Rossiniana

Posted by on July 6, 2020

ROF 2020 GIOVANNA D’ARCO Cantata a voce sola Elaborazione per orchestra di Salvatore Sciarrino Edizione Casa Ricordi Mezzosoprano MARIANNA PIZZOLATO ORCHESTRA SINFONICA G.ROSSINI Giovanna d’arco, Rossini cantata for mezzo-soprano & piano Emily D’Angelo, mezzo-soprano Steven Philcox, pianist Live at Koerner Hall November 10, 2016 “Alla Gloria”, Gioachino Rossini Piano Cecile Restier Stabat Mater ROF 2015

ROF 2020

GIOVANNA D’ARCO
Cantata a voce sola
Elaborazione per orchestra di Salvatore Sciarrino
Edizione Casa Ricordi

Mezzosoprano MARIANNA PIZZOLATO
ORCHESTRA SINFONICA G.ROSSINI

Giovanna d’arco, Rossini
cantata for mezzo-soprano & piano

Emily D’Angelo, mezzo-soprano
Steven Philcox, pianist

Live at Koerner Hall
November 10, 2016

“Alla Gloria”, Gioachino Rossini
Piano Cecile Restier

Stabat Mater

ROF 2015

Direttore Michele Mariotti
Orchestra e del Coro del Teatro Comunale di Bologna

Yolanda Auyanet
Anna Goryachova
René Barbera
Nicola Ulivieri

Maggio 2018

direttore
Michele Mariotti

soprano
Yolanda Auyanet

mezzosoprano
Veronica Simeoni

 tenore
Antonino Siragusa

basso
Marko Mimica

Coro del Comunale Bologna
preparato da Andrea Faidutti

Concerto vocale aperitivo

Rossini….. in soRsi

dedicato a G. Rossini nell’anno del suo non compleanno

e a W. A. Mozart….aspettando la Petite Messe Solennelle

Coro e solisti

del Conservatorio B. Maderna

Federica Balucani: soprano

Katalin Pribelski: mezzosoprano

Michele Soldo: baritono

Franco Ugolini: pianoforte

Giancarlo Peroni: pianoforte

Massimo Navarra: harmonium

Direttore: Paola Urbinati

Lunedi 15 Maggio 2017 ore 17.30

Foyer del Teatro Bonci – Cesena

Da non perdere il Concerto aperitivo nel Foyer del Teatro Bonci di Cesena Lunedi 15 maggio ore 17.30 con il Coro ed i Solisti del Conservatorio B.Maderna diretti da Paola Urbinati.

Si esibiranno il soprano Federica Balucani,il mezzosoprano Katalin Pribelski, il baritono Michele Soldo,al pianoforte Franco Ugolini e Giancarlo Peroni, all’harmoniun Massimo Navarra.

Alcune pagine dalla Petite Messe Solennelle anticipano l’esecuzione integrale del capolavoro rossiniano prevista nel 2018 per le celebrazioni del 150° dalla morte. Questo capolavoro può essere considerata il testamento spirituale di Rossini. Forse presago della morte che avverrà cinque anni dopo, il compositore scrive rivolgendosi a Dio, in calce all’ultimo brano : ” Ero nato per l'opera buffa, lo sai bene! Poca scienza, un poco di cuore, tutto qua. Sii dunque benedetto e concedimi il Paradiso. »

Ai brani sacri della Messe e dello Stabat Mater sempre di Rossini sono abbinati i “Pezzi di vecchiaia”, cosi come l’autore amava chiamare i lavori brillanti e divertenti che in eta’ senile, una volta abbandonata la carriera operistica, destinò ad intrattenere gli ospiti nella sua villeggiatura di Passy.

In pendant con i divertimenti senili di Rossini , completano il programma alcuni divertimenti giovanili di W.A. Mozart: i Notturni, per trio vocale accompagnato, con note di calda sensualità, fedeli al galante e tenero erotismo della convenzione settecentesca.

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 15 marzo 2013

8 comments on “Rossiniana

  1. BLoggione

    Cesena 15 Maggio 2017 – Foyer Teatro Bonci

    Quel “Rossini….in soRsi” dell’ultimo periodo tanto amato nella luminosa interpretazione di Paola Urbinati alla guida del Coro e Solisti del Conservatorio Bruno Maderna di Cesena

    Cledes Moscatelli

    Con il Guglielmo Tell scritto per il pubblico parigino dell’Opéra, finito di comporre nel 1828 ma rappresentato nel 1829, Rossini dava il suo ultimo addio alla scena operistica. A soli 37 anni il grande maestro pesarese non scriverà più per il teatro, nei restanti 39 anni, nonostante le pressanti richieste che gli giungevano da tutta Europa, continuerà a comporre pochissime musiche, quasi tutte di destinazione sacra o cameristica e quasi tutte al livello dei suoi maggiori capolavori.

