Vedova Allegra The Merry Widow Die lustige Witwe

Posted by on July 5, 2020

Arena di Verona 1999 Cecilia Gasdia Luca Canonici Federica Bragaglia Aquiles Machado Fabrizio Frizzi Anton Guadagno Andrea Bocelli https://www.raiplay.it/video/2020/06/operetta—la-vedova-allegra-bbea8bdc-1b20-4fa3-8524-e6b32ff5b180.html 1991 Teatro dell’Opera Roma Regia Mauro Bolognini Raina Kabaiwanska, Luca Canonici, Silvano Pagliuca, Mikael Melbye, Elio Pandolfi e Daniela Mazzuccato Primo ballerino Raffaele Paganini Conductor Daniel Oren https://metoperafree.brightcove.services/?videoId=6147836842001 Conductor Sir Andrew Davis Regia Susan Stroman Set designer Julian

Arena di Verona 1999

Cecilia Gasdia Luca Canonici Federica Bragaglia Aquiles Machado Fabrizio Frizzi Anton Guadagno Andrea Bocelli

https://www.raiplay.it/video/2020/06/operetta—la-vedova-allegra-bbea8bdc-1b20-4fa3-8524-e6b32ff5b180.html

1991
Teatro dell’Opera Roma

Regia Mauro Bolognini

Raina Kabaiwanska, Luca Canonici, Silvano Pagliuca, Mikael Melbye, Elio Pandolfi e Daniela Mazzuccato

Primo ballerino Raffaele Paganini

Conductor Daniel Oren

https://metoperafree.brightcove.services/?videoId=6147836842001

Conductor
Sir Andrew Davis

Regia
Susan Stroman

Set designer
Julian Crouch

Costume designer
William Ivey Long

Lighting designer
Paule Constable

Sound designer
Mark Grey

Choreographer
Susan Stroman

English version by Jeremy Sams

Vicomte Cascada
Jeff Mattsey

Baron Mirko Zeta
Sir Thomas Allen

Valencienne
Kelli O’Hara

Sylviane
Emalie Savoy

Olga
Wallis Giunta

Pr Askowia
Margaret Lattimore

Camille de Rosillon
Alek Shrader

Raoul de st. Brioche
Alexander Lewis

Kromow
Daniel Mobbs

Pritschitsch
Gary Simpson

Bogdanovitch
Mark Schowalter

Njegus
Carson Elrod

Hanna Glawari
Renée Fleming

Count Danilo Danilovitch
Nathan Gunn

Woman
Andrea Coleman

Maître d’
Jason Simon

Grisettes
Lolo Synthia Link
Dodo Alison Mixon
Joujou Emily Pynenburg
Froufrou Leah Hofmann
Cloclo Jenny Laroche
Margot Catherine Hamilton

Regia Damiano Michieletto

Teatro dell’opera di Roma 2019

Conductor Constantin Trinks

Nadia Mchantaf (Hanna Glawri)
Paulo Szot (Danilo)
Adriana Ferfecka (Valencienne)
Anthony Michaels-Moore (Baron Zeta)
Peter Sonn (Camille)
KarlHeinz Macek (Njegus)
Simon Schnorr (Vicomte)
Marcello Nardis (Raoul)
Robertto Maietta (Kromow)

Gennaio 2018

Direzione d’orchestra GIOVANNI DI STEFANO
Regia ANDREA MERLI e RENATO BONAJUTO

Barone Mirko Zeta ARMANDO ARIOSTINI
Valencienne MARTA CALCATERRA
Conte Danilo Danilovitsch MAURO BONFANTI
Hanna Glawari MANUELA BISCEGLIE
Camille de Rosillon NESTOR LOSAN
Raoul de St Brioche STEFANO CONSOLINI
Visconte Cascada STEFANO MARCHISIO
Bogdanowitsch FRANCESCO NAPOLEONI
Silvyane VIRGINIA MC INTYRE
Kromow SAVERIO BAMBI
Olga FEDERICA PIEROPAN
Pritschitsc SIMONE MANZOTTI
Praskowia TERESA GARGANO
Njegus MAX RENÈ COSOTTI
Con la straordinaria partecipazione di
DANIELA MAZZUCATO

Scene e costumi ARTEMIO CABASSI
Coreografie SOFIA LAVINIA AMISICH
Luci IVAN PASTROVICCHIO

