istantanea di un pianeta prosciugato, alienato e distrutto da sé stesso, o meglio dalla propria componente antropomorfa: un pianeta di esseri che divora l’umano. Il diverso da sé, un sorriso, un pensiero critico, un’azione autonoma connessa agli altri, la spontaneità, il curarsi del futuro comune, possono essere definiti oggi esempi di Coraggio. Pertanto, il Coraggio è in chi, oggi, sceglie di segnare il passo e invitarci a seguirlo. Il ToTeam nasce dalla stretta di mano di artisti giovani per impegnarsi a dare forma a queste suggestioni. Intervisteremo i più giovani in merito e, come fratelli maggiori, daremo voce alla loro visione. Curiosi di segnare, insieme, “un passo nuovo” e “una parola propria”».

Quest’anno cambia fisionomia la Notte dell’Opera che per l’edizione 2020 si trasformerà al plurale dando vita alle Notti dell’Opera iniziativa che non rinuncia, considerata la situazione e le disposizioni di sicurezza attuali, al clima di festa ma lo distribuisce lungo tre serate in zone della città ben definite – giovedì 23 luglio in Corso Cairoli, giovedì 30 luglio in Corso Cavour e giovedì 6 agosto nel Centro storico – i cui dettagli saranno presentati nelle prossime settimane. Durante le tre serate saranno realizzati i progetti vincitori del bando sostenuto da Banco Marchigiano Credito Cooperativo Italiano che, con l’Associazione Arena Sferisterio, il Comune di Macerata e Confcommercio Marche Centrali, per il secondo anno sostiene l’iniziativa.

Il Macerata Opera Festival è realizzato dall’Associazione Arena Sferisterio con Comune di Macerata, Provincia di Macerata, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Regione Marche.
Un ringraziamento ai Cento Mecenati che sostengono attraverso Art Bonus l’attività del festival.

Procede speditamente la rimodulazione del Macerata Opera Festival 2020 #biancocoraggio che si svolgerà allo Sferisterio dal 18 luglio al 9 agosto. Completano il cartellone operistico alcuni attesi appuntamenti del festival come gli spettacoli della rassegna Palco Reverse, i concerti crossover e la danza. Il programma, approvato dal CdA, si svolgerà avendo per linee guida tre elementi insostituibili: la salute e la sicurezza di pubblico, artisti e maestranze, la sostenibilità e congruità economica dell’investimento e la qualità tecnico-artistica della proposta.

Per la serata inaugurale di sabato 18 luglio andrà in scena allo Sferisterio Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart diretto da Francesco Lanzillotta. Per questo, l’Associazione Arena Sferisterio desidera ringraziare José Miguel Pérez-Sierra – previsto originariamente alla guida dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana per Don Giovanni – che ha lasciato la bacchetta al direttore musicale del festival; Pérez-Sierra sarà a Macerata per l’edizione 2021. Lo spettacolo è firmato dal regista Davide Livermore che, dopo i successi al Teatro alla Scala e sui maggiori palcoscenici internazionali, debutta a Macerata con una coproduzione con il festival francese delle Chorégies d’Orange, dove il capolavoro mozartiano è andato in scena nell’estate del 2019 e che sarà ripensato e riorganizzato per gli spazi dello Sferisterio anche alla luce delle nuove normative di sicurezza. Nel ruolo del protagonista ci sarà Mattia Olivieri, Leporello sarà Tommaso Barea, Donna Anna Karen Gardeazabal, mentre Donna Elvira e Don Ottavio saranno rispettivamente Valentina Mastrangelo e Giovanni Sala, i due giovani cantanti “adottati” artisticamente dal festival maceratese e presenti in ogni edizione del triennio, che debutteranno i rispettivi personaggi. Completano il cast Alessandro Spina (Commendatore), Gaetano Triscari (Masetto) e Lavinia Bini (Zerlina). Alle già annunciate quattro recite di Don Giovanni, se ne aggiungono altre due; questo il calendario definitivo: 18, 24, 26 e 31 luglio, 2 e 8 agosto.
Il trovatore di Giuseppe Verdi (25 luglio e 1 agosto) sarà eseguito in forma di concerto e sul podio salirà Vincenzo Milletarì, giovanissimo talento, perfezionatosi con Riccardo Muti e Fabio Luisi. Protagonisti vocali alcuni fra i più interessanti interpreti del panorama internazionale: Luciano Ganci (Manrico), Roberta Mantegna (Leonora, al debutto dopo aver interpretato la versione in francese al festival Verdi di Parma), Sonia Ganassi (Azucena) e Massimo Cavalletti (Il conte di Luna) e ancora Davide Giangregorio (Ferrando) e Fiammetta Tofoni (Ines).

Con la FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana, nelle due produzioni ci sarà, come sempre, il Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” diretto da Martino Faggiani.

Accanto a questi titoli operistici, una serie di altri appuntamenti sempre allo Sferisterio che completano il programma #biancocoraggio 2020.

Nel 2019 è nata la rassegna Palco Reverse per vivere e conoscere lo Sferisterio da un nuovo punto di vista con artisti e pubblico, posizionati insieme sul palcoscenico e con i palchi e il cielo a fare da scenografia. Dopo il successo raccolto, il programma di Palco Reverse 2020 è ancora più ricco, con tre appuntamenti creati appositamente per lo spazio e il tema #biancocoraggio, legati a doppio filo con la programmazione operistica: l’autore e interprete Massimiliano Finazzer Flory (mercoledì 22 luglio), la regista e attrice Laura Morante (mercoledì 29 luglio) e la scrittrice e drammaturga Michela Murgia (mercoledì 5 agosto).
In Verdi legge Verdi Massimiliano Finazzer Flory (mercoledì 22 luglio) offre una chiave interpretativa originale, scegliendo di esplorare la biografia del compositore di Busseto dando voce allo stesso Verdi con una selezione di lettere dedicate all’Italia, alla musica, alla politica, all’arte e a tre “autori preferiti”, Dante, Manzoni e Shakespeare. Di Verdi è nota soprattutto la musica dietro alla quale c’è anche un assiduo lettore che comunica principalmente per lettera e che verrà evocato nella sua complessità di rapporto coi sentimenti e coi testi. In scena con lui alcuni cantanti del festival, accompagnati dal vivo al pianoforte.
Laura Morante in Madame Tosca (mercoledì 29 luglio) diventerà Sarah Bernhardt, l’attrice a cui Victorien Sardou dedicò il celebre dramma trasformato in libretto da Illica e Giacosa messo in musica da Puccini. Sarah Bernhardt è la voce narrante di Madame Tosca: l’attrice, ormai costretta su una sedia per via di un incidente in palcoscenico, rilegge il ruolo di Tosca e ricorda le vicende personali che hanno ispirato il dramma. La realtà e la finzione finiscono per mescolarsi in un gioco di specchi che rafforza la leggenda del personaggio con il respiro del cuore pulsante di una donna esistita per davvero, evocando anche una terza complessa e indimenticabile artista indissolubilmente legata al capolavoro pucciniano: Maria Callas. In scena con Laura Morante ci sarà Mimosa Campironi, attrice e musicista, coautrice del testo e impegnata al pianoforte nell’esecuzione dei brani da lei stessa composti per questo melologo. Madame Tosca è un progetto realizzato in collaborazione con la Casa Musicale Sonzogno.
Michela Murgia arriva allo Sferisterio da melomane e riscrive il Don Giovanni di Mozart (5 agosto) mantenendo inalterati i personaggi principali del libretto di Da Ponte: ritroviamo quindi, oltre al noto protagonista libertino e bugiardo, anche il suo incauto servo Leporello e il serioso Don Ottavio a ricalcare gli stereotipi, ancora presenti nel mondo contemporaneo, dell’“essere maschio”. L’universo femminile è invece incarnato da tre donne molto diverse tra loro, quasi a rappresentare tre archetipi comportamentali: Donna Anna, esempio di rigore morale e ossequio delle tradizioni; Donna Elvira, tradita e costantemente beffata da Don Giovanni ma illusoriamente convinta di poterlo redimere, e Zerlina, donna curiosa che armata di malizia che si affaccia al mondo con comportamenti frivoli e infantili. A coadiuvare il flusso di coscienza, la musica di Wolfgang Amadeus Mozart, eseguita da un solo strumento, legato alle Marche, la fisarmonica e affidata a Giancarlo Palena. Don Giovanni è un progetto realizzato in collaborazione con la Società dei Concerti di Parma.

Il palcoscenico dello Sferisterio ospiterà quindi alcuni appuntamenti crossover.
…MaC’eraTa…nta Voglia di Musica (domenica 19 luglio) con Enrico Melozzi che, dopo aver conquistato Macerata lo scorso anno con i 100 Cellos, torna con le sua Orchestra Clandestina e un ospite d’eccezione come il rapper Anastasio.
Gino Paoli e Danilo Rea (martedì 4 agosto) saranno protagonisti di una serata a base di voce e pianoforte, che vedrà duettare insieme uno fra i più grandi interpreti della canzone d’autore italiana e uno fra i più lirici e creativi pianisti di oggi. Uno spettacolo unico, in cui il repertorio varia di serata in serata, veleggiando nel mare dell’improvvisazione grazie alle esperte mani di Rea e al desiderio di sperimentazione che da sempre accompagna Paoli.
Per il weekend conclusivo due collaborazioni con altrettante manifestazioni marchigiane di fama nazionale: la prima col Montelago Celtic Festival (venerdì 7 agosto), la seconda con Musicultura Festival (domenica 9 agosto). Atmosfere e suoni folk caratterizzano Suonar Lontano, spettacolo pensato da Michele e Maurizio Serafini con Luciano Monceri, che porterà allo Sferisterio alcuni dei più importanti musicisti italiani dediti a questo repertorio, al termine di una giornata interamente dedicata in città agli appassionati del Montelago Celtic Festival. Per l’ultima serata allo Sferisterio, in collaborazione con Musicultura Festival, arriva Simone Cristicchi, cantautore, scrittore, attore, presentatore radiofonico, il cui spirito eclettico è caratterizzato da una raffinata ironia capace di cogliere i dettagli più piccoli di ogni storia e trasformarli in un racconto lirico. Simone Cristicchi – dopo 6 anni di successi teatrali, con oltre 300.000 spettatori, sold out ripetuti, e un Festival di Sanremo 2019 che lo ha visto protagonista pluripremiato – torna in concerto in concomitanza con la pubblicazione dell’album (Sony Music) “Abbi cura di me”, prima raccolta dei suoi più noti e amati brani.

Le disposizioni e normative di sicurezza attuali, oltre che il lungo periodo di quarantena, rendono purtroppo inattuabili le proposte di danza che erano state annunciate – il 21 luglio Don Juan (nuova creazione firmata da Johan Inger) e il 4 agosto il Gala con l’étoile Svetlana Zakharova – e che sono state riprogrammate nei prossimi festival, così come Tosca che andrà in scena nel 2022.
Il Macerata Opera Festival non rinuncia però a un tipo di spettacolo che ha il movimento corporeo e la musica in primo piano: per questo ha scelto Meraviglia di Alessandro Pietrolini (martedì 28 luglio), molto adatto ai grandi spazi dello Sferisterio e già acclamato dalle più grandi platee del mondo. Basato su acrobazie aeree, macchine sceniche ed elementi di “nouveau cirque”, Meraviglia propone un immaginifico e romantico itinerario fra luoghi fantastici e bizzarre creature sospese nell’aria.

Nei giorni scorsi la giuria – composta da Barbara Minghetti, Paolo Cantù, Fabrizio Grifasi, Francesco Lanzillotta, Emanuele Masi, Luciano Messi, Stefania Monteverde, Velia Papa, Marco Sinopoli – ha scelto, fra i quattro arrivati alla selezione finale, il progetto vincitore del concorso Macerata Opera 4.0 per progetti di teatro musicale contemporaneo ideati da artisti under35 (in totale erano sedici quelli pervenuti e ammessi): si tratta di Bia. Un passo nuovo, una parola appropriata, presentato da Antonio Smaldone di ToTeAM, con Davide Gasparro (regia e drammaturgia), Marco Benetti (musica), Stefano Zullo (scene e costumi), Riccardo Olivier (coreografia), Paolo Vitale (light designer). Lo spettacolo (24 luglio, luogo da definire) è stato così descritto dagli autori di ToTEAM: «Una sensibilità eco-sistemica, più forte nei più giovani, pretende responsabilità da ognuno. Si percepisce necessario un drastico cambio di rotta per altri ritmi di vita, un altro abitare il pianeta: la genesi di un’altra cultura dell’essere umano. L’incipit è l’istantanea di un pianeta prosciugato, alienato e distrutto da sé stesso, o meglio dalla propria componente antropomorfa: un pianeta di esseri che divora l’umano. Il diverso da sé, un sorriso, un pensiero critico, un’azione autonoma connessa agli altri, la spontaneità, il curarsi del futuro comune, possono essere definiti oggi esempi di Coraggio. Pertanto, il Coraggio è in chi, oggi, sceglie di segnare il passo e invitarci a seguirlo. Il ToTeam nasce dalla stretta di mano di artisti giovani per impegnarsi a dare forma a queste suggestioni. Intervisteremo i più giovani in merito e, come fratelli maggiori, daremo voce alla loro visione. Curiosi di segnare, insieme, “un passo nuovo” e “una parola propria”».