    A questo Rossini dell’ultimo periodo, estremamente raffinato, giocoso, ironico, ma dotato di una superiore scienza musicale, è stato dedicato uno straordinario concerto organizzato dal Conservatorio Bruno Maderna di Cesena che ha avuto luogo
    nell’ampio scenario del foyer del teatro Bonci.

    Un concerto di cui è stata protagonista alla testa della formazione di Solisti e Coro del Conservatorio Maderna, il direttore pesarese Paola Urbinati, molto apprezzata nell’ambiente musicale per le sue interpretazioni sempre musicalmente impeccabili e puntuali, e che ha permesso di assaporare in via esclusiva un’anteprima dei festeggiamenti per le celebrazioni del 150° anniversario della morte del grande operista italiano, prossime al 2018.

    Un “Rossini….in soRsi” per l’appunto, come suggerito dal titolo dello stesso recital e come il programma proposto e ben ideato, ha dato la possibilità di gustare e riscoprire per una gran parte del pubblico presente.

    A partire dai favolosi due brani dall’album italiano dei Péchés de vieillesse (Peccati di vecchiaia), brevi lavori cameristici per voci e pianoforte, tra i più rappresentativi dello spirito dell’ultimo periodo di Rossini: Passeggiata e Gondolieri.

    Un condensato di ironia sofisticatissima e di programmatica ingenuità musicale, dove il Coro ben suddiviso nelle dodici voci femminili e dodici voci maschili ha offerto con un gioco ritmico e coloristico di estrema bravura un’anticipazione di un’esecuzione in crescendo rossiniano, destinata poi ad alcune parti tratte dai
    due gioielli dello Stabat Mater e della Petite messe solennelle.

    Quest’ultima, in particolare, del 1863, eseguita in forma privata nel 1864, e che Rossini compose per “dodici cantori di tre sessi, uomini, donne e castrati” due pianoforti e armonium, ha rappresentato in un’atmosfera di profonda emozionalità una sorta di programmatico congedo del maestro dal mondo.

    Lui stesso la definì “una piccola composizione che è, aihmé, l’ultimo peccato mortale della mia vecchiaia” e al termine della partitura annotò una specie di dedica intrisa di umorismo pur di fronte al pensiero della morte imminente: “Buon Dio, ecco terminata questa povera piccola Messa. E’ della musica sacra quella che ho appena fatto oppure della maledetta musica? Io ero nato per l’opera buffa, tu lo sai bene. Poco di Scienza, un po’ di cuore, tutto lì. Sii dunque benedetto e accordami il Paradiso”.

    E con uno stile veramente rossiniano condotto da Paola Urbinati con una scelta ritmica brillante, una cura estrema del suono vocale inteso spesso come fusione di suoni strumentali e di un fraseggio fedele alla scrittura del maestro, l’ascolto ha regalato i momenti del Kyrie, Christe per coro con le tre solide e splendenti voci soliste del soprano Federica Balucani, del mezzosoprano Katalin Pribelski, del baritono Michele Soldo.

    A seguire il Crucifixus per soprano solo (Balucani), il Quoniam per basso (Soldo), il Cum Sancto Spirito di estremo virtuosismo per coro e solisti, l’Agnus Dei nel suo commovente finale “Dona nobis pacem” per contralto solo (Pribelski) e coro.

    Intercalato ad essi uno dei brani più toccanti dello Stabat Mater:

    Quando corpus morietur (per coro solo).

    Determinante per l’insieme della realizzazione musicale l’accompagnamento della solida parte pianistica di Franco Ugolini e dell’armonium di Massimo Navarra.

    Questo programma ha inoltre regalato una prima parte d’ascolto prerossiniana di grande interesse.

    Su testi poetici di spirito arcadico settecentesco, i tre solisti Balucani, Pribelski, Soldo, con convincente intensità espressiva hanno interpretato i 6 Notturni, brevi brani cameristici poco conosciuti del periodo giovanile di Mozart che sono stati accompagnati con cura dal pianista Giancarlo Peroni.

    A questo piccolo teatro in miniatura si è unito poi l’ascolto del romanticissimo lied di Schumann “ich bin dein baum, o gartner” op.101 n.3 nel duetto di Pribelski e Soldo.

    Lunghi e calorosi gli applausi destinati a Paola Urbinati e a tutto lo staff.