Direttore di scena ERMELINDA SUELLA

ORCHESTRA TALENTI MUSICALI
CORO SAN GREGORIO MAGNO
Maestro del coro MAURO ROLFI

Corpo di ballo
ROCCO ASCIA, GABRIELLA CAPUANO, VITO CARRETTA,
MARTA CASTELLETTA, PAMELA EMMA, ASYA PRAVATO,
ANDREA ROMA
Edizioni EDWIN F. KALMUS & CO., Inc. Publishers of Music,
Boca Raton, Florida

Produzione
FONDAZIONE TEATRO COCCIA

La vedova allegra con Elena D’Angelo previsto per la rassegna Operetta il 1° marzo a Faenza andrà in scena domenica 26 aprile alle ore 16

Pubblicato da Elio Crociani su Giovedì 21 dicembre 2017

LA VEDOVA ALLEGRA
APRE LA STAGIONE LIRICA 2017-2018

AL TEATRO FILARMONICO TRA LUSTRINI E CAN-CAN

DAL 17 AL 31 DICEMBRE 2017

Domenica 17 dicembre 2017 alle ore 15.30 torna al Teatro Filarmonico un titolo molto amato dal grande pubblico: La vedova allegra di Franz Lehár. L’operetta in tre atti darà il via alla Stagione 2017-2018 della Fondazione Arena di Verona e accompagnerà il pubblico fino alla notte di San Silvestro, per festeggiare con una musica appassionante e balli coinvolgenti l’arrivo dell’anno nuovo.

L’allestimento della Fondazione Arena di Verona, che ha debuttato al Filarmonico nel febbraio 2005 e da allora ha sempre riscosso grande successo, porta la firma di Gino Landi per regia e coreografia, Ivan Stefanutti per le scene e William Orlandi per i costumi. In questa edizione, la regia è ripresa da Federico Bertolani e le coreografie da Cristina Arrò.

Per la prima volta dal podio scaligero, il giovane e affermato direttore spagnolo Sergio Alapont è chiamato a dirigere l’Orchestra areniana, il Coro preparato da Vito Lombardi, il Ballo coordinato da Gaetano Petrosino e le grandi voci soliste in programma.

Repliche: martedì 19 dicembre, ore 19.00 – giovedì 21 dicembre, ore 20.00 – sabato 23 dicembre, ore 15.30 – mercoledì 27 dicembre, venerdì 29 dicembre, domenica 31 dicembre ore 20.30 (fuori abbonamento).

Sfarzi, Can-Can, gag divertenti e intrighi amorosi saranno gli ingredienti per gustose serate all’insegna della grande musica e del divertimento al Teatro Filarmonico in occasione delle festività natalizie. Per 7 recite dal 17 al 31 dicembre l’ambientazione scintillante e la trama coinvolgente de La vedova allegra di Franz Lehár accompagneranno il pubblico in un’atmosfera dorata e fiabesca, “molto femminile e tradizionale… perché la gente vuole sognare” come ha suggerito lo stesso regista Gino Landi in un’intervista del 2005. E dopo lo straordinario successo ottenuto quell’anno e confermato nel 2014, oltre alle recite in abbonamento sono proposte altre tre rappresentazioni fuori abbonamento nelle serate del 27, 29 e 31 dicembre, con inizio alle ore 20.30.

La vedova allegra (Die lustige Witwe) oltre ad essere ancora oggi la più celebre delle operette, è stata uno dei più grandi successi viennesi del XX secolo e può essere considerata un’importante chiave di lettura del genere nel suo complesso. La vicenda è tratta da L’attaché d’ambassade, commedia del 1861 di Henri Meilhac, uno dei più grandi librettisti di Jacques Offenbach, e messa in libretto da Victor Léon e Leo Stein che affidano la stesura della partitura a Franz Lehár. La prima rappresentazione dell’operetta avviene al Theater an der Wien il 30 dicembre 1905 sotto la direzione dello stesso compositore suscitando nel pubblico un enorme entusiasmo tanto che il titolo resterà in cartellone per mesi registrando sempre il tutto esaurito, per poi approdare anche all’estero. Tradotta in ben 25 lingue, La vedova allegra sarà oggetto di diverse trasposizioni cinematografiche già dal 1907.

