Il Trovatore Le Trouvère

Posted by on July 31, 2020

https://metoperafree.brightcove.services/?videoId=6173674950001 CONDUCTOR Marco Armiliato PRODUCTION David McVicar SET DESIGNER Charles Edwards COSTUME DESIGNER Brigitte Reiffenstuel LIGHTING DESIGNED BY Jennifer Tipton CHOREOGRAPHER Leah Hausman STAGE DIRECTOR Paula Williams Ferrando Stefan Kocán Inez Maria Zifchak Leonora Sondra Radvanovsky Count di Luna Dmitri Hvorostovsky Manrico Marcelo Álvarez Azucena Dolora Zajick A Gypsy Robert Maher A Messenger Raymond Aparentado

https://metoperafree.brightcove.services/?videoId=6173674950001

CONDUCTOR
Marco Armiliato

PRODUCTION
David McVicar

SET DESIGNER
Charles Edwards

COSTUME DESIGNER
Brigitte Reiffenstuel

LIGHTING DESIGNED BY
Jennifer Tipton

CHOREOGRAPHER
Leah Hausman

STAGE DIRECTOR
Paula Williams

Ferrando
Stefan Kocán

Inez
Maria Zifchak

Leonora
Sondra Radvanovsky

Count di Luna
Dmitri Hvorostovsky

Manrico
Marcelo Álvarez

Azucena
Dolora Zajick

A Gypsy
Robert Maher

A Messenger
Raymond Aparentado

Ruiz
Eduardo Valdes

Conductor Pier Giorgio Morandi
Regia Franco Zeffirelli
Costume Raimonda Gaetani
Choreography El Camborio Revival by Lucia Real
Fencing Master Renzo Musumeci Greco
Chorus MasterVito Lombardi
Ballet Coordinator Gaetano Petrosino
Director of Stage Design Michele Olcese
Arena di Verona Orchestra, Chorus, Corps de Ballet and Technical team

 Count di Luna Luca Salsi
Leonora Anna Netrebko
Azucena Dolora Zajick
Manrico Yusif Eyvazov
Ferrando Riccardo Fassi
Ines Elisabetta Zizzo
Ruiz Carlo Bosi
An old Gypsy Dario Giorgelè
A Messenger Antonello Ceron

https://www.raiplay.it/video/2020/06/Il-Trovatore-Riccardo-Muti-68e2162f-b08c-4db8-91f2-bf1b888f7006.html

Luca Ronconi Regia

Riccardo Muti Conductor

Carlo Cossutta, Fiorenza Cossotto, Gilda Cruiz Romo, Matteo Manuguerra, Agostino Ferrin

https://www.raiplay.it/video/2020/06/opera-il-trovatore-6584e2e9-4a27-44b0-b712-ef6bac0ad3b5.html

Luciano Pavarotti "Di quella pira" Firenze 1990

7 Giugno 1990, GiovedìRappresentazione nel Teatro Comunale di Firenze di "Il trovatore" di Giuseppe Verdi, dirige Zubin Mehta.Successivamente l'opera fu teletrasmessa sul canale nazionale della RAI l'8 marzo 1991Luciano Pavarotti (Manrico), Antonella Banaudi (Leonora) e Barbara Frittoli (Ines), Dolora Zajick (Azucena), Giorgio Zancanaro (conte di Luna), Francesco Ellero D'Artegna (Ferrando),Romano Emili (Ruiz), regia di Giuliano Montaldo.

Pubblicato da Classica Revival su Mercoledì 7 giugno 2017

Tenore
Luciano Pavarotti “Trovatore”

1990 Teatro Comunale di Firenze

Conductor Zubin Mehta

Regia Giuliano Montaldo

Antonella Banaudi, Dolora Zajick, Giorgio Zancanaro, Francesco Ellero D’Artegna, Barbara Frittoli

Regia televisiva Tonino Del Colle

12 Maggio 2006
Maggio Musicale Fiorentino

Zubin Mehta conductor
Luca Ronconi regia
Ruggero Raimondi (Falstaff)
Manuel Lanza (Ford)
Daniil Shtoda (Fenton)
Carlo Bosi (Dott. Cajus)
Gianluca Floris (Bardolfo)
Luigi Roni (Pistola)
Barbara Frittoli (Alice)
Mariola Cantarero (Nannetta)
Elena Zilio (Quickly)
Laura Polverelli (Meg)

Le trouvère

LE TROUVÈRE
Opera in four acts

Libretto by
Salvadore Cammarano
French translation by Émilien Pacini

Conductor
Roberto Abbado

Director, Set and Light Designer
Robert Wilson

Costume Designer
Julia Von Leliwa

Make-up design
Manu Halligan

Orchestra and Chorus
Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Bologna

Chorus master
Andrea Faidutti

Theater
Teatro Farnese (Teatro Regio di Parma) Festival Verdi 2018

Cast

Manrique, le Trouvère Giuseppe Gipali
Le Comte de Luna Franco Vassallo
Léonore Roberta Mantegna
Azucena, la Bohémienne Nino Surguladze
Fernand Marco Spotti
Ruiz / Un Messager Luca Casalin
Inès Tonia Langella
Un vieux Bohémien Nicolò Donini

Le Trouvère, Opéra de Verdi

Francesco Meli Manrico
Anna Netrebko Léonore
Placido Domingo Comte de Luna
Marie-Nicole Lemieux Azucena
Riccardo Zanellato Ferrando
Diana Haller Ines
Gérard Schneider Ruiz un messager
Raimundas Juzuitis le vieux gitan

Direction Daniele Gatti

Leonora Susan Neves
Azucena Mzia Nioradze
Ines Marie-Paule Dotti
Manrico Roberto Alagna
Il Conte di Luna Seng-Hyoun Ko
Ferrando Arutjun Kotchinian
Ruiz Sébasden Guèze
Un Vecchio Zingaro David Bizic
Un Messagero Jean-François Borras

Orchestre National de France
Choeurs de l’Opéra de Nice
Choeurs de l’Opéra-Théâtre d’Avignon et des Pays de Vaucluse
Choeurs de l’Opéra de Toulon-Provence-Méditerranée
Ensemble Vocal des Chorégies d’Orange
Ensemble Instrumental des Chorégies d’Orange

Direction Gianandrea Noseda

 

Scala 2014

Regia Hugo de Hana

Maria Agresta
Marcelo Alvarez
Franco Vassallo

Direttore Daniele Rustioni

Gennaio 2019

Pubblicato da Elio Crociani su Venerdì 28 giugno 2019

Terzo titolo dell’Opera Festival 2019, Il Trovatore di Giuseppe Verdi debutta sabato 29 giugno per la prima delle sue cinque recite all’interno dell’Opera festival 2019.

L’Arena di Verona è già da tempo sold-out per lo spettacolare allestimento del Maestro Franco Zeffirelli e per il cast di stelle diretto da Pier Giorgio Morandi: Luca Salsi, Dolora Zajick, Riccardo Fassi e l’atteso esordio di Anna Netrebko all’Arena di Verona al fianco del compagno in scena e nella vita Yusif Eyvazov.

Per il 97° Arena di Verona Opera Festival Il Trovatore vanta alcune delle migliori voci verdiane di oggi eccezionalmente insieme: Manrico è il tenore azero Yusif Eyvazov, applaudito Radamès e vincitore del Premio Lugo 2018, al fianco di una primadonna d’eccezione, il meraviglioso soprano russo Anna Netrebko, all’attesissimo debutto areniano nei panni dell’angelica ed eroica Leonora, ruolo in cui è stata applaudita a Salisburgo, Berlino, New York. Azucena, deus ex machina della vicenda, ha voce e corpo del mezzosoprano Dolora Zajick, gloriosa star del MET da molti anni assente in Arena, che con queste recite dà l’addio ad uno dei ruoli che l’hanno resa famosa nel mondo.

Combattivo rivale del trovatore è il Conte di Luna di Luca Salsi, baritono consacrato al repertorio verdiano da direttori del calibro di Riccardo Muti e già collega della coppia Netrebko-Eyvazov in Andrea Chénier alla prima della Scala di Milano del 2017. Con loro, come Ferrando, debutta nell’anfiteatro veronese il giovane basso Riccardo Fassi, fresco reduce di successi milanesi e viennesi. Completano il cast Elisabetta Zizzo come Ines e le esperte voci di Carlo Bosi (Ruiz), Dario Giorgelé (un Vecchio Zingaro) e Antonello Ceron (un Messo).