  2. Michele Donati

    BUFFI SI NASCE: BRUNO PRATICO’ A SASSO MORELLI PER L’EMILIA ROMAGNA FESTIVAL

    Si tenuto nel suggestivo cortile di Villa la Babina, ora Centro Direzionale Clai, il concerto del basso buffo Bruno Pratic, rivelatosi uno degli eventi di punta dellEmilia Romagna Festival 2013, appuntamento che di anno in anno acquista sempre pi prestigio e qualit. Nella serata del 7 settembre, baciata da un delizioso clima di fine estate, sono risuonate le note delle pi celebri opere buffe: dai capolavori mozartiani (in realt non cos buffi come vorrebbe una tradizione criticamente non troppo sottile, ma tant) al Matrimonio segreto di Cimarosa, fino agli immancabili titoli rossiniani. Si insomma toccato il repertorio che ha fatto di Pratic uno dei pi grandi bassi buffi di sempre, conferendo a ruoli spassosissimi unimpronta personale ed estremamente riconoscibile, sulla scia della lezione dellindimenticabile Enzo Dara. Ad accompagnare Pratic, lensemble dei Fiati Associati, formato da Massimo Mercelli (flauto), Fabio Bagnoli (oboe), Riccardo Crocilla (clarinetto), Davide Maia (fagotto) e Eolo Pignattini (corno), tutti provenienti dalle pi prestigiose orchestre nazionali. Non si discute la bravura dei maestri, che sono stati eccellenti nellesecuzione delle sinfonie di Flauto Magico, Nozze di Figaro, Barbiere di Siviglia e Italiana in Algeri, quanto lamalgama sonoro venutosi a creare: la sola presenza di fiati sacrifica un po la variet coloristica di pezzi che sono estremamente variopinti anche per quanto riguarda gli archi. In ogni caso, cinque prove tutte eccellenti. Lo stesso non si pu dire, purtroppo, del giovane baritono Roberto Gentili, per il quale lunica attenuante da chiamare in causa u essere lemozione. Gli errori sono comunque molti, e alcuni a livello macroscopico: Madamina, il catalogo questo stata spesso stonata, gli attacchi sono stati sbagliati, evidenziando problemi a livello ritmico che si sono protratti per tutta la serata, in special modo nel duetto dal Turco in Italia di Rossini Dun belluso di Turchia. Ma non mi va di infierire su un giovane cantante che pu ancora imparare molto e migliorare, preferisco farlo sui fonici, loro s gi adulti da un pezzo, ed infatti la maleducazione lhanno imparata benissimo. E pure lincoerenza: il loro mestiere quello di permettere il miglior ascolto possibile al pubblico, salvo poi rovinarlo loro stessi disturbando con fastidiosissime chiacchiere mentre gli artisti eseguono i brani in programma. Per quanto riguarda Bruno Pratic, parla da solo il suo curriculum: ha cantato in tutti i maggiori teatri del mondo, al fianco dei pi grandi cantanti. Memorabile il suo Don Magnifico nella Cenerentola a Pesaro, e innumerevoli altri personaggi, nei quali riesce sempre a evidenziare un nuovo particolare. Straordinaria, come emerso anche nel concerto dellERF, per esempio nellaria dalla Cenerentola Miei rampolli femminini o nel duetto del Matrimonio segreto Se fiato in corpo avete, lattenzione per la singola parola, che pu esservi solamente in chi ha piena padronanza del testo musicale. Al termine grande successo per Pratic, e promessa di un appuntamento al prossimo anno nella stessa location.
    Michele Donati

  3. friedhelm

    Heidelberg: Festlicher Opernabend 6.2.2011

    Mit “Musik zu Freiheit” wurde im Heidelberger Opernzelt eien Operngala bestritten, deren Grund ein ebenso trauriger wie prosaischer war: Eine Opernproduktion mute in dieser Spielzeit aus Spargrnden ausfallen. Der rhrige Operndramaturg Joscha Schaback, der auch den Abend moderierte, hat zur Kompensation unter dem Spieltzeitmotto ‘Mut zu Freiheit’ ein Potpourri aus z.T. seltenen Arien, Duetten und Chren zusammengestellt.

    Es beginnt mit der Wilhelm Tell Ouvertre von Rossini, von den Heidelberger Philharmonikern unter Dietger Holm sehr inspiriert dargeboten. Die langsame sonore gedankenvolle Einleitung des Solocellos geht in uerst dramatischen Orchesterschlge ber, und die entstandenen Energien werden in einer glcklichen ‘belohnenden’ Schlussgruppe kunstvoll abgeleitet. Die dramatisch traurige Stimmung des Mittelteils wird in der Mozart-Arie der Konstanze “Welcher Wechsel hersscht in meiner Seele” aus der ‘Entfhrung’ aufgenommen mit der flssig strmenden, balsamischen Stimmgebung der Sopranistin Eleonore Maguerre ausgekostet. Aus einer unbekannten brasilianischen Befreiungsoper ‘Il Guarany’ von Carlos Gomez folgt eine Canzone, die sich der brasilianische Bariton Amadeu Tasca ausgesucht hat und sie mit Verve vortrgt. Mit einem Duett aus Bizets Perlenfischer, bei der es auch um eine schwierige Liebe geht, erfreuen Hye-Sung Na und Aaron Judisch. Alexandra Steiner prsentiert sich und ihren glitzernden Marzelline-Sopran mit “Je veux vivre” aus Gounods Romeo et Juliette. Zum Ende des 1.Teils stt das Programm noch in die Moderne vor: Aaron Judisch mit dem anrhrenden Monolog des Albert Herring aus der gleichnamigen Oper von B.Britten und eine Szene “What a movie!” aus L.Bensteins ‘Trouble in Tahiti’ – Oper mit dem extrovertiert und exezentrisch auftretenden Mezzo Carolyn Frank und Soli Backgroundchor, der sich von hinten mit 3DBrillen den Film anschaut.