Quest’anno cambia fisionomia la Notte dell’Opera che per l’edizione 2020 si trasformerà al plurale dando vita alle Notti dell’Opera iniziativa che non rinuncia, considerata la situazione e le disposizioni di sicurezza attuali, al clima di festa ma lo distribuisce lungo tre serate in zone della città ben definite – giovedì 23 luglio in Corso Cairoli, giovedì 30 luglio in Corso Cavour e giovedì 6 agosto nel Centro storico – i cui dettagli saranno presentati nelle prossime settimane. Durante le tre serate saranno realizzati i progetti vincitori del bando sostenuto da Banco Marchigiano Credito Cooperativo Italiano che, con l’Associazione Arena Sferisterio, il Comune di Macerata e Confcommercio Marche Centrali, per il secondo anno sostiene l’iniziativa.

Il Macerata Opera Festival è realizzato dall’Associazione Arena Sferisterio con Comune di Macerata, Provincia di Macerata, Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Regione Marche.
Un ringraziamento ai Cento Mecenati che sostengono attraverso Art Bonus l’attività del festival.

INFO e BIGLIETTERIA
La vendita dei biglietti riprenderà il 9 giugno 2020.
Il prezzo dei biglietti per le opere rimane invariato.
I biglietti già acquistati per le date di Don Giovanni rimangono validi. Nelle prossime settimane, gli acquirenti riceveranno indicazioni più precise via mail.
I biglietti per gli altri due titoli operistici previsti in precedenza saranno invece convertiti in voucher dal 9 giugno. Sarà possibile richiedere il voucher entro l’8 luglio compreso e sarà valido per 18 mesi dalla data di emissione e utilizzabile anche per gli spettacoli in programma nel 2020. La procedura di richiesta del voucher può essere fatta solo online sul sito vivaticket.it

 

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James Morris Don Giovanni
Joan Sutherland Joan Sutherland Donna Anna
John Brecknock John Brecknock Don Ottavio
Julia Varady Julia Varady Donna Elvira
Gabriel Bacquier Gabriel Bacquier  Leoporello
Huguette Tourangeau Huguette Tourangeau Zerlina
Allan Monk Allan Monk Masetto
John Macurdy John Macurdy The Commendatore

Production Design by
Eugene Berman

Herbert Graf Regia (Patrick Tavernia revival)
Zachary Solov Choreo

Richard Bonynge  Conductor
Metropolitan Opera Chorus

Macerata Opera Festival 2020 #biancocoraggio
Lo Sferisterio conferma la produzione del Don Giovanni e
Il trovatore in forma di concerto

A luglio e ad agosto, nell’arena maceratese, due titoli operistici, di cui quello mozartiano in forma scenica con la regia di Davide Livermore

Sono state settimane di intenso confronto per tutti i teatri e i festival internazionali, con un dialogo costante fra organizzatori e artisti, fra istituzioni culturali e governative, in attesa delle disposizioni sulla riapertura dei teatri e sulla possibilità di realizzare spettacoli all’aperto e al chiuso.

Il CdA dell’Associazione Arena Sferisterio, che segue sin dall’inizio con scrupolosa attenzione l’evolversi dell’emergenza sanitaria e il progressivo ritorno a una fase di più intensa socialità, ha quindi potuto compiere un passo avanti nella rimodulazione del Macerata Opera Festival 2020 #biancocoraggio con l’obiettivo di riuscire a garantirne lo svolgimento compatibilmente con le normative previste adesso che sono arrivate le prime indicazioni.

Sabato 18 luglio andrà così in scena allo Sferisterio Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart firmato dal regista Davide Livermore, con un calendario che segue le repliche già previste per venerdì 24 luglio, domenica 2 agosto, sabato 8 agosto. A queste quattro date si spera di aggiungere ulteriori repliche.

«In questo tempo di crisi sociale, economica e sanitaria causata dalla pandemia, – ha dichiarato il Presidente dell’Associazione Arena Sferisterio Romano Carancini – abbiamo comunque sempre ed ostinatamente creduto che portare in scena la stagione 2020 del Macerata Opera Festival avrebbe costituito una dimostrazione di resilienza e un simbolo di speranza. Il CdA dello Sferisterio ha deciso di mantenere, seppur con alcune rivisitazioni, una programmazione musicale perché la volontà politica e amministrativa, verificati i presupposti tecnici, è quella di non deludere le aspettative della città e di non interrompere la sua tradizione di spettacolo più prestigiosa. Non sarà possibile mettere in scena tutto quello che era stato annunciato prima della pandemia, ma sono convinto che anche nella nuova proposta non manchino elementi di curiosità, attrattiva e rilevante valenza culturale. Disporre dello Sferisterio ci permette di essere fra i pochi, in Italia, a poter fare una stagione festivaliera, garantendo un’offerta di qualità sia ai cittadini sia a chi intende mantenere le prenotazioni per l’estate, sostenendo il turismo. Questo privilegio implica anche una forte spinta all’economia cittadina e una garanzia di impiego per tutti i lavoratori coinvolti nel sistema dei nostri spettacoli. Ora che #biancocoraggio del Macerata Opera Festival 2020 è realtà, intraprendiamo insieme questo itinerario inedito, sperimentale e affascinante».

«In queste settimane di emergenza sanitaria – ha sottolineato il vicepresidente Antonio Pettinari – non è mai mancata la ferma volontà di organizzare il cartellone. Pur nelle evidenti difficoltà di ogni genere, sia dal punto di vista organizzativo che gestionale ed artistico, i due soci dell’Associazione Arena Sferisterio (Provincia e Comune di Macerata) unitamente al CdA confermano i capisaldi del Macerata Opera Festival: spettacoli di qualità e conti in ordine, con bilancio in pareggio. Quindi da una parte si è lavorato al superamento delle difficoltà legate alle misure di contenimento del contagio e dall’altra a una proposta culturale che, seppur ridimensionata, come ogni anno porti sul nostro territorio appassionati, amanti della lirica, turisti, sia italiani, sia stranieri. Diamo così un forte segnale di ripresa per la nostra provincia, terra già in sofferenza per i sismi del 2016, e offriamo una risposta opportuna e utile, in un momento delicato per tutta la comunità. È indubbio che il festival rappresenti un aiuto diretto per la città, per le sue attività, per le maestranze che ci lavorano e per la promozione dell’intero territorio provinciale e regionale. Sono questi i pilastri culturali, economici, sociali che hanno caratterizzato in particolare gli ultimi nove anni, e che oggi rilanciamo con rinnovato vigore contro l’incertezza del futuro».

Gli altri due titoli originariamente previsti per il 2020 – la nuova produzione di Tosca di Giacomo Puccini affidata alla regista Valentina Carrasco e Il trovatore di Giuseppe Verdi nella edizione di repertorio firmata da Francisco Negrin – avranno una diversa collocazione: Tosca verrà riprogrammata per l’estate 2022, così da poter realizzare il progetto nella sua completezza e senza rinunciare alle coproduzioni previste in questo momento molto difficili da gestire; Il trovatore invece sarà proposto per due serate in forma di concerto, così da affiancare quest’estate al Don Giovanni.
Date le restrizioni vigenti e considerate le ricadute economiche e logistiche, il CdA ha ritenuto impossibile la realizzazione dei tre titoli annunciati. Fra le motivazioni più evidenti: il distanziamento sociale implica una riduzione del pubblico in sala, con un conseguente calo di incassi di biglietteria che per lo Sferisterio sono una voce fondamentale del bilancio; la compresenza produttiva di tre titoli operistici non è possibile, data la scarsa possibilità di utilizzo dei luoghi di prova al chiuso.

«La parola chiave in questi mesi è stata “fiducia” – sottolinea il sovrintendente Luciano Messi – «che insieme al “coraggio” che caratterizza il tema 2020, ci ha permesso anche nei momenti più difficili di mantenere fermo il nostro obiettivo: realizzare il miglior festival possibile avendo come linee guida tre elementi insostituibili: la salute e la sicurezza di pubblico, artisti e maestranze, la sostenibilità e congruità economica dell’investimento e la qualità tecnico-artistica del prodotto. Desidero ringraziare tutti coloro che in queste settimane ci sono stati vicini con pazienza e grande spirito di collaborazione, spinti dal desiderio comune di realizzare un festival 2020 all’altezza della nostra storia e delle aspettative del pubblico».

La scelta di Don Giovanni deriva proprio dalla convergenza su questo titolo di alcuni fattori determinanti in questo preciso momento storico: innanzitutto la necessità, connaturata al repertorio, di un organico strumentale e vocale meno numeroso; poi l’allestimento di uno spettacolo coprodotto (e in questo caso già pronto, ma ancora non presentato nella versione ripensata appositamente per lo Sferisterio) anziché una nuova produzione, elemento che rischiava di comportare ritardi nella realizzazione e conseguenti problemi economici. Quindi uno spettacolo adatto agli spazi dello Sferisterio e comunque rimodulabile secondo le attuali esigenze e con un ampio margine di innovazione tecnologica che permetta ancora una volta al festival di presentare un progetto registico attuale.

«Niente scene ma un articolato e tecnologico sistema di proiezioni, ripensate rispetto al debutto della produzione alle Chorégies d’Orange per renderle più adatte all’immensa parete di fondo dello Sferisterio e per valorizzarla, per la prima volta, nella sua interezza – sottolinea la direttrice artistica Barbara Minghetti – «Questa la caratteristica principale che posso anticipare dello spettacolo di Davide Livermore, regista italiano che ha firmato le più recenti inaugurazioni scaligere e che siamo orgogliosi di avere in cartellone. La sua sarà una regia impegnata nella lettura in chiave sociale della trama creata da Mozart e Da Ponte: sulla scena, alcuni veicoli-simbolo come taxi gialli e carrozze si muoveranno conducendoci attraverso una storia senza tempo in cui Leporello (metafora dell’uomo che lavora) e il Commendatore (metafora della malavita) fanno da contraltare a un Don Giovanni come sempre disinvolto e sicuro di sé».

Entro fine maggio sarà reso noto il nuovo programma del Macerata Opera Festival 2020 #biancocoraggio per il quale – alla luce delle disposizioni governative – sono necessari ancora alcuni giorni di lavoro, considerati anche i limiti esistenti sugli spostamenti degli artisti, la salvaguardia degli accordi presi e gli adeguamenti (in questa fase in evoluzione quotidiana) necessari per accogliere i lavoratori e il pubblico in modo sicuro.

La vendita dei biglietti riprenderà l’8 giugno 2020.
I biglietti già acquistati per le date di Don Giovanni rimangono validi. Nelle prossime settimane, gli acquirenti riceveranno indicazioni più precise via mail.
I biglietti per gli altri due titoli saranno invece convertiti in voucher validi per 18 mesi dalla data di emissione e già utilizzabili per gli spettacoli 2020.

https://www.raiplay.it/video/2020/05/opera—don-giovanni-93bf675d-8380-4319-ab78-766fd13d78f5.html

Direttore Gustavo Dudamel
Regia e scene Peter Mussbach
Costumi Andrea Schmidt-Futterer

Monica Bacelli, Carlos Álvarez, Carmela Remigio, Francesco Meli, Ildebrando D’Arcangelo, Veronica Cangemi, Alex Esposito

 Teatro alla Scala, 2006

Teatro alla Scala, 1987

Direttore Riccardo Muti

Regia Giorgio Strehler
Don Giovanni Thomas Allen
Il Commendatore Sergej Koptchak
Donna Anna Edita Gruberova
Don Ottavio Francisco Araiza
Donna Elvira Ann Murray
Leporello Claudio Desderi
Masetto Natale De Carolis
Zerlina Susanne Mentzer

Don Giovanni Peter Mattei
Il Commendatore Kwangchul Youn
Donna Anna Anna Netrebko
Don Ottavio Giuseppe Filianoti
Donna Elvira Barbara Frittoli
Leporello Bryn Terfel
Zerlina Anna Prohaska
Masetto Stefan Kocàn
Direttore Daniel Baremboin

Direction musicale Jérémie Rhorer
Mise en scène Jean-François Sivadier
Décors Alexandre de Dardel
Costumes Virginie Gervaise
Lumière Philippe Berthomé
Maquillage, coiffure Cécile Kretschmar

