Carmen

Posted by on July 3, 2020

https://metoperafree.brightcove.services/?videoId=6166931451001 Conductor Pablo Heras-Casado Regia Sir Richard Eyre Set and Costume designer Rob Howell Lighting designer Peter Mumford Choreographer Christopher Wheeldon Associate costume designer Irene Bohan Moralès, an officer John Moore Micaëla, a peasant girl Anita Hartig Don José, a corpor al Aleksandrs Antonenko Zuniga, a lieutenant Keith Miller Carmen, a gypsy Anita Rachvelishvili Frasquita

https://metoperafree.brightcove.services/?videoId=6166931451001

Conductor
Pablo Heras-Casado

Regia
Sir Richard Eyre

Set and Costume designer
Rob Howell

Lighting designer
Peter Mumford

Choreographer
Christopher Wheeldon

Associate costume designer
Irene Bohan

Moralès, an officer
John Moore
Micaëla, a peasant girl
Anita Hartig

Don José, a corpor al
Aleksandrs Antonenko

Zuniga, a lieutenant
Keith Miller

Carmen, a gypsy
Anita Rachvelishvili

Frasquita
Kiri Deonarine

Mercédès
Jennifer Johnson Cano

Escamillo, a toreador
Ildar Abdrazakov

Le dancaïre
Malcolm MacKenzie

Le remendado
Eduardo Valdes

Solo dancers
Maria Kowroski
Martin Harvey

MARTHA SENN  LUIS LIMA  ALIDA FERRARINI  BORIS MARTINOVICH  ALESSANDRA ROSSI  FRANCESCA FRANCI  PIERO DE PALMA  ALFONSO ANTONIOZZI  CARLO STRIULI  GIUSEPPE RIVA

direttore EMIL TCHAKAROV
regia LINA WERTMULLER
maestro del coro GIACOMO MAGGIORE
scene e costumi ENRICO JOB
coreografie TRISHA BROWN
Pueri Cantores di S. Chiara  Direttore Enrico Buondonno

https://www.raiplay.it/video/2018/10/Carmen-Arena-di-Verona-358914c1-97c1-4a00-82b2-c00ce91b6d3e.html

Carmen  Marina Domashenko
Micaëla  Maya Dashuk
Frasquita  Cristina Pastorello
Mercédès  Milena Josipovic
Don José  Marco Berti
Escamillo Raymond Aceto
Le Dancaïre  Marco Camastra
Le Remendado  Antonio Feltracco
Zuñiga  Dario Benini
Moralès  Roberto Accurso

Benjamin Britten Children’s Choir Orchestra, Choir and Corps de Ballet of the Arena di Verona
Alain Lombard, conductor
Franco Zeffirelli, stage director
Giuseppe de Filippi Venezia, set design
Anna Anni, costumi

Jonas Kaufmann, Anita Rachvelishvili, Adriana Damato, Erwin Schrott

Conductor Daniel Barenboim
Orchestra of the Teatro alla Scala
Chorus of the Teatro alla Scala
Chorus Master Bruna Casoni
Regia Emma Dante
Stage Designer Richard Peduzzi
Costume Designer Emma Dante
Lightning Designer Dominique Bruguière

Coreografia Agnese Omodei Salè e Federico Veratti
Scenografia Marco Pesta
Costumi Federico Veratti
Direttore Gianmario Cavallaro

Personaggi principali e interpreti
Carmen Alessia Campidori
Il Destino Alessandro Torrielli
Don José Alessandro Orlando
Escamillo Federico Mella
Micaela Marta Orsi

Balletto di Milano

http://www.teatromassimo.it/teatro-massimo-tv-567/pink-floyd-carmen-suite-752.html

Direttore Alejo Pérez
Regia Calixto Bieito
Ripresa da Joan Antòn Rechi
Scene Alfons Flores
Costumi Mercè Paloma
Luci Alberto Rodriguez Vega

Maestro del Coro Piero Monti
Maestro del Coro di voci bianche: Salvatore Punturo

Don Josè
Arturo Chacón-Cruz (26, 30, 2, 4)
Roberto De Biasio (27, 29, 1, 3)

Escamillo
Marko Mimica (26, 30, 2, 4)
Zoltan Nagy (27, 29, 1, 3)

Le Dancaïre
Nicolò Ceriani

Le Remendado
Cristiano Olivieri

Moralès
Vittorio Albamonte

Zuniga
Mariano Buccino

Carmen
Varduhi Abrahamyan (26, 30, 2, 4)
Justina Gringyte (27, 29, 1, 3)

Micaëla
Maria Katzarava (26, 30, 2, 4)
Shelley Jackson (27, 29, 1, 3)

Frasquita
Marina Bucciarelli

Mercédès
Annunziata Vestri

Lillas Pastia
Piero Arcidiacono

Giovane torero
Alessandro Cascioli

Carmen María José Montiel,
Micaëla Eleonora Buratto,
Don José Brian Jagde,
Escamillo Kostas Smoriginas,
Moralès Roberto Accurso,
Zuniga Gianfranco Montresor,
Mercédès Giuseppina Bridelli,
Frasquita Sandra Pastrana,
Dancaïre Fabio Previati,
Remendado Carlo Bosi.
Conductor Zubin Mehta
Orchestra, Chorus and Coro di Voci Bianche of Teatro di San Carlo
San Carlo, December 13, 2015, during the premiere of a new production

FEBBRAIO 2019

DIRETTORE
Louis Lohraseb

COREOGRAFIA
Jiří Bubeníček

SCENE E LUCI
Gianni Carluccio

COSTUMI
Anna Biagiotti

Carmen Rebecca Bianchi
Don José Amar Ramasar
Picador Alessio Rezza

Orchestra, Étoile, Primi Ballerini, Solisti e Corpo di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma

Prima rappresentazione assoluta

Nuovo allestimento

Dicembre 2019

Giacomo Sagripanti direttore d’orchestra
Stephen Medcalf regia
Jamie Vartan scene e costumi
Maxine Braham coreografia
Simon Corder luci
John Bishop ripresa luci
Nicole Figini assistente alle scene
Claudio Fenoglio maestro del coro di voci bianche
Andrea Secchi maestro del coro
Orchestra e Coro Teatro Regio Torino
Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi”
Allestimento Teatro Lirico di Cagliari

Carmen Mezzosoprano

Varduhi Abrahamyan
10 12 15 18 20

Martina Belli
11 13 17 19 21 22

Don José Tenore

Andrea Carè
10 12 15 18 20 22

Peter Berger
11 13 17 19 21

Micaëla Soprano

Marta Torbidoni
10 12 18 20 22

Giuliana Gianfaldoni
11 13 15 17 19 21

Escamillo Baritono

Lucas Meachem
10 12 15 18 20 22

Andrei Kymach
11 13 17 19 21

Frasquita Soprano
Sarah Baratta

Mercédès Soprano
Alessandra Della Croce

Le Dancaïre Baritono
Gabriel Alexander Wernick

Il Remendado Tenore
Cristiano Olivieri

Moralès Baritono
Costantino Finucci

Zuniga Basso
Gianluca Breda

Lillas Pastia Attore
Aldo Dovo

Andrès Attore
Marcello Spinetta

Una guida Attore
Giulio Cavallini

Una venditrice Mezzosoprano
Claudia De Pian
10 12 18 20

Una venditrice Contralto
Laura De Marchi
11 19 21 22

Una venditrice Mezzosoprano
Raffaella Riello
13 15 17

Uno zingaro Basso
Alessandro Vandin
10 12 18 20

Uno zingaro Baritono
Marco Tognozzi
11 19 21 22

Uno zingaro Basso
Riccardo Mattiotto
13 15 17

DEBUTTA CARMEN DI BIZET SECONDO HUGO DE ANA

PER L’ARENA DI VERONA OPERA FETIVAL 2019

Arena di Verona

6 luglio 2019 – ore 21.00

Arena di Verona, Carmen ©Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

Carmen, quarto debutto del 97° Opera Festival, è l’opera più amata all’Arena di Verona insieme alla verdiana Aida. Sabato 6 luglio il capolavoro di Bizet è pronto a conquistare l’anfiteatro veronese nella visione cinematografica di Hugo de Ana, con le coreografie di Leda Lojodice, le luci di Paolo Mazzon ed il projection design di Sergio Metalli.

