Otello

Posted by on July 6, 2020

Otello (Verdi) Teatro San Carlo di Napoli, 2014 Conductor Nicola Luisotti Otello Marco Berti Desdemona Lianna Haroutounian https://www.raiplay.it/video/2020/04/teatro-otello-caf0afd2-173b-4c22-83b3-32b7de5fc019.html Otello di William Shakespeare 1957  Vittorio Gassman, Anna Maria Ferrero, Salvo Randone, Edmonda Aldini,Osvaldo Ruggieri, Mario Feliciani, Gianfranco Ombuen, Andrea Bosic, Aldo Barberito,Diego Michelotti, Armando Anzelmo, Silvano Tranquilli,Massimo de Francovic, Giorgio Scotton, Fortunato Arena, Marcello Donini, Renato

Otello (Verdi)
Teatro San Carlo di Napoli, 2014
Conductor Nicola Luisotti

Otello Marco Berti
Desdemona Lianna Haroutounian

https://www.raiplay.it/video/2020/04/teatro-otello-caf0afd2-173b-4c22-83b3-32b7de5fc019.html

Otello di William Shakespeare 1957

 Vittorio Gassman, Anna Maria Ferrero, Salvo Randone, Edmonda Aldini,Osvaldo Ruggieri, Mario Feliciani, Gianfranco Ombuen, Andrea Bosic, Aldo Barberito,Diego Michelotti, Armando Anzelmo, Silvano Tranquilli,Massimo de Francovic, Giorgio Scotton, Fortunato Arena, Marcello Donini, Renato Giua, Gabriella Andreini, Luisa Fiore, Adriana Vianello

 

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Conductor
Yannick Nézet-Séguin

Regia
Bartlett Sher

Set designer
Es Devlin

Costume designer
Catherine Zuber

Lighting designer
Donald Holder

Projection designer
Luke Halls

Montano
Jeff Mattsey

Cassio
Dimitri Pittas

Iago
Željko Lučić

Roderigo
Chad Shelton

Otello
Aleksandrs Antonenko

Desdemona
Sonya Yoncheva

Emilia
Jennifer Johnson Cano

A her ald
Tyler Duncan

Lodovico
Günther Groissböck

Scala ouverture 2001

Direttore Riccardo Muti

Otello Placido Domingo
Jago Leo Nucci
Cassio Cesare Catani
Desdemona  Barbara Frittoli
Emilia Rossana Rinaldi

Antonenko
Poplavskaya
Alvarez

Riccardo Muti direttore

Stephen Langridge regista

Salzburg Festspiele 2008

Novembre 2016

Regia Amos Gitai
Scene Dante Ferretti
Costumi Gabriella Pescucci
Direttore Gabriele Ferro

Otello, John Osborn / Sergey Romanovsky
Desdemona, Nino Machaidze / Carmen Romeu
Rodrigo, Dmitry Korchak / Giorgio Misseri
Jago, Juan Francisco Gatell / Francisco Brito
Emilia, Gaia Petrone
Elmiro, Mirco Palazzi
Il Doge, Nicola Pamio
Il gondoliere / Lucio, Enrico Iviglia

Liege 2017

Otello JOSE CURA,
Desdemona Cinzia Forte,
Iago Pierre-Yxes Pruvot,
Cassio Giulio Pelligra,
Emilia Alexise Yerna.
Lodovico Roger Joakim
Roderigo Papuna Tchuradze
Montano Patrick Delcour
An Araldo Marc Tissons

Conductor Paolo Arrivabeni
Director Stefano Mazzonis di Pralafera
Set designs Carlo Sala
Costume designs Fernand Ruiz
Lighting designs Franco Marri
Choirmaster Pierre Iodice
Mastery supervisor Véronique Tollet

Orchestra, Choirs and Mastery: Opéra Royal de Wallonie-Liège
Production Opéra Royal de Wallonie-Liège

Otello ossia Il Moro di Venezia,
Gioachino Rossini

Orquesta La Scintilla,

Muhai Tang (Conductor)
Moshe Leiser, Patrice Caurier (Regia)
Cristiana Fenouillat (Sets)
Agostino Cavalca (Costumi)
Christophe Forey, Hans-Rudolf Kunz (Luci)

John Osborn (Otello)
Cecilia Bartoli (Desdémona)
Peter Kálmán (Elmiro)
Javier Camarena (Rodrigo)
Edgardo Rocha (Iago)
Liliana Nikiteanu (Emilia)
Nicola Pamio (Dux)
Ilker Arcayu¿rek (Gondoliero)