Don Giovanni Philippe Sly
Leporello Nahuel di Pierro
Donna Anna Eleonora Buratto
Don Ottavio Pavol Breslik
Donna Elvira Isabel Leonard
Zerlina Julie Fuchs
Masetto Krzysztof Baczyk
Il Commendatore David Leigh
Chœur English Voices
Chef de chœur Tim Brown
Orchestre Le Cercle de l’Harmonie

Don Giovanni Alessandro Luongo
Donna Anna Francesca Dotto
Don Ottavio Antonio Poli
Il commendatore Attila Jun
Donna Elvira Carmela Remigio
Leporello Omar Montanari
Masetto William Corrò
Zerlina Giulia Semenzato

Direttore Stefano Montanari
regia Damiano Michieletto
scene Paolo Fantin
costumi Carla Teti
regia video Luca Scarzella
light designer Fabio Barettin

Orchestra e Coro del Teatro La Fenice

maestro del Coro Claudio Marino Moretti
maestro al cembalo Roberta Ferrari

riprese video Oxymore production

Dicembre 2018

DIRETTORE
Michele Mariotti

REGIA
Jean-François Sivadier

DON GIOVANNI Simone Alberghini
IL COMMENDATORE Stefan Kocan
DONNA ANNA Federica Lombardi
DON OTTAVIO Paolo Fanale
DONNA ELVIRA Salome Jicia
LEPORELLO Vito Priante
MASETTO Roberto Lorenzi
ZERLINA Lavinia Bini

ASSISTENTI ALLA REGIA
Rachid Zanouda, Federico Vazzola, Milan Otal

SCENE
Alexandre De Dardel

COSTUMI
Virginie Gervaise

LUCI
Philippe Berthomé

COLLABORATORE ALLE LUCI
Jean-Jacques Beaudouin

TRUCCO
Cécile Kretschmar

MAESTRO DEL CORO
Andrea Faidutti

Orchestra, Coro, Tecnici del
TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA

Settembre 2019

Don Giovanni Alessio Arduini
Leporello Vito Priante
Masetto Emanuele Cordaro
Il commendatore Antonio Di Matteo
Don Ottavio Juan Francisco Gatell
Donna Anna Maria Grazia Schiavo
Donna Elvira Salome Jicia
Zerlina Marianne Croux

Conductor Jérémie Rhorer
Director Graham Vick
Set Designer: Samal Blak
Costume Designer Anna Bonomelli
Lighting Designer Giuseppe Di Iorio
Movement Director Ron Howell
Chorus Master Roberto Gabbiani

La stagione dei teatri

Toni Servillo / Teatri Uniti
Elvira
(Elvire Jouvet 40) di Brigitte Jaques

da martedì 26 novembre a lunedì 2 dicembre 2019
inizio ore 21, domenica ore 15.30

Teatro Rasi – Ravenna
Spettacolo in abbonamento – Titolo fisso
Durata 1 ora e 15 minuti senza intervallo

Toni Servillo nel ruolo del grande attore, regista e teorico del teatro Louis Jouvet porta in scena alcune delle lezioni che tenne nel 1940, al Conservatoire National d’Art Dramatique di Parigi, a partire dalla scena di Donna Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière. La pièce, diretta dallo stesso Servillo, conduce lo spettatore alla ricerca del sentimento alla base dell’interpretazione e lo porta a toccare quella passione vitale che fa del teatro il luogo in cui ci si perde per ritrovarsi. L’avventura della creazione artistica, vista nel contesto tragico di un paese in guerra, agli inizi dell’occupazione nazista, si pone come forma di resistenza dell’umanità di fronte all’orrore incombente del conflitto mondiale. Lo spettacolo che, proprio a Ravenna, tocca la quota delle 200 repliche, inaugura il percorso “Affinità elettive”, ideato da Marco Martinelli e Ermanna Montanari per le celebrazioni del Settecentenario dantesco.

Domenica 1 dicembre alle 17.30 al Teatro Rasi Toni Servillo e la compagnia incontrano il pubblico in dialogo con Marco Martinelli, regista e drammaturgo del Teatro delle Albe sui temi della pedagogia teatrale. Modera Massimo Marino, saggista e critico teatrale.

A latere dello spettacolo Elvira, al Cinema Mariani, ci saranno quattro repliche della proiezione del film documentario Il teatro al lavoro di Massimiliano Pacifico, su e con Toni Servillo (che domenica 1 dicembre incontrerà il pubblico tra le due proiezioni in programma). Le proiezioni sono realizzate in collaborazione con Cinemaincentro Pellicole d’autore al Cinema Mariani.

Dopo una lunga tournée internazionale arriva a Ravenna Elvira, la creazione con cui Toni Servillo ha coraggiosamente portato in scena alcune delle lezioni di teatro di Louis Jouvet. «Elvira porta il pubblico all’interno di un teatro chiuso, quasi a spiare tra platea e proscenio – spiega lo stesso Toni Servillo – con un maestro e un’allieva davanti a un sipario tagliafuoco che non si alzerà mai, un particolare momento di una vera e propria fenomenologia della creazione del personaggio. Un’altra occasione felice, offerta dalle prove quotidiane del monologo di Donna Elvira nel quarto atto del Don Giovanni di Molière, consiste nell’opportunità di assistere a una relazione maieutica che si trasforma in scambio dialettico, perché il personaggio è per entrambi un territorio sconosciuto nel quale si avventurano spinti dalla necessità ossessiva della scoperta. Louis Jouvet formula a proposito dell’attore la famosa distinzione comédien/acteur e dice precisamente: “il comédien è per così dire il mandatario del personaggio, mentre l’acteur delega sé stesso personalmente. Il comédien esiste grazie allo sforzo, alla disciplina interiore, a una regola di vita dei suoi pensieri, del suo corpo. Il suo lavoro si basa su una modestia particolare, un annullarsi di cui l’acteur non ha bisogno”. Trovo il complesso delle riflessioni di Jouvet particolarmente valido oggi per significare soprattutto ai giovani la nobiltà del mestiere di recitare, che rischia di essere svilito in questi tempi confusi».

Rappresentato per la prima volta al Théâtre National de Strasbourg nel 1986, Elvire Jouvet 40 di Brigitte Jaques trae spunto dal saggio di Louis Jouvet Molière et la comédie classique (Molière e la commedia classica) pubblicato dall’editore francese Gallimard nel 1965. Louis Jouvet fece stenografare le lezioni che tenne al Conservatoire National d’Art Dramatique tra novembre 1939 e dicembre 1940. Il testo della Jaques rappresentato al Teatro Rasi è incentrato su un nucleo di sette lezioni svoltesi tra febbraio e settembre 1940. In quei sette momenti di studio, Jouvet si sofferma con Claudia, allieva del terzo anno, su un’unica scena del Don Giovanni di Molière: l’addio di Donna Elvira al suo antico amante, nell’atto IV della commedia. Seduttore impenitente, Don Giovanni, accompagnato dal fido servitore Sganarello, assiste all’irruzione nella sua casa di una donna. È Elvira che, in nome dei sentimenti che provò un tempo per lui, è venuta a scongiurarlo di abbandonare la vita scellerata per sottrarsi al castigo divino. Elvira vuole anche comunicare a Don Giovanni il mutamento della propria passione in un sentimento nuovo, un affetto sublime e superiore. Il percorso di Jouvet con Claudia consiste nell’esplorare insieme il testo, in cerca della verità del personaggio.
Nella realtà, Claudia si chiamava Paula Dehelly. All’esame di diploma al Conservatoire vinse il primo premio sia nella commedia, sia nella tragedia, portando come saggio di esame precisamente quella scena del Don Giovanni di Molière. Subito dopo il diploma, la Dehelly, che era ebrea, si vide interdire l’accesso alle scene per tutto il periodo dell’occupazione nazista e lasciò Parigi per qualche anno. Una vita lunghissima (morì nel 2008, a 91 anni) le consentì di recitare a teatro, al cinema e in tv, a partire dal 1948 fino al 1998, anno in cui si ritirò a vita privata. In Francia era molto nota anche come doppiatrice, per aver prestato la voce a Deborah Kerr, Ingrid Bergman e Angela Lansbury.

Elvira – diretto e interpretato da Toni Servillo – nella traduzione di Giuseppe Montesano, dopo il debutto nel 2016 e una fortunata tournée italiana e internazionale, dopo Ravenna chiude il suo giro di quattro stagioni e oltre duecento repliche e torna a Parigi, dal 6 al 14 dicembre – al Théâtre de l’Athénée – intitolato a Louis Jouvet.

AFFINITÀ ELETTIVE

Marco Martinelli e Ermanna Montanari sono gli ideatori di un percorso che coinvolgerà diverse figure di eccellenza del teatro europeo. Si tratta di un progetto che sviluppa delle “affinità elettive” legate alla partecipazione di Martinelli al Comitato ravennate per le celebrazioni del settecentenario dantesco: si inviteranno a Ravenna, dal 2019 al 2021, alcuni drammaturghi e registi che con la poetica dantesca hanno una sintonia profonda, anche se non necessariamente “diretta”: non proporranno infatti allestimenti delle opere dantesche, ma lavori il cui fine è tenere insieme “realtà” politica e metafisica, cronaca e spiritualità, impresa che evoca, a distanza di secoli, quella di Dante Alighieri. Per ogni artista si è immaginata la presenza a Ravenna con uno spettacolo e una “lectio magistralis” sul proprio lavoro. Montanari e Martinelli hanno iniziato il dialogo con diverse figure, da Wajdi Mouawad a Armando Punzo, da Sandro Lombardi a Toni Servillo a Milo Rau, e altri ancora, portatori ognuno di una poetica e di un segno stilistico del tutto personale, con differenze che possono essere ricchezza di sollecitazioni per tutti.

IN VIAGGIO VERSO IL TEATRO

Per il terzo anno Ravenna Teatro offre ai residenti delle circoscrizioni Nord e Sud del Comune di Ravenna e, su richiesta, ai residenti del Comune di Alfonsine l’opportunità di recarsi a teatro usufruendo di un servizio navetta.

(Elvire Jouvet 40)
di Brigitte Jaques
da Molière e la commedia classica
di Louis Jouvet © Éditions Gallimard
traduzione Giuseppe Montesano
regia Toni Servillo
costumi Ortensia De Francesco
luci Pasquale Mari
suono Daghi Rondanini
aiuto regia Costanza Boccardi
personaggi e interpreti:
Louis Jouvet – Toni Servillo
Claudia / Elvira – Petra Valentini
Octave / Don Giovanni – Francesco Marino
Léon / Sganarello – Davide Cirri
una coproduzione Piccolo Teatro di Milano–Teatro d’Europa/Teatri Uniti

domenica 1 dicembre – ore 17.30 – Teatro Rasi

Toni Servillo e la compagnia incontrano il pubblico in dialogo con Marco Martinelli, regista e drammaturgo del Teatro delle Albe e con Massimo Marino, saggista e critico teatrale.

domenica 1 (ore 19 e 21.15), lunedì 2 e martedì 3 dicembre – ore 18.30
Cinema Mariani
Proiezione del film documentario Il teatro al lavoro di Massimiliano Pacifico

Il film – coprodotto nell’ambito della Mostra 1987/2017 Trent’Anni Uniti e presentato in anteprima, nell’ambito delle “notti veneziane”- Giornate degli Autori-Festival di Venezia 2018 – racconta l’avventura umana e artistica per la creazione dello spettacolo Elvira (Elvire Jouvet 40) dalle prove alla Biennale di Venezia nel 2016, al debutto al Piccolo di Milano fino all’approdo al Théâtre de l’Athénée a Parigi, intitolato a Louis Jouvet. Toni Servillo incontrerà il pubblico tra le due proiezioni di domenica 1 dicembre.

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 19 marzo 2019

Don Giovanni di Mozart

secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio

con Petra Magoni

Lunedì 18 marzo, alle ore 21 un appuntamento imperdibile al Teatro Nuovo, per la rassegna Identità Teatrali di San Marino Teatro: Don Giovanni di Mozart secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio con Petra Magoni.

Il Don Giovanni di Mozart secondo l’Orchestra di Piazza Vittorio è il nuovo lavoro firmato dall’Orchestra più multietnica d’Italia. Dopo essersi cimentata in maniera originale e imprevedibile nel Flauto magico mozartiano e nella Carmen di Bizet, ha presentato il Don Giovanni – che Le Monde ha definito “glamour e iconoclasta” – in prima assoluta nel 2017 al Festival Les nuits de fourvière di Lione che lo ha prodotto originalmente insieme all’Accademia Filarmonica Romana ai quali si è affiancata dal 2018 la Fondazione Teatro di Napoli-Teatro Bellini, condividendone il progetto e l’impegno.