    Sodann macht der Opernchor mit gediegenem Gesang das “Patria oppressa” aus Verdis Macbeth auf sich aufmeksam. Und dann strmt Tenor Winfrid Mikus mit dem fast als Schlager zu bezeichnenden Schlugesang des Paul (“Glck, das mir verblieb”) aus Korngolds Toter Stadt in die gleiende Welt der 20er Jahre vor, in dem er sich von seiner obsessiven Liebe lst. In einem rckwrts gewandten Schwenk geht es im Terzett aus der seltenen Oper ‘Der Wassertrger’ von Cherubini, die auf eine makabre Flucht in Wasserfssern in Paris unter Mazzarin anspielt, und die Beethoven als Vorlage fr seine Rettunsoper Fidelio inspirierte (Alexandra Steiner, Eleazer Rodriguez und Amadeu Tasca singen franzsisch). Dann der Pariser Thriller ‘Andrea Chenier’ von Umberto Giordano, aus der der Lucas Harbour, Babariton mit Applomb und klangstarker Timbrierung Gerards “Nemico della patria” vortrgt. Ihr schliet sich mit nicht weniger Glut Hye-Sung Na mit ‘La mamma morta’ aus ebendem Verismo Klassiker an. Ein echter Freiheits-Hit ist das Duett Posa – Carlo aus Don Carlo von Verdi , das Winfried Mikus und Lucas Harbour trompetenhaft intonieren.

    Nur die Ensembles vermisst man etwas bei dieser Gala, was aber der Erkrankung zweier Ensemblemitglieder geschuldet ist. Zum Schlu werden noch der Finalschlu 4.Akt aus Wilhelm Tell und der Brindisi ”Libiamo ne’lieti calici” (Traviata) glanzvoll musiziert.

    Friedeon Rosn

  4. admin

    Verona, Filarmonico 18 aprile 2010.

    Mariella Devia, Beethoven e Rossini. Una triade eccellente che getta uno sguardo illuminante sulla temperie culturale e musicale che attraversa il passaggio fra i due secoli lun contro laltro armati, su parallelismi e suggestioni, sulle mille sfumature che intercorrono fra classicismo e romanticismo, sul respiro europeo e sui reciproci rapporti fra compositori italiani e doltralpe, fra cultura prevalentemente operistica o strumentale (schematismo francamente superficiale e fuorviante).

    Il percorso pi poetico che cronologico, nella prima parte di Beethoven ascoltiamo dapprima louverture dellEgmont (1810), poi il Lied corale Meeresstille und glckliche Fahrt (1815), infine laria da concerto Ah perfido (1796). Goethe, nei primi due casi, con la sua anima pi romantica e strm und drang e quella winckelmanniana di nobile semplicit e quieta grandezza. Poi unaria giovanile, un saggio di stile italiano (per struttura e accompagnamento chiaramente ispirato allopera riformata e gi foriero di quel che sar il Beethoven maturo, pi convenzionale e meno fluente per linea vocale) da una fonte metastasiana. Ecco che, in apertura della seconda parte, louverture della Semiramide di Rossini (1823), utopica restaurazione del melodramma metastasiano, che in unarchitettura drammatica e musicale prossima allideale di Winckelmann istilla il fuoco non troppo latente di una nuova sensibilit, di un nuovo respiro compositivo e teatrale. Segue La morte di Didone (1811 circa), riduzione dellultimo atto della tragedia metastasiana ad opera di un anonimo poeta nel quale ci azzarderemmo a riconoscere Vincenzina Vigan Mombelli, librettista di gusto classico, gi autrice di Demetrio e Polibio, prima opera del Pesarese, e madre di Maria Esther Mombelli, primadonna del Demetrio e destinataria della cantata. Per la scolpitezza del recitativo, la potenza del coro e la mobilit della linea vocale la cantata, pur composta a meno di ventanni, rappresenta uno dei pi alti capolavori rossiniani, vicina alla poetica e nel linguaggio di quel vertice dellopera tragica franco-napoletana che la purtroppo misconosciuta Ecuba di Manfroce (1812).