Grabado en el Opernhaus Zürich en 2012

Direttore Renato Palumbo
Regia Giancarlo Del Monaco
Scene Carlo Centolavigna
Costumi Maria Filippo
Interpreti
Otello Gregory Kunde / Ferdinand von Bothmer (11 agosto) Desdemona Olga Peretyatko Elmiro Mirco Palazzi Rodrigo Juan Diego Florez Iago Chris Merritt (8 agosto) José Manuel Zapata Emilia Maria Gortsevskaya Lucio / Gondoliero Enrico Iviglia Doge Aldo Bottion
Coro da Camera di Praga
Maestro del Coro Lubomír Mátl
Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

Otello  Chris Merritt
Desdemona  June Anderson
Iago  Ezio Di Cesare
Rodrigo  Rockwell Blake
Emilia  Raquel Pierotti
Elmiro  Giorgio Surjan
Lucio  Eugenio Favano
Doge  Francesco Piccoli
Gondoliero  Enrico Facini

Conductor  John Pritchard
Orchestra  RAI Torino
Chorus  Coro

Otello Chris Merritt
Desdemona Cecilia Gasdia
Elmiro Pietro Spagnoli
Rodrigo William Matteuzzi
Iago Michael Shade
Emilia Monica Bacelli
Lucio Paolo Pellegrini
Doge Gianni Abbagnato
Gondoliere Francesco Piccoli

Coro Filarmonico di Praga
Maestro del coro Lubomír Mátl
Orchestra Sinfonica della RAI di Torino
Direttore: Gianluigi Gelmetti
Regia, scene e costumi: Pier Luigi Pizzi

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 4 maggio 2018

La stagione dei teatri

Teatro dell’Elfo
Otello
di William Shakespeare

da venerdì 13 a domenica 15 aprile 2018
inizio ore 21, domenica ore 15.30 e ore 21

Teatro Alighieri – Ravenna
Spettacolo in abbonamento

Elio De Capitani torna a Shakespeare con Otello e lo fa andando al cuore del meccanismo drammatico e della sua tragica normalità: quella di un generale potente e blandito dalla nobiltà veneziana che però frana nella sua solitudine di debolezze e dubbi; e quella di Jago, manipolatore intelligente, il male fine a se stesso, un untore ideologico al cui contagio nessuno sembra immune. La vicenda del Moro apre una finestra sui presupposti ideologici e i fantasmi di una società che teme l’altro, lo straniero, e tutto ciò che ha di inconfessabile.
Sabato 14 aprile la sala Corelli ospita l’incontro con la Compagnia a cura di Laura Mariani.

Arriva sul palcoscenico del Teatro Alighieri Otello, la produzione del Teatro dell’Elfo diretta da Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli, un adattamento che mette in risalto l’attualità del capolavoro shakespeariano, per portare in primo piano tutta la stratificazione dei suoi significati. Affrontare l’Otello – e Otello stesso – per tornare al cuore del meccanismo drammatico e delle parole: questa la premessa sottesa al lavoro su Shakespeare di Elio De Capitani, un lavoro registico iniziato con il Sogno e proseguito con Amleto e il Mercante di Venezia e che per questo spettacolo è stato totalmente condiviso con Lisa Ferlazzo Natoli. Il testo, perturbante come un racconto di suspense, diventa una tragedia della gelosia, dei rapporti culturali, del dubbio e della potenza manipolatoria delle parole.
Una lettura che si fonda sulla nuova traduzione di Ferdinando Bruni, sensibile alla bellezza dell’endecasillabo, ma libera da ogni inclinazione letteraria e tanto attenta all’alternanza di lingua alta e bassa da avvicinarsi alla viva fluidità del parlato.

Rappresentata per la prima volta nel 1604, la tragedia Otello ruota attorno alla gelosia del Moro, fiero condottiero militare della Repubblica di Venezia, per l’amata Desdemona, che, a causa delle insinuazioni di Jago, viene sospettata di avere una relazione con Cassio. La vicenda, che Shakespeare trae da una novella di Giovan Battista Giraldi Cinzio, si concentra sui tormenti interiori e sui processi psicologici di Otello, che sfociano in fraintendimenti e incomprensioni con Desdemona, che preludono all’omicidio-suicidio finale. Otello, la parte buia del maschio, portato agli estremi, è così diventato un archetipo della passione amorosa che, sviata dalla gelosia, conduce all’autodistruzione e al dramma del femminicidio.