Il lavoro parte da un sorprendente Don Giovanni, che è affidato ad una voce femminile: quella di Petra Magoni che era già stata l’indimenticabile Regina della notte del Flauto magico mozartiano. Capace di mille travestimenti e abile a muovere in scena le fila di tutta la vicenda, intorno a Petra Magoni/Don Giovanni si sviluppa tutta la drammaturgia musicale dello spettacolo che è il filo conduttore di questa rielaborazione contemporanea del mito settecentesco.

Una visione “altra” del protagonista che apre ad una diversa lettura dei rapporti tra i personaggi.

Tra arie, duetti e pezzi d’insieme, i personaggi dell’opera percorrono fino in fondo le loro storie, rese vive e attuali ai nostri occhi dai travestimenti linguistici e musicali realizzati da Mario Tronco, Leandro Piccioni e Pino Pecorelli, portando l’opera, con mano leggera, ad abbattere ogni confine fra i diversi generi.

Ritroveremo così Don Giovanni come un redivivo Cab Calloway in un immaginario Music Club, un’ambientazione dal gusto anni ’20 ma anche fortemente contemporanea, che dirige la sua orchestra e il suo destino in una pulsione di libertà e perdizione. Fondamentale, come sempre, sarà l’apporto musicale che darà ogni singolo musicista e cantante chiamato a partecipare a questa produzione.

Nel cast troviamo insieme a Petra Magoni, Mama Marjas (Zerlina), cantante reggae già molto applaudita nel ruolo di protagonista della precedente Carmen, Omar Lopez Valle (fra le presenze storiche ormai dell’Orchestra) che vestirà i panni di un Leporello in versione cubana; e ancora la cantante lirica di origine albanese Hersi Matmuja (Donna Elvira), il brasiliano Evandro Dos Reis (Don Ottavio), il tunisino Houcine Ataa (Masetto) e, alla sua prima collaborazione con l’Orchestra, Simona Boo (Donna Anna), dal 2015 vocalist dello storico gruppo napoletano dei 99 Posse. Saranno loro a trasformare il libretto di Lorenzo Da Ponte in una versione multilingue che abb accia l’italiano, il francese, l’arabo e il portoghese.

Don Giovanni Petra Magoni

Donna Anna Simona Boo

Donna Elvira Hersi Matmuja

Zerlina/Commendatore Mama Marjas

Don Ottavio Evandro Dos Reis

Leporello Omar Lopez Valle

Masetto Houcine Ataa

contrabbasso Pino Pecorelli

pianoforte Leandro Piccioni

batteria Ernesto Lopez Maturell

chitarre Emanuele Bultrini

tastiere Andrea Pesce

elaborazioni musicali Mario Tronco, Leandro Piccioni, Pino Pecorelli

direzione artistica e regia Mario Tronco

regia Andrea Renzi

direzione musicale Leandro Piccioni

scenografie Barbara Bessi

costumi Ortensia de Francesco

light designer Daniele Davino

ingegnere del suono Angelo Elle

direttore tecnico Lorenzo Policiti

proiezioni Daniele Spanò

direttore di palco Silvia Alù

sarta e costumista Katia Marcanio

produttore esecutivo Andrea Posi

direttore di produzione Giulio Micheletti

Pubblicato da Elio Crociani su Domenica 16 dicembre 2018

 

DON GIOVANNI

Dramma giocoso in due atti KV 527
Musica di Wolfgang Amadeus Mozart
Libretto di Lorenzo Da Ponte

Direttore, Michele Mariotti
Regia Jean-François Sivadier
Regia ripresa da Rachid Zanouda / Federico Vazzola / Milan Otal
Scene Alexandre de Dardel
Costumi Virginie Gervaise
Luci Philippe Berthomé
Collaboratore alle luci Jean-Jacques Beaudouin
Trucco Cécile Kretschmar
Maestro del Coro Andrea Faidutti

Personaggi e Interpreti

Don Giovanni Simone Alberghini / Alessandro Luongo (16, 19 e 22 dicembre)
Il Commendatore Stefan Kocan
Donna Anna Federica Lombardi / Ruth Iniesta (16, 19 e 22 dicembre)
Don Ottavio Paolo Fanale / Davide Giusti (16, 19 e 22 dicembre)
Donna Elvira Salome Jicia / Raffaella Lupinacci (16, 19 e 22 dicembre)
Leporello Vito Priante / Omar Montanari (16, 19 e 22 dicembre)
Masetto Roberto Lorenzi
Zerlina Lavinia Bini / Erika Tanaka (16, 19 e 22 dicembre)
Attori Klara Cibulova / Cyprien Colombo / Federico Vazzola

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna con Festival di Aix-en-Provence, Opéra National de Lorraine, Théâtres de la Ville de Luxembourg

Date

Sabato 15 dicembre 2018, Turno Prima, ore 20.00
Domenica 16 dicembre 2018, Turno FA, ore 15.30
Martedì 18 dicembre 2018, Turno A, ore 20.00
Mercoledì 19 dicembre 2018, Turno C, ore 18.00
Giovedì 20 dicembre 2018, Turno B, ore 20.00
Sabato 22 dicembre 2018, Turno P, ore 18.00
Domenica 23 dicembre 2018, Turno D, ore 15.30

TCBO: DON GIOVANNI CHIUDE LA STAGIONE 2018

Michele Mariotti dirige per la prima volta il capolavoro mozartiano

La regia è del francese Jean-François Sivadier, al debutto in Italia

In scena a Bologna dal 15 al 23 dicembre

Segna il debutto in Italia del regista francese Jean-François Sivadier il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart che chiude la Stagione 2018 del Teatro Comunale di Bologna il prossimo 15 dicembre alle ore 20.00, con repliche fino al 23 dicembre.

La nuova produzione – già apprezzata nel 2017 al Festival di Aix-en-Provence, che lo ha coprodotto insieme al TCBO, all’Opéra National de Lorraine e al Théâtres de la Ville de Luxembourg – è affidata alla guida del Direttore musicale del Teatro Michele Mariotti, per la prima volta impegnato nel capolavoro di Mozart. A Bologna la regia è ripresa da Rachid Zanouda, Federico Vazzola e Milan Otal. Le scene sono curate da Alexandre de Dardel, i costumi da Virginie Gervaise e le luci da Philippe Berthomé. L’Orchestra e il Coro (preparato da Andrea Faidutti) sono quelli del Teatro Comunale. Nel cast spiccano le voci di Simone Alberghini nel ruolo del “dissoluto punito”, Vito Priante in quello di Leporello, Federica Lombardi nelle vesti di Donna Anna, Paolo Fanale in quelle di Don Ottavio e Salome Jicia come Donna Elvira (15, 18, 20, 23 dicembre).

«È importante per me che il teatro dia sempre la sensazione di essere vivo e di reinventarsi di fronte agli spettatori», scrive Sivadier, commediografo, scrittore e regista per la prosa e per l’opera lirica, che ha vinto nel 2005 il prestigioso premio Molière per aver diretto La morte di Danton di Georg Büchner.
«Con il Don Giovanni – dice Michele Mariotti – si chiude il ciclo mozartiano iniziato otto anni fa con Idomeneo, proseguito poi affrontando Die Zauberflöte e la trilogia su libretti di Da Ponte. Quest’opera ha un significato speciale per me, perché con essa si conclude il mio percorso al Teatro Comunale di Bologna, iniziato nel 2007 con L’Italiana in Algeri: undici anni di musica, di crescita professionale e umana e di tante soddisfazioni artistiche che porterò sempre con me, con riconoscenza e orgoglio. Don Giovanni è un capolavoro assoluto e come tale non esiste e non esisterà mai un’interpretazione che possa valere per tutte. È un dramma giocoso, in cui il protagonista cerca invano di calmare la sua ansia di eternità attraverso la conquista femminile, ma appunto, invano; e proprio in questo aspetto risiede l’aspetto giocoso del dramma.
Trasparenza musicale, leggerezza, cura del dettaglio (mai fine a se stesso ma sempre in relazione all’aspetto psicologico e drammaturgico), cura del suono e della pronuncia – conclude Mariotti – saranno le basi del lavoro musicale che affronteremo insieme ai solisti, all’orchestra e al coro».

Completano il cast Stefan Kocan (Il Commendatore), Roberto Lorenzi (Masetto) e Lavinia Bini (Zerlina). Nelle recite del 16, 19 e 22 dicembre saranno impegnati Alessandro Luongo (Don Giovanni), Ruth Iniesta (Donna Anna), Davide Giusti (Don Ottavio), Raffaella Lupinacci (Donna Elvira), Omar Montanari (Leporello) e Erika Tanaka (Zerlina).

Con il generoso sostegno di Alfasigma.

Le seduzioni del Don Giovanni di Mozart sul palcoscenico del Teatro Alighieri
Venerdì 12 gennaio alle 20.30 (replica domenica 14 alle 15.30) il secondo capolavoro della trilogia dapontiana

La Stagione d’Opera 2017/18 riparte dal Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, “capolavoro di originalità stravolgente” come lo ha descritto il regista Giorgio Ferrara, che ha curato la co-produzione fra Teatro Alighieri, Festival di Spoleto e Teatro Coccia di Novara. Composto da Mozart su libretto di Lorenzo Da Ponte, questo dramma giocoso in due atti combina drammaticità e comicità, realismo e invenzione in quella che molti considerano l’opera per eccellenza. La regia di Ferrara è impreziosita dalle scene dei premi Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo e dai costumi di Maurizio Galante; sul podio dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, già protagonista dell’intero percorso della trilogia andata in scena a Spoleto, Matteo Beltrami.

Una partitura che ha del miracoloso, una creazione che ha conservato il segreto del proprio ininterrotto successo attraverso le innumerevoli chiavi di lettura proposte, un protagonista che è entrato a pieno diritto nella mitologia del mondo moderno: così nasce un capolavoro e così il Don Giovanni torna ogni volta in scena senza nulla perdere di quel fascino che ha sedotto generazione dopo generazione di spettatori. A Ravenna arriva nella co-produzione che ha debuttato quest’anno al Festival di Spoleto, ultima tappa del percorso dedicato alla trilogia dapontiana con protagonisti i giovani della Cherubini dopo il Così fan tutte presentato nella stagione precedente.

Seconda delle tre opere italiane che Mozart scrisse su libretto di Lorenzo Da Ponte, a seguito alla grande eco che Le nozze di Figaro ebbero presso i teatri di tutta Europa, il Don Giovanni fu accolto entusiasticamente al debutto al Teatro Nazionale di Praga nell’autunno del 1787 e da allora è considerato fra i massimi capolavori in assoluto di tutto il repertorio operistico. Una fortuna che si deve proprio alla natura sfuggente dell’opera, dove elementi della Commedia dell’Arte incontrano il sovrannaturale e il lirismo propri dell’opera “seria”, fino agli accenti terribili e infernali della fine di Don Giovanni: tragico e comico convivono sullo stesso palcoscenico, volti diversi della stessa realtà.

La regia di Giorgio Ferrara, senza alcuna modifica al libretto, affronta l’ambiguità del Don Giovanni sospendendone le vicende fra il mondo dei vivi e quello dei morti, tutti testimoni della disperata vitalità che scorre nelle vene dell’opera. Dopo tutto la grande sfida, l’ultima e impossibile avventura di Don Giovanni non è il confronto con una donna, ma con la Morte. Così, spiega Ferrara che ha collaborato per la drammaturgia con René de Ceccatty, “per risolvere la questione problematica del conflitto tra l’apparente gioia di vivere e di amare e la minaccia tragica, tra tradimenti erotici e fatalità dell’ultima sentenza, la Morte, dovunque presente nella musica, sia nelle arie di Donna Elvira e di Donna Anna che nelle dichiarazioni amorose di Don Giovanni, abbiamo ambientato la totalità in una cripta e in un cimitero, e non solo l’unica scena che si svolge proprio lì. Tutta l’azione si vive come un sogno, forse fatto da Sören Kierkegaard”. Il filosofo danese, che ha riflettuto proprio sulle contraddizioni implicite nell’archetipo dell’esteta rappresentato da Don Giovanni, accompagna infatti la messa in scena quasi come un nume tutelare.

Nei panni di Don Giovanni il greco Dimitris Tiliakos, al suo fianco il Leporello di Andrea Concetti; Donna Anna è Lucia Cesaroni, Don Ottavio Giulio Pelligra e il commendatore Cristian Saitta. Francesca Sassu interpreta Donna Elvira, mentre la coppia Zerlina e Masetto è Arianna Vendittelli e Daniel Giulianini. Dirige Matteo Beltrami, quarantenne direttore musicale del Teatro Coccia che già vanta una ricca carriera e ha diretto in gran parte dei teatri italiani. Il Coro San Gregorio Magno di Ferrara è invece guidato da Mauro Rolfi. La regia di Ferrara si avvale delle scene, come sempre di grande impatto ed eleganza, curate da Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, la coppia vincitrice di tre premi Oscar. Il disegno luci è firmato da Fiammetta Baldiserri, mentre i costumi sono stati affidati a Maurizio Galante, che ha trovato ispirazione nei dipinti settecenteschi di Thomas Gainsborough.