Nel cast di stelle, spicca come libera e coraggiosa protagonista Ksenia Dudnikova che fa il suo esordio areniano con il tenore Martin Muehle come Don José. Dopo anni di assenza arriva l’attesa star Erwin Schrott come affascinante torero Escamillo, accanto a Ruth Iniesta come Micaela. Sul podio Daniel Oren, Direttore Musicale del Festival 2019.

Repliche: 10, 13, 18, 23, 27 luglio – ore 21.00; 2, 24, 27 agosto 2019, 4 settembre 2019 – ore 20.45

Un’impresa ardua e delicata, ha dichiarato Hugo de Ana, creare uno spettacolo originale per Carmen all’Arena di Verona, dopo oltre vent’anni in cui si è fissato nell’immaginario del pubblico l’allestimento di Franco Zeffirelli. Il regista, scenografo e costumista argentino ha così collocato la vicenda in un momento storico cruciale: la Spagna degli anni ’30 del Novecento agitata da grandi cambiamenti che portarono dalla Repubblica al Franchismo. Con una regia dettagliata e d’impatto cinematografico, le scene e i costumi dai toni seppiati mettono al centro i personaggi, a cominciare da Carmen, donna desiderata da tutti ma talmente libera e coraggiosa da suscitare turbamento in chi la incontra. Sarà così per Don José, che prima per amore e poi per cieca gelosia arriverà ad un disperato, drammatico confronto nella plaza de toros fedelmente ricreata sul palcoscenico areniano.

La conturbante sigaraia dal sangue gitano è Ksenia Dudnikova, uzbeka di natali e russa di formazione, per la prima volta all’Arena di Verona nel ruolo in cui più ha riscosso consensi a Mosca, Ekaterinburg, Dresda, Parigi, Londra. Con lei debutta in anfiteatro anche il tenore Martin Muehle, già applaudito al Teatro Filarmonico in Turandot e reduce da una fortunata tournée italiana come Andrea Chénier. Il duttile soprano Ruth Iniesta, una scommessa vincente del Festival areniano 2018, torna nel primo cast come Micaela mentre, dopo il successo come protagonista del Don Giovanni mozartiano, torna in Arena il basso-baritono uruguayano Erwin Schrott come Escamillo, suo cavallo di battaglia.

Accanto alle conferme del 2018, come il Dancairo di Nicolò Ceriani, il Remendado di Roberto Covatta, la Mercédès di Clarissa Leonardi, lo Zuniga di Gianluca Breda, debuttano in Arena i giovani Karen Gardeazabal come Frasquita e Italo Proferisce come Moralès. Sul podio torna Daniel Oren, Direttore Musicale del Festival 2019, alla guida dell’Orchestra areniana, del Coro preparato da Vito Lombardi, con il Ballo coordinato da Gaetano Petrosino, numerosi mimi e figuranti e con i giovanissimi componenti del Coro di Voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani.

Prezzi: da 22,50 a 208 euro

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 3 gennaio 2019

Carmen di Georges Bizet

Martedì 1 gennaio ore 17.00 – giovedì 3 e sabato 5 gennaio ore 20.00

Teatro Amintore Galli Rimini

Nell’ambito degli eventi di “Rimini, il capodanno più lungo del Mondo”, ad inaugurare il 2019 dal palcoscenico del Teatro Galli, sarà quest’anno “Carmen”, opera lirica in quattro atti di Georges Bizet, su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, ispirata alla novella omonima di Prosper Mérimée, considerata una delle opere più eseguite al mondo e un classico del repertorio operistico.

La Prima rappresentazione si terrà martedì 1 gennaio 2019 nel consueto orario pomeridiano delle 17,00 e le due repliche si terranno giovedì 3 e sabato 5 gennaio alle ore 20,00

L’Opera, prodotta dall’associazione Coro Lirico città di Rimini Amintore Galli con il patrocinio e il contributo del Comune di Rimini, avrà la regia di Paolo Panizza e sarà diretta dal Maestro concertatore Massimo Taddia, con la Astral Music Symphony Orchestra delle Marche e il Coro Lirico città di Rimini Amintore Galli preparato dal M° Matteo Salvemini. L’opera, nella versione originale francese, sarà sottotitolata in italiano.

Rappresentata per la prima volta il 3 marzo 1875 all’Opéra Comique di Parigi, (sarebbe stato impensabile presentare un lavoro ‘ardito’ come Carmen all’Opéra di Parigi, il tempio della più austera tradizione) la prima rappresentazione italiana di Carmen andò in scena il 15 novembre 1879 al Teatro Bellini di Napoli. “Udendola diventiamo noi stessi un capolavoro” scrisse Nietzsche a proposito di quest’opera, nonostante i benpensanti francesi dell’epoca non avessero accolto con grande entusiasmo “un’opera tanto sconveniente”, con argomenti “a dir poco scabrosi”, come fu giudicata, al suo esordio, quella che per il mondo sarebbe diventata “pura sensualità in musica”, con pagine di rara bellezza, ritmo trascinante, magia e una raffinatezza tutta francese; un “unicum” nell’ambito del melodramma, impossibile da imitare, ma imprescindibile per tutta la musica a venire.

“È una emozione grande riuscire a rappresentare l’Opera del Capodanno di Rimini finalmente nella sede (il Teatro Galli) in onore e in attesa della quale 15 anni fa è nata nel Coro Lirico Amintore Galli l’idea di riportare a Rimini l’opera in forma scenica. – dice Claudia Corbelli presidente del Coro Galli e direttore di produzione dell’opera – Intento del Coro Galli, infatti, dalla sua fondazione nel settembre del 1994, è sempre stato quello di dare continuità alla tradizione lirica riminese che con la distruzione del Teatro Amintore Galli aveva subito una battuta d’arresto, proponendosi come polo culturale dinamico che, attraverso la realizzazione di eventi e spettacoli, potesse fungere da trait d’union fra il passato e il futuro, perché, anche senza un Teatro di muri, ne sopravvivessero l’essenza e la memoria e la passione per la musica lirica non andasse perduta. Rappresentare Carmen al Teatro Galli è il coronamento di un sogno e dell’impegno di questi anni. ”

