Leo Nucci

Posted by on October 10, 2019

Pubblicato da Elio Crociani su Sabato 12 ottobre 2019

Pubblicato da Elio Crociani su Sabato 12 ottobre 2019

2 comments on “Leo Nucci

  1. BLoggione

    Gala verdiano a Parma
    Verdi nel cuore e nella storia

    “Verdi ringrazia per questa serata” grida uno spettatore dalla platea, ma prontamente Leo Nucci risponde “Noi lo ringraziamo”. E’ il culmine di una serata indimenticabile nel nome di Verdi sul palcoscenico del Teatro Regio di Parma in occasione del suo 206° compleanno. Una serata di gala all’insegna dell’indiscusso genio di Busseto, solisti un mattatore di nome Leo Nucci, inossidabile presenza della lirica, le cui corde vocali non sembrano minimamente scalfite dal tempo, interprete verdiano per eccellenza, e il giovane soprano Anastasia Bartoli accompagnati dalla bacchetta di Francesco Ivan Ciampa sull’organico dell’Orchestra Giovanile della Via Emilia. Un programma incandescente nato sulle note della Sinfonia in do maggiore scritta da Verdi nel 1838 e dipanato dall’orchestra con un percorso di grande popolarità attraverso le Sinfonie di Luisa Miller, dei Masnadieri e dei Vespri siciliani. Al di là della bravura del soprano Anastasia Bartoli al suo debutto sul palcoscenico del Regio di Parma, l’indiscusso e acclamato protagonista della serata è lui, un Leo Nucci, signore sulla scena e nella vita per la simpatia immediata, per la spontaneità e per quella generosità d’animo che lo porta a bissare i successi che il pubblico acclama. Un vero mattatore che in un’escalation di applausi scroscianti attraversa il seminato verdiano dalla figura di Posa con “Felice ancor io son…Per me giunto è il dì supremo” dal Don Carlo con l’autorità di un timbro pieno, rotondo ancora di un bellissimo colore; con robustezza e facilità di canto nello storico “Eri tu” dal Ballo in maschera raccontato con fraseggio incalzante, sempre vivo ed emozionante; e ancora nell’aria di Francesco “La sua lampada vitale” dai Masnadieri, ed “Eccomi solo alfine…O vecchio cor che batti” da I Due Foscari con canto fluente e omogeneo che esalta il bel timbro, fino ai duetti con la Bartoli, momenti clou per la passionalità espressa. Dall’accento attento e indagatore che sfuma in aristocratica alterigia la protervia pericolosa di “Donna chi sei?… Oh di qual onta… Deh perdona” dal Nabucco con la brava Anastasia Bartoli che,nonostante la giovane età, è un’Abigaille illuminata da un bel timbro passionale e da un fraseggio attento ed espressivo; fino al Trovatore bissato a furor di popolo per ben due volte con “Udiste…Mira d’acerbe lacrime” in cui Nucci è un conte ricco di un colore sfumato con accento ragguardevole mentre la Bartoli è una Leonora fiera e sontuosa, che già con timbrata fluidità si era dimostrata nella scena del sonnambulismo di Lady Macbeth in “ Una macchia è qui tuttora” e nella dolcissima Canzone del salice e Ave Maria dall’Otello, per concludere con la pagina di “Pace mio Dio” dalla Forza del Destino. Il successo è strepitoso, i bis si ripetono e Nucci chiude ad hoc con “Cortigiani, vil razza dannata” che gli sta cucito addosso come una seconda pelle in una perfetta simbiosi di Rigoletto. E dulcis in fundo… l’acclamato brindisi sulle note della Traviata si trasforma in un brindisi reale, non solo per i protagonisti della serata, ma anche per gli spettatori.

    Parma, 10 ottobre 2019.
    Claudia Mambelli.

  2. admin

    Leo Nucci alla corte di Verdi chiude il Festival 2011 di Parma.

    La parola scenica il tema del recital con cui Leo Nucci chiude trionfalmente il Festival Verdi 2011 al Teatro Regio di Parma, in occasione del Quarantennale del Circolo Culturale Parma Lirica. Larpa di Anna Loro, il violoncello di Massimo Repellini e il pianoforte di Paolo Marcarini compongono il trio deccezione che nella prima parte della serata accompagna Leo Nucci, interprete di un itinerario musicale interamente dedicato alla figura di Verdi comprendente alcune pagine dell800 salottiero fino alle romanze pi celebri immortalate dal compositore di Busseto. Preghiera del poeta, Sgombra, o gentil,lintenso Deh, pietoso, oh Addolorata sono dipanate in un
    crescendo musicale di grande respiro e di intensit espressiva da quella che oggi viene considerata la voce verdiana per eccellenza. E cos il percorso musicale abbraccia il tema della Seduzione declinato in un arrangiamento di Paolo Marcarini e con lestroverso Brindisiraccontato nella versione del 1845 dalla voce espressiva di un Nucci che mantiene intatta la sua bellezza vocale.
    E anche Lesule, dopo uno struggente arrangiamento di Paolo Marcarini sul tema dellAmore, Patria e Morte tratto dallAida, chiude con Nucci che tinge di un colore nobile il Gran Dio!
    Costor sui sepolcrali marmi da Ernani con voce solida, sicura, dal colore cos inimitabilmente baritonale nella brunita omogeneit di un timbro pieno e vellutato. Dopo la Scena della morte tratta dalla versione del 1847 del Macbeth che Paolo Marcarini dipana con raffinata destrezza, In braccio alle doviziedai Vespri siciliani la pagina raccontata magistralmente dal grande Leo, come viene acclamato dal loggione del Regio, con colore inconfondibilmente pieno nel bel registro centrale, ma anche negli acuti rotondi arricchiti da unespressiva intensit; e ancora il Credo di Jago dallOtello analizzato e scavato in un fraseggio cos credibile nella sua drammaticit interiorizzata, preceduto dal bellissimo arrangiamento di Marcarini sul tema di Gloria, amore, morte. Poi la volta di Falstaff con la celebre aria delle corna E sogno o realt in cui un magnifico Ford ricco di chiaroscuri e sfumature intense allinsegna dellintroversa scontrosit intrisa di uno spessore vocale non certo comune, allineato al Notturno declinato da Marcarini. Ma le sorprese non finiscono e il grande Nucci manda in visibilio il Regio con tre bis inanellati luno dietro laltro; con Di Provenza dalla Traviata in cui dipana un Germont padre di una musicalit espressiva nellaccento austero di un autoritario signore che giudica secondo la morale della propria epoca; e poi lanalitica ,intensa espressivit di Eri tu dal Ballo in maschera sottolineato con la bellezza vocale di un timbro senza paragoni per la brunita omogeneit del colore; e infine quel Rigoletto che st a Nucci come una seconda pelle e che nellesplosione dellinvettiva ai Cortigiani, vil razza dannata di una intensit unica. E il successo tocca picchi eccezionali per un Festival che chiude in bellezza il 2011.

    Parma, Festival Verdi 2011.
    Claudia Mambelli.

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