Don Giovanni sarà inoltre fra i protagonisti del secondo incontro del ciclo di conversazioni L’ippogrifo in cielo e l’aratro in terra, curate da Guido Barbieri per la Stagione d’Opera di quest’anno; il percorso si inaugura sabato 13 gennaio alle 10.30 presso la Sala Muratori della Biblioteca Classense e continuerà la settimana successiva (sabato 20 gennaio alla stessa ora alla Classense) con l’avvento del mito letterario nell’opera del Settecento. Dal genio compositivo austriaco a quello italiano, la Stagione proseguirà all’Alighieri con La fanciulla del West di Puccini (16 e 18 febbraio) e Simon Boccanegra (2 e 4 marzo); la Danza apre invece con Bella Addormentata del Junior Balletto di Toscana (20 e 21 gennaio).

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 26 ottobre 2017

Pubblicato da Elio Crociani su Sabato 26 maggio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 25 febbraio 2011

Pubblicato da Elio Crociani su Sabato 26 febbraio 2011

 

 

11 comments on “Don Giovanni

  1. BLoggione

    Cledes Moscatelli

    Il Don Giovanni di Mozart al teatro Bonci nella messa in scena del Conservatorio Maderna e dell’Accademia di Belle Arti di Bologna con la direzione di Claudio Desderi e la regia di Matelda Cappelletti

    L’opera “perfetta” ambigua nel racconto, nella psicologia e nella musica che nei secoli ha inquietato filosofi e intellettuali, nella “prima” al gran completo per la stagione musicale del teatro Bonci, replicata ad invito nella sera successiva, si è imposta con successo tra i lunghi applausi nel segno di una rigorosa continuità di crescita formativa e musicale all’interno del progetto sulla trilogia dell’opera mozartiana.

    Edizione complessa, ma avvincente questo Don Giovanni dopo la bella prova delle Nozze di Figaro dello scorso anno sempre con la direzione d’orchestra di Claudio Desderi, nell’arte mozartiana ineccepibile alla testa dell’Orchestra del Conservatorio Maderna e con la regia accattivante di Matelda Cappelletti, in una fantastica produzione del laboratorio lirico del Maderna, al suo ventunesimo anno di vita in sinergia all’Accademia di Belle Arti di Bologna con il suo biennio cesenate.

    Un’opera con infinite sfaccettature e forse anche interrogativi difficilmente risolvibili a partire dallo stesso Finale, quello della “prima” di Praga del 1787 che si inseriva nella tradizione del genere dell’opera buffa con la scena conclusiva della morale ”Questo è il fin di chi fa mal” che segue allo sprofondamento di Don Giovanni all’inferno, e quello delle riprese successive che invece il gusto romantico propendeva tagliare via.

    Nella visione del maestro Desderi il finale originale viene posto come introduzione all’opera: da subito quindi proiettati nel clima conclusivo nella serrata scrittura mozartiana dell’esemplare fugato dei sei personaggi rimasti in scena.

    Poi, in tutto il suo splendore, la pagina sinfonica dell’Ouverture con la sua tragicità incombente, e di qui l’avvio, nel clima irreale di una trama fitta e caleidoscopica dei due atti, del dramma giocoso del Dissoluto punito, direttamente ispirata per Mozart e Da Ponte da “Il seduttore di Siviglia e Il convitato di pietra” di Tirso de Molina.

    Sino ad un finale a sorpresa, perché Don Giovanni non sprofonda all’inferno bensì ascende verso l’alto avvolto da una luce abbagliante; per il personaggio, seduttore impenitente, libertino, provocatorio, empio, senza rispetto e senza morale per il quale non si può fare a meno alla fine di provare una certa simpatia, emerge una sorta di trapasso: una dimensione nuova in un’ascesi alla conoscenza.

    Mistero, parola chiave nella lettura di questa regia che ne indaga la grandezza del mito indissolubile a tutt’oggi; scenario indefinito, avvolto nel colore della notte che lascia intravedere alti tralicci scultorei con riferimenti alla contemporaneità di Arnaldo Pomodoro.

    Alla granitica risposta musicale della giovane e compatta orchestra del Maderna, la grande prova nell’efficacissimo e affiatato cast di Primo Palcoscenico con la rivelazione di un Don Giovanni che con il giovane Christian Federici, dotato di prestanza attorale e di una vocalità alquanto bella ha primeggiato sino alla scena teatralmente magistrale del Finale con accanto e non da meno il suo alter ego, Roberto Gentili, un Leporello convincente e a suo agio. Vocalità piena e consistente anche per Giorgio Tenisci nell’alternanza del cast per la replica successiva.

    Tono inoltre estremamente eloquente, di sostenuta tragicità del Commendatore con Amodio Esposito. Intensi i momenti di virtuosismo vocale nei personaggi “seri” sia di Donna Anna, una giovanissima Vittoria Magnarello con grandi potenzialità, in alternanza alla coinvolgente Alessia Pintossi, sia di Donna Elvira un’umanissima Sara Pegoraro e un’attraente Josephina Louise Hoogstad non dimenticando sul versante musicale femminile la maliziosa e seducente verve della servetta Zerlina con Irene Petitto prima, con l’esuberante Noemi Umani poi.

    Francisco Ariza riportava dignitosamente il “serio” Don Ottavio, un personaggio vocalmente molto presente ma che nel contesto dell’opera non entra mai al centro dell’intreccio; accattivante nel suo ruolo di buffo, un geloso e irritato Masetto, Andrea Jin Chen in alternanza al bravo Massimiliano Svab.

    Indispensabile e precisa la conduzione al cembalo dei pregnanti momenti musicali del recitativo a cura di Carmen Leoni. Si confermava ottima la prestazione del coro da camera del Maderna a cura di Paola Urbinati, che forniva un’atmosfera gioiosa e festaiola di grande impatto scenico all’ambito dell’opera, come di tutto l’intero staff del corso di scenografia di Lidia Bagnoli e Marcello Morresi con la direzione di scena di Riccardo Canali e il progetto luci di Valentina Montali.

    Appuntamento quindi al prossimo anno con il “Così fan tutte”, a conclusione del progetto mozartiano.

    Cesena, Teatro Bonci, Ottobre 2017

  2. Mariapina Mascolo

    Al Petruzzelli in scena con laccompagnamento al pianoforte e al fortepiano
    Don Giovanni intimistico e teatrale

    Un Don Giovanni ancora pi intimistico e teatrale con laccompagnamento al pianoforte e al fortepiano. Forse questo il segreto del successo nelle repliche dellopera di Mozart al Politeama barese, nellallestimento del San Carlo andato in scena con lo sciopero dellorchestra della Fondazione Petruzzelli. Marted 18 settembre, alle 20.30, lultima replica, ancora da stabilire in quale forma musicale. Lo sciopero, indetto dai musicisti e coristi del teatro Petruzzelli di Bari, che ha causato la partecipazione dellorchestra solo alla prima (slittata di unora), stato dettato da un braccio di ferro con il commissario straordinario Carlo Fuortes, a seguito dellemanazione di un bando di concorso della Fondazione Petruzzelli che non riconoscerebbe- a detta del sindacato SLC CGIL- il diritto di precedenza per gli artisti gi impegnati nei contratti con la stessa Fondazione. Nonostante tutto, la prima replica senza orchestra ha registrato quindici minuti di applausi agli artisti, diretti da Roberto Abbado, che sicuramente stato privato di un protagonista importante nella sua rilettura dellopera mozartiana, in cui aveva assegnato allorchestra un ruolo di primo piano. Carlo Fuortes, nel rispetto del pubblico, degli enti finanziatori e degli artisti- come si legge in una nota della Fondazione- per le repliche successive stato nuovamente costretto a disporre la rappresentazione dellopera con la direzione del maestro Roberto Abbado, il maestro Andrea Severi al pianoforte e il maestro Giuseppe La Malfa al fortepiano. La Cgil ha attuato questa forma di protesta, in particolare, dopo aver chiesto al commissario straordinario l’istituzione di un tavolo per superare l’attuale gestione commissariale e trovare una soluzione per quanto riguarda gli orchestrali che erano gi in organico prima del commissariamento”. Rigettando questa richiesta, Fuortes ha reso noto di non essere “disponibile a fare alcuna concessione”. Le date delle audizioni per i concorsi per gli orchestrali e per i coristi dovrebbero essere rese pubblicate dopo le recite del Don Giovanni. Ritornando alla rappresentazione con laccompagnamento pianistico, ha riscontrato molto interesse tra il pubblico- che gli ha tributato una calorosissima ovazione- la lettura del pianista Andrea Severi (Teatro del Maggio Musicale Fiorentino), impegnato insieme al direttore dorchestra Giuseppe La Malfa (preparatore per molte opere andate in scena con la Fondazione Petruzzelli) a tener insieme le fila di tutta una partitura dorchestra. Molto intrigante la regia di Mario Martone, con una tensione drammaturgica sempre crescente, contestualizzata in un impianto scenico disegnato da Sergio Tramonti in stile con lepoca del teatro elisabettiano. Le luci sono disegnate da Pasquale Mari. Neanche a farlo apposta, in pratica senza lorchestra venuto fuori al meglio laspetto teatrale dellopera mozartiana, che presenta veri e propri enigmi per certi aspetti, da interpretare secondo pi livelli di lettura. Affiatato il cast dei cantanti, con un Don Giovanni/Alessio Arduini dallaspetto giovane, ma con una vocalit tecnicamente matura, affiancato da un altrettanto bravo Leporello/Nicola Ulivieri. Merito della regia aver saputo tirar fuori dagli interpreti una recitazione credibile e cesellata nellinterpretazione dei personaggi sul piano scenico. Il cast, per la maggior parte giovane, ha visto come interpreti femminili Burcu Uyar (unintensa Donna Anna), Carmela Remigio (uninquieta Donna Elvira) e Jana Kurucova (unaggraziata Zerlina). Bene anche per gli altri interpreti maschili: Joel Prieto/Don Ottavio, Andrea Mastroni/Il Commendatore, John Chest/Masetto.

    Mariapina Mascolo
    (articolo apparso sul Quotidiano di Bari del 18-09-2012)

  3. Claudia Mambelli

    Il debutto di Don Giovanni a Verona nello scenografico allestimento barocco di Franco Zeffirelli.