Parla il Regista Paolo Panizza

“In un recente allestimento della Carmen di un importante teatro lirico italiano il regista ha cambiato il finale, e non di poco. Ha fatto sì che Carmen non morisse e anzi uccidesse il geloso e furioso ex-amante. Non mi permetto di entrare nel merito della scelta (pubblico e critica si sono già ampiamente espressi), ma non nego che quella scelta mi abbia imposto una riflessione: che fare di questa Carmen? Attualizzarla? Cambiare ambientazione per togliere ogni traccia di folclore spagnolo? E se invece fosse proprio il contrario? Carmen è un personaggio teatralmente meraviglioso, una donna libera, attraente, volitiva, moderna forse per l’epoca in cui fu scritta l’opera, attuale più che mai. Simile a tante donne che vediamo oggi, artefici del proprio destino, nel bene e nel male. Una donna non sottomessa, ma che sarà ripagata per il suo essere emancipata con la solita moneta che paga il maschio vigliacco e possessivo: la violenza, fino alla morte. La storia di Carmen è una storia di vita, di strada, di sottobosco. Un militare che diserta per amore (o quel che crede tale, visto l’epilogo), un torero famoso che s’innamora – ricambiato – della donna che desiderano tutti, una girandola di personaggi picareschi. Storie che accadono ancora oggi, personaggi che possiamo facilmente trasferire in tanti quadri del nostro quotidiano. Credo che il pubblico sia in grado di fare tutti gli accostamenti necessari, se lo desidera. Come quando si legge un capolavoro del passato: si legge la storia com’è scritta e ci si ragiona con la testa del proprio tempo e delle proprie esperienze. Senza bisogno di cambiare l’epoca e il finale del libro, a proprio uso e consumo. Inoltre, l’ambientazione spagnola non è un accessorio: è un immaginario che sa di calore, di ballo, di femmina e di maschio; è la pittura di cui è fatto il quadro. Perché non gioirne? Il teatro è anche evocazione, costume e l’opera è soprattutto musica. Qui la musica, bellissima, non vuole imitare la musica spagnola, ma solo suggerirne lo spirito, creare un’ambientazione esotica: come può l’immagine andare in contrasto con questo? Credo che la fantasia non si misuri nello stravolgere, ma nel riproporre i capolavori usando al meglio le tecniche teatrali per renderli ancora freschi, vivi e fruibili. Come il destino di Carmen è nei suoi tarocchi, anche il destino di quest’allestimento si affiderà a una “scienza” inesatta: quella del teatro.”

I solisti

Carmen, Anastasia Boldyreva mezzosoprano; Don Josè, Giuseppe Varano tenore; Escamillo, Daniele Caputo baritono; Micaela, Paola Cigna soprano (1 -5 gennaio) Zeina Barhoum (3 gen) soprano; Frasquita, Elisa Luzi soprano; Mercedes, Laura Brioli mezzosoprano; El Dancairo, Giovanni Mazzei baritono; El Remendado, Roberto Carli tenore; Zuniga, Luca Gallo basso; Morales, Nico Mamone baritono; una venditrice di arance, Chiara Mazzei soprano; un soldato Leonardo Campo baritono; Lillas Pastià, Alessandro Semprini (voce recitante) uno zingaro Riccardo Lasi, una guida Luca Frambosi, Alcalde Giuseppe Lotti.

Con il corpo di ballo Future Company. Direttrice e coreografa Gabriella Graziano

Ballerini: Pietro Mazzotta, Marco Dalia, Alessandro Zavatta, Michela Amati, Elisa Amenta, Alessia Bernardi, Sara Fabbri, Martina Moro, Merilinda Pellegrini.

E il coro a voci bianche “Le Allegre Note” di Riccione. Maestro del coro Fabio Pecci.

Conductor Speranza Scappucci
Directed by Henning Brockhaus
Stage designMargherita Palli
Costume design Giancarlo Colis
Light design Henning Brockhaus
Choreography Valentina Escobar
Production Opéra Royal de Wallonie-Liège, 2018

Pubblicato da Elio Crociani su Lunedì 21 marzo 2016

CARMEN

di Georges Bizet

Arena di Verona

22 (Serata inaugurale), 29 giugno 2018 – ore 21.00

6, 11, 17, 21 luglio 2018 – ore 21.00

3, 9, 12, 22, 25, 28, 31 agosto 2018 – ore 20.45

2018 Arena di Verona, Carmen. Bozzetto di Hugo de Ana – ©Fondazione Arena di Verona

Venerdì 22 giugno alle ore 21.00 un attesissimo nuovo allestimento della celeberrima Carmen di Bizet inaugurerà il 96° Opera Festival 2018 dell’Arena di Verona. La nuova produzione porta la prestigiosa firma di Hugo de Ana, regista, scenografo e costumista argentino di fama internazionale.

Dopo l’ultima storica edizione di Carmen, firmata da Franco Zeffirelli e proposta in Arena dal 1995, Hugo de Ana propone per il 2018 una lettura inedita dell’opera, consapevole della sfida che pone un titolo tanto caro alla storia e al pubblico del Festival. Il regista argentino vuole affrancare la Siviglia di Carmen dal cliché variopinto e folkloristico immaginato da molti artisti di fine Ottocento e dalla tradizione. Per andare al cuore delle passioni e del mondo gitano in cui la protagonista si muove, de Ana traspone la vicenda un secolo dopo rispetto al libretto, negli anni Trenta del Novecento, periodo storico significativo per sottolineare la ricerca incessante della protagonista verso la sua indipendenza e libertà, che la porterà come un torero nella Plaza de Toros, un’arena nell’Arena, ad affrontare fino alla morte la prepotenza maschile e una società ostile al suo essere zingara quindi diversa.

«La vicenda di Carmen rappresenta quindi – dichiara il Sovrintendente Cecilia Gasdia – il più famoso femminicidio della storia. L’Arena e l’opera sono parte della società moderna e per questo, in punta di piedi e con rispetto, abbiamo pensato di ricordare e denunciare questo grave fenomeno in occasione della prima rappresentazione. Sono già tragicamente arrivate al numero di 31 le donne uccise dai propri compagni nel solo 2018. Per questo motivo venerdì 22 lasceremo vuoto un posto in platea e su di esso poseremo un mazzo di 31 rose rosse».

La messa in scena è arricchita dalle nuove coreografie di Leda Lojodice, dal lighting design dell’areniano Paolo Mazzon e dal projection design dell’artista Sergio Metalli. Anche il trucco è ideato nei minimi dettagli: le face chart per i personaggi principali sono state create dal make-up designer Michele Magnani, global senior artist di M.A.C. Cosmetics, in collaborazione con Hugo de Ana. I costumi, ideati dal Maestro argentino e frutto di una raffinata ricerca su tagli e tessuti vintage, sono completati da una selezione di capi Intimissimi, noto brand del Gruppo Calzedonia.

Debutta sia nel titolo di Bizet sia sull’ambito podio dell’anfiteatro veronese Francesco Ivan Ciampa, giovane direttore già apprezzato alla guida dei complessi areniani nella stagione lirica al Teatro Filarmonico, chiamato per l’occasione a guidare musicalmente grandissimi cantanti della ribalta internazionale, molti presenti per la prima volta in Arena, insieme ad attesi ritorni di nomi prestigiosi e giovani voci al loro esordio nella magica cornice del teatro sotto le stelle.