Il Trovatore di Verdi secondo la visione di Franco Zeffirelli è uno degli spettacoli più completi ed apprezzati da pubblico e critica: un notturno avvincente e misterioso rischiarato da fiamme minacciose e bagliori sorprendenti, uno spazio monumentale eppure agile e mutevole, che in pochi istanti si trasforma da fortezza a tenda gitana, da campo di battaglia a luminosa cattedrale. Tali caratteristiche si uniscono ai colpi di scena del capolavoro verdiano, ai costumi romantici e cavallereschi di Raimonda Gaetani, alle danze ispaniche di El Camborio riprese da Lucia Real e ai combattimenti mozzafiato coreografati dal maestro d’armi Renzo Musumeci Greco.

Il maestro Pier Giorgio Morandi dirige l’Orchestra areniana, il Coro istruito da Vito Lombardi e il Ballo coordinato da Gaetano Petrosino. Anche i tecnici sono impegnati al massimo delle loro forze per porgere al pubblico la ricchezza e la complessità del grandioso spettacolo concepito dal compianto Franco Zeffirelli per gli spazi unici dell’Arena di Verona.

Repliche: giovedì 4 (Anna Netrebko + Luca Salsi), domenica 7 (Anna Netrebtko + Luca Salsi), sabato 20 (Anna Pirozzi + Alberto Gazale), venerdì 26 luglio (Anna Pirozzi + Alberto Gazale) – ore 21.00

Pubblicato da Elio Crociani su Mercoledì 23 gennaio 2019

TCBO: Il trovatore di Giuseppe Verdi inaugura la stagione 2019

Sul podio Pinchas Steinberg, regia di Robert Wilson

Serata di gala il 22 gennaio, con diretta su Radio3 Rai
Repliche fino al 29 gennaio

«La prima cosa che faccio nelle prove è illuminare la scena: senza luce non c’è spazio. Per illuminare un mondo che Verdi ha descritto così buio, c’è bisogno di luce per renderlo ancora più buio». Sono le parole del regista Robert Wilson a proposito del suo nuovo allestimento del Trovatore di Giuseppe Verdi, che inaugura la Stagione 2019 del Teatro Comunale di Bologna il 22 gennaio ore 20 con serata di gala e trasmissione in diretta su Radio3 Rai.

Lo spettacolo è stato realizzato da Wilson per Le Trouvère, la versione francese del capolavoro verdiano che ha visto la luce nel settembre 2018 al Teatro Farnese di Parma nell’ambito del Festival Verdi; una co-produzione tra Comunale, Teatro Regio di Parma e Change Performing Arts. A Bologna, però, la messinscena sarà ripensata da Wilson stesso per il palco della Sala Bibiena e per la più consueta versione dell’opera del 1853 in lingua italiana, con scene e luci firmate dal regista, costumi di Julia von Leliwa, trucco di Manu Halligan e drammaturgia di José Enrique Macián. Prosegue, dunque, nel nome di Verdi la collaborazione tra il Comunale e l’artista statunitense, dopo il Macbeth del 2013 ripreso nel 2015.

Sul podio dell’Orchestra e del Coro del TCBO l’israeliano Pinchas Steinberg, che ritorna dopo aver diretto numerosi concerti negli ultimi venticinque anni e che con questo titolo interpreterà la sua prima opera a Bologna. Steinberg è ospite regolare di prestigiose compagini come i Berliner Philharmoniker, la London Symphony Orchestra, l’Orchestre national de France, la Boston Symphony Orchestra e l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia.

A dar voce alle passioni e alle insidie che infittiscono la trama dell’opera sono chiamati il tenore Riccardo Massi nella parte eponima di Manrico, il soprano cinese Guanqun Yu in quella di Leonora, il baritono Dario Solari come Conte di Luna, il mezzosoprano Nino Surguladze nei panni della zingara Azucena. Completano il cast Marco Spotti (Ferrando), Tonia Langella (Ines), Cristiano Olivieri (Ruiz e Un messo) e Nicolò Donini (Un vecchio zingaro). Il coro è preparato dal nuovo Maestro del Coro del Comunale Alberto Malazzi.

Regista, pittore, scultore, coreografo, video-artista, designer di suoni e luci, Wilson ha vinto il “Leone d’Oro” alla Biennale di Venezia nel 1993 per un’opera scultorea. L’estetica rigorosa e inconfondibile, l’astrazione e l’eleganza formale, nonché la dilatazione dei movimenti sono alla base del suo stile, divenuto celebre anche per performance estreme come The Life and Times of Joseph Stalin (dodici ore in totale), o KA MOUNTain and GUARDenia Terrace, messa in scena su un monte iraniano per la durata di sette giorni. Ha collaborato con artisti come William S. Burroughs, Allen Ginsberg, Tom Waits, David Byrne e Philip Glass, per il quale ha ideato l’opera Einstein on the Beach.

«Quando anni fa mi è stato suggerito di mettere in scena un’opera Verdi – racconta Robert Wilson – la mia risposta è stata: “Oh, non farò mai Verdi”. Ma eccomi qua, al lavoro con la mia quarta produzione verdiana. A quel tempo avevo un’idea sbagliata di cosa fosse la musica di Verdi, le sue opere mi sembrava avessero bisogno di grandi produzioni, sfarzose, romantiche. Ma più ascoltavo la sua musica e più ci lavoravo, più ho imparato che le sue opere hanno un’intimità e una grande bellezza interiore. In contrasto al mondo feudale del Trovatore, – prosegue il regista – ho messo in scena una realtà parallela silenziosa, ispirata dalle cartoline vintage e popolata di gente comune del diciannovesimo secolo, gente che Verdi avrebbe visto in città e nei paesi limitrofi. Un uomo anziano seduto, una vecchia signora alla fontana, una giovane ragazza che spinge una carrozzina: queste figure silenziose vivono in un altro mondo, un mondo di ricordi. Esistono al fianco dei personaggi di Verdi ma raramente interagiscono tra loro».

Il trovatore, in scena fino al 29 gennaio, vedrà protagonisti, nelle recite del 23, del 26 e del 29, Diego Cavazzin (Manrico), Marta Torbidoni (Leonora), Vasily Ladyuk (Conte di Luna) e Cristina Melis (Azucena).

La recita di sabato 26 gennaio del Trovatore verrà trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube del Teatro Comunale di Bologna con inizio alle ore 18.00.

Lo spettacolo è realizzato grazie al contributo del Gruppo Hera, che da anni sostiene la Fondazione Teatro Comunale di Bologna, proseguendo nell’impegno a favore delle eccellenze culturali che animano il tessuto sociale del territorio raggiunto dai propri servizi.

I biglietti (da 140 a 10 euro) sono in vendita sul sito www.tcbo.it e presso la biglietteria del Teatro Comunale di Bologna. Eventuali biglietti invenduti saranno disponibili il giorno dello spettacolo al 50% del costo.

IL TROVATORE
Opera in quattro atti da El trovador di Antonio García-Gutiérrez
Libretto di Salvadore Cammarano [e Leone Emanuele Bardare]
Musica di Giuseppe Verdi

Direttore Pinchas Steinberg
Regia, scene e luci Robert Wilson
Maestro del Coro Alberto Malazzi

Co-regista Nicola Panzer
Collaboratore alle scene Stephanie Engeln
Collaboratore alle luci Solomon Weisbard
Costumi Julia von Leliwa
Trucco Manu Halligan
Assistente alla regia Giovanni Firpo
Drammaturgia José Enrique Macián

Personaggi e interpreti
Il Conte di Luna Dario Solari / Vasily Ladyuk (23, 26 e 29 gennaio)
Leonora Guanqun Yu / Marta Torbidoni (23, 26 e 29 gennaio)
Azucena Nino Surguladze / Cristina Melis (23, 26 e 29 gennaio)
Manrico Riccardo Massi / Diego Cavazzin (23, 26 e 29 gennaio)
Ferrando Marco Spotti
Ines Tonia Langella
Ruiz / Un messo Cristiano Olivieri
Un vecchio zingaro Nicolò Donini

Un vecchio: Max Harris
Una vecchia: Manuela Iovine
Bambine: Sara Borriello, Alessandra Lauro, Marta Bernardi, Anita Graziano
Boxeur Professionisti: Riccardo Travaini, Donis Hoznas
Boxeur Bambini: Sarah Vasti, Elia Bolognesi, Miguel Pereira da Silva, Lavinia Cappi, Chiara Zuccheri, Annarita Carrera Bellotti, Elisa Phoung Coltelli
Un uomo con l’armatura, Giovani donne, Boxeur attori: Allievi della Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone

Orchestra, Coro e Tecnici del Teatro Comunale di Bologna

Nuova produzione del Teatro Comunale di Bologna con il Teatro Regio di Parma e Change Performing Arts in collaborazione con la Scuola di Teatro di Bologna Alessandra Galante Garrone

Date

Martedì 22 gennaio, Turno Prima, ore 20.00
Mercoledì 23 gennaio, Turno B, ore 20.00
Giovedì 24 gennaio, Turno A, ore 20.00
Sabato 26 gennaio, Turno P, ore 18.00
Domenica 27 gennaio, Turno D, ore 15.30
Martedì 29 gennaio, Turno C, ore 18.00

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 26 giugno 2018

ANNA NETREBKO E YUSIF EYVAZOV

ECCEZIONALMENTE INSIEME

PER L’ARENA DI VERONA OPERA FESTIVAL 2019 

Nel 2019 Anna Netrebko e Yusif Eyvazov saranno protagonisti delle prime tre rappresentazioni del capolavoro verdiano Il Trovatore all’Arena di Verona per il 97° Opera Festival nell’allestimento di Franco Zeffirelli.

La notizia è stata annunciata questa mattina dal Sindaco di Verona e Presidente di Fondazione Arena Federico Sboarina e dal Sovrintendente e Direttore Artistico di Fondazione Arena Cecilia Gasdia, che hanno presentato alla stampa i due grandi artisti con un vero e proprio coup de théâtre.

Per l’occasione il Sindaco ha dichiarato: «La presentazione di oggi è un altro forte segnale del rilancio della Fondazione Arena che stiamo attuando con grande impegno. Il focus è sulla preparazione e la comunicazione dei cartelloni dei prossimi Festival con ampio anticipo rispetto al passato e l’attenzione ad una altissima qualità artistica, per riportare l’Arena al prestigio internazionale che merita. Proprio su questo punto è grazie al Sovrintendente Cecilia Gasdia, che in prima persona mette in gioco il proprio nome ed esperienza di cantante e manager, che è stato possibile portare per la prima volta il soprano numero uno al mondo in Arena. È stato per me un grande onore conoscere stamattina un’artista di questo calibro».

Ha quindi proseguito il Sovrintendente: «Sono onorata ed emozionata di presentare il grande soprano Anna Netrebko, che per il Festival 2019 debutterà all’Arena di Verona. La vedremo protagonista insieme al grande tenore Yusif Eyvazov, già applaudito in Arena in meravigliose recite di Aida, per le prime rappresentazioni del Trovatore proposto nel magnifico allestimento di Franco Zeffirelli».

Anna Netrebko ha subito ringraziato Fondazione Arena, in entusiastica attesa della sua prima recita a Verona, coinvolta nel progetto dal marito Yusif Eyvazov, già “stregato” dalla magia del teatro all’aperto più grande del mondo. Infatti, dopo il successo quale Radamès alla Prima di Aida lo scorso 23 giugno – ruolo che sosterrà anche nella prossima rappresentazione del 28 giugno –  Eyvazov domani sera sarà insignito del prestigioso Premio Lugo, titolo riservato alle più importanti voci tenorili del panorama lirico internazionale, giunto ormai alla 25° edizione.

Il tenore Yusif Eyvazov e il soprano Anna Netrebko sono dal 2014 una meravigliosa coppia nell’arte e nella vita. Una delle ultime occasioni in cui si sono esibiti insieme è stata l’inaugurazione della Stagione lirica 2017-2018 del Teatro alla Scala di Milano nell’Andrea Chénier diretto da Riccardo Chailly. Per l’Opera Festival 2019 l’Arena di Verona li vedrà di nuovo insieme il 29 giugno, il 4 e il 7 luglio 2019 ne Il Trovatore, capolavoro di Giuseppe Verdi ed apice del melodramma romantico nella riuscitissima produzione areniana firmata da Franco Zeffirelli con i costumi di Raimonda Gaetani.

Questo atteso debutto è solo la prima grande notizia riguardante il programma della stagione estiva 2019, che sarà inaugurata da una nuova produzione de La Traviata, seguita quindi da Aida, il già citato Trovatore, ToscaCarmen e due serate speciali, Plácido Domingo 50 Arena Anniversary Night e Carmina Burana.

I biglietti de Il Trovatore e dell’Arena di Verona Opera Festival 2019 sono già in vendita, a prezzo speciale per chi acquista entro il 24 dicembre 2018.

Pubblicato da Elio Crociani su Martedì 27 dicembre 2011

Le Trouvère, Opéra de Verdi

Francesco Meli Manrico
Anna Netrebko Léonore
Placido Domingo Comte de Luna
Marie-Nicole Lemieux Azucena
Riccardo Zanellato Ferrando
Diana Haller Ines
Gérard Schneider Ruiz / un messager
Raimundas Juzuitis le vieux gitan

Direction Daniele Gatti

Il Trovatore (Le Trouvère)
de Giuseppe Verdi

Leonora Susan Neves
Azucena Mzia Nioradze
Ines Marie-Paule Dotti

Manrico Roberto Alagna
Il Conte di Luna Seng-Hyoun Ko
Ferrando Arutjun Kotchinian
Ruiz Sébasden Guèze
Un Vecchio Zingaro David Bizic
Un Messagero Jean-François Borras

Orchestre National de France

Choeurs de l’Opéra de Nice
Choeurs de i’Opéra-Théâtre d’Avignon et des Pays de Vaucluse
Choeurs de l’Opéra de Toulon-Provence-Méditerranée
Ensemble Vocal des Chorégies d’Orange
Ensemble Instrumental des Chorégies d’Orange

Direction musicale Gianandrea Noseda

Mire en scène Charles Roubaud

9 comments on “Il Trovatore Le Trouvère

  1. admin

    E’ difficile scrivere di uno spettacolo la cui regia non aiuta assolutamente a identificarlo, né a darne una vera connotazione storica, qualunque essa sia. Ci sono regie avulse dall’origine dell’opera, altre che al contrario perseguono un filo logico su cui esprimere l’appartenenza alla tradizionalità più stretta del dramma, ma nel caso del “Trovatore” in scena al Regio di Parma nell’ambito del Festival Verdi 2016, si ha l’impressione che tutto sia lasciato al caso. Il secondo titolo della trilogia popolare verdiana, nato sulle ceneri del dramma di Gutierrez e riadattato dalla penna di Cammarano assecondando una vicenda vissuta nel più truce e ferrigno Medioevo, in questa edizione porta la “firma” di Elisabetta Courir che si esprime attraverso una regia scarnificata e forzatamente essenziale al punto tale da non conoscere alcun elemento che possa filtrare la minima identificazione in un contesto storico o ambientale. In un buio profondo scorrono i protagonisti nell’anonimato più assoluto, grigi gli uomini, le donne col capo velato di nero, forte richiamo a una cultura attualmente in voga nell’intellighenzia di oggi; tutti in balìa delle proprie emozioni e dei propri sentimenti racchiusi in un eterno conflitto si muovono in un vagabondare senza meta e senza scopo. Fortunatamente la parte musicale apre uno spiraglio di luce su tanto luttuoso percorso regalandoci una direzione, quella di Massimo Zanetti sulla Filarmonica Toscanini, con mano sicura, frutto di percepibile esperienza, creando una bella atmosfera che il mitico coro del Regio curato magistralmente da Martino Faggiani integra con flusso dinamico perfettamente calibrato nei momenti corali di grande suggestione. La ricercatezza dei colori orchestrali suggerisce una gamma di tonalità di forte spicco teatrale e di sonorità incisive dove un’apprezzabile alternativa timbrica tiene in tensione una narrativa ricca nella strumentazione, nel peso e nell’estensione. Il conte di Luna e Azucena sono i personaggi che reggono la sorte degli altri. Del conte di Luna in particolare è nota la veemenza con la quale racconta la sua storia, e George Petean è un conte di Luna di buon timbro, intenso nella vocalità, espressivo soprattutto nella celebre aria del “Balen”, senz’altro uno dei suoi momenti migliori creato con fraseggio ben appropriato. Azucena è l’altro personaggio cardine dell’ingarbugliato dramma; ambigua e cangiante nelle sue alternanze di lucidità e torpore mentale, è ben rappresentata da Enkeleida Shkoza che sottolinea un timbro brunito di ragguardevole estensione e ricco di screziature espressive coronato da un buon fraseggio. Non convince invece la particolare vocalità di Dinara Alieva, una Leonora che non fugge al destino delle altre eroine del melodramma romantico con la morte, alternando momenti belli ad altri più soporiferi. Intenso comunque è il suo “D’amor sull’ali rosee” in cui riesce ad evidenziare una languida emozione intrisa di una sottile inquietudine capace di compensare l’avvio di “una notte placida” poco edificante. Ma l’anello mancante del quartetto sta nella vocalità di Murat Karahan, un Manrico generico, spesso plateale e, guarda caso, la “pira” è l’unico momento felice concluso da un acuto squillante che soddisfa la platea. Infine Carlo Cigni sarebbe un buon Ferrando se mantenesse una linearità nelle note del racconto troppo frammentarie e poi riunite in modo discontinuo. Il cast si completa con le voci di Carlotta Vichi (Ines), Cristiano Olivieri(Ruiz), Enrico Gaudino (il vecchio zingaro) ed Enrico Paolillo (il messo). Innegabile, come già confermata prima, l’autorevole presenza del coro, magnifico in ogni momento.