    Larchitettura monumentale di un aristocratico palazzo barocco, la cui facciata costituisce ununica scena, la dimora per eccellenza del Don Giovanni, ovvero del dissoluto punito di Mozart che per la prima volta nella storia della musica entra di prepotenza nel magico scenario dellArena di Verona, creando una sfida assoluta per il tempio della lirica abituato ai fasti delle opere di repertorio suddivise fra la musicalit verdiana e pucciniana. Artefice di questo provocatorio confronto fra il capolavoro della trilogia Mozart-Da Ponte e gli spazi immensi dellanfiteatro veronese Franco Zeffirelli, uomo di teatro che ha sempre percorso le strade pi spettacolari per raccontare i grandi classici della storia e della letteratura, non ultime le vicende del complesso protagonista del dramma giocoso del salisburghese che fonde il linguaggio del teatro buffo con quello serio percorso da un soffio drammatico ricco di profonde emozioni. Un titolo che ha sempre
    goduto del privilegio di una vita scenica ininterrotta nel tempo. Dunque la prima volta del Don Giovanni in Arena; la prima volta per linalterabile fascino di questo simbolo eterno del libertinaggio sacrilego alla disperata ricerca delleros, che racchiude il ritratto di unintera epoca coinvolta in una partita contro la storia, alla soglia della pi radicale trasformazione dellera moderna. Franco Zeffirelli gioca la carta di un raffinato apparato scenografico di inequivocabile stampo barocco che fa della maestosit il suo punto di forza nella dinamica teatrale tipicamente settecentesca riflessa nellillusionismo architettonico dipinto su muro, antesignano del trompe-loeil, corredato dagli eleganti dettagli nelle sfumature cromatiche, nellaccuratezza dei bei costumi
    realizzati da Maurizio Millenotti, e nelle luci di grande effetto di Paolo Mazzon. Chi vede nelle ridondanti stucchevolezze zeffirelliane loleografica cartolina storica del Carosello televisivo degli anni 60 pecca di superficialit perch in realt il regista fiorentino sviscera in questa visione tutti i trucchi teatrali per approfondire laristocratico mondo di fine 700 in cui il palazzo si trasformava, secondo le situazioni, per i propri travestimenti, per esibire il proprio ruolo e per accogliere le conquiste femminili pronte a soccombere di fronte al fascino del bel cavaliere che acquistava progressivamente una sua carica di simpatia fino a trasformarsi in un vero e proprio eroe; un eroe
    che nella versione veronese non muore divorato dalle fiamme dellinferno, come copione vuole, bens inghiottito fra le tombe del cimitero di Vienna, quello stesso che accolse le spoglie di Mozart in una fossa comune. A incarnare la fisionomia del cavaliere pi licenzioso di tutti i tempi fra gli spalti areniani uno splendido Ildebrando DArcangelo che insieme a Erwin Schrott si contende la palma del successo. Successo a cui arride lintera esecuzione dello spettacolo con la bacchetta di Daniel Oren che, sullorganico dellorchestra veronese, inquadra in una cornice sonora di marcato cromatismo la bellezza strumentale del Don Giovanni: dagli aspetti sensualeggianti e amorosi del protagonista, alle trasparenze timbriche che fondono archi e fiati, con gli efficaci chiaroscuri giocati su misteriose atmosfere notturne, fino alla pulsazione drammatica finale. Carismatico Ildebrando DArcangelo per la fantasiosa personalit favorita da un sex-appeal naturale e da una presenza scenica invidiabile giocata su una vocalit piena e morbidamente dominata dai bellissimi chiaroscuri, suffragata da un fraseggio straordinario da cui scaturisce la forza di una vitalit che gli fa divorare tutto quanto gli sta intorno. Se lostacolo pi grande per la realizzazione del Don Giovanni in arena sempre stato costituito dai recitativi difficili da afferrare negli enormi spazi scenici, linterpretazione di Ildebrando DArcangelo sfronda il problema con slancio prepotentemente teatrale che ne garantisce la ricezione immediata, sottolineando anche quel carattere intimo, peculiarit dellopera mozartiana fatta di verit e bugie immense. Leporello, autentico personaggio della commedia dellarte, alter ego di Don Giovanni, provvisto di una vitalissima carica umana , trova riscontro nella bella interpretazione di Bruno De Simone che nellesprimere il buon senso pratico e briccone del popolo comunica con verve scenica invidiabile un fraseggio raffinato di grande scuola. Non convince il Don Ottavio di Saimir Pirgu per quella eccessiva dose di prudenza che gli impedisce di esprimere al meglio la bella vocalit di cui dotato.
    La sua ottima dizione e lagilit che gli tipica lo rendono comunque piacevole protagonista, nonostante il disagio che sembra caratterizzarlo, lontano dalle splendide prestazioni cui ci ha abituati. Scorre nella norma la qualit interpretativa di Vincenzo Taormina nel ruolo di Masetto sopraffatto dalla personalit di Zerlina, mentre il Commendatore rappresentato da un tonante e non certo irreprensibile Gudjon Oskarsson. La sorpresa della serata si chiama Carmen Giannattasio, efficacissima Donna Elvira per la seducente e passionale vocalit morbida e luminosa che le consente di divenire protagonista dominatrice sulla scena. Non si pu dire altrettanto per le altre due interpreti femminili; rispettivamente Anna Samuil nelle vesti di una Donna Anna non particolarmente a suo agio nelle asperit che accentuano un suo pallore espressivo; e una Zerlina, quella di Geraldine Chauvet decisamente poco consistente.

    Verona, 29 giugno 2012.

    Claudia Mambelli.

  4. admin

    Don Giovanni rivive nel simbolo della tradizione palladiana per eccellenza.
    Il capolavoro di Mozart in scena al Teatro Olimpico di Vicenza.

    Senza la musica la vita sarebbe un errore. Queste significative parole di F.Nietzsche, stampate nellelegante uniforme indossata dalle maschere del Teatro Olimpico di Vicenza, sottolineano limportanza di una realt che, nella preziosa cornice dellarchitettura pi rappresentativa del pensiero spirituale di Andrea Palladio, simbolo della tradizione culturale classica, acquista unulteriore valenza grazie alle Settimane Musicali, il prestigioso Festival giunto alla XX^ edizione con la direzione artistica del M Giovanni Battista Rigon. Ambasciatori di note il titolo della rassegna che, nel suo itinerario ricognitivo dedicato non solo alla musica settecentesca, tocca le grandi capitali europee. Dopo la Parigi del 2010, questanno il fil rouge tematico del Festival passa per Praga, storicamente citt dadozione di musicisti italiani in cui vide la luce il Don Giovanni di Mozart, titolo clou della manifestazione vicentina. Ed proprio la versione praghese del Don Giovanni a prendere vita nel prezioso scenario palladiano; un ricorso a cui il capolavoro di Mozart non nuovo, considerando la celebre versione cinematografica di Joseph Losey dedicata al dissoluto per eccellenza che ebbe la sua naturale ambientazione nelle pi famose ville palladiane.
    Lattuale edizione dellopera gode della bellezza architettonica del Teatro Olimpico ideato da Andrea Palladio nel 1580, considerato oggi Patrimonio dellUmanit dellUnesco.Ed nel raffinato gioco prospettico delle strutture lignee raffiguranti le sette vie di Tebe realizzate da Vincenzo Scamozzi ,erede spirituale del Palladio,e divenute parte integrante dello scenario stabile dellOlimpico, che si snoda la vicenda del pi famoso libertino di tutti i tempi, diviso fra il linguaggio del teatro buffo e quello serio dominato dalla passione in cui si cela linalterabile fascino di unopera alla cui prima a Praga nel 1787, per curioso caso del destino, presenzi luomo che del mito erotico settecentesco era stata lincarnazione pi straordinaria, Giacomo Casanova sceso dal suo ritiro nel castello di Dux in Boemia per assistere allultima fatica dellamico Da Ponte, librettista del Don Giovanni. Nellintenso chiaroscuro del bellissimo fondale accentuato dai sapienti giochi di nicchia e dal progressivo arretramento frontale che una luce sapiente sottolinea, si staglia la figura di Don Giovanni, un Lorenzo Regazzo dalla personalit affascinante, ateista irriducibile, degno vincitore delle strategie dalcova che, al di l del tradizionale meccanismo fra delitto e castigo, giganteggia nella pi impavida fedelt verso se stesso rifiutando di rinnegare le proprie gesta anche sulla soglia dellinferno. Dopo aver indossato pi volte nella sua intensa carriera lalter ego di Don Giovanni, ovvero quel Leporello complice del suo padrone nel gioco iniquo ma appagante, Lorenzo Regazzo un Don Giovanni esordiente di lusso, forte di un phisique du role eccellente, quasi un eroe nellinsostenibile fascino del cavaliere che sciorina i suoi invidiabili trionfi amorosi con una carica di erotismo sensuale che traspare nei momenti canonici del dramma giocoso ; dotato di una vocalit estesa, tendenzialmente chiara, capace di grandi morbidezze che sottolineano una Serenata suadente e aristocratica, mentre scatenato nel bel ritmo di Fin chan del vino,e infine ironico nellaccento quanto basta. Accanto a lui il giovane Marco Filippo Romano un Leporello di una bravura incomparabile e di una comunicativa contagiosa nel fraseggio. E unirresistibile forza della natura, come il suo padrone privo di senso morale ma pi per bisogno che per empiet, che fa del catalogo un vero gioiello di ironia sciorinato con nonchalance divertita che si risolve in un ghigno finale demoniaco. Il fronte femminile schiera Diana Mian, Zerlina brava elegante e spigliata nellinsinuante duetto con Don Giovanni,ricca di un morbidissimo colore, deliziosamente maliziosa senza mai scadere nel compromesso soubrettistico.
    Isabel Rodriguez Garcia una Donna Elvira di rilievo, temperamentosa e incisiva nel canto drammatico, ma non sempre a suo agio nelle sinuose ambiguit mozartiane, mentre Silvia Beltrami unElvira che, pur rappresentando degnamente i diritti delle 2065 sedotte e abbandonate da Don Giovanni, non buca il palcoscenico seppur dotata di un mezzo vocale interessante, pur con esiti alterni. Completano il cast Abramo Rosalen nei panni di un Commendatore tenebroso di imponenza impressionante. Non altrettanto risolvibile il Masetto di Omar Camata che sfuma in una qualsiasi caricatura con vocalit sfocata , mentre il Don Ottavio di Dionigi DOstuni non brilla particolarmente , avvolto in un tono incolore. Il coro Iris Ensemble diretto dal M Anna Malavasi composto di elementi molto giovani e inesperti che comunque giocano la carta della freschezza interpretativa. Infine Giovanni Battista Rigon, sul podio dellOrchestra Regionale Filarmonia Veneta, nellinsieme sorregge uninterpretazione dinamica, sciolta, un tantino sopra le righe in situazioni alterne, ma comunque forte dellintenso ed essenziale intervento del bravissimo Riccardo Mascia al fortepiano.

    Vicenza, giugno 2011.
    Claudia Mambelli.

  5. Michele Donati

    Pizzi firma una regia intelligente che divide il pubblico
    DON GIOVANNI TORNA A BOLOGNA FRA LE CONTESTAZIONI
    Ottima la prova dei cantanti, meno illuminato il direttoreTamas Pal

    Torna dopo 12 anni al Teatro Comunale di Bologna il Don Giovanni di Mozart ( e Da Ponte), e lo fa in maniera tumultuosa: vivacissime contestazioni del pubblico hanno infatti accolto gran parte del cast al termine dellopera.
    Penso che sia dunque necessario iniziare la recensione parlando del versante musicale, per vedere se queste contestazioni siano state meritate o meno.
    Il direttore Tamas Pal ha diretto in maniera alquanto anonima: le atmosfere non erano n cupe (come a mio avviso dovrebbero essere nel Don Giovanni) n frizzanti. Pal, non sapendo per quale lettura optare, se comica o tragica, ha deciso, molto poco saggiamente, di offrire una direzione incolore e inutile. Un capolavoro raffinato come quello di Mozart andrebbe servito in maniera molto differente.
    Nei panni del cavaliere libertino (i riferimenti con la contemporaneit sono casuali) il baritono Nmon Ford, gi pi volte apprezzato in questo ruolo, ha dato vita a un personaggio sfacciato, sardonico, grazie a una voce calda, salda negli acuti, usata in maniera perfetta al fine di ottenere un giusto colore interpretativo. La serenata del secondo atto valga da sola a testimonianza della sua ottima prova.
    Leporello era Andrea Concetti, migliore della serata: voce educatissima, non una nota fuori posto, dovizia di raffinate sfumature. Laria del catalogo era un paradiso di buon gusto, ma anche tutti i recitativi erano curati in maniera particolare a va citata pure la sua notevole capacit istrionica.
    Juan Francisco Gatell interpretava Don Ottavio, personaggio inutile ma graziato dalla splendida musica assegnatagli. Il tenore argentino veniva a capo di questa parte senza difficolt, anzi da lodare la piacevolezza e lintensit con cui ha cantato Dalla sua pace, aria fra le pi belle che siano mai state scritte.
    Meglio poteva invece sicuramente fare William Corr, un Masetto acerbo e piuttosto pallido, cos come il Commendatore non a del tutto a fuoco di Christian Faravelli.
    Delle tre donne, la migliore stata sicuramente Carmela Remigio, Elvira, peraltro la pi fischiata dal gruppo di loggionisti in vena di stupidaggini. Oltre a cantare tutto in maniera egregia, la Remigio ha dato la giusta inflessione ad ogni parola che pronunciava, dando cos vita a un personaggio vivo e vivido e confermandosi una delle migliori interpreti mozartiane dEuropa.
    Manuela Bisceglie era una Zerlina forse un po debole ma certamente piacevole. A far storcere il naso era invece Zuzana Markova, DonnAnna: daccordo, avr lavvenenza dalla sua parte, ma gli acuti sono sempre un terno al lotto e spaventerebbero anche Stephen King, che di terrore se ne intende quanto alla dizione, poi Si dica solo che la mancanza di sovratitoli (la ragione di questa scelta devo ancora capirla) rendeva incomprensibile ci che diceva. Povero Da Ponte, che aveva scritto un testo cos bello!
    Alla luce di tutto ci, le contestazioni ai cantanti mi sono parse del tutto fuori luogo: ci potevano stare nel caso della Markova, ma non con una veemenza tale.
    Dopo Madamina, il catalogo questo c anche chi dal loggione ha accusato la presenza di amplificazione tramite microfoni con un sonoro Vergogna. Nulla da dire sul simpatico loggionista che ha pronunciato una simile assurdit e su tutti gli altri fischiatori
    La regia era quella di Pizzi, gi vista a Macerata due anni fa: il palcoscenico, praticamente vuoto veniva riempito di quando in quando da un letto, sul quale facilmente si pu immaginare cosa si facesse. Le idee non originali non erano molte, va detto, ma bastavano a rendere lo spettacolo di ottimo livello. Fra Don Giovanni e Leporello intercorre un evidente rapporto di omosessualit, proprio come nellantica Grecia fra precettore e allievo. Gi, perch a mio avviso Leporello non soltanto il servo di del libertino, ma ne anche precettore: probabilmente egli tiene la lista delle conquiste di Don Giovanni poich lunico dei due capace di scrivere, ed dunque culturalmente superiore al padrone.
    Ma queste sono solo supposizione, la verit sul rapporto Leporello-Don Giovanni la sapevano solo Mozart e Da Ponte, anche se credo che la lettura di Pizzi non si discosti molto dalla realt immaginata dagli autori
    Insomma, nonostante molti non gli vogliano bene, il cavaliere libertino continua a volare. E un bene? Dipende dal cavaliere!