    Malauguratamente, bisogna subito dire che la prova di Stefano Ranzani, dellorchestra e del coro dellArena non stata propriamente allaltezza della situazione. Beethoven mancava si slancio, di personalit, di quellidea superiore di poesia e ispirazione che dovrebbe essere la ragion dessere dogni esecuzione di queste pagine. Il rischio della noia un peccato mortale e dobbiamo peraltro rilevare una prova non impeccabile del coro (poco pulito anche nelle polifonie rossiniane), nella speranza che il nuovo direttore Giovanni Andreoli, appena subentrato a Marco Faelli, possa rapidamente provi rimedio. Louverture di Semiramide, con tempi decisamente garibaldini, perde il sapore arcano di un tema che dovrebbe sorgere dalle tenebre del mito, fra i vapori dincenso e le ombre dei templi babilonesi, fra i profumi dei giardini pensili e le oscurit dei mausolei. Tutto resta in superficie, per di pi con soventi imprecisioni strumentali. Quando per la Devia sale sul palcoscenico tutto sembra cambiare. Lessere profondamente antidiva, il modo discreto ed elegante di porsi, losservare attenta gli attacchi del direttore hanno fatto di lei una vera diva in senso classico, musa e vestale del Canto, della Musica e del Testo. Il suo pubblico non cerca la celebrazione dellego dellartista, ma la celebrazione, attraverso la grandezza dellartista, dellOpera e dellAutore. Ci si trova, infatti, di fronte oltre che a una lezione di canto impeccabile (la tecnica della signora detta miracolosa, eppure semplicemente corretta, puntigliosa e sicura) a uneccelsa dimostrazione dello stile drammatico belcantista. Mentre, infatti, le pi note eroine tragiche rossiniane sono state concepite per la vocalit anfibia e presumibilmente scura di Isabella Colbran, La morte di Didone porta ai massimi esiti drammatici una tessitura comunemente definita di soprano leggero o di coloratura. Didone spericolatamente belcantista, acuta, senza dubbio, ma non una fanciulla indifesa come Amenaide. Didone regina, guerriera e amante come Semiramide, come Semiramide vedova e ha trovato un nuovo amore. ora una donna abbandonata e votata alla morte e alla vendetta, come Armida. Tutto questo deve essere espresso con scansione aulica, da autentica tragdienne, della parola scenica, deve essere reso con altera solennit ed emozione lancinante anche nelle vette del pentagramma, quasi sfere iperuranie cui attinge lanima nobile delleroina. Cos fa Mariella Devia, con il gioco stupefacente di dinamiche e colori che la padronanza perfetta di tecnica e stile le consentono anche dopo tanti anni di carriera (e a una quindicina danni da una strepitosa incisione della stessa cantata). Vale tutto il concerto liridescenza abbacinante di quella messa di voce e di quellascesa alle sfere celesti nella frase finale: Precipiti Cartago, arda la reggia e sia il cenere di lei la tomba mia. Un istante dattonita emozione, un istante sospeso, poi la sala esplode in unovazione.

    Roberta Pedrotti

  5. Attilia Tartagni

    Intervista a Loreto dopo lo spettacolo Gioachino Rossini: Sinfonie e ricette.