    Festival Verdi, Parma 2016.

    Claudia Mambelli.

  2. admin

    “Il Trovatore” a Verona.

    Secondo titolo della trilogia popolare verdiana, “Il Trovatore” è stata nel tempo un’opera amata ma altrettanto bistrattata per le vistose licenze e i pesanti riaggiustamenti che hanno spesso alterato la partitura originale del dramma di Gutierrez il cui soggetto passionale a forti tinte, ambientato nel più truce e ferrigno Medioevo, ha sempre evidenziato la posizione ambigua del protagonista maschile, quel Trovatore uomo d’azione che si muoveva però secondo i canoni del teatro romantico in un’ambientazione priva dell’unità di tempo e di luogo. Lo spettacolo firmato da Franco Zeffirelli, che trova collocazione nell’attuale stagione areniana, come sempre monumentale asseconda le convenzioni tradizionali con scene grandiose, successioni rituali e i prescritti equilibri che cedono il passo alla dimensione onirica dei quattro protagonisti, rievocando e vivendo con la fantasia presente e passato intrecciati in un tessuto connettivo fatto di suggestioni musicali. Sul podio dell’Arena di Verona Daniel Oren con direzione solida e sicura, frutto di collaudata esperienza, rispetta un forte impatto teatrale in cui tempi per lo più spediti con sonorità incisive si alternano a una dinamica narrativa poggiata sulle voci, per quanto colore peso ed estensione non sempre rispettino le rispettive tessiture. A partire da Hui He, soprano di grande levatura vocale che però sbaglia in pieno l’attacco, insegue a malapena Oren che le va in soccorso con una sospensione quasi soprannaturale tale da farle riprendere quota, imponendo una Leonora di grande spessore che chiude la scena del chiostro con un’atmosfera sfumatissima dopo un “Tacea la notte placida” e relativa cabaletta periclitante negli acuti. E anche il “Mira d’acerbe lacrime” nella forsennata sovreccitazione sorprende favorevolmente. Violeta Urmana scolpisce Azucena, personaggio cardine della vicenda, ambiguo e cangiante nelle alternanze di lucidità e di torpore mentale; elemento-chiave di una storia torbida tipica dell’800, le cui ricorrenti dicerìe indicavano gli zingari come rapitori di bambini. Il bravo mezzosoprano lituano con accenti di straordinaria suggestione e un colore di fascinosa bellezza affronta il racconto stravolta dall’ossessione vendicativa ma con l’avvolgente tenerezza di una madre, facendo intravedere una nascosta seducente femminilità consolidata da un grande controllo del fiato. “Stride la vampa” chiude il rabbrividire delle intensità sonore con grande effetto. Sul fronte maschile Marco Berti è alquanto discontinuo. E’ dotato di un bel timbro vocale che però spreca in forzature eccessive aprendo i suoni troppo spesso. “Deserto sulla terra” è un esempio di canto sopra le righe. Poi migliora in corso d’opera quando asseconda un’interpretazione più accentuata e un fraseggio più sfumato e chiude con un’attesissima “Pira” che suscita l’entusiasmo del pubblico. Dalibor Jenis è un ingolato Conte di Luna, incapace di addolcire qualsiasi azione interpretativa. Il solo “Balen del suo sorriso” riesce a riscattarlo con un timbro scuro e abbastanza omogeneo, ma non basta. E discutibilissimo è il Ferrando di Sergej Artamonov incomprensibile nel fraseggio oltre misura. Completano il cast Elena Borin(Ines), Antonello Ceron (Ruiz), Victor Garcia Sierra è il vecchio zingaro, mentre Cristiano Olivieri è un messo. Molto incisiva, come si è detto, è la bacchetta di Daniel Oren sull’organico orchestrale veronese ben integrato nell’ottimo coro diretto da Vito Lombardi che segna momenti di grande impatto vocale. Particolarmente suggestivi i ballabili che raramente si ascoltano in quest’opera verdiana e che traggono una forza interpretativa espressiva grazie all’eccezionalità del luogo, fermo restando che Il Trovatore è un’opera essenzialmente d’atmosfera liricheggiante e mal si adatta a un palcoscenico all’aperto, dove fra l’altro ci mette mano pure Giove Pluvio mandandoci a casa anzi tempo e risparmiandoci la scena del carcere.

    Verona, 10 agosto 2016.

    Claudia Mambelli.

  3. Michele Donati

    TROVATORE DI FINE ANNO AL COMUNALE DI BOLOGNA

    Se c unopera dell800 italiano in cui il confine fra romanticismo ed espressionismo si assottiglia in maniera notevole, questa il Trovatore di Giuseppe Verdi. Se inizialmente consideravo questopera un concentrato di stilemi ottocenteschi, appesantita da un libretto oscuramente confuso, col tempo mi sono ricreduto, giungendo a considerare la vicenda di Manrico come il devastante affresco di una familiarit deforme, dominata da passioni squassanti e primitive, accenni involontari alla tragedia greca o, in misura maggiore, a quella di Seneca. Nellatmosfera lugubre e allucinata del Trovatore possibile ascoltare le eco fastidiose di mostri interiori sommersi, tornando in un mondo fiabesco e al contempo mortifero che rivive su un palcoscenico musicale per la penultima volta prima della Turandot pucciniana. Unopera del genere dovrebbe stimolare i registi a cercare sempre nuove soluzioni per la sua realizzazione, ma a quanto pare lo spettacolo di Paul Curran, ripreso a fine anno per il Teatro Comunale di Bologna da Oscar Cecchi, non ha tenuto conto dei numerosi spunti che partitura e libretto offrono. Definire lo spettacolo didascalico muovere unoffesa nei confronti di regie che effettivamente qualcosa insegnano allo spettatore(dacch in greco questo significa): Curran e Cecchi si sono invece limitati a far vestire i personaggi in abiti contemporanei allopera, per lasciare poi gli interpreti a loro stessi sul palcoscenico, a sfoderare le gestualit pi vetuste e polverose del teatro lirico. Non vi era nella messinscena un minimo di scavo concettuale: tutto allinsegna della peggiore tradizione. Ma la Tradizione, di per s, non sarebbe un male, se non fosse, come purtroppo nel nostro caso, testimonianza di incapacit dinnovazione e approfondimento del testo. Questo non fare Teatro. Il versante musicale dellesecuzione risollevava in parte le sorti della serata, che nel caso di questa recensione era il 29 dicembre. Dei quattro protagonisti si distinto un buonissimo Roberto Frontali, Conte di Luna potente nellemissione come un fiume in piena: nella sua elettrica passionalit ha ben delineato un carattere istintivo ma anche, secondo me, venato da un sostrato di struggente malinconia. Stupenda ambiguit dei baritoni della Trilogia Popolare! Anche laltro cattivo della vicenda, Azucena, era interpretato da uneccellente cantante, unAnna Malavasi in grande spolvero. Personalmente avevo gi sentito la sua zingara verdiana a Ravenna due anni fa, e devo dire che ho colto un notevole miglioramento, sottolineando che gi a quel tempo ero rimasto colpito non poco. I suoni gravi sono sicuramente il pezzo forte della Malavasi, che galleggiano perfettamente in maschera (non facile!). Gli acuti la mettono probabilmente un po pi in difficolt, ma non in maniera eclatante. Limpressione che, se valorizzata da un grande direttore, potrebbe meritatamente imporsi allattenzione internazionale, essendo dotata fra l’altro di un forte temperamento scenico.
    Maria Jos Siri ha vestito invece i panni di Leonora: qualche nota stiracchiata in alto ha un po inficiato una prova comunque sufficiente, valorizzata da intenzioni interpretative sicuramente lodevoli e spesso centrate. Nota dolente del quartetto stato il tenore Ji Myung Hoon, un Manrico dozzinale, con voce opaca e privo di una qualsiasi capacit di fraseggio: ogni volta che tentava di avventurarsi in una mezzavoce (sempre molto timidamente) tornava celermente sui sui passi accorgendosi di rischiare il disastro. Lintonazione vacillava negli attacchi: fatto francamente incredibile, che si pu perdonare magari a me (che infatti critico), ma non a un professionista scritturato dal Teatro. Bellissima sorpresa invece stata la voce di Luca Tittoto, Ferrando: un timbro nobile e pregiato, a mio avviso lideale per certi ruoli verdiani di maggior spessore, vista anche la capacit di porgere la frase con eleganza.
    Renato Palumbo ha diretto lOrchestra senza infamia e senza lode: apprezzabile laccentuazine di alcuni momenti in rallentando, che hanno permesso allampia melodia verdiana di respirare viva e palpitante.
    Teatro tutto esaurito. Forse questo laspetto pi positivo del Trovatore bolognese di fine anno: in tempi di crisi la cultura e lArte deve essere ripensata come cura dalla mediocrit e dal grigiore dello Spread.

