I due Foscari

Posted by on April 13, 2020

FESTIVAL VERDI 2019 Teatro Regio di Parma I DUE FOSCARI Tragedia lirica in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave da Byron Musica di GIUSEPPE VERDI Francesco Foscari VLADIMIR STOYANOV Jacopo Foscari STEFAN POP Lucrezia Contarini MARIA KATZARAVA Jacopo Loredano GIACOMO PRESTIA Barbarigo FRANCESCO MARSIGLIA Pisana ERICA WENMENG GU Fante VASYL SOLODOKKYY Un servo

FESTIVAL VERDI 2019
Teatro Regio di Parma
I DUE FOSCARI
Tragedia lirica in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave
da Byron

Musica di GIUSEPPE VERDI
Francesco Foscari VLADIMIR STOYANOV
Jacopo Foscari STEFAN POP
Lucrezia Contarini MARIA KATZARAVA
Jacopo Loredano GIACOMO PRESTIA
Barbarigo FRANCESCO MARSIGLIA
Pisana ERICA WENMENG GU
Fante VASYL SOLODOKKYY
Un servo GIANNI DE ANGELIS

Maestro concertatore e direttore
PAOLO ARRIVABENI

Regia LEO MUSCATO
Scene ANDREA BELLI
Luci ALESSANDRO VERAZZI
FILARMONICA ARTURO TOSCANINI
Orchestra Giovanile della Via Emilia
CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
Maestro del coro MARTINO FAGGIANI
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
in coproduzione con Teatro Comunale di Bologna

Leo Nucci
Tatiana Serjan
Roberto de Biasio
Roberto Tagliavini
Marcello Polidori
Gregory Bonfatti
Mauro Buffoli
Alessandro Bianchini

Donato Renzetti conductor
Joseph Franconi Lee regia
Marta Ferri coreo
Martino Faggiani voices

Pubblicato da Elio Crociani su Mercoledì 13 marzo 2013

 

2 comments on “I due Foscari

  1. BLoggione

    I DUE FOSCARI aprono il Festival Verdi 2019

    Il Festival Verdi 2019 è stato inaugurato da un’opera giovanile del genio di Busseto, da lui stesso definita troppo uniforme nel colore, ma indubbiamente un’opera d’atmosfera per quella particolare espressione malinconica trapelata dal dramma che Byron aveva suggerito al giovane Verdi. Lo spettacolo in scena al Regio di Parma però non rimane immediato nella memoria per l’anonimo nudo grigiore dell’allestimento firmato da Leo Muscato con le scene di Andrea Belli che in una sorta di cerchio simbolico rappresentano il mondo chiuso e isolato dove si dipana la vicenda de I DUE FOSCARI, Francesco il Doge, capo della magistratura e presidente della Repubblica veneziana, diviso fra dovere e famiglia; e il figlio Jacopo che incarna le caratteristiche dell’eroe romantico byroniano, insofferente nei confronti della società e delle istituzioni, istintivo e passionale, ribelle e come tale condannato all’esilio, anche se ingiustamente. (Il vero colpevole lo scagionerà inutilmente troppo tardi quando verrà annunciata la sua precoce scomparsa). Il semicerchio, che compone un muro su cui sono disegnate le effigi dei predecessori del Doge
    Foscari, vive nel limbo di un’astrazione elegante, comunque priva di forza espressiva e solo i bellissimi costumi di Silvia Aymonino proiettati in un’ambientazione fra 800 e 900 creano un gioco di colore particolarmente efficace, anche se la scena delle maschere fra carnevale e Commedia dell’arte è ben lontana dal creare una composizione suggestiva. Dunque il punto di forza sta nel cast vocale. Su tutti emerge Vladimir Stoyanov esempio di signorilità, di attore misurato di estrema efficacia che rifugge da ogni retorica. Il suo Doge Foscari, scavato in ogni piega espressiva, fonda la recitazione austera in un canto eloquente, intensamente sfumato, che esalta la morbida bellezza del timbro in cui il fraseggio emerge nella solitudine di alcuni momenti struggenti “O vecchio cor che batti” e nella bellissima scena finale “Questa è dunque l’iniqua mercede” in cui si avverte tutta la sofferenza di un vecchio uomo che si ribella al Consiglio che di lì a poco lo destituirà. Accanto a lui Stefan Pop è un sorprendente Jacopo Foscari particolarmente intenso in alcune pagine dal forte sapore donizettiano “Dal più remoto esilio” e con una personalità interpretativa che nella scena finale lo porterà a un livello notevole. Maria Katzarava disegna una Lucrezia Contarini di bel timbro nei brani concitati e veementi col Doge e nell’imprecazione ai patrizi, ma non sempre nitida nell’impetuosità disordinata del fraseggio e lontana dall’aristocratica linea di Stoyanov. Bravo è Giacomo Prestìa nel ruolo scomodo di Jacopo Loredano, acerrimo nemico dei Foscari. Il cast si completa con altrettanti nomi degni delle parti interpretate, Francesco Marsiglia (Barbarigo), e ancora Erica Wenmeng Gu (Pisana), Vasyl Solodkyy (Fante) e Gianni De Angelis (un servo). Non
    ci sono parole per raccontare la perfezione del coro del Regio di Parma nella coesione ritmica e nel fraseggio articolato con la direzione magistrale di Martino Faggiani. Infine la bacchetta di Paolo Arrivabeni , che unisce la Filarmonica Toscanini e l’Orchestra Giovanile della Via Emilia, esprime con coerenza drammatica le lacrime, l’orgoglio e l’ingiustizia che accompagnano il lavoro verdiano fin dalle prime note che si completano nel drammatico epilogo.

    Parma, 17 ottobre 2019.
    Claudia Mambelli.