«Mettere in scena Otello oggi – affermano De Capitani e Ferlazzo Natoli – è un modo per fare i conti con la singolare attrazione che la vicenda del Moro esercita in tutti noi, come un congegno misterioso messo lì per “innescare” una risposta emotiva sui presupposti ideologici e i fantasmi dell’inconscio collettivo con cui una società costruisce i propri parametri proiettando “fuori di sé”, sullo straniero, tutto ciò che ha di inconfessabile: moralismo puritano, voyerismo sessuale e sessuofobia, per dare fondamento e giustificazione alla propria xenofobia, alla misoginia e alle tante forme d’intolleranza sociale e privata di cui si compone.»
Jago è certo un manipolatore, un “untore ideologico”, ma in questo nuovo Otello nessuno sembra immune dal suo contagio e da quello di tutti i pregiudizi che condizionano le società di ieri e di oggi. Fino a che, nel precipizio della tragedia, sul corpo senza vita di Desdemona, Emilia farà una formidabile “uscita dal copione” di Jago, svelandone pubblicamente la macchina di odio, gelosia e menzogne.

Otello
di William Shakespeare traduzione Ferdinando Bruni
regia Elio De Capitani e Lisa Ferlazzo Natoli
con Elio De Capitani, Federico Vanni, Emilia Scarpati Fanetti, Cristina Crippa, Angelo Di Genio, Alessandro Averone, Carolina Cametti, Gabriele Calindri, Massimo Somaglino, Michele Costabile scene e costumi Carlo Sala
musiche originali Silvia Colasanti
suono Giuseppe Marzoli
luci Michele Ceglia
produzione Teatro dell’Elfo

Sabato 14 aprile – ore 18 – Sala Corelli del Teatro Alighieri
Incontro con la Compagnia
Incontro con la Compagnia a cura di Laura Mariani, docente di Teatro moderno e contemporaneo all’Università di Bologna e autrice del saggio L’America di Elio De Capitani (Cue Press).

 

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 4 maggio 2018

OTELLO INAUGURA
LA STAGIONE LIRICA DI FONDAZIONE ARENA
AL TEATRO FILARMONICO DI VERONA

DAL 4 ALL’11 FEBBRAIO 2018

Domenica 4 febbraio alle ore 15.30, torna sulla scena del Teatro Filarmonico di Verona, dopo quasi 30 anni, Otello di Giuseppe Verdi. Con questo celebre titolo Fondazione Arena inaugura ufficialmente la Stagione Lirica 2018.

Al Teatro Filarmonico di Verona, infatti, Otello è stato messo in scena in tempi moderni solamente nel 1990, mentre in Arena conta un totale di 30 rappresentazioni in 5 Festival: 1936, 1948, 1955, 1982 e 1994. Proprio per questo atteso ritorno l’opera verdiana viene proposta in 4 date fino all’11 febbraio nella coproduzione tra l’Arena di Verona e il Teatro La Fenice di Venezia – che ha debuttato con grande successo di pubblico e critica nel novembre 2012 sulle scene veneziane per celebrare il bicentenario della nascita del compositore di Busseto – con la regia di Francesco Micheli ripresa da Giorgia Guerra, le scene di Edoardo Sanchi, i costumi di Silvia Aymonino e il lighting design di Fabio Barettin.

Sul podio del Filarmonico alla guida dell’Orchestra dell’Arena, del Coro preparato da Vito Lombardi, del Coro di voci bianche A.Li.Ve diretto da Paolo Facincani e di grandi interpreti verdiani ritroviamo Antonino Fogliani, impegnato per la prima volta con questa partitura.

Repliche: martedì 6 febbraio, ore 19.00 – giovedì 8 febbraio, ore 20.00 – domenica 11 febbraio,
ore 15.30.

Otello, tratta dall’omonima tragedia shakespeariana, è la penultima opera di Giuseppe Verdi rappresentata per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano esattamente 131 anni fa, il 5 febbraio 1887, con la direzione d’orchestra del veronese Franco Faccio.