    Michele Donati

  4. attilia tartagni

    Il Trovatore tratto dal romanzo dello spagnolo Garcia Guitirez e si configura come un racconto popolare dal fascino arcano intriso di visioni notturne e di fantasmi illuminati dalle fiamme, dove amori e odi si intrecciano come tragici strumenti del destino: Azucena divisa fra amore e vendetta, Manrico e il Conte di Luca, inconsapevolmente fratelli e rivali per amore, lalgida Leonora strappata al sogno damore, i castellani oppressi da una tragedia mai dimenticata. Nel quarto atto il destino della zingara e di Manrico imprigionati gi segnato. Verdi usa una soluzione musicale innovativa facendo confluire materiali musicali e vocali in un tessuto melodico che muta continuamente contemplando la scena e il fuori campo. Leonora canta le sue pene damore, il Miserere preceduto dalla campana a morto si ripete pi volte fuori scena (il cantar lontano caro al compositore) e ancora fuori campo si leva la voce di Manrico che da laddio a Leonora. Tre voci distanti ma legate in un unico armonico insieme nel quadro fluido costruito dalla regista Cristina Mazzavillani Muti con lausilio di moderne tecnologie. E realt o frutto dellimmaginazione? Certo un quadro di grande visionariet ed proprio la visione scelta dalla regista per questa lettura di Trovatore fra antiche architetture bizantine, pialasse e archeologie industriali, unattualit che sa di passato e si sposa bene con lo spartito dove gli strumenti classici del cantabile, del tempo di mezzo e della cabaletta si fluidificano in invenzioni melodiche continue, come affascinanti immagini cinematografiche pronte a lasciare il posto alla profondit della scena, alla verit del teatro. Anna Malavasi unAzucena tragicamente verosimile, Luciano Ganci un Manrico carezzevole nel tono lirico e possente nella cabaletta Di quella Pira, Anna Kasyan una convincente Leonora di lungo corso e Alessandro Luongo un buon Conte di Luna. Bene anche Luca DellAmico-Ferrando, Isabel De Paoli-Ines, Giorgio Trucco-Ruiz nel contesto tecnologico influenzato da Vincent Longuemare (light designer), Paolo Miccich (visual design), Alvise Vidolin (sound design). A chi ha gi visto lopera viene a mancare il fattore sorpresa, compensato dallimmensa emozione che regala questopera quando azione orchestrazione canto si amalgamano in un unicum armonioso. E questo lincanto dellopera, lestrema verit della sua finzione..
    La Traviata lopera pi rappresentata nel mondo. Verdi, deluso per il fiasco della prima alla Fenice di Venezia che non scalfiva per minimamente la sua fede nelle scelte compiute (la sua determinazione superava ogni ostacolo), non sapendo se attribuire la colpa dellinsuccesso a se stesso o agli interpreti, scrisse in una lettera : Il tempo decider! . E il tempo gli ha dato ragione, premiando questa incredibile viaggio musicale nella psicologia e nel vissuto di una parigina divenuta prostituta per necessit. Un opera coerente in cui i diversi materiali poetici, drammaturgici, musicali sono perfettamente organizzati intorno a un progetto artistico dalla tinta inconfondibile e di estrema attualit. Violetta, prostituta dalto bordo della Parigi contemporanea, poteva scandalizzare i benpensanti e Verdi si dovette piegare ad accettare costumi risalenti a due secoli prima. Tanti stupendi momenti costellano la trasformazione di Violetta da prostituta a donna redenta dallamore e infine eroina sacrificale fino alla morte vissuta come ingiustizia (Gran Dio morir s giovane) poi con pacata rassegnazione Ascolta, amato Alfredo fra le braccia di quanti ha cari al mondo, compreso il vecchio Germont tornato a chiederle perdono. Avviene nel secondo atto lincontro che le cambia il destino con il vecchio genitore venuto a tutelare il buon nome della famiglia. Si svolge musicalmente in puro declamato classico donizettiano e rispecchia i passaggi emotivi di Violetta, vittima ancora una volta di una societ perbenista e crudele e degli uomini implacabili che lo popolano. Morr! canta disperata, scuotendo stesso Germont (Piangi, o misera.!) consapevole del prezzo che le chiede. Lesplosione successiva di Amami Alfredo completa il percorso ed il fulcro dellopera, di quellamore che palpito e redenzione insieme, il solo capace di restituire dignit alla persona. Il percorso psicologico di Violetta, il suo recupero di dignit, tutto nel primo atto e sembra tratto da un trattato di psicologia quando Freud era ancora di l da venire. Un ruolo impegnativo e straziamte, quello di Violetta, in cui Monica Tarone, un fisico stupendo vibrante di sensibilit musicale, perfetta e originale in molti passaggi, si calata fino in fondo facendo palpitare ogni anima presente. Il riflesso, elemento chiave della regia, ha arredato il palcoscenico spoglio, ha dilatato gli spazi, ha moltiplicato le immagini invadendo di luci i palchi, quasi a coinvolgere lintero teatro nella scena. Niente zingarelle e matador, sostituiti da balli moderni, da allusioni alle eterne violenze praticate sulle donne e visioni allucinatorie. Il frenetico valzer dei salotti parigini si allarga oltre allo spazio scenico abbracciando i primi palchi laterali, dove il bravo Coro Terre Verdiane diretto da Corrado Casati appare sia come partecipe della festa che come osservatore. Monica Tarone traccia i caratteri di un indimenticabile Violetta con proposte vocali originali e grandiosa presenza scenica, affiancata da un altrettanto eccezionale Simone Piazzola, baritono di grande cantabilit e dal fraseggio perfetto. Bulent Bezduz un Alfredo appassionato che deve fare ancora della strada, Flora la brava Isabel De Paoli, Giorgio Trucco (Gastone), Donato Di Gioia (Barone Douphol) Claudio Levantino (Marchese DObigny) e Federico Benetti (dottor Grenvil). Libiamo uno dei brani pi famosi, in qualche teatro lo canta anche il pubblico e ha ispirato i Poderi dal Nespoli che hanno dedicato alla Trilogia dautunno una speciale selezione di vini racchiusi in una elegante confezione, in tiratura limitata, che racchiude Maestoso (Sangiovese di Romagna doc Superiore Riserva), Diapason (Sangiovese di Romagna doc Superiore) e Diesis (Forl Bianco IGT), tre vini ispirati alla musica.
    Elementi comuni alle tre opere? Sono tanti. Lesaltazione della parola cantata recitata, il tempo scenico, luso di suoni non mediati dagli strumenti, i moduli classici, la genialit dei quadri che si susseguono o addirittura si interrompono per sovrapporsi (Rigoletto-Gilda-il Duca)? E sempre Verdi che regge le fila di tutto, questo strordinario burattinaio che ha impresso una direzione nuova al teatro musicale e non solo italiano. Assistervi una sera dopo laltra assemblandole in un disegno ideale, come ha arditamente congegnato Cristina Muti, unavventura sorprendente che emozione e lascia tracce nella nostra sensibilit. Tutto esaurito il Teatro Alighieri, con un afflusso notevole di stranieri e tante facce giovani che questa impresa ha avvicinato allopera, non necessariamente esperti di musica, tantomeno operistica, ma coinvolti nel Verdiweb dove giovani preselezionati hanno inserito considerazioni, fotografie e video girati durante i laboratori. Un grande successo del Ravenna Festival e della regista, con un anno di anticipo sul bicentenario della nascita di Verdi, un compositore in cui ci riconosciamo e ancora di pi ci riconosceremmo se ne sapessimo di pi. La sua vita, intrecciata a quella della nascita della nazione italiana, stata esemplare sotto tanti punti di vista, fino ad accettare la carica di senatore per spirito di servizio che lo sottraeva alla musica. Compose un capolavoro, 0tello a 74 anni e una stupenda opera buffa, Falstaff, a ottanta. Altro che vecchio da rottamare, un genio che ha portato la cultura musicale italiana in tutto il mondo tenendo alta la nostra identit e i nostri valori. Mi auguro che i giovani di Verdiweb lhanno colto questo messaggio e se ne facciano portavoci. La giovent stato un tratto distintivo di questa Trilogia: oltre agli interpreti, tutti giovani, non dimentichiamo lOrchestra Giovanile Cherubini autorevolmente diretta dal M Nicola Pszkowski e la comparsa in Rigoletto del venticinquenne ravennate M Nicola Rivani.