  2. Michele Donati

    PROVA DA APPLAUSI DI MELI, SALSI E SERJAN
    I DUE FOSCARI TRIONFANO A ROMA CON UN MUTI STRAORDINARIO
    ATTESISSIMA LA REGIA, TRADIZIONALE, DI WERNER HERZOG

    Ragionando riguardo a I due Foscari di Verdi, mi sorgono spontanee almeno due riflessioni, non antitetiche, ma direi, piuttosto, complementari. La prima determinata da un giudizio del grande Massimo Mila, che faceva rientrare, in maniera anche un po provocatoria, questo lavoro del 1844 in un catalogo di cosiddette opere brutte del compositore bussetano. E chiaro che, alla luce degli sviluppi drammaturgici e musicali ravvisabili nelle opere post-galera, I due Foscari (come anche altre) si pone su un piano inferiore, essendo viziata da un peccato di convenzionalit (sicuramente formale, ma anche artistica, analizzando certe linee melodiche molto semplici e poco originali). Pure la strumentazione, generalmente, non raggiunge apici troppo vertiginosi, si mantiene anzi su un livello di semplicit rassicurante. Nonostante tutti gli elementi sfavorevoli, io vedo in queste opere brutte di Verdi (e quindi anche de I due Foscari) assieme una testimonianza della cultura italiana di met ottocento e un germe di futuro. Ritengo, forse banalmente, ma sono certo a ragione, che qualunque melodramma possa parlare con coerenza e vivacit alla nostra realt contemporanea. Traendo spunto, per esempio , da questa buia tragedia del Doge e del suo figlio, riesco a trasfigurare nellarte i comportamenti squallidi di certa politica attuale, appesantita da maneggioni e corrotti come la Venezia del 1457. Viene inoltre trattato il problema della paternit e, relativamente a questo, quello insolvibile fra deontologia e volont individuale, che sono addirittura (e nel Verdi maturo diventeranno i principali espedienti drammaturgici) motore della catastrofe. Insomma, lamore e la riconoscenza che ho nei confronti della musica operistica mi porta a rivalutare (spesso, naturale, parzialmente: non tutti i metalli sono oro) anche i lavori pi bistrattati. Sono altrettanto convinto, per, che la riproposizione dei titoli minori debba passare attraverso leccellenza dellesecuzione. Ebbene, come raramente mi capitato, nei Due Foscari andati in scena in questi giorni a Roma io mi sono imbattuto nella rara eccellenza. Spesso per un critico talora fastidioso ascoltare uno spettacolo dovendo stare attento in maniera quasi censoria ai cantanti, al direttore, tenendoli come per mano e badando che non facciano troppi errori, perch poi bisogna scriverlo. Ci impedisce labbandono completo alla bellezza dellArte. Per fortuna le recite romane del melodramma verdiano sono piovute nel panorama lirico italiano come exemplum di riferimento per il futuro. A trionfare un Riccardo Muti che, da quando dirige nella Capitale sembra aver ritrovato uno smalto lucentissimo, che lo catapulta nellempireo dei direttori viventi. Mai, mai, ho sentito qualcuno dirigere Verdi meglio di lui: la sua bacchetta conferisce una profondit metafisica al fraseggio orchestrale, ogni frase di ogni strumento vibra come una stella, nuovissima. Grazie a lui I due Foscari sono compresi in una patina di dolore universale, intimamente singhiozzante. Muti comprende Verdi drammaturgicaente e musicalmente. A rendere ancora pi entusiasmante lascolto hanno contribuito decisamente i tre protagonisti, a cominciare da Luca Salsi, nei panni del Fracesco Foscari. Lo scavo del personaggio di livello assoluto pensando alla giovane et del cantante, fra laltro graziato da un pregiato quanto raro timbro autenticamente verdiano: potrebbe essere lui il tanto sospirato erede della gloriosa scuola baritonale italiana, una volta regolato il conto con lemissione degli acuti (penso, tuttavia, che la posizione del suono nelle cavit orali non debba generalmente inficiare sul giudizio riguardo a un interprete, a meno che lemissione non avvenga in maniera completamente scorretta). Grande pure il Jacopo di Francesco Meli, un tenore dotato di caldo lirismo. Il fraseggio originale, le mezzevoci in falsetto ma bellissime, la potenza rotonda degli acuti lo rendono lideale per ruoli del genere (ricordo il successo del suo Oronte a Parma alcuni anni fa). Straordinaria Tatiana Serjan come Lucrezia Contarini. La Serjan dotata di una impressionante tecnica di ferro, oltre che di un volume generoso. La resa del personaggio accuratissima, determinata da una assoluta padronanza dei pianissimi e degli acuti. Piuttosto buono il livello dei comprimari, su livelli ottimi il Coro preparato da Roberto Gabbiani.
    Un altro motivo di grande interesse per questa produzione era rappresentato dalla regia affidata al genio cinematografico Werner Herzog. Una regia in parte deludente, per chi si aspettava unanalisi moderna della partitura e del libretto: Herzog ha preferito rimanere nel terreno della tradizione, con scene stilizzate e costumi, molto belli, (entrambi di Maurizio Bal) a richiamare lambientazione veneziana quattrocentesca. La gestualit quella classica, non v traccia di introspezione psicologica n di approfondimento sociologico (il popolo che volta le spalle alla tragedia politica e personale dei due Foscari, preferendo guardare sgargianti giullari, mi pare un po poco), tuttavia lo spettacolo fila liscio e godibile.
    Al termine della recita un lungo, caloroso applauso ha sancito il trionfo di tutti gli artisti coinvolti, con punte incandescenti per il fenomenale Maestro Muti, per quello che sar ricordato come uno degli eventi musicali pi importanti del bicentenario verdiano.

    Michele Donati

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