Nel ruolo della protagonista debuttano a Verona Anna Goryachova (22, 29/6 – 11, 17, 21/7 – 3, 9/8) e Ksenia Dudnikova (12/8) che si alternano alla già apprezzata Carmen Topciu (6/7 – 22, 25, 28, 31/8). Vi sono grandi debutti anche come Don José: Brian Jagde (22, 29/6 – 25, 28, 31/8), Marcelo Puente (6, 11, 17/7) e Luciano Ganci (22/8) accanto all’acclamato ritorno di Francesco Meli (21/7 – 3, 9, 12/8). Micaela è interpretata da altre giovani artiste al debutto in Arena: Mariangela Sicilia (22, 29/6 – 6, 11/7), Ruth Iniesta (17/7) ed Eleonora Buratto (22, 25, 28, 31/8), mentre è atteso nello stesso ruolo il ritorno di Serena Gamberoni (21/7 – 3, 9, 12/8). Nella plaza de toros scendono Escamillo di spessore quali Alexander Vinogradov (22, 29/6 – 6, 11, 17, 21/7 – 3/8), Erwin Schrott (9, 12, 22, 25/8) e Alberto Gazale (28, 31/8). Nei panni di Frasquita si alternano Ruth Iniesta (22, 29/6 – 6, 11, 21/7 – 3, 9/8) e Barbara Massaro (17/7 – 12, 22, 25, 28, 31/8); in quelli di Mercédès Arina Alexeeva (22, 29/6 – 6, 11, 17, 21/7 – 3, 9/8) e Clarissa Leonardi (12, 22, 25, 28, 31/8). Come Dancairo si avvicendano Davide Fersini (22, 29/6 – 6, 11, 17, 21/7 – 3, 9, 12, 22/8) e Biagio Pizzuti (25, 28, 31/8) e come Remendado Roberto Covatta (22, 29/6 – 6, 11, 21/7 – 3, 9/8) ed Enrico Casari (17/7 – 12, 22, 25, 28, 31/8). Completano il cast Zuniga interpretato da Luca Dall’Amico (22, 29/6 – 9, 12, 22, 25, 28, 31/8) e Gianluca Breda (6, 11, 17, 21/7 – 3/8), e Moralès in cui si alternano Biagio Pizzuti (22/6 – 21/7 – 3, 9, 12, 22/8) e Gocha Abuladze (29/6 – 6, 11, 17/7 – 25, 28, 31/8).

Il capolavoro del compositore francese è in scena per 13 serate fino al 31 agosto e vede impegnati l’Orchestra areniana, il Coro preparato da Vito Lombardi, il Ballo coordinato da Gaetano Petrosino, numerosi figuranti e i Tecnici dell’Arena di Verona, con il gradito ritorno dei giovanissimi componenti del Coro di Voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani.

La serata inaugurale sarà, inoltre, dedicata alla memoria di Tullio Serafin per il cinquantenario della scomparsa, storico direttore d’orchestra che tenne a battesimo il Festival areniano nel 1913 e, tornandovi per molti anni a seguire, proprio in questa magica cornice scoprì grandi talenti come la divina Maria Callas.

Repliche: 29 giugno, ore 21.00 – 6, 11, 17, 21 luglio, ore 21.00 – 3, 9, 12, 22, 25, 28, 31 agosto, ore 20.45.

La vicenda di Carmen, opéra-comique in quattro atti su musica di Georges Bizet e libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, proviene dall’omonima novella di Prosper Mérimée ed è universalmente nota per il carisma dirompente della sua protagonista: appena arrivato a Siviglia, il giovane soldato Don José si innamora perdutamente di Carmen, sigaraia dal sangue gitano, al punto da abbandonare tutto per seguirla – compresa la fidanzata Micaela – compromettendo la propria carriera e ritrovandosi disertore tra i contrabbandieri. Ma Carmen nasce e vuole restare libera e l’arrivo del torero Escamillo la allontana da Don José, il quale però è follemente deciso a non lasciarla andare, anche a costo di doverla uccidere per tenerla con sé.

Rappresentata per la prima volta il 3 marzo 1875 all’Opéra-Comique di Parigi, ebbe un esordio travagliato e l’autore non poté godere del successo che sarebbe arrivato subito dopo: morì infatti in giugno a soli 36 anni. Ma la fortuna travolgente di quest’opera continua oggi ininterrotta in tutto il mondo, così come all’Arena di Verona: dal lontano 1914, anno del secondo storico Festival lirico in cui l’opera viene rappresentata per la prima volta, Carmen rimane il titolo più amato e frequentato dopo Aida con le sue 250 recite per 25 edizioni del Festival in 13 diversi allestimenti.

Nella messa in scena che inaugura il Festival areniano 2018 e di cui Hugo de Ana cura regia, scene e costumi, inquietudine ed emancipazione convivono in una Siviglia popolare, tutt’altro che da cartolina: sono gli stessi anni in cui la Repubblica spagnola riconosce alle donne i primi diritti, mentre venti di guerra soffiano dentro e fuori i suoi confini. Carmen tuttavia non è una donna conforme alla società dell’epoca: usi, tradizioni e superstizioni del suo retaggio zingaro ne limitano la libertà personale, ma lei rivendica la sua indipendenza, da donna senza legami e senza figli, scegliendo i propri uomini e la propria sorte, senza subire mai nulla, fino alla fine. Per raccontare questa storia, de Ana crea una Plaza de Toros affollata di uomini, donne, carri, camion e jeep che aprono e chiudono a vista le diverse scene in un unico spazio mutevole. Il pubblico viene quindi proiettato nella realtà di un popolo picaresco, sempre in movimento, povero, anche violento, mai domo. Non mancano tra i ricercati costumi anche gli abiti dei toreri fedelmente ricreati: nello scenografico rito finale si assiste alla vestizione degli impavidi eroi della corrida, tra presagi di morte e concitazione della folla.

Regia & scene Franco Zeffirelli
Costum Leo Bei
Choreographie Rafael de Córdoba
Conductor choir Thomas Lang

Carmen Nadia Krasteva
Don José Massimo Giordano
Micaela Anna Netrebko
Escamillo Ildebrando d’Arcangelo
Frasquita Anita Hartig
Mercedes Zoryana Kushpler
Zúñiga Alexandru Moisiuc
Morales Boaz Daniel
Remendado Herwig Pecoraro
Dancaire Tae Joong Yang

Conductor Andris Nelsons
Chor & Orchestra Wiener Staatsoper

Pubblicato da Elio Crociani su Lunedì 16 gennaio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 24 luglio 2012

Pubblicato da Elio Crociani su Lunedì 22 febbraio 2016

Pubblicato da Elio Crociani su Lunedì 7 marzo 2011

8 comments on “Carmen

  1. BLoggione

    A Verona Carmen rivive nella guerra civile spagnola.