    Daniele Rubboli, giornalista della carta stampata e della RAI, direttore del Laboratorio Lirico Europeo di Milano, scrittore (ha al suo attivo oltre quaranta pubblicazioni) organizzatore di spettacoli , direttore artistico di festival ed eventi, da anni contribuisce a mantenere alto il livello di attenzione verso la musica lirica, loperetta e la canzone melodica italiana. Ha la capacit di trasformare ogni spettacolo in un piccolo evento culturale, contestualizzando ogni brano e il suo autore nella societ del momento. Qui a Loreto, allAuditorium Papa Giovanni Paolo II, venuto a presentare un curioso spettacolo dal titolo Gioachino Rossini: Sinfonie e ricette. Lo incontriamo al termine del concerto.
    Dr. Rubboli, Il titolo intrigante, loccasione ghiotta. Ci vuole spiegare le motivazioni di questo strano connubio fra musica e gastronomia?
    Risposta : Lidea lho solo raccolta. E stata della Scuola Alberghiera di Loreto in occasione della consegna di un sorprendente premio internazionale per giovani cuochi che ha visto ragazzi e ragazze arrivare da ogni parte del mondo. Tema del concorso: rielaborare in chiave moderna le ricette della tradizione marchigiana. Da qui il pensiero a Rossini e linvito allOrchestra Sinfonica di Pesaro e Fano che a sua volta mi ha coinvolto. Il concerto stato solo strumentale e mi ha permesso di ritrovare dopo ventanni un caro amico, il bravissimo direttore dorchestra Simone Fermani.
    In programma (o devo parlare di men) c’erano brani del grande compositore pesarese con radici nella citt di Lugo. Di quali brani si tratta e da chi sono stati eseguiti?
    Risposta : E stato un programma di sole sinfonie da opere rossiniane dal Barbiere alla Gazza ladra, dal Signor Bruschino alla Cenerentola e allItaliana in Algeri, in una visitazione del Rossini pi giovane, quello che preferiva esprimersi nellopera buffa, prima di dedicarsi anche al melodramma. Il tutto eseguito magistralmente dall’Orchestra Rossini condotta da Fermani, un musicista marchigiano che oggi vive a Milano dove insegna al conservatorio G Verdi.
    Ragioniamo ora sulle tanto declamate doti culinarie di Giochino Rossini. Ci vuole spiegare in che cosa consistevano, quali dimostrazioni inconfutabili le attestano e soprattutto, quali ricette ha lasciato scritte il compositore, fra un brano di musica e laltro?
    Risposta : Realt e leggenda oggi si mescolano assai bene attorno allamore per la tavola di questo signore della musica. Un mito, il suo, che tuttavia non isolato perch altrettanto attenti alla gastronomia, sia come mangiatori sia come cuochi sono stati tantissimi compositori, primi fra tutti Giuseppe Verdi il quale fino a pochi giorni prima di morire era abituato a pranzare con almeno sei/settediverse portate ed amava gareggiare con gli amici e le amiche cantanti nella preparazione dei risotti. Ma anche Giacomo Puccini non era da meno, soprattutto negli anni giovanili della prima gloria, da Manon Lescaut fino a Tosca poi ha dovuto limitarsi nel mangiare a causa del diabete e, pigro comera, manteneva in casa una cuoca piuttosto che mettersi lui stesso ia fornelli. Di Rossini ci restano autentiche sette ricette. Tra queste la pi celebre quella che allora era chiamata i maccheroni napoletani farciti al foie gras che altro non erano se non i progenitori di quelli che oggi vengono serviti come canelloni alla Rossini. Magari oggi cambiato il ripieno di queste paste grandi, a tronchetto, dentro le quali Rossini amava siringare, con uno strumento in argento, un ripieno di fegato doca, tartufo, prosciutto, il tutto legato con un turolo duovo e panna, piu sale e pepe.
    Il concerto ha riservato agli spettatori una piccola sorpresa. Il M Simone Firmani ha riesumato dal passato il sistro, strumento musicale caro a Rossini che lo utilizz un paio di volte nel 1816 nel Barbiere di Siviglia. Ci vuole spiegare di che si tratta?
    Risposta : Anche se uno dei temi di oggi la cucina, posso assicurare che non si tratta di una bottiglia di antico vino marchigiano, ma di uno strumento molto particolare che Rossini aveva messo nellorchestrazione del Barbiere di Siviglia. Da allora scomparso e solo la tenacia del M Simone Fermani, che per anni ha fatto accurate e meticolose ricerche ha permesso che si potesse ricostruire questa sorta di cembalo gi in uso con campanellini o cerchietti di metallo ai tempi della Bibbia e degli Antichi Egizi. Quello usato da Rossini era invece una sorta di triangolo con manico e vari anelli metallici che, scuotendoli, davano un suono che aggiungeva vivacit al brano che si stava eseguendo. Ad esempio la serenata di Almaviva o la stretta finale dellopera. A Loreto il sistro tornato in orchestra, stato mostrato al pubblico e ha fatto sentire la sua voce.
    Ha intenzione di ripetere questa felice esperienza musical-gastronomica in qualche piazza o teatro dItalia nelle cui vicinanze sussista una scuola Alberghiera?
    Risposta : Purtroppo non dipende da me! Io la farei ogni giorno della mia vita mi capita per di proporre serate simili in ambienti pi circoscritti come le conviviali del Rotary Club. Devo dire che ho trovato sempre grandi entusiasmi a realizzare incontri gastronomici, con concerto a partemagari anche il giorno dopo, per Puccin. : A Tavola con Puccini sempre stato un successo. E anche con Verdi. Proporre Rossini diventa pi difficile sia perch di grande impegno culinario, sia perch se dovessimo attenerci strettamente alle ricette sue e a quelle che gli vengono attribuite (e che probabilmente lui gustava anche se preparate da altri) faremmo seri attentati sia al portafoglio (uso sfrenato, continuo e abbondante di Tartufo!) sia al colesterolo per le quantit di burro in cui galleggiano tutti i suoi piatti.
    Dr. Rubboli, per chiudere lintervista, ci dica se finora la sua scuola musicale ha sfornato (giusto per rimanere in tema) autentici talenti rossiniani?
    Risposta : La mia non una scuola, ma un centro di produzione spettacoli ai quali sono di volta in volta invitati giovani artisti che meritano di debuttare e con me lavorano per realizzare questo debutto al meglio. Talenti rossiniani, ne sono passati tanti, alle prime armi partendo dalla stessa Sonia Ganassi di Reggio Emilia, oggi celeberrima nel mondo e tante volte protagonista dei titoli di Rossini alla Scala di Milano. Ma anche bassi-baritoni come laltrettanto celebre Matteo Peirone di Savona, o lottimo baritono pavese Enrico Marabelli, altro artista in carriera internazionale, ai quali aggiungo volentieri un emergente come Simone Tansini, baritono di Piacenza di splendida levatura. Sono poi convinto di avere nel mio Laboratorio il miglior Almaviva che oggi esista in Italia per eleganza, musicalit, presenza scenica: Andrea Brogiotto, e per anni ha collaborato con me un altro tenore dalla verve comica irresistibile come Filippo Pina Castiglioni. Come Rosina sto facendo preparare al debutto il piu importante soprano leggero della Turchia oggi in attivit: Ekin Futaci De Ambrogio, che sar la protagonista del mio Barbiere in estate, a Varazze.
    Ringraziamo il Dr. Rubboli per averci confermato un assunto di cui si pienamente convinti. Anche la cucina unarte, tant che da qualche anno si studia anche nelle universit italiane. Il connubio musica-gastronomia non ha niente di blasfemo e non toglie nulla alla musica, arte universalmente riconosciuta come la prima, anzi caso mai larricchisce. Si tratta in fondo della riscoperta di un’abitudine del settecento, quando i lunghissimi spettacoli d’opera erano intervallati da spuntini pi o meno sostanziosi. E Gioachino Rossini, musicalmente allavanguardia, sotto il profilo gastronomico era uomo del suo tempo.
    Attilia Tartagni 27.03.2010