Verdi si accosta al soggetto shakespeariano grazie all’editore Giulio Ricordi che lo riavvicina al librettista Arrigo Boito, anche se lo stesso genio di Busseto ha sempre nutrito un interesse costante per il drammaturgo inglese. Verdi compone quindi a Otello a 15 anni di distanza da Aida, con una maturità musicale che qui emerge in tutta la sua vividezza e innovazione, distaccandosi dalle forme tradizionali del melodramma italiano, e dopo un percorso personale che lo ha portato ad addentrarsi sempre più in profondità nell’animo umano svelandone gli aspetti più nascosti. E di questo il dramma psicologico su cui ruota l’intera vicenda è esemplare: le passioni dei suoi protagonisti, assolute quanto violente, portano gli stessi personaggi alla distruzione finale. A questa lettura si ricollega la regia di Francesco Micheli, che vede proprio nell’odio il fulcro di tutta la vicenda: «All’origine di Otello c’è l’odio. Il motore che muove una delle più famose vicende raccontate a teatro è solo lui, il feroce accanimento distruttivo di Jago verso Otello, maleficio reso ancor più ributtante dal velo di ipocrisia che ammanta il piano diabolico». Qui emerge la “banalità del male”, tema cruciale per l’uomo del Novecento e sempre più attuale: «Il nemico non è fuori di noi: è un male oscuro, tutto interiore. La nostra intimità è il vero elemento ignoto, ci insegna quest’opera magistrale e ultracontemporanea. Purtroppo ora come allora la reazione a questa amara verità consiste nell’accanirsi contro chi è diverso da noi, sconosciuto e quindi spaventoso». Le scelte registiche poggiano su questo messaggio: uno spazio incubo, in cui il cielo precipita sui destini umani rendendo plastica una riflessione oggi ancora più urgente sui valori del bene e del male e del dialogo tra culture diverse.

Dal punto di vista dell’esecuzione musicale, assistiamo al debutto del direttore d’orchestra Antonino Fogliani con la partitura verdiana, anche se come egli stesso afferma, è una “vecchia conoscenza”: «È una di quelle opere che mi suonavo da quando avevo 13 anni, che ho sempre amato; non è quindi uno studio nuovo, ma l’ho sempre avuta in testa ed ho sempre desiderato dirigerla». Fogliani intende mantenere un approccio filologico e seguire rigorosamente la scrittura verdiana, partendo dal rispetto profondo che nutre nei confronti del compositore di Busseto come grande uomo, come italiano, oltre che immenso artista; e ravvisa questa grandezza anche nella sua scrittura musicale: «Come puoi non rispettarla, ci vuole modestia nell’affrontarla. Il punto di partenza è il massimo rispetto del segno, che in quest’opera è studiato nei minimi dettagli, sia come strumentazione che come prosa della musica». E difatti, Fogliani afferma che il suo riferimento è la lettura asciutta e severa di Arturo Toscanini, arricchita poi dalla propria sensibilità personale. La sua predilezione va al ruolo di Desdemona: «Mi attrae come simbolo di una certa purezza in mezzo a tanta malvagità, tra l’ignoranza di Otello e la troppa furbizia di Jago. Nonostante ciò che la circonda, lei segue comunque il suo destino e va incontro alla morte – ne è consapevole per tutto il IV atto – senza mai cambiare la sua natura; mentre Jago ha paura, ha paura alla fine e quando sussurra La Morte è il Nulla: non lo dice gridando, ma scende fino al si bemolle, in pianissimo e senza orchestra, e lì, su quella pausa, ha paura ».

Tra le voci protagoniste vediamo per il ruolo del titolo il debutto con Fondazione Arena di Kristian Benedikt (4, 8, 11/02), tenore lituano che oltre 100 volte ha interpretato Otello nei più grandi teatri internazionali; a lui si alterna l’inglese Ian Storey (6/02) con la sua prima esecuzione al Filarmonico di Verona. Torna invece per impersonare Desdemona il soprano veneto Monica Zanettin (4, 8, 11/02), cui si avvicenda Karina Flores (6/02) che si esibirà per la prima volta con i complessi artistici areniani. Il malvagio Jago è interpretato dalle voci di Vladimir Stoyanov (4, 8/02) e Ivan Inverardi (6, 11/02), mentre il ruolo della consorte Emilia è sostenuto da Alessia Nadin. Assisteremo ad un altro debutto con Mert Süngü in Cassio, affiancato da Francesco Pittari in Roderigo, Romano Dal Zovo come Lodovico e Nicolò Ceriani in Montano; infine Giovanni Bellavia dà voce a Un araldo.