    Succede di tutto in Arena, anche una protesta sindacale che si protrae per un’ora posticipando l’inizio dello spettacolo, una Carmen ambientata nella Spagna della guerra civile degli anni ’30 firmata da Hugo de Ana. Il nuovo allestimento del regista argentino che segna l’edizione veronese 2018 del capolavoro bizetiano, una delle opere più popolari di tutta la storia del melodramma, al di là della discutibile scena d’apertura improntata sulla fucilazione di un reazionario ad opera del plotone d’esecuzione, non approfondisce la connotazione storica animata solo dall’andirivieni confuso di alcuni mezzi sgangherati di trasporto, jeep e camion militari in un’atmosfera spenta dominata da colori ocra indefiniti. Gli striscioni che inneggiano alla libertà delle donne sono un estremo omaggio al personaggio Carmen, emblema di un femminismo tutt’oggi colpito dalla violenza dell’uomo, come purtroppo le cronache nere dei giornali ci raccontano in un agghiacciante stillicidio che rasenta la quotidianità e che fa capire quanto nulla sia cambiato oggi rispetto ad allora. Sono invece di grande effetto le scene virtuali di Sergio Metalli su disegno di Paolo Mazzon sugli spalti areniani che fanno crescere visivamente lo spettacolo creando momenti di forte suggestione. Alti e bassi caratterizzano anche il versante musicale di Carmen che gode comunque dell’intensa direzione di Francesco Ivan Ciampa sul podio dell’orchestra dell’Arena veronese con un ventaglio sonoro ampio nella rotondità ritmica e nella chiarezza strumentale narrativa sottolineando alcuni momenti canonici, il Quintetto, il coloratissimo e morbido entr’acte e il canto bellissimo ed equilibrato di Eleonora Buratto, splendida voce di soprano limpida, sicura ed estesa nell’esprimere il lirismo espressivo di Micaela. Carmen Topciu è una sigaraia dal volume troppo contenuto per gli spazi areniani, con buone intenzioni di fraseggio e che in corso d’opera cresce. Dopo un’Habanera poco trascinante e una Seguidille tranquilla, la Chanson Bohème si anima e man mano Carmen acquisisce un atteggiamento di fatalismo indolente regalandoci una scena finale di morte di notevole espressività. Di buon livello è anche la prestazione di Alberto Gazale, Escamillo dal bel colore vocale con una certa ampiezza di fraseggio e di bella presenza scenica che giova all’insieme. Punto debole è il José di Amadi Lagha nell’espressione lirico-amorosa (poco felice è il duetto con Micaela e in particolare “La fleur”), ma è provvisto di una certa incisività nei momenti di tensione e di passionalità che raggiunge nel duello di morte con grande efficacia, forte anche di un fraseggio mordente. Buone sono le parti minori con una menzione particolare per Mercédès (Clarissa Leonardi) e Frasquita (Barbara Massaro), come pure il Remendado (Roberto Covatta) e il Dancairo (Biagio Pizzuti), mentre Morales è Gocha Abuladze e Zuniga è Luca Dall’Amico. Molto bravo è il coro dell’Arena diretto da Vito Lmbardi e il coro delle voci bianche A.LI.VE. con la guida di Paolo Facincani.

    Verona, 28. 08.2018.

    Claudia Mambelli.

  2. admin

    “Carmen” primo titolo dell’Arena 2016

    Tempi di crisi per la cultura e per i teatri in genere, e anche per la mitica Arena di Verona che purtroppo risente di una situazione difficile dalla quale finora non sembra aver trovato l’opportunità per uscirne indenne. Verona nell’ambito musicale ha una tradizione millenaria da rispettare ed è doloroso toccare con mano le difficoltà per preservare una tradizione che oggi non può far fede sull’assiduità di un pubblico numeroso la cui internazionalità aveva caratterizzato fino a poco tempo fa il più bel teatro a cielo aperto. Fortunatamente la musica è nel nostro patrimonio genetico e il nostro augurio è che questo patrimonio possa rimanere intatto nonostante le problematiche intrinseche. E allora ben ritrovata Arena con il tuo prezioso bagaglio di magiche note, di scenografie rutilanti e di costumi artistici che ti hanno resa unica al mondo. Fra le opere in cartellone nel 2016 Carmen” ha inaugurato questa stagione con un cast di tutto rispetto, per quanto riguarda la recita a cui abbiamo assistito. Carmen è una vera signora sulla scena e nella vita, il mezzosoprano bolognese d’adozione Luciana D’Intino. Sul palcoscenico dell’Arena non è una zingara dall’anca ondeggiante, né dalla provocante scollatura, ma bastano un alito di voce, una sottile allusione e un accenno sfuggente per far capire che abbiamo davanti una Carmen ironica che non si concederà mai interamente, né sarà mai disposta a rinunciare al valore della propria personalità e della propria libertà. Dall’Habanera cantata con nonchalance provocatoria, alla voluttuosa Seguidille, alla Chanson bohème raccontata con una sorta di languore che trasuda sensualità fino alla sovreccitazione della direzione di Julian Kovatchev che intinge la tragicità nella morbidezza timbrica di un canto che aderisce alla strumentazione fino alla lacerante tensione drammatica finale. E’ una bella Carmen la D’Intino, pungente e spiritosa nel ventaglio sonoro che copre la morbida rotondità del canto nel gioco misterioso che affonda nel tema del destino. Accanto a lei Jorge De Leon è un Don José inizialmente impacciato nel canto che pasticcia con le note, ma
    poi ne viene fuori man mano con una certa ampiezza che conferisce alle grandi frasi appassionate un canto morbido e appassionato. Molto efficace è la scena finale nella sua drammaticità.

    Complessivamente si può parlare di un cast omogeneo che conosce un momento di intensa espressività nell’accento vibrante e commosso di Ekaterina Bakanova notevole nella proiezione vocale di una Micaela sostenuta molto bene dall’orchestra dell’Arena soprattutto nell’aria del III atto. E sono bene integrate anche le zingare Mercedes e Frasquita, rispettivamente Clarissa Leonardi e Madina Karbeli nel gioco delle carte; come d’altronde si intrecciano la bella voce di Gianfranco Montresor perfetto Dancairo, come pure Paolo Antognetti nel ruolo del Remendado.

    L’anello mancante è Dalibor Jenis, un Escamillo a disagio nelle robuste arcate del Toreador che paiono alquanto rallentate; e poi è poco incline all’evidenza drammatica nel duello con Don José. In una parola non gli è congeniale questo ruolo ,che è sì castigato nell’opera stessa, ma che comunque potrebbe essere di gran lunga superiore. Julian Kovatchev dirige con lo slancio e la capacità di creare un clima teatrale forte per poi sublimare l’orchestra dell’Arena nelle raffinatezze coloristiche e armoniche non sempre facili da interpretare, soprattutto nel sublime entr’acte del terzo atto dove ricerca sonorità dense e misteriose. Chiudono il cast Gianluca Breda nel ruolo di Zuniga e Marcello Rosiello nelle vesti di Morales. Un punto a favore del coro dell’Arena ben diretta da Vito Lombardi come pure il coro di voci bianche A.LI.VE. diretto da Paolo Facincani. Vincente, come sempre, è la regia di Franco Zeffirelli che con la coreografia di El Camborio ripresa da Lucia Real e i coloratissimi costumi di Anna Anni conferiscono un tocco suggestivo allo spettacolo che ben si traduce in immagini di forte spicco nella fluidità del contesto narrativo degli spalti areniani.

    Verona, 6 luglio 2016.

    Claudia Mambelli.

  3. admin

    Carmen Gala Concert a Verona.