    Attilia Tartagni

  5. alfonso migliorelli

    Il trovatore, della sig.ra Mazzavillani, visto l’autunno scorso, mi ha indignato ed e’ mio parere che ci fossero i termini per richiedere il rimborso del biglietto. Un’opera consta di uno spartito musicale ed un libretto che vanno NON interpretati, ma ESEGUITI NELLA LORO INTEGRITA’; se il consorte della sig.ra si attiene scrupolosamente allo spartito ( e lo fa’ magistralmente )lei DEVE attenersi al libretto! Se uno spettatore, che non conoscesse gia’ l’opera, avesse visto quell’accozzaglia di apparecchiature chimiche, che idea si sarebbe mai fatta del Trovatore? Ho visto due Salome’: in una comparivano individui in moderno doppiopetto, armati di pistola (uno spara, perfino!); in una seconda rappresentazione, alcuni personaggi in smoking si mescolano a soldati prussiani, in una scenografia, a dir poco, imbarazzante; signori, quel fatto si svolge ai tempi di Cristo! Il sig. Lachmann aveva scritto tutt’altra cosa di quanto ci stanno facendo vedere, come ben altra sceneggiatura aveva previsto Cammarano per il trovatore: e allora? Penso che se qualcuno non pone un freno a queste regie, a dir poco, cervellotiche, potremmo trovarci, molto presto, a vedere Violetta che muore in un incidente aereo, compare Alfio che fa’ la pace con Turiddu e si scambiano le rispettive donne ed invece di Escamillo, che esce dall’arena, potrebbe comparire sulla scena Valentino Rossi in groppa alla sua moto. E tanti saluti al classico melodramma. Un escamotage si potrebbe sempre trovare, per tutelare i diritti dello spettatore che entra in teatro convinto di vedere una certa cosa, basta scrivere sulla locandina: ” musica di X, libretto e scenografia riscritti da Y ” , poi ognuno potra’ prendersi i rischi che vuole, senza poter protestare per una eventuale delusione.

  6. Claudio Listanti

    A Jesi ‘Il Trovatore’ tecnologico diretto da Nicola Paszkowski
    Il capolavoro verdiano in un allestimento ideato da Cristina Mazzavillani Muti e con una interessante compagnia di canto.

    Le stagioni liriche del Teatro Pergolesi di Jesi sono sempre molto interessanti perch sono spesso rivolte a porre all’attenzione del pubblico quegli elementi di novit che periodicamente si affacciano nel variegato mondo dell’opera lirica nostrana presentando sia giovani e promettenti interpreti sia spettacoli che cercano e, spesso ci riescono, di rompere con la tradizione.

    Nella stagione 2010, abbiamo assistito ad una molto attesa produzione de Il Trovatore di Giuseppe Verdi, coprodotta con il Teatro Alighieri di Ravenna, il Teatro dell’Aquila di Fermo, il Teatro A. Rendano di Cosenza, il Teatro Comunale di Ferrara ed il Teatro Verdi di Pisa per una fattiva collaborazione che, immaginiamo, abbia gli effetti di contenere i costi, elemento da non scartare visti i tempi che stiamo vivendo.

    Iniziamo l’analisi dello spettacolo iniziando dalla realizzazione visiva, frutto dell’operato di Cristina Mazzavillani Muti che ha concepito una realizzazione ‘tecnologica’ basata sulla virtualit delle proiezioni secondo una pratica che sta progressivamente affermandosi nei teatri lirici di mezzo mondo.

    La Mazzavillani, ben coadiuvata da Alessandro Lai (costumi), Paolo Miccich (visual director) e dalle fondamentali luci di Vincent Longuemare e fotografie di Enrico Fedrigoli, ha utilizzato per la scena molte immagini della sua Ravenna, unendo fotografie di palazzi e chiese antiche a visioni pi rudi di periferie, di fabbriche e di industrie, anch’esse presenti nel tessuto urbano di Ravenna. Il tutto dava alle vicende del capolavoro verdiano la sensazione di avvenimenti ‘senza tempo’ trovando un ideale collegamento tra la vita degli zingari del medioevo che evoca il libretto di Salvatore Cammarano a quella dei giorni d’oggi che li vede spesso ai margini della societ.

    Nel complesso era una visione d’insieme affascinante alla quale l’artista ha abbinato una regia adeguata, creando a volte degli squarci visivi molto suggestivi che lasciavano intravedere i personaggi principali. I movimenti dei personaggi ci sono sembrati molto curati, fedeli a quanto il libretto prescrive.

    Un po’ strideva il fatto che spesso il coro cantava senza essere visto togliendo alla scena quel fascino romantico che Il Trovatore porta con se. Un esempio per tutti sta nella scena iniziale, quando Ferrando con il suo racconto cerca di tenere all’erta i membri del corpo di guardia durante la loro veglia notturna, mettendo cos al corrente lo spettatore dell’antefatto che scatener, poi, tutti i punti salienti della trama.

    Nella scena tutto sembrato un po’ statico togliendo all’insieme l’ambiente da romanzo storico che caratterizza quel momento, anche se, l’idea di porre alcune fiamme sparse nel palcoscenico ne hanno salvaguardato la drammaticit

    I momenti pi belli dello spettacolo sono stati i finali della terza parte e quello dell’opera, entrambi rappresentati utilizzando le immagini della Cripta di San Francesco. Il primo un momento dei pi conosciuti di tutta la storia dell’opera, il matrimonio tra Manrico e Leonora interrotto dalla notizia del rogo di Azucena che induce il protagonista all’atto eroico, ‘Di quella pira’ per intenderci.

    In questi due casi abbiamo ammirato una regia che abilmente fondeva la sensualit della scena d’amore al piglio guerresco, quasi risorgimentale, di Manrico che accorre in soccorso della madre cos come il finale dell’opera, squisitamente verdiano per la sua asciuttezza ed incisivit, che la regia ha reso felicemente coerente con questo modo di vedere il teatro.

    L’altro elemento ‘tecnologico’ stato l’utilizzo di un progetto di spazializzazione dei suoni, un intervento di carattere ‘elettronico’ volto a creare una nuova dimensione nella percezione del suono, vale a dire dare alle voci una precisa posizione nello spazio sonoro. Il curatore di questo progetto Alvise Vidolin dice testualmente che ‘si possono simulare veri e propri spazi virtuali grazie ai quali si trasforma lacustica del teatro in cui avviene lesecuzione ottenendo cos ambienti sonori di dimensioni e caratteristiche acustiche particolari’. (Programma di Sala dell’esecuzione ravennate del 19 e 21 novembre)

    Tale manipolazione, come sostiene sempre Vidolin, ‘viene utilizzata soprattutto per mettere meglio a fuoco alcune idee di regia, come ad esempio lo spazio della cripta dove Leonora canta…. oppure la prima aria di Leonora del quarto atto… in cui la voce notturna echeggia come se andasse alla torre e tornasse aleggiando spinta dal vento’.