La produzione vede impegnati Orchestra, Coro e Tecnici dell’Arena di Verona e il Coro di voci bianche A.Li.Ve diretto da Paolo Facincani.

Con Otello prosegue l’iniziativa Ritorno a Teatro rivolta al mondo della Scuola all’interno della proposta Arena Young 2017-2018: martedì 6 febbraio alle ore 18.00 e giovedì 8 febbraio alle ore 19.00 gli studenti delle classi elementari, medie e superiori, i loro familiari, gli insegnanti, i dirigenti scolastici e il personale ATA potranno assistere allo spettacolo a prezzo speciale: € 6,00 per gli studenti e € 12,00 per gli adulti. L’incontro propone anche un Preludio all’Opera, momento introduttivo durante il quale viene spiegata la trama e vengono forniti ai ragazzi elementi utili per la comprensione dello spettacolo, grazie alla partecipazione di alcuni dei protagonisti; segue quindi un aperitivo nel Bar del Teatro.

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 18 novembre 2016

Pubblicato da Elio Crociani su Lunedì 21 gennaio 2013

 

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 17 febbraio 2011

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 8 marzo 2012

 

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 21 marzo 2013

Gabriele Orlandi

Pubblicato da Elio Crociani su Sabato 9 aprile 2011

 

3 comments on “Otello

  1. admin

    Il dramma del Moro a Parma.

    “Otello” al Festival Verdi 2015

    La cieca gelosia di Otello, l’odio maligno di Jago, l’amore innocente di Desdemona sono il triangolo perfetto di un intreccio di passioni devastanti che caratterizzano uno dei drammi psicologici più inquietanti di tutto il teatro, “Otello” opera clou del Festival verdi 2015 che Parma dedica al suo grande maestro. “Otello” è il vertice di un percorso progressivo che in quarant’anni ha toccato alcuni personaggi tormentati, da Stiffelio a Riccardo fino allo stesso Don Carlo, quando il bussetano aveva intuito che era venuto il tempo di cedere il passo dei grandi ideali rivoluzionari per sondare gli abissi vertiginosi dell’animo umano. E’ un’opera lontana e vicina allo stesso tempo dalla tradizione dove la melodia sprofonda e riemerge e ancora oggi rimane uno dei drammi più
    moderni e coinvolgenti. Il tema virile sullo sfondo politico, tanto caro al Verdi dei “Due Foscari”, qui restringe la vicenda a un nucleo centrale privo di digressioni e a un protagonista assoluto, come era accaduto per “Rigoletto” e “Traviata”, concentrandosi sul personaggio del moro, perno di un clima musicale omogeneo nel quale si inseriscono per analogia o per contrasto gli altri personaggi.

    E tornano puntuali alcuni temi della prima maturità verdiana in cui il protagonista è un reietto. L’eroismo guerriero di Otello in realtà non riesce a sanare il suo complesso di inferiorità creato dal colore della pelle che per lui si identifica come la gobba per Rigoletto o come la vita di demi-mondaine per Violetta. E certamente il garbo e l’abilità letteraria di Boito nei confronti del dramma shakespeariano fanno da garante a una lettura morbosa e ossessiva fino al delitto che si consuma attraverso un itinerario emblematico restrittivo nella camera da letto della protagonista femminile.

    Stretto fra la subdola malvagità di Jago e il disarmante candore di Desdemona in un intricato percorso dove il bene e il male si danno battaglia, Rudy Park è un Otello nel pieno senso del termine. Lo è nella fisicità forte e imponente che lo distingue; d’altro canto Otello non è mai stato un damerino, per cui trovo Rudy Park ben integrato nel ruolo. Lo è per uella sua ricerca di sonorità e di espansione nel registro centrale scuro che è quello in cui si giocano i tre quarti della parte, dove il canto costruisce il personaggio indagando sull’evoluzione e la complessità psicologica. Lo è nelle note brunite che toccano punte quasi baritonali quando gli scatti ferini dell’angoscia e l’istinto della violenza minano la mente di quest’uomo fragilissimo divorato da un’oscurità più grande di lui.

    Certo c’è qualche forzatura di troppo in alcuni momenti,ma questa complessivamente è la personalità giusta soprattutto quando la bacchetta di Daniele Callegari picchia duro sulla Filarmonica Toscanini e, nonostante tutto, il colore vocale di Park emerge senza fatica; mentre più affaticata appare Aurelia Florian, fragilissima Desdemona quasi inudibile nel duetto d’amore del primo atto. Ed è un peccato perché è una delle pagine più toccanti ed emozionanti del Verdi maturo.