    “Carmen Gala Concert” è il titolo di una serata unica nella produzione dell’Arena veronese 2015 in cui viene omaggiata la celeberrima opera di Georges Bizet divenuta nel tempo esempio unico di un successo e di una popolarità pressoché universali. Presentata in forma di concerto la serata si è dipanata attraverso un percorso musicale fatto di frammenti legati al capolavoro bizetiano, tutte travi portanti della caratterizzazione psicologica dei personaggi e degli esecutori, dal Preludio avvolto in un ventaglio di sonorità ampie, alle arie-cardine di “Carmen”: dalla mitica Habanera raccontata con nonchalance ma anche con ironica provocazione dalla brava Anita Rachvelishvili che diventa tagliente nel “prend garde a toi”; alla sensualità avvolta in una sorta di languore introspettivo della “Seguidille” che nel rispetto delle prescrizioni ritmiche della partitura è tutta un sospiro voluttuoso; fino alla travolgente sovreccitazione della “Chanson bohème” nella taverna di Lillàs-Pastia dove la Rachvelishvili incontra le due zingare Mercedes e Frasquita, rispettivamente Alice Marini e Francesca Micarelli. E ancora intenso è il tragico epilogo dell’uccisione di Carmen da parte di un disilluso Don José interpretato da Carlo Ventre, altra colonna dell’arena che dimostra ancora di possedere una buona vocalità, anche se a tratti un po’ forzata, nella celebre romanza del fiore. Bellissimo nella sua drammaticità quel “C’est toi, c’est moi” in cui brilla Anita Rachvelishvili. Tanti altri sono i punti-cardine della “Carmen” raccontati con baldanza e carattere virile dal toreador Escamillo, alias Dalibor Jenis. Molto brava anche Irina Lungu che disegna una Micaela di tutto rispetto nell’aria del terzo atto con una linea di canto notevole proiettata verso un’espressività che denuncia un accento vibrante. E poi c’è una novità, l’esecuzione per violino e orchestra di una fantasia dedicata a “Carmen” nell’interpretazione del giovanissimo e applauditissimo Pablo de Sarasate che gioca letteralmente col violino fra pizzicati e languori, accompagnato dalla bacchetta di Omer Meir Wellber con l’organico dell’orchestra veronese. Salvo Sgrò guida con grande esperienza e professionalità la compagine corale veronese che esplode nella bellezza ritmica di “A deux cuartos”. Infine Renato Zanella disegna le coreografie del corpo di ballo che volteggia fra le file della platea in una sortita iniziale che culminerà sul palcoscenico.

    Claudia Mambelli.

  4. friedhelm

    Carmen 22.7.

    Auch bei Carmen ergibt sich in der Regie von Serena Sinigaglia eine ganz neuartige politische Sichtweise auf diese vielleicht meist gespielte Oper. Die Schmuggler erscheinen als moderne Parias oder als Roma der europischen Gemeinschaft. Leider konnte die Regisseurin bei der Premiere besonders ihre stringente Sicht auf Carmen als sehr selbstbewute leidenschaftliche Protagonistin, die sich nicht kampflos einem Mann ergibt, nicht zu Ende zeigen, da ein Regen diese Volte im Schluakt verhinderte. Bis dahin hatte man einiges mitbekommen, und Veronica Simeoni ist wirkliche eine Ausnahme-Carmen mit ihrer schnen groen Erscheinung und einem tollen Stimmpotential. Da kann Roberto Aronica als Jos nicht mithalten, auch weil er zu gegenstzlich, heldentenoral unbeweglich wirkt. Bemerkenswert auch Alessandra Marianelli als Micaela mit dunkel getntem Sopran. Das brige Ensemble ist mit Stefano Ferrari/Remendado, Cristiano Palli/Dancaire, Gezim Myshketa/Escamillo, Gabriella Sborgi/ Mercedes und Pervin Chakar/Frasquita sehr ausgeglichen besetzt. Dominique Trottein leitet die Auffhrung mit Verve und mit Rasanz bei den Tanzszenen. Guteinstudierte Chre , die auf der besandeten Spielflche (Maria Spazzi) agieren, runden die Inszenierung ab.

    Friedeon Rosn

  5. Mariapina Mascolo

    Inaspettata la Carmen di Maazel

    Un’inaspettata Carmen senza i fronzoli oleografici aggiunti alla Spagna immaginata da Bizet andata in scena al Politeama barese per l’inaugurazione della stagione della Fondazione Petruzzelli. Tra il mito americano della pin up e il proto-esistenzialismo francese intessuto nei dialoghi della versione originale, la Carmen diretta da Lorin Maazel per la regia di William Kerley ha sorpreso positivamente per molti aspetti, anche se risultata quasi irriconoscibile per altri. Tra le note positive c’ indubbiamente una lettura disincantata per lo smaliziato pubblico americano: lo spettacolo andr in scena al Festival di Castleton in Virginia, con cui stato coprodotto dalla Fondazione Petruzzelli. Oltre all’ambientazione temporale della Spagna di fine Anni ’30 emersa una vena cinematografica Anni ’50, soprattutto grazie all’elaborato disegno luci di David Howe. La regia ha evidenziato l’aspetto corale dell’opera, con un palcoscenico che sembrava perfino stretto per i tantissimi personaggi del Coro della Fondazione Petruzzelli, diretti da Franco Sebastiani, vestiti da Tom Rogers (gli abiti, coloratissimi, realizzati dalla Sartoria teatrale Artelier di Luigi Spezzacatene), che ha firmato anche le belle scene, forse troppo grandi anche per il Petruzzelli. L’ambientazione moderna in questo caso stata felicissima, perch ha tolto molto degli aspetti abusati dell’iconografia intorno a Carmen. Maazel ha voluto offrire l’interpretazione personale di una grande direzione dai tratti quasi romanticheggianti, nell’indagare nella partitura sia i debiti di Bizet alla musica precedente- emersi soprattutto nei rallentando con cui ha intarsiato una partitura tradizionalmente letta al doppio della velocit – sia i crediti del compositore nei confronti della musica successiva. Con sicurezza si imposta sul palcoscenico una Carmen dalla vocalit calda e profonda, interpretata dal mezzosoprano Ekaterina Metlova, affiancata da una coppia ben assortita di deuteragonisti: il tenore Richard Troxell nel ruolo di un combattuto Don Jos e il baritono Corey Crider, nelle vesti di un Escamillo spaccone quanto basta. Insolitamente virile e coraggiosa nei modi (dettati dal regista) la Micala del soprano Sasha Djihanian. Completano il cast: il basso Gianluca Breda/Zuniga, i soprano Laura Macr (25 gennaio) e Marta Calcaterra (28, 30 gennaio) alternate nel ruolo di Frasquita, il soprano Antonella Colaianni/Mercedes, il tenore Gianluca Floris/Il Remendado, il baritono Alessandro Battiato/Il Dancairo, il baritono Michael Anthony Mcgee/Morals, Olga Podgornaya/La venditrice di Arance, Aldo Orlando/Uno Zingaro. Di grande impatto il Coro della Fondazione Petruzzelli (diretto da Franco Sebastiani), quanto delicato il Coro di voci bianche Juvenes Cantores (diretto da Luigi Leo). Essenziali e a tema con l’impostazione cinematografica della regia le coreografie curate da Domenico Iannone. Si aspetta il prossimo titolo operistico in cartellone diretto da Maazel, sempre per la regia di Kerley, in una coproduzione della Fondazione barese con il Festival di Castelton: Il Barbiere di Siviglia di Rossini, con le scene e costumi di Nick Vaughan. Le recite: la prima marted 17 aprile (20.30), le repliche il 19 (20.30), il 21 (18.00), il 23 aprile (20.30) e il 25 (18.00). Le opere vedranno impegnate lOrchestra e il Coro della Fondazione Petruzzelli. Info: tel. 080.975.28.40 fondazionepetruzzelli.it

    Mariapina Mascolo

  6. Attilia Tartagni

    Capodanno a Rimini con la Carmen neo-realista di Anna Maria Chiuri.