  6. Daniele Rubboli

    SE MOZART HA LE … PALLE
    ROSSINI HA TORTE E TORTINI

    Se Amadeus Mozart ha le “palle”, cioccolatini a forma di grossa biglia da decenni famosi nel mondo, da qualche mese anche Gioachino Rossini ha scelto la via della pasticceria per entrare nelle case di tutti, farsi apprezzare e… assaggiare dalle giovani generazioni, offrirsi con assoluta dolcezza ed eleganza, e ricordare quanto sia geniale il suo teatro musicale.
    Il tutto confermando anche la sua fama di ghiottone ed il mito che lo vuole molto attento all’arte culinaria.
    L’iniziativa partita dalla sua citt Natale, Pesaro, dove ogni estate si celebra la memoria di questo straordinario musicista italiano grazie al ROF (Rossini Opera Festival), e tutto l’anno si succedono iniziative promosse dalla Fondazione Rossini, ma anche dalla vivacissima Orchestra Rossini di Pesaro alla cui guida stanno brillantemente Saul Salucci e Bruno Maronna.
    L’iniziativa di un trio ben affiato e intraprendente capitanato da Patrizia Caimi, con Assunta Tinelli e Giordano Serafini i quali si sono associati sotto la stimolante etichetta “Ghiottonerie rossiniane. Con questo nome si stanno infatti preparando a portare in tutto il mondo non solo la Torta Gioachino e il suo squisito sapore, ma, indissolubilmente legato ad essa, il nome di Rossini e quello della citt di Pesaro. Una sorta di vera e propria missione. In realt Patrizia, Assunta e Giordano si sono accorti che, al di l dellambito culturale, cera ancora spazio per ricordare con gratitudine limmagine di Rossini e per divulgarla in modo pi popolare e consumistico, analogamente a quanto viene fatto, per Mozart con le famose Mozartkugeln, conosciute in tutto il mondo. Non solo: da alcuni anni si diffusa in Italia una catena di osterie/ristoranti chiamati Salsamenterie Verdiane, da un’idea di un gruppo piacentino/parmense che nel nome di Giuseppe Verdi offre pane di montagna e affettati, piatti contadini padani, Lambrusco servito in tazze da caffelatte, e un pianoforte per chi vuole suonare e cantare romanze e canzoni melodiche.
    Tra l’omaggio a Verdi e quello a Rossini c’ la profonda differenza della qualit.
    Partite con giusto impegno, le salsamenterie nel giro di un paio d’anni, avendo ottenuto un successo strepitoso, hanno perso lo smalto dei sapori e oggi non raro uscirne delusi.
    Le torte e i tortini di Pesaro sono invece prodotti di altissima pasticceria.
    Una sorta di torrone morbido ai piu’ diversi sapori secondo i titoli cui si ispirano.
    La torta del Barbiere di Siviglia al pistacchio, mentre quella della Gazza ladra alle noci.
    Raffinata e accurata anche la confezione: ogni torta chiusa in una elegante scatola rotonda dentro la quale c’ la trama dell’opera ed ogni utile informazione sull’autore. Una banda con rigo musicale tratto dalla omonima partitura avvolge tutt’attorno la torta per un messaggio completo di cultura musicale ed arte pasticcera.
    Le torte di Rossini, disponibili in due formati diversi, sono per ora prodotte in sei gusti diversi e a ciascun gusto viene abbinata unopera di Rossini. Le immagini delle opere vengono riportate sul coperchio della confezione e la scelta facile.
    I prodotti per adesso si possono trovare al famoso Bar Romeo in via Cavour 96 a Pesaro, ma prestissimo saranno ordinabili anche on-line sul sito ( in allestimento) ghiottonerierossiniane.com . Chi per volesse immediatamente fare questa esperienza pu scrivere a info@romeobar.com oppure a patriziacaimi@hotmail.com e farsi spedire a casa queste torte che, a ridosso di Pasqua, possono magnificamente sostituire la solita “colomba”.
    A questo punto non manca che Giacomo Puccini: Verdi ha una catena di osterie, Rossini ha le ghiottonerie… Puccini meriterebbe almeno i salami di cinghiale !
    Daniele Rubboli
    L’italiana in Algeri: al caff. Otello:al cioccolato.
    Semiramide: all’arancia.