    MICHELE DONATI

  6. Giosetta Guerra

    Sferisterio Opera Festival 2009
    45^stagione lirica di Macerata.
    A cura di Giosetta Guerra

    Don Giovanni : erotismo e dinamismo nel balletto dei sipari

    La stagione 2009 si inaugurata il 23 luglio al Teatro Lauro Rossi con un nuovo allestimento del Don Giovanni di Mozart, proposto nella versione viennese del 1788.
    Pier Luigi Pizzi ha costruito una scatola scenica fortemente prospettica, con fondali, pareti e soffitti a specchio, che ampliano gli spazi e riflettono l’immagine dei personaggi in ogni loro azione, anche quelle pi private come il vestirsi e lo svestirsi; al centro ha posizionato un grande letto bianco quasi onnipresente che era il luogo principe dellazione ed ha inventato un balletto di sipari rossi che si muovono in varie direzioni per il cambio veloce degli ambienti, dovutamente circostanziati e credibili, anche se non strettamente fedeli al libretto. Gli spazi allargati e approfonditi, le immagini fittizie perch riflesse, il brillio moltiplicato dei colori e delle luci rappresentano le nostre illusioni. Nel mio immaginario ho provato a sostituire i sipari rossi con tutti specchi e il balletto degli specchi mi ha dato maggiormente lidea dellillusione e dellinganno, perch crea un gran tourbillon nella testa. Magnifica lidea di uno spazio aperto nel sottopalco per celare o far scivolare le persone che non vogliono mostrarsi e per inghiottire Don Giovanni trascinato e dilaniato da fameliche Erinni nude. Spettacolare luso del mantello rosso fatto roteare da Leporello.
    Sul piano musicale mancata la tinta mozartiana. Il direttore Riccardo Frizza, alla guida dellOrchestra Regionale delle Marche, ha calcato la mano sulle sonorit e sulle scansioni, eludendo il mistero, il brivido, il sarcasmo, la passione, lironia, la giocosit, la seriosit, la paura, la leggerezza, la canzonatura, listintivit, il diabolico, che nel Don Giovanni si intersecano, si inseguono, si alternano, si amalgamano.
    Sul piano vocale c stata una gara di voci che non ha favorito lattuazione della linea mozartiana di canto.
    Don Giovanni e Leporello sono due giovani vivaci e spensierati che mostrano spesso le loro nudit, fin dove possibile ovviamente, ed essendo interpretati da due bei ragazzi come Ildebrando DArcangelo e Andrea Concetti, la visione proprio gradevole. DArcangelo presenta un Don Giovanni goliardico, che sprigiona eros da tutti i pori, appiccica tutte le donne al muro inondandole di effusioni amorose e oltre, circuisce luna e in attesa che quella si riprenda sbaciucchia laltra, a Zerlina infila una mano su su sotto la gonna per farla capitolare, insomma un gran pomicione che si vuole divertir, il classico tipo che dove non arriva ci butta il cappello e, bello e impossibile con quello sguardo e quella bocca da baciare come canta Gianna Nannini, nessuna gli resiste. Ma anche Leporello si d da fare e cos tutte le coppie invitate alle nozze di Zerlina, che, anche lei, non uno stinco di santo e sa come prendere Masetto. Scene stuzzicanti sul grande letto ci sono anche per loro e sul letto si svolgono anche molti dialoghi tra il Don e Leporello.
    Intelligente scegliere il modo pi naturale per lingresso del Commendatore che viene a cena: camminare.
    DArcangelo, scattante ed elastico sulla scena, un bravo artista e un bravo interprete. Ha una valanga voce, densa, scura, possente, ampia, estesa, rotonda, bellissima, che sa anche ammorbidire (Deh, vieni alla finestra), ma che a volte usa in modo irruento (Fin chhan del vino). DArcangelo ha detto di essere stato fregato dallacustica del teatro che non conosceva e poi lui ai primi Don Giovanni e avr modo di perfezionarsi. La pasta c in ogni senso.

    Andrea Concetti veste alla perfezione i panni di Leporello: mobilissimo nellazione, incisivo nellinterpretazione, bravissimo nel canto, un artista provetto, dotato di voce poderosa, grande e maestosa, di una mimica facciale e di unagilit gestuale sorprendenti.

    Il soprano greco Myrt Papatanasiu (Donna Anna) e il tenore americano Marlin Miller (Don Ottavio) sono troppo rabbiosi nel canto, la voce c ed di bel timbro, ma quasi sempre usata sul forte e sul gridato, lei usa ogni tanto la messa di voce e i filati, lui prova con le mezze voci ma esce il singhiozzo e la tinta mozartiana resta dietro le quinte, perch non c neanche in orchestra.
    Donna Elvira entra con valigia, borsa e cappello e, mentre lei inveisce contro Don Giovanni, lui e Leporello si rotolano nello spazio segreto del sottopalco. In questo ruolo Carmela Remigio si esprime con voce vibrante, estesa, ricca di armonici e con accento pungente e aggressivo, agile ma pi spessore avrebbe dato pi energia al canto.

    La vocalit pi mozartiana ce lha Manuela Bisceglie (Zerlina), un soprano pulito e melodioso con bei trilli e giusta linea di canto.

    William Corr un bravo e agile Masetto, Enrico Iori (il Commendatore) non un basso profondo, ma canta bene.
    Molto belli i costumi, rossi poi neri per Don Giovanni, bianchi per Leporello ed Elvira, bianchi poi neri per Anna e Ottavio, colori pastello per gli altri, nero e giallo per le maschere, nero per i servitori
    I movimenti coreografici sono di Roberto Pizzuto, le luci sono di Sergio Rossi.
    Lo spettacolo ha riscosso il gradimento del pubblico.

  7. Attilia Tartagni

    Al Teatro Bonci di Cesena un Don Giovanni in chiave moderna ma non troppo

    A Cesena il 1 febbraio arrivato Don Giovanni di Mozart, opera gi messa in scena a Cattolica dallAssociazione Musicale Praeludium, interpretata dai giovani talenti selezionati nel concorso lirico Gianluca Ricci di Montefiore Conca tenutosi nellagosto dellanno scorso. Lopera, considerata fra i pi perfetti esempi di teatro lirico, un dramma giocoso in due atti, una combinazione di elementi divertenti e di venature drammatiche tali da farla ritenere sostanzialmente unopera tragica che pone al centro della scena il mito del grande seduttore. La caratterizzazione psicologica dei personaggi la forza di questo ennesimo prodotto del sodalizio Mozart – Da Ponte: Il nobile Don Giovanni veste il ruolo del basso buffo settecentesco e limmoralit dei suoi costumi lo abbassa a livello del popolo, mentre la musica straordinaria di Mozart restituisce dignit alle donne da lui sedotte. Lo vediamo buttarsi alla conquista della contadina non meno della signora di nobili origini, libera o coniugata non importa, anzi, la vista del corteo nuziale di Masetto e Zerlina lo fa brigare subito per conquistare la novella sposa, la quale del resto tanto recalcitrante non , anzi dimostrer di possedere raffinate arti seduttive sia con il nobile che con il marito. E Leporello con la sua celebre aria a svelarci lessenza di Don Giovanni: Madamina, il catalogo questo /Delle belle che am il padron mio/.. /In Italia seicento e quaranta /In Almagna duecento e trentuna /Cento in Francia, in Turchia novantuna /Ma in Ispagna son gi mille e tre /Vhan fra queste contadine /Cameriere, cittadine /Vhan contesse, baronesse /Marchesine, principesse /E vhan donne dogni grado /Dogni forma, dogni et /Nella bionda egli ha lusanza /Di lodar la gentilezza /Nella bruna la costanza / Nella bianca la dolcezza /Vuol dinverno la grassotta /Vuol destate la magrotta / la grande maestosa /La piccina ognor vezzosa /Delle vecchie fa conquista /Pel piacer di porle in lista /Sua passion predominante / la giovin principiante /Non si picca se sia ricca /Se sia brutta, se sia bella /Purch porti la gonnella./. Cos Donna Elvira sapr perch non si pu rubare lanima di un seduttore continuamente sollecitato dalla curiosit e dalla brama di un fugace possesso, che non esita a gettarla fra le braccia del suo servo. Il librettista Lorenzo da Ponte si serv del vecchio dramma di Tirso de Molina El burlador de Seville nonch di elementi della precedente opera buffa Il convitato di pietradi Giuseppe Cazzaiga su libretto di Giovanni Bertati. Ambientata a Siviglia nel XVI secolo , lopera mostra il libertino Don Giovanni intento a praticare la sua professione quotidiana, fare conquiste femminili. Lopera si ammantata di leggenda anche perch pare che Mozart abbia terminato lOuverture nella notte precedente la prima. Essa composta da due parti, Andante con moto che si ripete nel corso dellopera, anche per la morte di Don Giovanni, e un Allegro-festoso, insomma contiene le due anime dellopera, quella buffa e quella drammatica. Don Giovanni debutt il 28 ottobre 1787 al Teatro degli Stati Generali di Praga e fu un successo trionfale confermato dalle tre repliche successive. Del resto lopera era stata commissionata dal direttore del teatro di Praga per lo straordinario successo riportato a Praga da Le Nozze di Figaro. Nella versione cesenate lesecuzione stata affidata allorchestra Sinfonica G.Rossini di Pesaro con la direzione appassionata e impeccabile di Daniele Agiman. Le scene hanno decontestualizzato il soggetto dalla sua epoca storica (Siviglia- XVI secolo) per portarlo agli anni cinquanta- sessanta. Per quanto spoglia e sostanzialmente ascettica, la scena si riscattata con trovate registiche di sicuro effetto (alcuni elementi mobili per localizzare le scene, un giardino che cela i personaggi mascherati, una vasca al centro del palco da cui esce Don Giovanni ammantato della sua virile bellezza, la lapide funeraria che si anima, un enorme palpitante tendaggio rosso fiamma pendente dal soffitto che contestualizza la festa del primo atto e si trasforma nel finale del secondo atto nellinferno agitato da luci di fuoco che inghiotte il peccatore assassino, trascinato negli inferi dal Commendatore che ha ucciso). La regia e le scene sono dellesperto regista Beppe de Tomasi, che inizi la carriera con Madame Butterfly nel 1967 e ha proseguito nei teatri di tutto il mondo, coadiuvato dal regista Renato Bonajuto. I costumi di Artemio Cabassi combinano magistralmente colori e fogge suscitando il consueto stupore e le luci sono distribuite ad arte da Nevio Cavina. Il baritono trentatreenne Quirijin de Lang stato un Don Giovanni convincente, seppure troppo giovane e con un registro vocale di baritono leggero che non propriamente come prescrive la partitura, Leporello stato reso ottimamente dal basso Daniele Macciantelli, grande padronanza scenica nellalta figura fasciata di pelle nera, combattuto tra lironia, linsolenza e la sottomissione al padrone. . Ottima prestazione stata fornita da Peter Balczo, giovane tenore ungherese, nei panni di Don Ottavio e molto bravo e mobile in scena il baritono Riccardo Fioratti nel ruolo di Masetto. Un encomio va anche ai personaggi femminili interpretati dai soprani Chiara Moschini nel ruolo ambiguo di Zerlina, combattuta fra la fedelt al marito e lattrazione verso il seduttore, Alexandra Zabala encomiabile nel rond Non mi dir, bellidol mio cantato da Donna Anna con largo uso di colaratura in chiave drammatica e da Agata Biankovska (Donna Elvira). Queste ultime due hanno magnificamente sostituito le legittime titolari del ruolo Francesca Micarelli e Belen Lopez Leon. Il basso Abramo Rosalen ha caricato il personaggio del Commendatore dei toni drammatici della scena del delitto e di quelli inquietanti e tenebrosi del secondo atto. In sintesi un cast perfettamente affiatato e privo di anelli deboli che ha realizzato una performance degna di cantanti in carriera, qual ad esempio il basso Rosalen. Complimenti dunque a questi debuttanti di grandissimo livello. Si comportato bene anche il coro lirico Croma di Ancona diretto da Riccardo Serenelli, sebbene un po oscurato dalle scelte della regia. Nel complesso una bella versione di unopera che non cessa di incantare per i suoi contenuti musicali, stilistici e psicologici capaci di appassionare anche il pubblico smaliziato contemporaneo.