    Una terra disastrata, ferita da guerre civili, inaridita dallo sfruttamento, infuocata dal Sole, imbarbarita dall’isolamento E il paesaggio in cui Il regista, costumista, designer luci e scenografo ha ambientato la Carmen andata in scena allAuditorium di Rimini Fiera l1 e 3 gennaio. Un luogo che pu essere dovunque, un panorama mentale pi che naturale in cui brulica gente chiassosa, viva, litigiosa, gente che vive ai margini o fuori dalla legalit, facile ad azzuffarsi quanto a fare festa per una novit quale pu essere il passaggio di un toreador in quellanfratto montano, crocevia di destini. Le donne, vivaci popolane esuberanti, fanno le sigaraie. In testa a tutte domina Carmen, donna carismatica che, catturata durante una rissa, seduce il gendarme Don Jos facendogli tradire i suoi ideali e la sua stessa vita. Nella piccola comunit rifugiata sui monti, Carmen perfettamente a suo agio, Jos rimpiange larma e si placa solo fra le braccia della donna. Il conflitto interiore delluomo, dapprima latente, si fa in breve pi manifesto trasformandolo in un uomo lamentoso e afflitto dalla gelosia, circostanza che porta rapidamente Carmen a stancarsene, specialmente dopo lincontro con il torero Escamillo. Nellabbandonato Jos quel lato oscuro che affiorava ogni tanto, annunciato da un inquietante motivo musicale che rende presagibile lepilogo, si impadronisce totalmente di lui inducendolo al delitto, un appuntamento a cui Carmen va incontro con la consapevolezza che le hanno dato i tarocchi precedentemente consultati. Creatura dellottocento che si muove con la libert di una donna contemporanea, Carmen usa senza ritegno larma della seduzione nella danza Habanera e in un approccio cos realistico da apparire os, ma altrettanto spietatamente usa le parole per respingere.. Stefanutti, regista innamorato del cinema non meno che delle arti figurative, ha mantenuto nei quattro atti lo stesso scenario di montagne aspre e rocciose in cui si muovono i personaggi prigionieri del proprio destino muovendo i cantanti in una sorta di set cinematografico scandito da luci parlanti. Nel terzo atto la desolazione resa palpabile dallatmosfera plumbea e dalla luce glaciale quasi apocalittica. Gli abiti e le luci indicano il mutare delle stagioni, il grigiore visualizza una passione in via di esaurimento in un contesto duro e materiale dove si sopravvive per espedienti. Ma il passaggio del torero Escamillo accende di nuovo lanima di Carmen che torna a splendere insieme allambiente. Nel quarto atto un motociclista solitario appende i manifesti della corrida tendendo i festoni colorati e in breve una luce radiosa invade la scena mentre la gioia del pubblico esplode nellarena. Il palco si riempie di lottatori, saltimbanchi, ballerine in un insolito omaggio al maestro del cinema Federico Fellini a cui Rimini si vanta di aver dato i natali, mentre un uomo-toro rievoca atmosfere picassiane. un momento di solarit che prelude al dramma. Don Jos in agguato, rivuole Carmen, la supplica ma lei lo respinge e con audacia si toglie lanello da lui donatole e lo scaglia lontano. Mentre si avvia con disprezzo verso la sua nuova vita, si accascia nellultimo abbraccio dellamante, trafitta dalla lama che scioglie linsopportabile tensione della musica, il motivo funesto annunciato negli approcci amorosi del primo atto e diventato ormai ossessivo. Georges Bizet ha dato una straordinaria vivacit musicale a un dramma quanto mai attuale che sembra rubato alla cronaca contemporanea (quanti Jos abbandonati nella societ moderna uccidono la loro Carmen) e Stefanutti ha puntato su questa attualit, decontestualizzando lopera dalla Spagna e lasciando che lo straordinario assunto lirico-musicale dellopera tratta dalla novella omonima di Prosper Mrime con libretto di Meilhac e Halvy generi i propri effetti senza che il pubblico sia distratto da trovate folkloristiche o da orpelli superflui. Questa Carmen bionda e carnale, sfrontata e sensuale interpretata dal mezzo soprano dalle tinte forti Anna Maria Chiuri una donna vera che si muove come unattrice su un set cinematografico, dando al suo personaggio i toni audaci e i colori passionali che gli competono. Le ha fatto da contraltare nel ruolo della dolce Micaela il soprano Angela Nisi che, un po legata allinizio, ha infine trovato lo slancio lirico giusto per la parte. (il 1 gennaio ha cantato Daria Masiero).Don Jos stato interpretato dal tenore Bratescu Calin (Kamen Chanev ha cantato il 1 gennaio), dotato di un bel timbro tenorile che si disimpegnato bene sia nei toni lirici dellaria La fleur che tu mavais jete, sia in quelli drammatici dellaria Cest toi? C moi. Nmon Ford, confuso un po fra il popolo dei contrabbandieri per via degli abiti civili, ha dato sufficiente smalto al personaggio del toreador. Assai efficaci Annalisa Stroppa nella parte di Mercds e Natalia Roman in quella di Frasquita e bravi pure Gabriele Nani, Max Ren Cosotti e Donato Di Gioia. Malleabile e compatto il Coro Lirico Amintore Galli diretto dal maestro Matteo Salvemini, collaudato da otto anni di rappresentazioni liriche e apprezzabilissimo il contributo de Le allegre Note Riccione, coro di voci bianche che stanno ottimamente in scena dirette da Fabio Pecci. Il maestro Francesco Rosa ha diretto con guida sicura lOrchestra Regionale Filarmonia Veneta. Assistente alla regia Giulio Magnetto. Lapprezzamento di cui gode Carmen a quasi centocinquantanni dal suo debutto avvenuto a Parigi nel 1875, il cui insuccesso gener enorme sconforto nel compositore morto sei mesi dopo a soli 37 anni, dimostra come spesso opere non comprese di primo acchito abbiano svelato nel tempo i propri tesori rivelandosi pi congeniali a un pubblico a venire.

    Attilia Tartagni gennaio 2011

  7. admin

    La platinata Carmen seduce il Capodanno riminese.