L’azione si svolge in una Parigi ancora capitale della Belle époque ed i personaggi sono nobili e alti funzionari dell’ambasciata dello Stato immaginario di Pontevedro, nell’Europa centrale, sull’orlo della bancarotta. L’operetta si svolge giocando sui temi tipici del genere: il soggetto sentimentale, l’ambientazione falso-storica, le danze (soprattutto il valzer con il suo sottile erotismo), il matrimonio, l’infedeltà, il denaro, la politica e l’eccentrica mondanità aristocratica, fatua e donnaiola. Su tutto questo, tuttavia, aleggia una sensazione di decadenza, di un mondo che sta per morire, seppur dipinto in modo gioioso e festante, come si volesse rispecchiare la situazione dell’Austria tra Ottocento e Novecento. Il clima in cui questo lavoro nasce è difatti caratterizzato da una società che preferisce abbandonarsi agli slanci sentimentali e alle frenesie di canzoni e operette, piuttosto che ammettere con consapevolezza di vivere in un periodo di crisi. Da questo parte la lettura registica di Gino Landi, che mette ben in evidenza queste tematiche, ricreando fasti e ricchezze per una Vedova «allegra, come dice il titolo… uno spettacolo molto leggero ma di grandi prestazioni», che nel terzo atto si arricchisce di un estratto del balletto Gaité Parisienne di Jacques Offenbach e Manuel Rosenthal culminante con il popolarissimo quanto sfrenato Can-Can.

Altra peculiarità da sottolineare nella visione registica di Landi, è la scelta ormai da anni vincente di affidare il ruolo di Njegus ad un’attrice, anziché ad un comico, per esaltare ancora di più la femminilità dell’allestimento: ritroveremo quindi la geniale Marisa Laurito alle prese con le furberie del ruolo e le trovate più esilaranti.

Tra le voci protagoniste, graditi ritorni di interpreti amati dal pubblico del Filarmonico, a partire dall’avvenente Hanna Glawari di Mihaela Marcu (17, 23, 27, 31/12), che per alcune recite si darà il cambio con Elisa Balbo (19, 21, 29/12) accanto all’amato Conte Danilo Danilowitsch impersonato da Enrico Maria Marabelli. Vestirà quindi i panni del Barone Mirko Zeta Giovanni Romeo, di fianco alla Valencienne di Desirée Rancatore (17, 21, 27, 31/12) e Lucrezia Drei (19, 23, 29/12). Interpreteranno il diplomatico Camille de Rossillon Giorgio Misseri (17, 21, 27, 31/12) e Francesco Marsiglia (19, 23, 29/12), mentre nel Visconte Cascada troveremo Francesco Paolo Vultaggio e in Raoul de St. Brioche Stefano Consolini. Completano quindi il cast nuove interessanti voci, al loro debutto sul palcoscenico del Teatro Filarmonico: Daniele Piscopo in Bogdanowitsch e Serena Muscariello in sua moglie Sylviane; Andrea Cortese per Kromow, Lara Rotili nel ruolo di Olga, Nicola Ebau per Pritschitsch e Francesca Paola Geretto nella consorte Praškowia.

La produzione impegna Orchestra, Coro, Ballo e Tecnici dell’Arena di Verona.

Dicembre 2017

Domenica 17 dicembre, ore 15.30 (Prima)

martedì 19 dicembre, ore 19.00 – giovedì 21 dicembre, ore 20.00 – sabato 23 dicembre, ore 15.30

mercoledì 27 dicembre, venerdì 29 dicembre, domenica 31 dicembre ore 20.30 (fuori abbonamento)

LA VEDOVA ALLEGRA

Operetta in tre atti

Musica di Franz Lehár

Nel terzo atto è stata inserita parte del balletto Gaité Parisienne di Jacques Offenbach e Manuel Rosenthal

Ed. Mario Bois, Parigi. Rappresentante per l’Italia Casa Ricordi, Milano

Direttore Sergio Alapont

Regia e Coreografia Gino Landi

Regia ripresa da Federico Bertolani

Scene Ivan Stefanutti

Costumi William Orlandi

Personaggi e interpreti

Barone Mirko Zeta Giovanni Romeo

Valencienne Desirée Rancatore (17, 21, 27, 31/12)

Lucrezia Drei (19, 23, 29/12)

Conte Danilo Danilowitsch Enrico Maria Marabelli

Hanna Glawari Mihaela Marcu (17, 23, 27, 31/12)

Elisa Balbo (19, 21, 29/12)

Camille de Rossillon Giorgio Misseri (17, 21, 27, 31/12)