    Attilia Tartagni 3 febbraio 2011

  8. admin

    Una profonda riflessione sulle debolezze delluomo: ecco il Don Giovanni di Mozart

    Omar Manini 29.05.2010

    Gran Teatro La Fenice, Venezia Signore e signori il genio servito. Con lallestimento del Don Giovanni di Mozart, firmato Damiano Michieletto, andata in scena la summa del teatro dopera.

    Titolo completo del componimento Il dissoluto punito o sia il Don Giovanni, un dramma giocoso in due atti su libretto di Lorenzo Da Ponte . Lazione ambientata in Spagna e vede come protagonista assoluto il licenzioso del titolo, insieme al suo fidato servitore Leporello. Questi testimone delle mille e mille avventure amorose del padrone ed diviso tra la critica razionale e il coinvolgimento istintivo.
    Un giorno Don Giovanni (Simone Alberghini) viene coinvolto in una colluttazione con il padre di Donna Anna (Elena Monti), una delle sue prede; per il vecchio Commendatore la fine, ma questo innesca una reazione a catena e lapertura di una caccia alluomo senza soste.
    In tutto ci, il Don tiene botta e continua a sedurre nuove e vecchie fiamme, tra le quali la contadina Zerlina (Caterina Di Tonno) e Donna Elvira (Maria Luigia Borsi), senza tener conto delle possibili conseguenze dei suoi gesti che fanno saltare relazioni e infrangono numerosi cuori.
    Tra una festa, un cambio didentit mal riuscito e una fuga, anche per il libertino arriva il momento di fare i conti con la propria dissolutezza e con i conti aperti del passato: il fantasma del Commendatore, precedentemente invitato in modo irridente a cena, si presenta allappuntamento e prende lanima di Don Giovanni.
    I reduci da questesperienza, Leporello, le Donne, Don Ottavio (promesso di Anna) e Masetto (marito di Zerlina) si ritrovano per tirare la morale di tutto (Questo il fin di chi fa mal ) e scoprono di essere un po pi soli e incerti di prima.
    Servito da bravi interpreti che hanno saputo migliorarsi di minuto in minuto, mostrando un buon affiatamento, e dalla bacchetta sicura, decisa e ricca di personalit del M Antonello Manacorda , il testo ha reso tutta la scala cromatica che gli appartiene.
    La parte tecnica (regia, scene di Paolo Fantin e luci di Fabio Barettin) stata sorprendente. La scelta di far svolgere lazione tutta allinterno di un palazzo poteva mostrare facilmente la corda, ma la creazione di un impianto semovente, ricco di entrate/uscite, ha saputo moltiplicare gli spazi e dare profondit e ambiguit alle superfici, riflettendo il carattere stesso del protagonista. Una soluzione bellissima, letteralmente ipnotizzante e riuscita.
    Alcuni momenti di alta drammaturgia teatrale nella sequenza del richiamo allinferno del Don (un girotondo senza fine tra tutte le stanze invase dal fumo), in quella dellultima dannata e sessualissima- orgia, ma anche nellincontro tra Giovanni e Zerlina: in due stanze separate, tra le famosissime note del L ci darem la mano, viene mostrata perfettamente la cialtronesca furbizia di lui e la sognante ingenuit di lei.
    Ambiguo, sfaccettato, mai accomodante, fuori dagli schemi e per questo molto pi di unopera lirica: un grande trattato sullUmanit.

  9. Giosetta Guerra

    sabato 27 marzo 2010
    Ancona, Teatro delle Muse: Don Giovanni edizione Macerata.
    pubblicato su http://www.mariotiberini.blogspot.com

    Don Giovanni – Teatro delle Muse di Ancona
    (recita del 21 marzo 2010)
    di Giosetta Guerra

    Approda al teatro delle Muse di Ancona il bellallestimento di Don Giovanni che Pier Luigi Pizzi aveva ideato per la stagione maceratese 2009. La scatola scenica, costruita in prospettiva, mantiene gli specchi solo su una parete e i sipari, che si aprono e si chiudono anche incrociandosi per il cambio veloce e nascosto degli ambienti o che si posizionano per aumentare la profondit della scena, non sono rossi ma marrone. Ricreato anche il geniale spazio aperto nel sottopalco per celare o far scivolare le persone che non vogliono mostrarsi e per inghiottire Don Giovanni trascinato e dilaniato da fameliche Erinni nude. Gli arredi sono gli stessi: un grande letto bianco quasi onnipresente, un divanetto e delle poltroncine depoca, una tavola, alcuni sgabelli eun mantello rosso: simbolismo e non descrittivismo, essenzialit e non ridondanza. Un allestimento pulito, stilizzato, chiaro (per la comprensione) anche se spesso in penombra, leggero, elegante, con pochi colori decisi, insomma PIACEVOLE.

    La regia gioca sempre sullerotismo giocoso e scanzonato del duo Don Giovanni- Leporello e sulla loro prestanza fisica spesso messa a nudo, sulla fragilit dei sentimenti, sulle intemperanze della giovent e sul mistero che circonda la finale resa dei conti. I personaggi sono tutti giovani e cos gli interpreti. La maggior parte degli artisti sono quelli che avevano cantato a Macerata: il bravissimo basso marchigiano Andrea Concetti nel ruolo di Leporello, il soprano greco Myrt Papatanasiu in quello di Donna Anna, i soprani Carmela Remigio come Donna Elvira e Manuela Bisceglie per Zerlina, il basso William Corr (Masetto). Concetti, straordinario sia scenicamente che vocalmente, ha le molle in corpo e una miniera doro in gola (bella voce scura ricca di armonici, estesa e vibrante, dal colore speciale nella tessitura grave, sonora e musicale in tutta la gamma, interpretazione curata in ogni gesto). Corr un giovane basso dal bel timbro e molto credibile nei panni di Masetto. La Remigio canta bene con giusto accento, buona messa di voce, dizione non sempre chiara, la voce bella e vibrante, di medio spessore, linterpretazione appropriata. La Papatanasiu ha voce tagliente, estesa, di buon peso e la usa prevalentemente sul forte o sul mezzoforte, ma riesce anche a piegarla a lunghi ed estasianti filati, a bellissimi suoni tenuti a lungo, allagilit dei trilli, la dizione da perfezionare. La Bisceglie un soprano dalla voce fresca che riesce ad esprimere la tinta mozartiana.

    Un miglioramento c stato nella scelta del Commendatore, interpretato dallottimo basso profondo Gudjon Oskarsson (voce poderosa, ampia, di grande peso, di bellissimo colore, sonorissima in ogni registro, emissione correttissima) e di Don Ottavio, interpretato da Saimir Pirgu, un tenore dal timbro bello e deciso, dalla grana vocale robusta e nel contempo duttile, quasi un baritenore per la corposit e il peso della voce, che sa anche piegarsi a morbidezze e delicate mezze voci (Alla sua pace), capace di fiati lunghissimi, tenuta dei suoni in acuto e in grave, eccelse messe di voce e smorzature e giusto accento (Il mio tesoro intanto da manuale).

    Un peggioramento invece c stato nellaffidare il ruolo protagonista di Don Giovanni ad un cantante che in pratica non abbiamo sentito cantare. Il baritono americano Nmon Ford, un bellissimo ragazzo di colore dal fisico aitante, dalle movenze feline e dal sorriso accattivante, ha presentato un Don Giovanni stuzzicante e sensuale, ma spiazzante sotto il profilo vocale, la sua voce non labbiamo sentita: il suono inconsistente, il canto solo accennato sottovoce, non c una linea di canto, talvolta esce un volume pi consistente o una frase pi timbrata, ma allora la voce risulta opaca e con un vibrato intenso che la rende tremolante. No volume, no spessore, no colore = no Don Giovanni. Eppure gli stato conferito il Premio Corelli 2010. Boh!

    Alla guida dellOrchestra Regionale delle Marche e dellOrchestra fiati di Ancona, il direttore Asher Fisch ha tenuto inizialmente tempi lenti, senza ritmo, poi il colore cresciuto e cos lequilibrio, fino a far uscire la tinta mozartiana. I movimenti coreografici sono di Roberto Pizzuto, le luci di Sergio Rossi. Lo spettacolo ha riscosso il gradimento del pubblico.
    Pubblicato da Associazione Musicale Mario Tiberini a 10.13

  10. Giosetta Guerra

    pubblicato sul blog: UNA VOCE POCO FA – OPERA – MUSICA

    domingo 28 de marzo de 2010
    Don Giovanni de Mozart en Ancona, Italia

    Giosetta Guerra

    Se present en el Teatro delle Muse de Ancona la hermosa produccin escnica de Don Giovanni que Pier Luigi Pizzi ide para la temporada 2009 del festival de opera de Macerata

    La caja escnica, construida en perspectiva, mantuvo solo los espejos sobre una de las paredes y las cortinas, que se abran, se cerraban, y se cruzan para cubrir los diferentes ambientes y para aumentar la profundidad de la escena, no fueron ms rojas sino marrn. Se coloc tambin el ingenioso espacio abierto en la parte baja del escenario, donde se escondan quienes no queran ser vistos y hacia el que fue tragado y arrastrado Don Giovanni por unas hambrientas erinias desnudas. El inmobiliario fue el mismo: una gran cama blanca casi omnipresente, un divn y sillones de la poca, una mesa, algunos bancos y un mantel rojo: en lo que fue simbolismo y no descrptivismo, y esencialidad sin redundancia. Una produccin pulida, estilizada, clara (para la compresin) y aunque frecuentemente estuvo en penumbra, resulto ligera, elegante y de pocos colores. En suma, agradable.

    La direccin escnica jug siempre con el erotismo jocoso y liviano del do Don Giovanni- Leporello, con su prestancia fsica frecuentemente medio desnuda, con la fragilidad de los sentimientos, el desenfreno de la juventud y el misterio que rodea el final de los hechos. Los personajes y sus intrpretes fueron todos jvenes.

    La mayor parte de los artistas cantaron en las representaciones en Macerata. El buen bajo Andrea Concetti, como Leporello, la soprano griega Myrt Papatanasiu como Donna Anna, las soprano Carmela Remigio como Donna Elvira y Manuela Bisceglie como Zerlina, y el bajo William Corr (Masetto). Concetti, que estuvo extraordinario escnicamente y vocalmente, tiene un cuerpo gil y una mina de oro en la garganta (su bella voz oscura es rica en armnicos, pareja y vibrante, de color especial en la tesitura grave, sonora y musical en toda la gama, y la interpretacin es muy cuidada en cada gesto). Corr es bajo joven de hermoso timbre y muy creble como Masetto. La Remigio cant bien con un justo acento, buena produccin vocal, diccin no siempre clara, pero de preciosa voz y vibrante, de medio espesor, y apropiada interpretacin. La Papatanasiu, posee una voz afilada, pareja y con buen peso, que utiliz predominantemente sobre el fuerte o el medio fuerte, y logr dominarla con largos y emocionantes filados, y bellos sonidos sostenidos a todo lo largo, agilidad en los trinos, aunque su diccin podra perfeccionarse. La Bisceglie es un soprano de voz fresca que pudo expresar la tinta mozartiana. Una mejora respecto a la versin de Macerata fue la eleccin del Comendador, interpretado por el optimo bajo profundo Gudjon Oskarsson, de poderosa voz, amplia y de gran peso, grato color, muy sonora en cada registo, y correcta emisin, y con el Don Ottavio interpretado por Saimir Pirgu, un tenor de bello y preciso timbre, de robusta grana vocal y al mismo tiempo dctil, casi un baritenor por el cuerpo y el peso de la voz que sabe dominar con suavidad y delicados medios (Alla sua pace), capaz de emitir extensos fiatos, y mantener sonidos en agudo y en grave con excelsa masa de voz, tenue y de justo acento (Il mio tesoro intanto fue de manual).

    Comparado con Macerata, se empeor confiando el papel protagonista de Don Giovanni a un cantante que en la prctica no habamos escuchado cantar. El bartono americano Nmon Ford, un hermoso joven de color y robusto fsico, de movimientos felinos y sonrisa cautivante, quien present un Don Giovanni provocador y sensual, pero poco agradable desde el perfil vocal, su voz no se escuch y el sonido fue inconsistente, ya que su canto fue en voz baja, sin una lnea de canto, y aunque en ocasiones emiti un volumen mas consistente o una frase mas timbrada, la voz por ahora result opaca y con un intenso vibrado que la hace tremulante. Sin volumen, sin espesor, y sin color, es igual a no tener un Don Giovanni. Aun as se le otorg el Premio Corelli 2010.

    Guiando a la Orchestra Regionale delle Marche y a la Orchestra fiati di Ancona, el director Asher Fisch inici con tiempos lentos y sin ritmo, para despus ir creciendo en color y equilibrio, hasta hacer salir la tinta mozartiana. Los movimientos coreogrficos fueron de Roberto Pizzuto y la iluminacin de Sergio Rossi. El espectculo fue del gusto del pblico.

    Publicado por Una voce poco fa en 12:17

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