    Non c traccia di una Spagna mediterranea nella Carmen di Ivan Stefanutti; nessuna concessione al pittoresco n al folklore esotico, bens uno spazio atemporale ai margini di una societ degradata dove si vive di espedienti e di malavita, avvolti in unatmosfera grigia vagamente anonima. Questo lo specchio della Carmen che ha inaugurato il Capodanno riminese in coproduzione col Teatro Sociale di Rovigo, il comune di Padova, il Bassano Opera Festival, e ancora i Servizi Culturali Santa Chiara di Trento, il Teatro dellOpera Giocosa di Savona,il Teatro Verdi di Pisa e lAssociazione Atto Primo di Rimini presieduta da Claudia Corbelli. E una Carmen indipendente, calcolatrice, che attira e seduce gli uomini con lo sguardo; uno sguardo intenso, magnetico, che ricorda la sensualit fredda di Marlene Dietrich. E una Carmen che non ancheggia mai, non
    ammicca mai, ma attira, eccome; attira anche con una chioma biondo platino proprio alla Marlene Dietrich. E canta divinamente bene questa Carmen che porta il nome di Anna Maria Chiuri, interprete dalla vocalit piena, rotonda, avvolta in una sorta di languore introspettivo e di una femminilit che combatte il conflitto della seduzione con le armi dellironia e dellintelligenza in un contesto musicale che si cela dietro i tempi spesso fin troppo lenti sorretti dalla bacchetta di Francesco Rosa sui complessi della Filarmonia Veneta che appiattiscono quel vitalismo sensuale tipico del personaggio bizetiano. Ci non toglie a Carmen quellallure nostalgicamente ricostruita sullo stile anni 60 da Ivan Stefanutti che sottolinea accuratamente nei costumi pertinenti allepoca.
    Il contraltare di Carmen una superba Daria Masiero che forgia una Micaela di grande stile, raccolta in una vocalit di raro pregio dove la morbidezza, la finezza del fraseggio e unemissione limpida e sicura si fondono in un gioco coloristico di grande musicalit che la giovanissima Angela Nisi, chiamata a sostituirla nella recita successiva, non riuscir a eguagliare, pur conservando uneleganza di fondo. Pi difficile da gestire il versante maschile della Carmen riminese. Non brilla particolarmente il Don Jos di Kamen Chanev per quel suo canto arruffato, privo di una riconoscibile personalit e siglato da unimbarazzante pronuncia. Molto pi vitale e trascinante Bratescu Calin , il tenore che nella recita successiva si riveler unautentica sorpresa e che nella scena finale del quarto atto con la Chiuri giocher sulla validit di un temperamento focoso e
    scalpitante nel tragico epilogo che di l a poco si compir. Escamillo risponde al nome di Nmon Ford, giovane di bellaspetto che tiene perfettamente la scena restituendo al personaggio del torero un aspetto virile e ironico allo stesso tempo, ma la cui vocalit pecca di qualche crepa evidenziata proprio nella fatidica aria del toreador. Accattivante e piacevole Natalia Roman nellesprimere una sensuale Frasquita, e con lei Annalisa Stroppa nelle vesti dellamica Mercedes nel ventaglio ritmico del gioco delle carte, uno dei momenti migliori siglati dallorchestra; come del resto precisi e puntuali arrivano Gabriele Nani e Max Ren Casotti nei rispettivi ruoli del Dancairo e del Remendado, i contrabbandieri complici delle sigaraie nellarte dellarrangiarsi. Completano il cast il passabile Morales di Donato Di Gioia e lo sfortunato in amore Zuniga interpretato da Gianfranco Montresor. Una menzione particolare va allo storico coro lirico Galli di Rimini diretto con grande
    intelligenza da Matteo Salvemini che ne fronteggia elegantemente ogni piccola sbavatura, eccezion fatta per quel A deux cuartos dellatto finale che sigla un momento nero della musicalit espressa fino ad allora. Molto bravi i giovani componenti delle Allegre Note dirette da Fabio Pecci. E dulcis in fundo un ringraziamento particolare va al primo cittadino di Rimini, il Dott. Alberto Ravaioli che in questi otto anni insieme a Claudia Corbelli, presidente dellAssociazione Atto Primo, hanno saputo creare dal nulla un evento straordinario per la citt riminese sottolineando lamore per un patrimonio artistico da rivalutare nel tempo con un ulteriore approfondimento culturale nel percorso educativo e professionale.
    Rimini, 1 Gennaio 2011.

    Claudia Mambelli.

  8. admin

    Il fantasioso colorismo della Carmen di Verona.

    Amore e odio, passionalit e istinto, libert e legami sono i conflitti primari della psicologia umana che compongono la drammatica vicenda di Carmen, il capolavoro di Bizet in scena a Verona firmata da Franco Zeffirelli, improntata su un fantasioso colorismo che al di l del puro esotismo denuncia quel realismo ambientale e quellazione di spregiudicatezza in cui si identificano i caratteri dei protagonisti; lei, linafferrabile sigaraia orgogliosamente anticonformista che lega e avvince con quel suo darsi e negarsi a un Don Jos incapace di identificare limmagine femminile se non nella benevolenza materna o nella sensualit tentatrice di una donna che in finale dopera, pur di non sgretolare il proprio io, sacrifica la vita. E Kirstin Chavez non delude. Accantonata unHabanera un po stiracchiata, fa scoprire man mano quanto di audacemente luciferino si celi nel personaggio bizetiano per eccellenza: dalla padronanza scenica al carisma di una sensualit affascinante che profuma tanto di vita e di unironica provocazione nel fatalismo indolente della Seguidille; e di l alla sinuosit felina della Chanson bohme animata in un gioco roteante fino allesplosione di un vortice che nella scena delle carte acquisisce una connotazione fortemente espressiva, per poi cogliere la dirompente scena della morte in unatmosfera ricca di vibrante passione pur nella consapevole minaccia della fine. Mario Malagnini un Don Jos estroverso, ricco di una spontanea dolcezza rassicurante, vitale e trascinante nel fraseggio che, glissando sulla romanza del fiore nel prescritto pianissimo, d il meglio di s nel finale drammatico forte di un timbro brunito che trova accenti di bruciante verit espressiva nella tensione crescente. Magnifico Alexander Vinogradov nel sottolineare il carattere virile, ironico e fatuo di un Escamillo restituito allimmagine di un personaggio di grande finezza scenica e di sottile signorilit. Silvia Dalla Benetta disegna una Micaela dal canto solido, ampio, forte di unintensa partecipazione emotiva nellaria del terzo atto dipanata con accento vibrante. Particolarmente interessanti le vocalit di Mercedes e Frasquita, rispettivamente Milena Josipovic e Sigme Buyukedes ben allineate nel ritmo scoppiettante del gioco delle carte, come pure il Dancairo di Luigi Mancini e il Remendado di Gianluca Bocchino.
    Completano il cast Victor Garcia Sierra nel ruolo di un Zuniga tendenzialmente legnoso e Nicol Cerini nei panni di Morales; e il coro delarena veronese guidato da Giovanni Andreoli, particolarmente comunicativo nella contrapposizione timbrica delle sigaraie in baruffa, caldo e vitale con lentrata di Escamillo e semplicemente splendido nel coloratissimo quarto atto. E lorganico dellorchestra veronese sorretto dalla bacchetta velocizzata di Julian Kovatchev nellapertura, successivamente conosce momenti di viva intensit nella ritmica strumentale della Chanson bohme, nella vorticosit del quintetto e nel caleidoscopico gioco di luci ed ombre dellentre acte perso nella sospesa luminosit di un timbro morbido che ritroviamo anche nel bellissimo tema del destino. Lopulenza zeffirelliana gode di momenti particolarmente espressivi nel rifacimento della taverna di Lillas-Pasti suffragato dal balletto spagnolo di El Camborio ripreso da Lucia Real, e nel quarto atto ricco dellatmosfera festeggiante della Plaza de toros in una componente visiva prepotente.

    Verona, agosto 2010.
    ClaudiaMambelli.

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