Francesco Marsiglia (19, 23, 29/12)

Visconte Cascada Francesco Paolo Vultaggio

Raoul de St. Brioche Stefano Consolini

Bogdanowitsch Daniele Piscopo

Sylviane Serena Muscariello

Kromow Andrea Cortese

Olga Lara Rotili

Pritschitsch Nicola Ebau

Praškowia Francesca Paola Geretto

Njegus Marisa Laurito

ORCHESTRA, CORO, BALLO E TECNICI DELL’ARENA DI VERONA

Maestro del Coro Vito Lombardi

Coordinatore del Ballo Gaetano Petrosino

Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese

Allestimento della Fondazione Arena di Verona

1991 Teatro dell’Opera di Roma
Regia Mauro Bolognini
Raina Kabaiwanska
Luca Canonici
Daniela Mazzuccato

Conductor Daniel Oren

3 comments on “Vedova Allegra The Merry Widow Die lustige Witwe

  1. Daniele Rubboli

    AL CIRCOLO “A. VOLTA” DI MILANO
    UNA FESTEGGIATA VEDOVA ALLEGRA

    Per la prima volta, nella sua storia ultracentenaria, il celebre Circolo A. Volta di via Giusti 16 a Milano, ha ospitato nel suo delizioso teatro privato una operetta integrale. L’evento stato realizzato dal Laboratorio Lirico Europeo di Milano diretto da Daniele Rubboli che ha messo in scena una festeggiatissima edizione di “Vedova allegra” con la regia di Walter Rubboli il quale, interpretando anche il ruolo di Niegus, si meritato un personalissimo successo.
    Pareva di essere a una prima della Scala per l’assoluta eleganza del pubblico che ha affollato il Circolo Volta per questa occasione: donne in lunghi abiti da sera con sfoggio di alta gioielleria e uomini elegantissimi, come la scenografia dei locali suggerisce.
    Tiziana Scaciga Della Silva, con la sua strepitosa eleganza, sia nel cambio dei vari abiti di scena, sia nel canto che in lei ha una naturale nobilt sia che canti l’operetta sia che interpreti Mozart o Puccini, stata un’Anna Glavary fascinosa, confermando come attualmente sia la miglior interprete di questo personaggio nel panorama sopranile italiano di oggi.
    Con lei la bella Elena Franceschi di Piacenza stata una Valencienne piena di brio e vivacit sia scenica che vocale, ben affiancata dai tenori Andrea Bragiotto, un Camillo de Rossillon da manuale, e Marco Ferrari che, nell’interpretare il Conte Danilo, sa dare al personaggio il giusto tono del disincantato sciupafemmine.
    Nel ruolo del Barone Zeta lo stesso Daniele Rubboli, direttore artistico della produzione, ha confermato quanto possa trovarsi a suo agio anche nei ruoli di attore, meritando applausi a scena aperta e suscitando le risate del pubblico nei numerosi “duetti” con Niegus (suo figlio Walter).
    Meritatissimi applausi anche per il Kromov dell’attore Paolo Angelini, semplicemente geniale nelle sue caratterizzazioni.
    Trascinante direzione musicale di Debora Mori e applauditissime le coreografie di Walter Panzetti eseguite dagli artisti di Danzacolcuore. (n.p.c.)

  2. Giosetta Guerra

    pubblicato su gliamicidellamusica.net

    Operetta & Musical

    “La vedova allegra” raccontata da Daverio e illustrata da Pizzi

    Compostezza asburgica e humor inglese

    di Giosetta Guerra

    MILANO – Teatro alla Scala, 18 novembre 2008.
    Ce lhanno proposta in tutte le salse e ci sempre piaciuta, perch ci che attrae in questa operetta la notissima e piacevolissima musica di Franz Lhar e ci che induce al divertimento la dinamica teatrale basata sul contrasto tra la credibilit dei sentimenti espressi dalla musica e dal canto e la demistificazione della verosimiglianza operata dal testo parlato. AllArena di Verona avevano ospitato Andrea Bocelli con arie dopera nel salotto di Hanna Glavari, a Prato Simona Marchini vi aveva inserito cantanti e attori come Emi Stewart e Lino Banfi, a Roma Vincenzo Salemme aveva proposto una Vedova napoletana, sempre rispettando lalternarsi di parti recitate con parti cantate, ma cos, come stata allestita alla Scala La vedova allegra non lavevamo ascoltata mai.