    Le saranno più congeniali la Canzone del Salice in cui riesce a valorizzare la delicatezza dei chiaroscuri in un bel gioco di colori, e l’Ave Maria in cui dipana un’intensità piena di dolore. Fra i momenti belli indubbiamente c’è anche la personalità di Marco Vratogna, Jago manovratore geniale, dubbioso e insinuante nella sua fragilità terrena e nei difetti che lo fanno somigliare tanto a ognuno di noi; bravo nel sottolineare il sarcasmo giusto nel colore pieno di una buona timbrica e nel fraseggio espressivo. E poi per fortuna che c’è il “Fuoco di gioia” nell’esplosione di colori e di suoni di un coro, quello del Regio di Parma per intenderci, da Oscar magistralmente diretto da Martino Faggiani; mentre la concertazione di Daniele Callegari, come già affermato, conosce alcuni momenti di forte intensità con una pesantezza di fondo nell’evoluzione drammatica dei protagonisti.

    Complessivamente il rimanente cast si destreggia nella norma. Manuel Pierattelli è un Cassio brillante, seguono Matteo Mezzaro (Roderigo), Romano Dal Zovo (Lodovico), Stefano Rinaldi Miliani (Montano), Gabriella Colecchia (Emilia un po’ discontinua), e Matteo Mazzoli (l’araldo).

    Pier Luigi Pizzi, uomo di indubbia classe, firma regia, scene e costumi in una sequenza di scene minimaliste che, pur nell’estrema raffinatezza dei colori giocati fra il giallo ocra e il nero, non rendono particolarmente interessante l’ambiente, a parte gli alberelli stilizzati del secondo quadro che nell’illuminazione gratificano il colpo d’occhio, o il letto a baldacchino dove troverà la morte la povera Desdemona. Di Pizzi abbiamo conosciuto regie di grande valore e questa, affinatezza di colori a parte, inevitabilmente scontenta il pubblico che rumoreggia alla vista del celebre stilista.

    Parma, Festival Verdi 2015,

    Claudia Mambelli.

  2. Mariapina Mascolo

    Otello diretto da Keri-Lynn Wilson inaugura la stagione 2013 al Petruzzelli

    Un Otello controverso ha inaugurato la stagione del Politeama barese: applaudita la performance musicale della nuova Orchestra della Fondazione Petruzzelli diretta da Keri-Lynn Wilson e del Coro come sempre impeccabilmente diretto da Franco Sebastiani, meno entusiastico limpatto del regista lituano Eimuntas Nekrosius, una grande firma contemporanea, che questa volta per non ha colpito nel segno, offrendo uno spettacolo non unitario, soprattutto a causa delle perplessit suscitate dalla scenografia di Marius Nekrosius. Non a caso lo staff del regista non apparso sul palcoscenico al termine dellopera, probabilmente per non sottoporsi al giudizio del pubblico in sala (non particolarmente generoso per tutta la serata), che invece ha applaudito il cast. Pi che altro, si poteva notare una certa mancanza di omogeneit dello stile- pure restando nellambito di ambientazioni in tempi moderni- da un lato con la concessione a un certo surrealismo (cordoni e un nappo per tende giganteschi, un castello di cartone stilizzato), dallaltro con delle scene minimal che non riuscivano a sembrare essenziali, riempite con arredi quasi ridondanti (perfino con i termosifoni). Minimalisti anche i costumi firmati da Nadezda Gultiajeva e il disegno luci di Audrius Jankauskas. In tutto questo sembrata, invece, poetica lallusione alle ali di colomba per Desdemona, ali destinate ad accogliere i due sposi infelici al termine della tragedia, preannunciata un po troppo sin dallinizio con unambientazione molto tetra. A destra della scena su un cerchio rialzato si svolgevano le scene principali dei protagonisti, che hanno regalato momenti di grande interesse, come nel caso dellapprezzata Julianna Di Giacomo nel ruolo di Desdemona. Meno convincente, forse perch leggermente raffreddato, Clifton Forbis nel personaggio di Otello, a suo agio negli acuti. Il pubblico ha applaudito anche Claudio Sgura, uno Jago a cui la regia ha concesso pochi chiaroscuri. Quasi sbiadita e forse troppo impegnata in performance mimiche sullo sfondo, la figura di Emilia, interpretata da Sara Fulgoni. Bene per i personaggi del cast maschile: Francisco Corujo/Cassio, Massimiliano Chiarolla/Roderigo, Luca Tittoto/Lodovico, Roberto Abbondanza/Montano. Il nuovo allestimento ha visto impegnati i nuovi organici orchestrali e corali dellente lirico pugliese (composti dagli artisti risultati primi nelle graduatorie dei concorsi pubblici per esami, indetti nello scorso mese di luglio): un bel risultato per essere la prima rappresentazione operistica, grazie anche al lavoro entusiastico di Keri-Lynn Wilson. Il cartellone 2013 della Fondazione proporr un approfondimento particolare per lopera di Giuseppe Verdi, oltre che nel cartellone, anche nelle Lezioni dOpera condotte dal musicologo Giovanni Bietti nel foyer del Teatro Petruzzelli la domenica mattina (alle 11). I prossimi appuntamenti con le Lezioni, che saranno ospitate prima della prima: il 3 marzo Opra Comique: La muette de Portici di Auber; 5 maggio Cos fan tutte, o il gioco dellamore; il 26 maggio Rigoletto e la trilogia popolare; 8 settembre La sonnambula e le melodie lunghe di Bellini; 17 novembre Tutto nel mondo burla: Falstaff e il sorriso dellultimo Verdi.