    I nostri lettori capiranno benissimo che si tratta di un’operazione molto discutibile che altera la percezione della voce e dell’interpretazione dei cantanti. Il Trovatore un’opera che fin dal 19 gennaio del 1853 vive di luce propria, per una luminosit che nel corso di questi anni non si mai offuscata.

    Come sostiene Silvio D’Amico nella sua straordinaria Storia del Teatro Verdi fu ‘il pi grande uomo di teatro’ dell’800. Il Trovatore una delle opere pi grandi mai scritte, in essa Verdi fu molto attento alla drammaturgia ed alle caratteristiche spaziali ci pens lui stesso inserendo in essa molti colpi ti teatro, come le voci fuori campo, utilizzate per ben tre volte, entrata di Manrico nella prima parte, l’allontanamento degli zingari dal campo (prima scena della seconda parte) ed il magistrale ‘Miserere’ con uno straordinario effetto di lontananza.

    Chi scrive non persona restia alle novit; siamo convinti che la ‘spazializzazione’ sia molto efficace quando parliamo di opere musicali che prevedono nel loro tessuto connettivo questa forma di diffusione del suono. Sappiamo che Vidolin ha collaborato con molti grandi musicisti del nostro tempo, Nono, Guarnieri, Berio, Clementi , Donatoni, quindi artista molto abile che,con molto interesse, andremo sempre ad ammirare quanto produce. Nel Trovatore l’operazione , a nostro parere, inutile e, oltretutto, vanifica i benefici sonori che un’acusitca superba come il Pergolesi di Jesi pu dare.

    Per quanto riguarda la compagnia di canto le condizioni di ascolto delle quali abbiamo prima parlato non ci consentono un giudizio equilibrato in quanto l’utilizzo di diffusori sonori ne falsa l’ascolto.

    Possiamo solamente dire che, comunque, ci sembrata molto equilibrata ed omogena con un bravo Antonio Coriano (Manrico) che ci ha fatto ascoltare le quartine della pira e la risposta sul coro prima dell’acuto finale della ‘pira’, fatto che avviene di rado anche con pi titolati tenori. Poi Anna Kasyan una sensuale, dolce e drammatica Leonora, Anna Malavasi (Azucena) dotata di piglio scenico e di un colore grave molto interessante, Dario Solari un Conte di Luna trascinante e appassionato assieme all’efficace Ferrando di Deyan Vatchkov.

    Laura Baldassarri (Ines), Giorgio Trucco (Ruiz-Un messo) e Diego Manto (un vecchio zingaro) completavano il cast, una compagnia di cantanti molto attenta alle inidcazioni registiche ma anche alla felice impostazione verdiana che il direttore Nicola Paszkowski ha dato alla sua interpretazione molto ben coadiuvato dall’ Orchestra Giovanile Luigi Cherubini dimostratasi ancora una volta composta da ottimi strumentisti. Di rilievo anche la prestazione del Coro del Teatro Municipale di Piacenza condotto da Corrado Casati.

    Al termine della recita (27 novembre) il pubblico che gremiva al limite della capienza lo splendido Teatro Pergolesi ha applaudito a lungo tutti gli interpreti.

    Claudio Listanti
    claudio.listanti@voceditalia.it

  7. Attilia Tartagni

    Il Trovatore in scenografia digitale avvince il pubblico del Teatro Alighieri
    di Ravenna

    I personaggi del Trovatore, una delle opere della trilogia popolare di G: Verdi pi amata dal pubblico di tutto il mondo, gravitano in una scena digitale che la regista Cristina Mazzavillani Muti ha voluto contestualizzare in panorami urbani ed extraurbani ravennati, brumose campagne, specchi dacqua valliva, architetture bizantine e post-industriali di suggestiva bellezza ed efficacia comunicativa. Il dramma a tinte fosche che Salvatore Cammarano ha tratto dal dramma di Gutirrez intriso di struggenti passioni e umane follie, fondato sulle dicotomie presente – passato, amore – odio, razionalit – istinto continua a sprigionare, anche in chiave moderna pseudo cinematografica il fascino delle cose arcane e delle visioni oniriche, mantenendo intatto il pathos della parola cantata e mescolando armonicamente musica, canto e tecnologie grazie a uno staff di giovani interpreti particolarmente preparato e affiatato. Questo Trovatore del 19 novembre, che riprende quello prodotto da Ravenna Festival nel 2003 notevolmente migliorato, approder nei teatri di Jesi, Fermo, Cosenza, Ferrara e Pisa senza particolari problemi di trasporto, con un computer e un softwhare. La georgiana Anna Kasyan (attualmente canta nel Mos diretto dal M Muti a Roma) da vita a Leonora, agile e drammatica quanto richiede la parte. Il tenore Piero Pretti un Manrico credibilissimo, fisicamente e vocalmente perfetto. Il pubblico lo attende al varco dellaria Di quella pira….ed un trionfo, viene applaudito lunghissimamente. Anche la scena suggestiva, svuotata di ogni filtro, spoglia e illuminata da luci bianche in controluce, Manrico e i suoi soldati a spada levata, un omaggio verdiano all’irruenza giovanile e alla virilit. . Molto apprezzata anche il mezzo soprano catanese Clara Calanna nel ruolo di Azucena, intensa ed espressiva, fisicamente imponente e scarmigliata, verosimile nel ruolo inverosimilmente drammatico della zingara che per vendetta brucia il proprio figlio invece di quello del conte, perseguitata fino all’ultimo quadro dai suoi demoni che fugano ogni prospettiva di quiete (la sognante aria Ai nostri monti ritorneremo) e la inducono a chiudere il cerchio della vendetta con lultimo grido Sei vendicata o madre.. Storia di sentimenti forti, esasperati, di fratelli rivali che si odiano ma non riescono a ferirsi mortalmente, di una madre amorosa che diventa strumento di vendetta, di un potente Conte di Luna che si scioglie nel languore amoroso de Il balen del tuo sorriso a cui presta abilmente la voce il baritono Alessandro Luongo. Tutti diversi i cantanti dei due cast ad eccezione della ravennate Laura Baldassari e di Giorgio Trucco che propongono correttamente il ruolo di Ines e di Ruiz. Nicola Paskowski, debuttante nel Trovatore, dirige con sicurezza l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini che supera brillantemente l’ardua prova. Il popolo, eterno protagonista verdiano, impersonato dal Coro del Teatro Municipale di Piacenza diretto dal M. Corrado Casati. Ideatrice scenica oltre che regista Cristina Mazzavillani, affiancata da Paolo Miccich, Visual director che ha utilizzato alterandole, sfarinandole, rendendole vive le belle fotografie di Federico Fedrigoli., l’illuminotecnica di Vincent Longuemare, i costumi senza tempo di Alessandro Lai. Forse qualche patito del melodramma di tradizione arriccer il naso di fronte alla Fabbrica Vecchia che ospita il racconto di Ferrando (il basso Luca d’Amico) .o il silos della Sarom che offre desolato sfondo al racconto della zingara, ma lo spirito, il pathos, la forza lirica del Trovatore c’ tutta, esaltata dai passaggi dal trillo della gioia amorosa alla pi cupa drammaticit. Il ricorso a tecniche di espansione della voce stato un po’ accentuato, ma una caratteristica delle note di regia della signora Muti, gi proposta nella Traviata per enfatizzare certi momenti spazializzando il suono nel teatro, che in ogni caso non in grado di modificare le caratteristiche vocali degli interpreti. Tutto filato armonicamente fino al tragico finale, quando, fugati definitivamente i sogni d’amore e di riscatto, la scena si riempita della luce abbagliante della realt di un destino ormai compiuto. Poi gli interpreti e tutto lo staff di regia sono usciti per il bagno di applausi.