    A dire il vero stata una Vedova piuttosto anomala, in quanto pi che di una classica messa in scena si trattato di una sorta di lezione concerto, utilissima per i novizi, ma, guarda caso, piacevole anche per i veterani. In pratica lanomalia sta nel fatto che tutti i dialoghi parlati sono stati eliminati e in sostituzione ogni singola scena musicale era presentata e commentata, con compostezza asburgica velata di humor inglese, nientemeno che da quel gran affabulatore che Philippe Daverio, il Njegus della situazione, in frac con camelia e decorazioni, il quale, senza seguire pedissequamente un testo prestabilito, andato a braccio e non si fatto mancare pungenti riferimenti alla situazione politica italiana passata e presente.
    Qualcuno ha mugugnato, ma tale scelta stata invece azzeccata, visto che loperetta Die Lustige Witwe, appunto, era cantata in tedesco, secondo il libretto originale di Lon e Stein, e figuriamoci che noia mortale sarebbe stato non capire niente dei dialoghi parlati. Il pubblico stato coinvolto e si divertito molto, perch ha seguito perfettamente ci che stava succedendo in palcoscenico.
    Sul versante vocale nulla di stratosferico (ho ascoltato il secondo cast), ma molto meglio di una qualunque compagnia di giro, che dovrebbe stare attenta a cimentarsi con operette che hanno tutti i crismi dellopera lirica, come appunto La vedova allegra.

    Wolfgang Bankl (Barone Zeta) un baritono di peso medio, Anna Maria Labin (Valencienne, sua moglie) un soprano leggero e scintillante con belle e fluide espansioni acute, Daniel Behle (Camille, suo corteggiatore) un tenore leggero, musicale e delicato, che si esprime con sentimento e tiene una linea di canto melodiosa, inoltre svetta con disinvoltura in zona acuta e sovracuta, Nancy Gustafson (Hanna Glavari, la vedova) fa affidamento su una consolidata arte vocale e scenica, usa bene una voce scintillante non troppo estesa di soprano leggero, canta La Vilja con voce pulita, bei filati, buona messa di voce, Mathias Hausman (il conte Danilo) un baritono brillante, con note gravi corpose e una zona alta delicata, un bel ragazzo e canta bene. Tutti i personaggi, compresi i numerosi altri dei ruoli minori, hanno dimostrato grandi capacit attoriali, le grisettes e tutto il corpo di ballo, preparato in modo egregio da quel fantasioso coreografo che Gheorghe Iancu, hanno grandemente contribuito a restituire insieme allorchestra quella “festa mobile” che si conclude con il classico scatenato can can, pi volte reiterato dalle brave ballerine sia in palcoscenico che sulla passerella intorno allorchestra, seguite dagli artisti al completo (piacevolissima scena davanspettacolo). Alla guida dellOrchestra del Teatro alla Scala (almeno credo, perch non figura sulla locandina, come non figura il Coro), lisraeliano Asher Fisch, che l’ha diretta anche al Metropolitan di New York, tiene linee musicali morbide e gentili, ma trasmette anche la vivacit e la frivolezza, scandisce perfettamente i tempi di valzer, polke, mazurke e can can. Perfetto in scena e ottimo vocalmente il Coro diretto da Bruno Casoni. Ma ci che rimasto stampato in modo indelebile negli occhi laspetto scenografico di indescrivibile bellezza, nel quale Pier Luigi Pizzi ha riversato le forme, i colori, lo spirito di quella che lui, riferendosi a questa operetta, chiama futilit geniale e toccante frivolezza. Quindi, innanzi tutto, specchi ovunque, anche al posto del sipario e limmancabile scalinata bianca, qui per la discesa della prima donna in stile Wanda Osiris, pochi elementi essenziali per ogni scena: giganteschi eterei fiori di cristallo bianco, berline, palestra con attrezzi ginnici, biciclette, bianchi lettoni di pelle, ma anche box con arieti e montoni, fino al geniale coup de thtre per riprodurre il locale Chez Maxime completo di tavoli, avventori, camerieri, specchi e insegne luminose che sale gradatamente dallimpiantito. E la mondanit elegante ben visibile nei meravigliosi costumi, in bianco e nero per coristi e ballerine di can can, in varie gradazioni di rosa per le invitate alla festa, di raso nero, poi bianco, poi lilla e aderenti in stile sirena per la protagonista, rosa e gialli per i costumi dei bravissimi ballerini della czarda, gioielli sfarzosi, guanti all’ ascella, piume e pellicce, signori in frac e cilindro: un cromatismo sfarzoso ottenuto con pochi colori. Grandi magnifiche scene di ballo, grande spazio ai balletti di ogni tipo, anche con laccompagnamento di chitarre, mandolini e tamburelli. la magia di Pizzi.