    Info: Botteghino del Teatro Petruzzelli 080.975.28.40; bookingshow.it | fondazionepetruzzelli.it

    Mariapina Mascolo

  3. admin

    Le pulsioni umane veicolate dalla grande musica: a voi l ”Otello” di

    VerdiOmar Manini – 10.06.2010

    Teatro G. Verdi, Trieste Il sipario si alza e tutta la compagnia riunita sul palcoscenico, mentre un portavoce legge il comunicato sindacale contro i tagli governativi alle fondazioni liriche.

    In sostegno a questa presa di posizione comune, i coristi hanno cantato con una fascia gialla legata sul braccio e i musicisti hanno suonato senza indossare il consueto abito da sera, ma l’impegno stato massimo e il risultato finale un completo trionfo. Anche grazie al carisma del sempiterno M Nello Santi, uno strano incrocio tra sir Hitchcock e Sorrell Booke di Hazzard (il “terribile” Boss, nda): pesante e lento nell’incedere, ma sicuro e intenso nella direzione.
    L'”Otello” di Verdi uno spettacolo in quattro atti della durata di tre ore e mezza (compresi gli intervalli), basato sull’omonima tragedia Shakespeariana e completato dall’ottimo testo di Arrigo Boito.
    Ambientato sull’isola di Cipro nel XV secolo ha per protagonista Otello stesso (Walter Fraccaro), detto il “Moro”, generale dell’Armata veneziana che governa l’isola. Egli, nominando Cassio (Sung Kyu Park) capitano, accende l’invidia di Jago (Juan Pons) che ambiva allo stesso ruolo.
    Jago, abile stratega e conoscitore dell’umane debolezze, architetta un subdolo sistema di mendaci rivelazioni in modo da eliminare tutti gli ostacoli al successo: fa degradare Cassio e suggerisce a Otello che lui abbia una relazione con la sua amata, Desdemona (Adriana Marfisi).
    Otello, accecato dalla gelosia, vedr tutte le successive rivelazioni di Jago come una prova dell’amore clandestino tra i due. Finir con il distruggere sua moglie e se stesso.
    Dramma cupo e senza sconti nell’analisi delle debolezze umane, aiutato da bellissime parole del Boito che, seppur cadute oramai in disuso, rendono alla perfezione il clima e le sfumature di ogni passaggio e di ogni incontro/scontro tra i personaggi.
    Penultimo lavoro del grande compositore italiano, ha numerosi momenti di lacerante tensione emotiva e una partitura dal flusso musicale continuo che collega i singoli episodi.
    La regia e le scene, rispettivamente di Giulio Ciabatti e Pier Paolo Bisleri, sono piuttosto essenziali e utili al dramma, rendendo l’incombere della tragedia qualcosa di sempre presente e angoscioso.
    Molto belli i costumi di Chiara Barichello e buonissimo il cast, che soprattutto nell’interpretazione di Walter Fraccaro e di Juan Pons ha regalato al teatro molti brividi, meritandosi l’ovazione finale

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