    Ravenna, 21 novembre 2010

    Attilia Tartagni

  8. Michele Donati

    Ottima la messinscena della Mazzavillani Muti, meno il versante musicale
    UN TROVATORE DALLE MOLTE OMBRE INAUGURA LA STAGIONE DELLALIGHIERI
    Il tenore Andrea Coriano protagonista di una prova da dimenticare

    RAVENNA. Anche il teatro Alighieri di Ravenna riapre finalmente i battenti per la stagione di lirica 2010-2011, e lo fa con unopera da sempre nel cuore del pubblico, Il trovatore, andato in scena venerd 19 e domenica 21 novembre.
    Il teatro ha riproposto lallestimento gi usato nel 2003 per il Ravenna Festival firmato da Cristina Mazzavillani Muti, ormai esperta di regie operistiche. La Muti ha firmato uno spettacolo che rende pienamente onore alla celebre partitura verdiana, cos cupa e continuamente pervasa da sfumature sadicamente noir: pur avvalendosi esclusivamente di proiezioni (ovvero fotografie raffiguranti Ravenna), gli spazi risultavano comunque assai ben gestiti e riempiti, e ben trasmettevano allo spettatore langoscia statica e la frenesia rovente della vicenda.
    Per quanto riguarda il versante musicale, bisogna purtroppo dire che le ombre sono state superiori alle luci, e che queste non sono state bastanti ad illuminare loscurit fattasi piuttosto fitta.
    Il direttore Nicola Paszkowski si lasciato prendere un po la mano in certi punti, sfociando in fastidiose sonorit bandistiche: un errore gravissimo nel dirigere questo Verdi, che, bench sotto apparenze che possono essere scambiate per brutali facilonerie, distilla nella partitura numerose indicazioni e raffinatezze che meriterebbero di essere poste in risalto, cosa che puntualmente non accaduta.
    I quattro protagonisti della recita domenicale vanno invece posti su due piani differenti, anche se non molto distanti.
    Nel ruolo di Azucena si distinta Anna Malavasi, dalla resistentissima voce mezzosopranile a mio avviso adattissima a questo ambiguo personaggio. La vendicativa zingara stata per resa dalla Malavasi con un eccesso di fervore: linea vocale quasi perfetta, fraseggio interessante, ma interpretazione eccessiva per una parte che non richiede simili effettismi.
    Un discorso in parte differente si pu fare per Dario Solari, il Conte di Luna: la voce calda, molto bella nei legati, ma il personaggio inesistente. Si potrebbe benissimo pensare di assistere a un recital se non fosse per i costumi e le scene.
    Per Leonora di Simge Buyukedes viene da dire che la morte per avvelenamento giunga troppo tardi, dopo tutte quelle arie maciullate da una vocina che alcuni chiamano raffinata mentre io addito come piccola e inadatta al repertorio. Gli acuti sono emessi malamente, ma ancor peggio che tali note non sono certamente quelle scritte da Verdi, almeno ch questultimo non avesse intrapreso col Trovatoresperimentazioni arditamente dissonanti finora a me sfuggite.
    Per concludere in bellezza, ho tenuto per ultimo il Manrico di Antonio Coriano, che inizialmente mi aveva fatto pensare di essere presente ad un recita di Pagliacci. Scherzi a parte la voce, potenzialmente carina, a lungo andare per stancava per la monotonia del fraseggio e lerrata emissione, che la rendeva opaca, poco squillante specialmente negli acuti. La celeberrima cabaletta Di quella pira stata cantata con evidente affanno, e lacuto finale parso, se non sballato, sicuramente strano. Davvero desolante il fatto che il pubblico, ignaro degli spasmi che in quel momento colpivano nella sua tomba gli inermi resti del povero Verdi, abbia chiesto il bis senza, per fortuna, ottenerlo.
    La stagione dellAlighieri appena iniziata, e ci si auspica dunque un repentino miglioramento della situazione, vista la qualit che il Teatro stato sempre, fino a questo momento, in grado di offrire.

    Michele Donati

  9. admin

    Verona nel segno di Zeffirelli.
    Il colore esotico nel Trovatore verdiano.

    Porta la firma di Franco Zeffirelli lottantottesimo Festival dellArena di Verona; una firma di forte richiamo e di innegabile successo che puntualizza la regia delle cinque opere in cartellone negli
    spazi areniani , perseguendo quel filone legato alla tradizione per eccellenza di un teatro operistico depositario degli ultimi bagliori di un mondo destinato a una svolta decisiva. E la sua grande tradizione gode di un momento tipico del melodramma barocco nella realizzazione del Trovatore verdiano ambientato nella truce e ferrigna Spagna medioevale carica di vitalit e di passione rovente che si rif al dramma di Antonio Garcia-Gutirrez risalente al 1836; ma anche una Spagna che vive di un colore esotico sul contrasto di unambientazione romantica nella visione notturna del palazzo dellAliaferia dove si svolgono il primo e il quarto atto,e il fiammeggiante accento dei gitani
    di Biscaglia e di Aragona che rimanda al serpeggiante rogo della pira in un intreccio di scontri passionali portati a unincandescenza che profuma tanto di verismo. Cos Franco Zeffirelli ambienta il suo Trovatore giocando sulla visione turrita dei bastioni, dove la torre centrale magicamente depositaria di un mondo nascosto che nella scena del chiostro d vita ai bagliori fiammeggianti del pi sfacciato barocco nella realizzazione di unantica chiesa in cui campeggia una crocifissione in oro abbagliante,in netto contrasto con la lugubre visione della prigione scaturita nellatto finale.
    Nellintricata vicenda il Conte di Luna e Azucena dovrebbero essere depositari della sorte degli altri personaggi, ma in questo caso lesempio pi eclatante di vocalit eccelse porta il nome di
    Manrico e Leonora, rispettivamente Marcelo Alvarez e Sondra Radvanovsky, splendida coppia del Trovatore areniano. Lei una Leonora che non fugge al destino delle eroine romantiche, fascinosa nella vocalit forte di una dolcezza ricca di abbandoni, di suoni seducenti e carezzevoli che evocano uno scenario di notturna volutt. Tacea la notte placida brilla di una sognante dolcezza nel colore sontuoso di Sondra Radvanovskj che nel Mira dacerbe lacrime si colora di unatmosfera esaltata, per risplendere nello splendido Damor sullali rosee su cui si impone il suo bellissimo timbro immerso in una dolente atmosfera di cupo romanticismo. Marcelo Alvarez ilManrico tipicamente romantico delleroe vilipeso dalla sorte che, con vocalit superba animata da un fraseggio ben articolato gioca su unintonazione pressoch perfetta in cui dolcezza e incisivit
    sono un tuttuno con la morbida scorrevolezza di una linea ineccepibile. Dimitri Hvorostovskj un Conte di Luna ingolato,a tratti opaco e periclitante negli acuti, che nel celebre Balen del suo
    sorriso d unimmagine di rilassatezza priva di ogni flessuosit, suffragata dalla bacchetta di Marco Armiliato in pi occasioni scopertamente lenta. Solo nel Tu mia, tu mia, ripetilo riesce a rivelare la sensualit del suo amore per Leonora. E deludente anche la zingara di Marianne Cornetti, personaggio cardine della vicenda, cangiante nellalternare lucidit e torpore mentale. Loscuro orrore che lentamente emerge dallinconscio in Stride la vampa vissuto su un tono sommesso dove i forte producono un effetto inquietante di sbandamento. Intenso e bravissimo Roberto Tagliavini nel ruolo di Ferrando che narra lantefatto della vicenda agli armigeri del Conte di
    Luna. Di due figli vivea padre beato un andante mosso su cui il giovane basso parmigiano gioca sottolineandone larcano contenuto,assecondato da unatmosfera permeata di un romanticismo da
    ballata, e ricco di un bellissimo fraseggio forte di intenzioni espressive. Completano il cast la voce squillante di Vincenzo Di Nocera nel ruolo del messo, Antonello Ceron nei panni di Ruiz,lo zingaro
    di Alessandro Reschitz e Ines interpretata da Mirjam Tola. Un plauso particolare va alla compagine corale dellarena veronese sorretta abilmente da Giovanni Andreoli che ben sottolinea le pagine pi
    intense nella ricchezza delle ombreggiature di Vedi le fosche notturne creando unatmosfera ricca di rara suggestione. Troppo spesso lenta la bacchetta di Marco Armiliato nel sostenere i tempi
    dellorganico veronese che sottolinea la delicatezza del tessuto verdiano limando alleccesso gli scontri passionali. Particolare da sottolineare sono i balletti da grand-opra scritti da Verdi nel Trouvrenella scena dellaccampamento,offrendo un colore locale spagnoleggiante e zingaresco che sotto il profilo pittorico attingono elegantemente dal contemporaneo Trouvre di Honor Daumier.

    Verona , 11/08/2010.
    Claudia Mambelli.

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