  3. Gianni Villani

    E una coproduzione con i Teatri Verdi di Trieste, Carlo Felice di Genova e S. Carlo di Napoli, La Vedova allegra andata in scena al Filarmonico di Verona, per la regia di Federico Tiezzi, con la scenografia di Edoardo Sanchi e i costumi di Giovanna Buzzi. Ledizione, comera nelle intenzioni del regista aretino, stata ambientata nel 1929, allepoca della grande depressione economica mondiale. Ed oltre che dellamore ha parlato di un altro elemento essenziale: il denaro. Per questo la vicenda si sviluppa nella hall di una banca, con tanto di grafici luminosi che indicano le disastrose perdite di borsa. Larrivo di Hanna Glawari fa per impennare improvvisamente le borse ed la soluzione di tutti i mali finanziari del piccolo stato del Pontevedro. Da qui prendono il via anche il divertimento, lironia, il gioco fra i cantanti. La Glawari entra in scena addirittura dentro una cassaforte e tutta la scenografia ispirata allarchitettura di Alfredo Loos e allArt Dec viennese.
    Tiezzi -convinto che loperetta sappia solo procurare sottili piaceri di intelletto- ha fatto con Francesco Torrigiani un lavoro di drammaturgia e di sintesi del testo originale in tedesco per vedere le parti che potevano rimanere e quelle che potevano essere tagliate, togliendo tutto quello che nel corso del tempo vi hanno inserito i vari attori e comici per far ridere il pubblico.
    Il cinema (chiaro il riferimento alle due pellicole di von Stroheim e Lubitsch degli anni Venti e Trenta del Novecento) fa capolino insistente in questa produzione delloperetta, diventando cos la superficie riflettente dello spirito evocato negli anni tra le due guerre, lepoca in cui la Vedova allegra comincia a rivelarsi profetica. Faccio risalire le parti recitate al music hall e al nostro variet ha dichiarato Tiezzi isolandole con luci di proscenio davanti ad un sipario, come in un vero e proprio spettacolo di variet. Le coreografie si ispirano ai film danzati degli anni Trenta e soprattutto a quelli di Fred Astaire e Ginger Rogers, dellhollywoodiano Busby Berkeley, che metteva in scena grandi spettacoli e poi li filmava in maniera incomparabile
    Purtroppo tutte belle idee rimaste, in parte, solo sulla carta ! Questa Vedova in realt rimasta spesso inespressa e per troppi momenti priva di quanto invece il pubblico si attendeva: quel sottile profumo di allegria e di spensieratezza, di leggerezza e frivolezza. Ne venuta fuori una operetta meno rivistaiola di quanto si abituati a vedere di solito, sicuramente pi seriosa e pi scialba, anche se non sono mancati i momenti di erotismo divertito, ironico, soffuso e meno ossessivo.
    Il direttore Julian Kovatchev ha cercato di vivificare il versante musicale imprimendo tempi abbastanza rapidi. Ma in questo non gli sono stati di grande aiuto, ne la prestazione della protagonista Silvia Dalla Benetta, peraltro diligente e sufficientemente abile a districarsi nella celebre aria di Velija, ne il Danilo dellalbanese Gezim Myshketa, non proprio sempre irresistibile.
    La coppia Valencienne (Davinia Rodriguez), Rosillion (Ricardo Bernal) andata un po meglio, anche se il giovane soprano delle Canarie fisicamente poco credibile. Mentre il diafano e distaccato messicano Bernal ha trovato buoni accenti ed una nobilt di canto spesso assai promettenti.
    Per fortuna si sono salvati tutte le parti minori, con la consumata esperienza di Bruno Pratic, un ottimo barone Zeta, lo spiritoso, elegante (mai scaduto in battute scontate e trasandate) Njegus dellattore napoletano Gennaro Cannavacciuolo, fino al Cascada di Dario Giorgel, al St. Brioche di Saverio Bambi e al Bogdanowitsch di Alessio Colautti. (Gianni Villani)

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