  7. Attilia Tartagni

    Lopera di Giovanni Carli Balolla Rossini Luomo, la musica offre un quadro completo della vita e dellopera rossiniana prezioso per gli appassionati di musica dellottocento, per gli studenti, per gli studiosi, ma anche per coloro che si avvicinano al testo per curiosit. Esso contiene i dati essenziali della parabola esistenziale e artistica di Rossini e ne misura la portata nel contesto del panorama musicale e culturale coevo italiano ed europeo, alla luce delle recenti acquisizioni documentarie e dai carteggi autografi.. Il testo suddiviso in quattro parti: la vita (15 capitoli), la musica (36 capitoli), Rossini e il Sacro (4 capitoli) e lultimo capitolo si intitola Le pause del silenzio. Lautore ha dato giustamente il massimo rilievo alla produzione sinfonica e teatrale nelle varie accezioni comiche, tragiche, romantiche e sublimi, concentrando in quattro capitoli il rapporto di Rossini con la musica sacra e in unico capitolo finale larco di vita che va dal 1829, anno in cui va in scena lultima opera Guglielmo Tell, al 1868, anno della morte avvenuta a Passy-Parigi. Sono quarantanni di silenzio creativo motivati in chiave aneddotica, antropologica, clinica, psicanalitica oppure dovuti, come ebbe a dire lo stesso musicista, a filosofica determinazione. La morte della madre, la separazione dalla moglie Isabella Colbran, lavanzare di un teatro nuovo di cui non si sentiva parte, non sono sufficienti a motivare un silenzio cos ostinato, rotto soltanto da qualche Rminiscences e da Marche e Rminiscences pour mon dernier voyage. Questi e altri elementi sono emersi durante la presentazione del libro avvenuta venerd 27 febbraio 2010 nel Teatro Rossini di Lugo, in un salottino predisposto sul palcoscenico sotto lo sguardo ironico e apparentemente svagato di Gioachino Rossini campeggiante sulla scena dal quadro sottratto per un giorno alla residenza municipale dove dimora stabilmente. Erano sul palcoscenico, insieme allautore, il Prof. Paolo Fabbri, docente di Storia della Musica dellUniversit di Ferrara e Giovanni Emiliani, Presidente dellAssociazione Amici del Teatro Rossini, seguiti da una platea gremita in cui erano presenti il sindaco di Lugo Raffaele Cortesi e il direttore della Fondazione Teatro Rossini di Lugo. Nel corso della presentazione si posto laccento sulle origini lughesi di Rossini. Il padre Giuseppe, suonatore di corno detto Trombetta, discendente da famiglia cotignolese, era pubblico banditore e ispettore dei pubblici macelli. Nel 1789 si trasfer da Lugo a Pesaro dove Gioachino nacque il 29 febbraio 1792, unico figlio della coppia formata da Vivazza, come fu soprannominato dai pesaresi per il carattere di romagnolo verace, e da Anna Guidarini, cantante teatrale. Nel 1802 la famiglia rientr a Lugo, dove Rossini ebbe moto di studiare in casa dei fratelli Luigi e Giuseppe Malerbi, Ed nella campagna ravennate di Conventello che cre le sei Sonate a quattro per violini, violoncello e contrabbasso, scritte allet di dodici anni nel 1894, quando ancora non aveva preso nessuna lezione di accompagnamento. Le Sei sonate a quattro sono state proposte in serata dallAccademia Bizantina Quartet, direttore e violino Stefano Montanari concludendo in bellezza una giornata che Lugo ha voluto dedicare a un suo illustre concittadino senza trascurare le predilezioni gastronomiche di Rossini, qui rappresentate dalle Ghiottonerie Rossiniane a base di morbido torrone e ingredienti vari create dal Bar Romeo di Pesaro.

    Attilia Tartagni 04.02.2010

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